Dopo una
fenomenale terza stagione (ne ho parlato qui),
Industry è entrata in una nuova fase. La banca d'investimenti londinese
Pierpoint, intorno a cui ruotavano le vicende, è stata acquisita da un'altra
società e, pur venendo ancora citata, tutti i personaggi che vi gravitavano
hanno trovato nuove strade. Robert (Harry Lawtey) è l’unico del cast che non
compare più. Ha senso, ma è un peccato a mio avviso, per il fatto che era
l’outsider in uno mondo di ricchi per ricchi, con un rimasuglio di fibra morale
che controbilanciava l’arrivismo da squali e il successo economico a tutti i
costi che è la nota dominante.
Le prime
tre stagioni le avevo seguite in originale senza sottotitoli, questa è la prima
volta che l’ho seguito con il doppiaggio italiano. Mi ero illusa di capire di
più, ma non è stato così: rimane l’indecifrabile (per me) distacco dovuto dal
gergo finanziario. E per il resto il programma continua ad essere feroce,
spietato, disperato, intenso, corrosivo, cinico, brutale, amorale. Sempre più
dark. Si è fatto ancora più drammaticamente aggressivo, di una crudeltà
rivestita di elegante ma algida forma, sessualmente predatoria, con personaggi
autodistruttivi… Gli ideatori Mickey Down e Konrad Kay hanno dichiarato che
sono stati influenzati in questo arco da thriller erotici e di cospirazione ed
in particolare dalla pellicola “Michael Clayton”.
Non c’è
spazio per l’empatia in questo mondo, per la sensibilità, la considerazione
umana, se non in qualche sprazzo in cui emergono vulnerabilità che sono solo
possibili armi che possono essere usate contro di te in un secondo momento. Essere
ingenui qui significa essere schiacciati senza pietà. L’anello debole, quello
di cui vediamo la ferita aperta è Sir Henry Muck (Kit Harington), ora marito di
Yasmin (Marisa Abela), miliardario depresso, apatico, svogliato, che si considera
un impostore perché ha vari fallimenti all’attivo e per questo è insicuro a
dispetto della propria posizione. Si esordisce proprio con un episodio pieno di
oscurità e solitudine, nel giorno del suo quarantesimo compleanno. È una puntata in cui si citano Turner e Nietzsche,
ma che narrativamente ricorda Dickens e Shakespeare, l’Amleto tormentato dal
fantasma del padre in particolare, e dove Yasmin, che si sente “una spettatrice
e una badante” cerca di costruire il suo nuovo ruolo come moglie, coinvolgendo
anche in camera da letto l’assistente Hayley Clay (Kiernan Shipka, che
chiaramente non è più la bambina di quando recitava in Mad Men nel ruolo
della figlia di Don Draper).
Nuovo
fulcro delle vicende economiche è una compagnia di processione di pagamenti
chiamata Tender, co-fondata dal CEO presto defenestrato Jonah Atterbury (Kal
Penn) e dal magnate della tecnologia Whitney Halberstram (un sempre
affascinante Max Minghella, ora libero dal suo ruolo ne The Handmaid’s Tale),
che presto instaura una forte intesse personale con Henry, un uomo che si trova
in situazioni che non è in grado di gestire, invischiato sempre più in sabbie
mobili che lo trascinano a fondo. Si flirta con l’erotismo fra i due anche, si
guarda il fondo del precipizio del vuoto costruito da Whitney che nasconde
frode, appropriazione indebita, manipolazione, e ricatti che emergono un poco
alla volta. Appassionante e spaventoso.
Per fare
solo un piccolo esempio con un dettaglio, a dimostrazione di quanto detto nel secondo
paragrafo, la Tender vorrebbe una fusione con una banca austriaca a conduzione
familiare, ed Henry e Yasmin vengono ospitati nella residenza della
famiglia Bauer. La matriarca assegna
loro una stanza con cimeli a loro cari. “Habseligkeiten” è il titolo della
puntata, che sono in italiano quelle proprietà e beni personali che hanno un
valore affettivo. Si ritorna su uno di quegli oggetti: è un quadro
dipinto da Hitler. Questo è uno di quei dettagli, minori volendo, di Industry
che rendono ancora più micidiale quello che viene raccontato. Sulle idee di
quella famiglia nazista si torna, anche con linguaggi velati, ma il cui senso è
evidente.
Harper (Myha'la)
apre una attività tutta sua e invita Eric (Ken Leung), ora in pensione, a
unirsi a lei come suo partner, fondando la SternTao, e assume anche la
brillante Sweetpea (Miriam Petche) e il trader Kwabena (Toheeb Jimoh, Ted
Lasso). Il rapporto fra Eric e Harper, quasi padre-figlia, rimane uno dei
legami più intensi, sfumati e complessi dell’intera serie. Il lutto di Harper,
la terrificante situazione in cui, in fondo suo malgrado, si ritrova Eric nella
pazzesca “Dear Henry” (4.06), e la sua successiva scelta che testimonia il suo
carattere morale nonostante tutto, lasciano senza fiato.
Dal canto
suo Rishi precipita sempre più in basso: la suocera si prende il completo
affido del figlio a cui cambia il cognome, e sotto l’effetto di cocaina e altre
sostanze…beh, diciamo che non ho usato la parola “precipita” a caso (4.04).
L’intersecarsi con aristocrazia e la politica - fra i tanti volti famosi che si uniscono in
questa stagione abbiamo anche Chloe Pirrie (Dept. Q) nel ruolo
della Segretaria di Stato e la parlamentare Jenny (Amy James-Kelly) - sono
sempre state parte della narrazione. Anche i media in questo arco hanno una
prevalenza maggiore, oltre allo zio di Harry, con il giornalista Dycker (Charlie
Heaton, Stranger Things) che cerca di indagare su quelli che ritiene
comportamenti scorretti da parte della Tender, in particolare sospettata di
riciclaggio di pagamenti illegali legati a pornografia e gioco d’azzardo
provenienti dall’Africa, informazioni che sono utili ad Harper e i suoi, che
cercano di affossarla per guadagnarci. Harper e Yasmin, per sempre frenemy,
si trovano l’una contro l’altra. “All’ultimo sangue” (4.06).
Si
riflette sul capitalismo (e si parla anche di accelerazionismo), sulla
ricchezza (“come travestimento per il nostro essere più vero e più probabile” –
4.06), su lavoro. Osserva The
Conversation: “Industry era, e rimane, uno spettacolo su come il
lavoro sia diventato più di un semplice luogo di attività economica. Per alcune
persone, il lavoro è l'arena principale in cui viene assegnato o revocato il
valore di sé. In questo contesto, l'ambizione si trasforma in un'ossessione
patologica e il contratto di lavoro contiene una logica faustiana in cui la
totale sottomissione al lavoro sarà ricompensata con "di più": più
soldi, più potere, più vita”. E se già si poteva pensare durante la stagione
precedente, gli echi del caso Epstein si fanno sentire forti e chiari. L’evoluzione
o forse l’involuzione di Yasmin in una novella Ghislaine Maxwell fa
paura e allo stesso tempo non si può non provare pena per lei. La sua auto-giustificazione
morale nel vedere il mondo non come sfruttamento o opportunità, ma entrambe le
cose, agghiaccia Harper. Alison Herman, critica TV a Variety ben osserva, come
riportato da BBC
Culture, che “questi personaggi hanno ormai superato i trent'anni e invece
di avere a che fare con capi terribili in un ambiente di lavoro tossico, sono
loro stessi capi che contribuiscono a perpetuare la stessa cultura abusante e
sfruttatrice”. Duro.
Industry è stata rinnovata per una quinta e ultima stagione.

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