È partita in sordina la seconda stagione di Wednesday
(Netflix, rilasciata in due blocchi il 6 agosto e 3 settembre 2025), nonostante
l’arrivo del nuovo preside Barry Dort (un gustosamente disonesto manipolatore Steve
Buscemi), e un notevole filmato di animazione proprio al rientro in “Una
tristezza senza fine” (2.01) in classico stile Tim Burton, che firma la regia
di metà delle puntate, ma per fine stagione mi sono dovuta ricredere, perché ha
confezionato una storia convincente, ricca di colpi di scena, con due succosi
punti di forza, oltre a parlare estensivamente di rapporto madri-figli/e e di
identità e storia personale, autenticità e amicizia.
La
riapertura vede Mercoledì (Jenna Ortega) ritornare a Nevermore, questa volta
con il fratello Pugsley (Isaac Ordonez) a seguito. Ormai è diventata una sorta
di celebrità e ha “groupie” a destra e a manca che la adorano e vogliono
imitarla. Fra queste, una diventa una vera e propria stalker, Agnes (Evie
Templeton), che ha l’abilità di diventare invisibile, e se la protagonista la
tratta sempre come una pezza da piedi, alla fine c’è una certa amicizia
effettiva e quest’ultima impara ad essere se stessa (tema della stagione). La
giovane Addams dal canto suo ha delle visioni che la mettono in pericolo, in
particolare crolla a terra e ha una sorta di crisi epilettica dopo aver visto
una visione della lapide di Enid (Emma Myers) in un cimitero infestato dai
corvi. Morticia (Catherine Zeta-Jones) è preoccupata e nel risolvere i
conflitti reciproci, entra in scena anche la nonna Hester Frump (Joanna Lumley),
che pure ha un rapporto contrastato con la figlia e vede di miglior occhio la
nipote. I conflitti fra le generazioni sono un fulcro significativo, anche
nell’ottica dell’adolescenza, della disapprovazione da parte di Hester del
genero Gomez (Luis Guzmán) e dei segreti di famiglia pure legati a una zia di
Mercoledì, Ophelia (Eva Green), che ci si aspetta abbia un ruolo più
significativo in una annunciata terza stagione.
Grazie
all’escamotage di farla comparire come fantasma pronto a dispensare consigli, desiderosa
anche che la propria eredità spirituale venga ricordata, si è riusciti a tenere
nel cast Gwendoline Christie (Il Trono di Spade) nel ruolo della defunta
ora ex-preside Larissa Weems, e la trama risulta davvero molto ben costruita
nell’intreccio finale di storyline apparentemente disconnesse di vari
personaggi, riprendendo sia il passato prossimo di quanto accaduto nella prima
stagione che quello remoto con lo storico della famiglia. Pugsley riporta
accidentalmente in vita come zombie Isaac Night / "Slurp" (Owen
Painter), che, ATTENZIONE SPOILER, si scopre essere lo zio di Tyler (Hunter
Doohan) che, come Hyde, tanto peso aveva avuto nella prima stagione, e il
fratello della madre di lui, Françoise (Frances O'Connor), lei stessa una Hyde.
I due erano molto legati ai genitori di Mercoledì, e in una serie di
rivelazioni si viene a scoprire che Gomez aveva perso i propri poteri proprio
per il tradimento di Isaac che voleva curare la sorella sacrificando lui.
Una delle
puntate più convincenti è stata “Woe Thyself” (2.06), che in italiano è
diventata “La tristezza in te”. Peccato che non l’abbiamo intitolata “Freaky
Wednesday” e in italiano “Tutto accadde un mercoledì”. “Tutto accadde un
venerdì”, “Freaky Friday” in orginale, è un film della Disney del 1976 ̶ che ha peraltro nel cast, oltre a Jodie Foster
e Barbara Harris, anche John Astin, che era il Gomez della serie televisiva originaria
della Famiglia Addams ̶ che si basa
sullo stesso principio di questa puntata: lo scambio dei corpi, nel film fra
una figlia e una madre, qui fra Mercoledì ed Enid. Questo switch
inaspettato ha messo in risalto una volta in più la versatilità e vis
recitativa delle due interpreti, veramente convincenti l’una nei panni
dell’altra, e ha raggiunto lo scopo di questo tipo di storia, ovvero quello di
far capire la prospettiva dell’altro dal di dentro, generando empatia. Enid in
particolare accusa l’amica di essere troppo autocentrata e non rendersi conto
di quello che lei stessa sta passando, e lo stratagemma funziona alla grande per far scoprire alle due ragazze situazioni a cui con altri gusci di
carne non avrebbero avuto accesso, e per far notare anche le reazioni diverse che il
proprio comportamento elicita negli altri.
Un altro punto di forza è stata la origin story
di Mano (Thing in inglese, Victor Dorobantu). L’abbiamo sempre conosciuta così,
come una parte di corpo smembrata. Nulla si sapeva della sua identità, a chi
appartenesse originariamente. La vediamo anche partecipare a un gruppo di
supporto. In una esplosiva, trainante season finale un po’ Frankenstein, un po’
steampunk (2.08, “This
Means Woe”, “Guerra, triste guerra”) si scopre ATTENZIONE SPOILER che era la
mano destra di Isaac Night (e Thing è l’anagramma di Night), geniale scienziato
che era caro amico di Morticia e Gomez, ma che li aveva traditi per salvare la
sorella, come accennavo sopra. Voleva sacrificare Gomez che a causa sua ha
perso i suoi poteri, ma che sarebbe morto se non fosse intervenuta quella che
ora è sua moglie recidendo la mano che, nell’esplosione degli eventi, era
diventata autonoma e ha sviluppato nel tempo una sua autonomia, è rimasta fedele
agli Addams ed è diventata a tutti gli effetti parte della famiglia. Perfino
commovente.
Un ruolo significativo lo ha avuto anche la storia
di Enid che è una Alpha, un tipo di licantropo particolarmente potente capace
di trasformarsi anche se non c’è la luna piena, spesso obbligato all’isolamento
sociale, cosa che porta ansia alla ragazza – e bella metafora di alcune potenziali
difficoltà dell’adolescenza. Si sacrifica per la sua amica, e questo apre a
succoso materiale già per la prossima stagione che, a questo punto, credo
proprio seguirò.











