lunedì 20 aprile 2015

THE MESSENGERS: mal realizzata


Avrebbero fatto meglio a mandare in onda le prime due puntate una attaccata all’altra, probabilmente, perché il pilot di The Messengers da solo non svolge la sua funzione: spiegare che cosa vuol essere la serie. Per questo risulta lento e fuori fuoco. L’idea portata sullo schermo da Eoghan O’Donnell poteva anche essere entusiasmante, peccato che sia stata così mal scritta. Quando un uomo scopre che la moglie incinta in realtà l’ha ingravidata il padre e questi, senza il minimo cenno di ironia, gli dice che in fondo che il bambino sia suo figlio o suo fratello non importa perché sarà pur sempre di famiglia, si tocca il fondo con quella che potrebbe facilmente essere una delle peggiori battute dell’anno.

Un meteorite, o qualcosa di relativamente similare, cade sulla terra lasciando un grosso cratere. Coperto di sporco, non visto, ne esce  un uomo, L’Uomo (Diogo Morgado). Si mente alla popolazione su quello che è accaduto, ma i militari si fiondano sul luogo. Al momento dell’impatto si sprigiona un potente onda che investe e fa morire alcune persone che si risvegliano subito dopo. Si tratta di Erin (Sofia Black-D’Elia), mamma dell’Arizona, che vuole proteggere la figlia dal comportamento negativo dell’ex-marito poliziotto; di Vera (Shantel Van Santen), una radio-astronoma del New Mexico, il cui figlio è scomparso anni prima e che, per ritrovarlo, viene presto indirizzata da un’infermiera in coma, Rosa (Anna Diop); di Joshua (Jon Fletcher), tele-evangelista di seconda generazione del Texas, la cui moglie aspetta un bambino; di Peter (Joel Courtney), un ragazzo del Arkansas che vive in una casa-famiglia, è vittima di bullismo da parte dei compagni di scuola e ha un tentato suicidio alle spalle; di Raul (JD Pardo), un agente federale che si trova in Messico sotto copertura. Geograficamente insomma siano sul confine fra Stati Uniti e Messico. Al loro risveglio i protagonisti hanno dei poteri, anche se non se ne rendono ancora conto, e anche a noi non è così chiaro del tutto in che cosa consistano. Se li si guarda attraverso specchi, vetri, lenti si vede che delle enormi ali hanno dietro la schiena e questo significa che in qualche modo sono diventati degli angeli.

In un cliffhanger che nonostante il contenuto della rivelazione risulta fiacco, la puntata si chiude con un voice over di Joshua (per noi, nella diegesi è invece una voce che proviene dal televisore) che lancia un avvertimento: il Diavolo è qui in carne ed ossa, usa contro di noi i nostri segreti e le nostre paure, è tentazione e peccato, è il male incarnato, è il principe delle tenebre. Intanto, c’è un movimento di camera che si avvicina per un primo piano dell’Uomo, a cui gli occhi diventano neri e poi cominciano a fiammeggiare -  è il Lucifero meno carismatico della storia.

Che i protagonisti sono angeli dell’apocalisse e che il loro compito sarà combattere, e si spera sconfiggere, il demonio, non si viene a sapere se non dai flash che annunciano la puntata successiva e dal materiale promozionale. Ecco perché dico che il pilot non ha saputo svolgere il suo compito. La recitazione è passabile, ma non di più, e del resto saranno anche angeli, ma non si possono pretendere miracoli lì dove il materiale non lo consente. The Messengers, che va in onda sulla CW, è il classico esempio di una buona idea andata sprecata perché non la si è saputa realizzare.  

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