Se si
esclude la recitazione, è stata un’autentica delusione Down Cemetery Road
(Apple TV+), che ha ricevuto anche recensioni positive, di per sé, e di cui è
anche già stata confermata una seconda stagione: è poco credibile quando non
addirittura risibile, nonostante sia tratta da romanzi dello stesso autore
dell’apprezzabile Slow Horses, Mick Herron, e adattata per il piccolo
schermo da Morwenna Banks (già sceneggiatrice per Slow Horses, ma famosa
in madre patria per essere la voce della mamma di Peppa Pig).
Siamo in
un sobborgo di Oxford, in Inghilterra. Una restauratrice – professione
irrilevante ai fini narrativi ma ragione, concedo, di una sigla davvero azzeccata
- Sarah (Ruth Wilson, The Affair) è a cena con marito e ospiti quando
una casa vicina esplode. Sopravvive una bambina, Dinah (Ivy Quoi), che lei va a
trovare in ospedale, ma non gliela lascino vedere, e assume per trovarla una
coppia di investigatori, Zoë (Emma Thompson, con un taglio di grigi capelli
corti e un lungo cappotto in pelle) e il marito Joe (Adam Godley). Si trova
così invischiata in un insabbiamento governativo di un esperimento andato male
di militari usati come cavie per testare l’antidoto ad armi chimiche, in sé un
argomento di potenziale interesse.
Si possono inanellare uno dietro l’altro gli elementi che non convincono. Innanzitutto non si capisce perché la protagonista debba interessarsi all’improvviso a una bimba che ha incrociato una sola volta ma che non conosce, e così tanto da assumere investigatori privati per trovarla: il fatto che le ricordi la bambina che lei era un tempo appare una motivazione molto debole. Poi si reca in ospedale per portare un biglietto di pronta guarigione e di sostegno firmata da altri compagnetti e il personale si rifiuta di prendere il biglietto. Che cosa ridicola! Perché mai non prenderlo, dato che era chiaro che la piccola era in ospedale e non poteva essere vista da estranei per ragioni mediche. I cattivoni della situazione sono tanto spaventati da un bigliettino? Ma andiamo! Sarebbe stato più credibile se lo avessero accettato e poi gettato e lei li avesse visti, al limite. Sarah si reca poi in un’agenzia investigativa – anche il marito ragionevolmente si chiede che cosa le salti in mente - dove un’improbabile e stravagante coppia vede in lui un idealista che accetta il caso, e la tosta moglie quella più operativa. Dovrebbero essere il comic relief della situazione, ma sono solo il segno di come la serie fallisce nell’ibridare commedia e thriller. Il tono è “sbagliato”.
Sebbene il cattivo
della situazione sia il governo, a incarnarlo in tutta la sua altezzosa crudeltà
è il funzionario del Ministero della Difesa di Sua Maestà noto come C (Darren
Boyd), che si avvale di un subalterno, Hamza (Adeel Akhtar), che viene
regolarmente umiliato. Dato che Boyd è un premiato attore comico, forse l’intento
era umoristico. Anche qui, suona stonato. Sono solo macchiettistici e
caricaturali nell’essere l’uno arcicattivo, l’altro arcicalpestato. Hamza risulta
anche ridicolmente ingenuo, come è evidente dalle scene nella finale di
stagione dove Sarah, Zoë e Dinah
sono tenute in ostaggio in una chiesa (1.08). Sarah non torna al lavoro o dal
marito ma, alla ricerca di questa bimba e poi con lei quando la trova, fugge da
vari pericoli inseguita da due uomini, uno che intende proteggerla, l’ex-soldato
Michael Downey (Nathan Stewart-Jarrett), e uno che è invece uno spietato
assassino, Amos Crane (Fehinti Balogun) sempre agli ordini di C, che non si
ferma davanti a nulla.
Viene da condividere l’osservazione di Nick Schager sul Daily Beast quando annota che “(l)a showrunner Morwenna Banks descrive la vicenda come una fantasia tipica di una donna bianca che vive in periferia, in cui Sarah diventa una figura materna protettiva senza avere alcuna responsabilità genitoriale, si vendica di vari uomini ripugnanti e vive un'avventura con la sua nuova tosta amica che la porta a scoprire oscuri segreti governativi".
Il rapporto fra le due donne è uno dei pochi punti che si salvano, per il resto è una serie sciocca e poco plausibile.

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