sabato 14 marzo 2026

INDUSTRY stagione 4: una nuova fase

Dopo una fenomenale terza stagione (ne ho parlato qui), Industry è entrata in una nuova fase. La banca d'investimenti londinese Pierpoint, intorno a cui ruotavano le vicende, è stata acquisita da un'altra società e, pur venendo ancora citata, tutti i personaggi che vi gravitavano hanno trovato nuove strade. Robert (Harry Lawtey) è l’unico del cast che non compare più. Ha senso, ma è un peccato a mio avviso, per il fatto che era l’outsider in uno mondo di ricchi per ricchi, con un rimasuglio di fibra morale che controbilanciava l’arrivismo da squali e il successo economico a tutti i costi che è la nota dominante.

Le prime tre stagioni le avevo seguite in originale senza sottotitoli, questa è la prima volta che l’ho seguito con il doppiaggio italiano. Mi ero illusa di capire di più, ma non è stato così: rimane l’indecifrabile (per me) distacco dovuto dal gergo finanziario. E per il resto il programma continua ad essere feroce, spietato, disperato, intenso, corrosivo, cinico, brutale, amorale. Sempre più dark. Si è fatto ancora più drammaticamente aggressivo, di una crudeltà rivestita di elegante ma algida forma, sessualmente predatoria, con personaggi autodistruttivi… Gli ideatori Mickey Down e Konrad Kay hanno dichiarato che sono stati influenzati in questo arco da thriller erotici e di cospirazione ed in particolare dalla pellicola “Michael Clayton”.

Non c’è spazio per l’empatia in questo mondo, per la sensibilità, la considerazione umana, se non in qualche sprazzo in cui emergono vulnerabilità che sono solo possibili armi che possono essere usate contro di te in un secondo momento. Essere ingenui qui significa essere schiacciati senza pietà. L’anello debole, quello di cui vediamo la ferita aperta è Sir Henry Muck (Kit Harington), ora marito di Yasmin (Marisa Abela), miliardario depresso, apatico, svogliato, che si considera un impostore perché ha vari fallimenti all’attivo e per questo è insicuro a dispetto della propria posizione. Si esordisce proprio con un episodio pieno di oscurità e solitudine, nel giorno del suo quarantesimo compleanno. È una puntata in cui si citano Turner e Nietzsche, ma che narrativamente ricorda Dickens e Shakespeare, l’Amleto tormentato dal fantasma del padre in particolare, e dove Yasmin, che si sente “una spettatrice e una badante” cerca di costruire il suo nuovo ruolo come moglie, coinvolgendo anche in camera da letto l’assistente Hayley Clay (Kiernan Shipka, che chiaramente non è più la bambina di quando recitava in Mad Men nel ruolo della figlia di Don Draper).

Nuovo fulcro delle vicende economiche è una compagnia di processione di pagamenti chiamata Tender, co-fondata dal CEO presto defenestrato Jonah Atterbury (Kal Penn) e dal magnate della tecnologia Whitney Halberstram (un sempre affascinante Max Minghella, ora libero dal suo ruolo ne The Handmaid’s Tale), che presto instaura una forte intesse personale con Henry, un uomo che si trova in situazioni che non è in grado di gestire, invischiato sempre più in sabbie mobili che lo trascinano a fondo. Si flirta con l’erotismo fra i due anche, si guarda il fondo del precipizio del vuoto costruito da Whitney che nasconde frode, appropriazione indebita, manipolazione, e ricatti che emergono un poco alla volta. Appassionante e spaventoso.  

Per fare solo un piccolo esempio con un dettaglio, a dimostrazione di quanto detto nel secondo paragrafo, la Tender vorrebbe una fusione con una banca austriaca a conduzione familiare, ed Henry e Yasmin vengono ospitati nella residenza della famiglia  Bauer. La matriarca assegna loro una stanza con cimeli a loro cari. “Habseligkeiten” è il titolo della puntata, che sono in italiano quelle proprietà e beni personali che hanno un valore affettivo. Si ritorna su uno di quegli oggetti: è un quadro dipinto da Hitler. Questo è uno di quei dettagli, minori volendo, di Industry che rendono ancora più micidiale quello che viene raccontato. Sulle idee di quella famiglia nazista si torna, anche con linguaggi velati, ma il cui senso è evidente.

Harper (Myha'la) apre una attività tutta sua e invita Eric (Ken Leung), ora in pensione, a unirsi a lei come suo partner, fondando la SternTao, e assume anche la brillante Sweetpea (Miriam Petche) e il trader Kwabena (Toheeb Jimoh, Ted Lasso). Il rapporto fra Eric e Harper, quasi padre-figlia, rimane uno dei legami più intensi, sfumati e complessi dell’intera serie. Il lutto di Harper, la terrificante situazione in cui, in fondo suo malgrado, si ritrova Eric nella pazzesca “Dear Henry” (4.06), e la sua successiva scelta che testimonia il suo carattere morale nonostante tutto, lasciano senza fiato.

Dal canto suo Rishi precipita sempre più in basso: la suocera si prende il completo affido del figlio a cui cambia il cognome, e sotto l’effetto di cocaina e altre sostanze…beh, diciamo che non ho usato la parola “precipita” a caso (4.04). L’intersecarsi con aristocrazia e la politica  - fra i tanti volti famosi che si uniscono in questa stagione abbiamo anche Chloe Pirrie (Dept. Q) nel ruolo della Segretaria di Stato e la parlamentare Jenny (Amy James-Kelly) - sono sempre state parte della narrazione. Anche i media in questo arco hanno una prevalenza maggiore, oltre allo zio di Harry, con il giornalista Dycker (Charlie Heaton, Stranger Things) che cerca di indagare su quelli che ritiene comportamenti scorretti da parte della Tender, in particolare sospettata di riciclaggio di pagamenti illegali legati a pornografia e gioco d’azzardo provenienti dall’Africa, informazioni che sono utili ad Harper e i suoi, che cercano di affossarla per guadagnarci. Harper e Yasmin, per sempre frenemy, si trovano l’una contro l’altra. “All’ultimo sangue” (4.06).

Si riflette sul capitalismo (e si parla anche di accelerazionismo), sulla ricchezza (“come travestimento per il nostro essere più vero e più probabile” – 4.06), su lavoro. Osserva The Conversation: “Industry era, e rimane, uno spettacolo su come il lavoro sia diventato più di un semplice luogo di attività economica. Per alcune persone, il lavoro è l'arena principale in cui viene assegnato o revocato il valore di sé. In questo contesto, l'ambizione si trasforma in un'ossessione patologica e il contratto di lavoro contiene una logica faustiana in cui la totale sottomissione al lavoro sarà ricompensata con "di più": più soldi, più potere, più vita”. E se già si poteva pensare durante la stagione precedente, gli echi del caso Epstein si fanno sentire forti e chiari. L’evoluzione o forse l’involuzione di Yasmin in una novella Ghislaine Maxwell fa paura e allo stesso tempo non si può non provare pena per lei. La sua auto-giustificazione morale nel vedere il mondo non come sfruttamento o opportunità, ma entrambe le cose, agghiaccia Harper. Alison Herman, critica TV a Variety ben osserva, come riportato da BBC Culture, che “questi personaggi hanno ormai superato i trent'anni e invece di avere a che fare con capi terribili in un ambiente di lavoro tossico, sono loro stessi capi che contribuiscono a perpetuare la stessa cultura abusante e sfruttatrice”. Duro.

Industry è stata rinnovata per una quinta e ultima stagione. 


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