Ideata da
Tim Federley (“High School Musical: The Musical: The Series”), Coven
Academy – L’accademia delle Streghe è una serie sovrannaturale per
adolescenti che si snoda su 21 puntate agilissime, di soli 10-22 minuti
ciascuna, almeno nella versione in streaming su Disney+; sono più lunghe delle
versione TV di Freeform nella quale ha debuttato, ma solo per come sono
tagliate, il contenuto totale è invariato.
Protagoniste
principali sono tre ragazze che frequentano la scuola d’élite Crescent Veil, che
si trova a New Orleans ed è gestita dalla preside Miss Emma Graves (Tiffani
Thiessen), dove imparano la magia. Briar Roberts (Malina Weissman) è una
ragazza originaria di Brooklyn che arriva all’accademia senza originariamente
sapere di essere una strega. Ha poter di telecinesi e decide di restare con
l’intento di scoprire perché sia morta la propria madre, Mary – e rispetto a
lei avremo un colpo di scena proprio nella season finale. Della sua congrega, o coven, come comunque
hanno deciso di tenere anche in italiano, dal poco che ho visto nella nostra
lingua, fanno parte quelle che presto le diventeranno amiche, Sasha Baptiste
(Jordan Leftwich), dotata di poteri di empatia e di manipolazione mentale, e
Tegan Kimball (Ora Duplass), una strega frizzante e di buon cuore che ha
straordinari poteri di trasportarsi nel tempo. Nei loro progetti si intersecano:
Jake Dawson (Malachi Barton), uno stregone un po’ ribelle che flirta con Briar
e ancora di più con la magia oscura, anche guidato da un professore di magia,
Mr Cole (Devon Sawa); e Ollie (Louis Thresher) un neo-vampiro che rifiuta di
nutrirsi di umani e inizia una storia d’amore con Briar. Insieme devono
combattere contro Tamora (Keegan Connor Tracy), una ibrida strega-vampiro, che
faceva parte della stessa congrega della madre di Briar e di Miss Graves.
La trama
è solida e la narrazione è recitata adeguatamente. La trovo un po’ troppo
spedita e all’osso. Forse sono solo troppo vecchia per il target per cui è
pensata, ma a parità di eventi, se si fosse data il tempo di approfondire i
personaggi e le loro relazioni, invece che fossero istantanee, avrebbe avuto
più corpo e una maggiore intensità. Il dialogo è abbastanza pedestre, solo
funzionale alla trama, e ci sono tanti classici tropi di questo genere, come il
vampiro che non vuole esserlo e non desidera rinunciare alla propria umanità,
la storia d’amore proibita con lui, la scoperta dei propri poteri di strega, il
limite da tenere nell’avere a che fare con le forze del male, i segreti, la
sorellanza, il rapporto genitori-figli…sono tutti buttati lì e all’acqua di rose, quando ci sarebbero state
buone premesse per riflessioni di più spessore. Forse l’eccessiva
frammentazione in segmenti piccoli aumenta questa sensazione.
Si vedono nel DNA della serie le influenze di Buffy e The Vampire Diaries, così come Harry Potter e Streghe o anche The Secret Circle, che la mia memoria, ammetto, aveva rimosso pur avendoci scritto un pezzo, ma che ho recuperato dopo averlo sentito menzionare da molti. L’incipit della serie non può non far ripensare proprio a Buffy. Lì si ribaltava il classico stereotipo horror della ragazza indifesa che viene aggredita e uccisa dai vampiri: la ragazza, Buffy, risulta essere un’ammazzavampiri. Qui quello stereotipo viene ripreso, ma le ragazze in questione sono streghe e studentesse dell’accademia e chi le ha aggredite e catturate e chi le salva si rivela più complicato della semplice formuletta. I cliché ci sono, ma sono il canone dell’argomento e non disturbano, e sono declinati alla Dinsey-maniera con un grande focus sull’amicizia fra giovani donne che ci sono sempre l’una per l’altra. Non riesce a entusiasmare come il notevole Agatha All Along (sempre di Disney+), ma non è nemmeno l’insipido A Discovery of Witches. Il Ringraziastrega (Witchgiving, 1.14), una sorta di Giorno del Ringraziamento in versione magica, è stato un po’ insulso però, con quel none assurdo. Christmukkah non è, anche se sembrava tanto che volesse provare ad esserlo, mutatis mutandis, ovvero un ibrido.
Più di
qualcuno è rimasto deluso dagli effetti speciali, che sarebbero un pochino
troppo evidenti e kitsch, ma io non ne sono rimasta particolarmente disturbata.
La serie è puro escapismo, colpi di scena veloci e anche inaspettati e appassionanti,
e risulta uno scaccia pensieri veloce adatto a ogni età. Già è stata confermata una seconda stagione.











