Stravagante,
agrodolce, pieno di magia, umorismo e umanità, Small Prophets (BBC2, su Apple TV dal 7 ottobre) è stata
una meravigliosa piccola scoperta.
Siamo a
Manchester. Michael Sleep (Pearce Quigley) è un uomo, che vive solo in un
cul-de-sac letterale e figurato, che non si rassegna alla scomparsa della sua
compagna Clea avvenuta 7 anni prima, alla vigilia di Natale. Una stanza della
casa in cui abita è rimasta intoccata da quel giorno, ancora addobbata per le
feste, come se aspettasse il suo ritorno da un momento all’altro. Conserva
ancora in scatoloni mai aperti tutte gli oggetti di lavoro che le
appartenevano, nonostante il fratello di lei, Roy (Paul Kaye), lo inviti
ripetutamente a mettersi l’evento alle spalle, credendola morta. È un ritratto toccante di un uomo che molto ha
amato e non riesce a chiudere definitivamente con il passato, visto che la
sparizione non ha un perché.
La sua
vita si divide fra un lavoro in un negozio di attrezzi per il fai-da-te, per
cui ha scarsissimo interesse e da cui si assenta spesso, e l’attenzione nei
confronti di un padre anziano, Ben (Michael Palin) che si trova in casa di
riposo. È quest’ultimo che gli rivela quello che
diventa il suo progetto principale: crescere in enormi vasi di vetro degli
homunculi, piccole creature umanoidi che sono in grado di profetizzare
accuratamente il futuro. Qualunque domanda tu ponga loro, sono costretti a
risponderti in modo veritiero. Inizialmente non ci crede, ma quando trova un
diario alchemico del padre con l’immagine di un homunculus cresciuto, decide
di lanciarsi nell’impresa, nella quale
viene coinvolta anche una collega e amica, Kacey (Lauren Patel). Il suo
obiettivo è semplice: chiedere se Clea tornerà mai e se la risposta è no,
domandare se lo abbia mai amato, e se invece è sì, se lo ami ancora. La sua
attività in tal senso attira le
attenzioni dei vicini di casa che lo spiano, Clive (Jon Pointing) e Bev (Sophie
Willan), trovandolo molto bizzarro già in partenza.
Scritta e
diretta da Mackenzie Crook (Detectorists) che, a quanto pare, ha avuto
l’idea da una nota a piè di pagina in un libro dell’alchimista Paracelso, questa
serie di 6 puntate da mezz’ora si chiude con un “to be continued”, quindi ci
aspettiamo almeno una seconda stagione che risolva le vicende, ma una cosa si
può dire, senza che sia uno spoiler eccessivo: Michael arriverà ad avere un
qualche tipo di risposta.
Momenti
di divertimento con genuine risate si hanno per la gran parte nel contesto
lavorativo, per l’esasperata reazione del capo al lavoro di Adam, Gordon
(Mackenzie Crook), che deve avere a che fare con le sue continue assenze e
ritardi e con il suo prendere in giro i clienti, come quando dice che non
vendono secchi in negozio quando alle spalle ne si vede una parete piena (1.02),
anche se poi per una cliente assidua si mette a costruire lui quello che cerca
e che non hanno; ma ci sono anche altri momenti, come quando viene derubato e
il ladro lo scambia per Babbo Natale.
Momenti
di magia si hanno con le tappe per la creazione degli homunculi. Il recupero
degli ingredienti della ricetta alchemica, come monete d’argento antiche,
cristalli di ametista, un anello d’oro, lavanda, incenso, …il letame in cui
sotterrare i barattoloni di vetro in cui crescerli… e la loro progressiva
crescita in un cavaliere, un contadino, un monaco, un serafino, una regina e un
re. C’è meraviglia nel vedere animate quelle potenti creaturine, che fanno
anche un po’ ribrezzo a dirla tutta, ma tanto di cappello a chi le ha realizzate
visivamente. E che dire quando cade un meteorite?
Momenti
di tensione si hanno con i vicini di casa ficcanaso che lo spiano con un
binocolo e che cominciano a insospettirsi di quello che lui sta facendo, o con
il “cognato” che comincia a volerlo sfrattare una volta che scopre che fra i
beni lasciatisi alle spalle dalla sorella c’è un volume di ornitologia che
potrebbe farlo diventare ricco: si teme possano mandare tutto a monte.
Momenti
di umanità si hanno nella crescente amicizia fra Michael e Kacey, nel teenager
vicino di casa che li osserva dalla sua bicicletta senza dire nulla, dai
personaggi tutti e proprio dall’obiettivo di un protagonista eccentrico, dolce,
triste, che ci parla di mancanza e speranza, devozione e memoria, e della
necessità di credere nei propri sogni, non importa quanto bizzarri.
È una narrazione luminosa, delicata e
meravigliosa che ha vinto come miglior serie nella sezione Competizione
Internazionale nella edizione del 2026 di Festival Séries Mania, un festival
internazionale dedicato alle serie televisive, che si tiene ogni anno a Lille,
in Francia, che sulla scheda del programma
ha scritto “(c)on “Small Prophets”, Mackenzie Crook (“Detectorists”) dimostra
di essere il maestro indiscusso del sublime nell’ordinario” che “unisce
l’assurdità quotidiana a un realismo magico di infinita tenerezza” e “ci
ricorda come la meraviglia possa semplicemente nascondersi in fondo alla
rimessa del giardino”.
La sigla
finale, "The Wise Man's Song" è composta e cantata dalla musicista
Cinder Well appositamente per la serie.










