lunedì 16 ottobre 2023

SEX EDUCATION: la quarta e ultima stagione

Sex Education (Netflix) ha confezionato una appagante quarta e ultima stagione (distribuita dal 21 settembre 2023) – con una conclusione che lascia un buon margine per una già desiderata reunion in là nel tempo. Si è confermata una serie feel-good dalla sensibilità moderna, che ribadisce l’importanza di inclusività e accessibilità e della comunicazione e del consenso, in primis in campo sessuale ma nella vita in generale, ed è un’educazione a come la verbalizzazione possa essere un grande strumento per creare intimità.

ATTENZIONE SPOILER PER LA QUARTA STAGIONE.

Gli studenti si trovano in una nuova scuola, dopo la chiusura della Moordale. Ora vanno alla Cavendish, che sembra fin troppo laissez faire nella gestione educativa, che di primo acchito pare prevalentemente in mano agli studenti. In ogni caso è un ambiente molto aperto, tanto da avere non una, ma potenzialmente due “cliniche” di consulenza sessuale per gli studenti, con Otis (Asa Butterfield) che trova come rivale un'altra compagna di scuoa, Sarah “O” Owens (Thaddea Graham). Questa rimane per me la vera nota dolente, e problematica e grave, della serie: il fatto che lasciano che due studenti senza alcuna preparazione formale e titoli esercitino apparentemente al pari di professionisti – O addirittura condivide con la madre di Otis, che fa questo di lavoro, un programma radiofonico sull’argomento risultando quasi più brava. Che i due ragazzi siano competenti perché hanno approfondito l’argomento in via personale è sacrosanto, e nessuno dice che non possano essere anche in una ipotetica realtà effettivamente bravi, ma non è sufficiente, per nessuno. Se nelle prime stagioni si era riusciti a rendere narrativamente credibile la sospensione dell’incredulità, in questo caso non ci si prova nemmeno. Rimango perplessa.

Lo scontro Fra Otis e O è stato una storia saliente e quello che ho apprezzato è stato il fatto che abbiano rivelato O come asessuale, un po’ perché personaggi così ce ne sono pochi, e un po’ perché lo ritengo molto credibile per esperienza personale. Da demisessuale (quindi da persona che rientra nello spettro della asessualità) io stessa ho sempre avuto un forte interesse (e voglio credere competenza) nei confronti del sesso, e per le ragioni in parte anche simili a quelle addotte dal personaggio, quindi l’ho trovato davvero ben riuscito, ed è la prima volta che mi capita di vedere una cosa simile in questo ambito. Bravi.

L’intreccio più riuscito, se non altro perché ha mostrato la miglior credibile maturazione dei personaggi, è stata quella fra Adam (Connor Swindells) - l’unico fra i ragazzi a decidere di non proseguire con gli studi, ma di trovarsi un lavoro che lo porta in un maneggio - e suo padre Michael (Alistair Petrie) che ha avuto un percorso di miglioramento personale notevole che lo ha riavvicinato alla moglie da cui era separato e al figlio con il quale ha cercato di ricostruire un rapporto. Toccante e realistico. La vicenda meno convincente invece è stata la microstoria di Viv (Chinenye Ezeudu) che ha cominciato una relazione con un ragazzo Beau (Reda Elazoura) che, all’apparenza gentile, si è rivelato possessivo e controllante in modo potenzialmente violento. Capisco la necessità di trattare un social issue, un problema a sfondo sociale, che lanci il messaggio di stare attenti alle red flag e di non farsi incantare da chi è potenzialmente abusante, ma questa è stata fatta in maniera che ho percepito come affrettata.

Convincente è stato l’arco di Maeve (Emma Mackey) che continua il suo percorso di studi negli Stati Uniti d'America per diventare scrittrice per rientrare a seguito della morte della madre, indecisa se poi riprenderlo o meno. Quando ha deciso di lasciare temporaneamente la scuola di scrittura, anche delusa dalla feroce critica del suo professore, una scena di un suo scritto gettato in un cestino adocchiato da una compagna di studi già mi faceva paventare che glielo rubassero e che il professore si rivelasse il frustrato di turno che cerca di minarla per non avere una rivale, ma mi sono fortunatamente sbagliata, e la collega l’ha aiutata, ma non in un modo da apparire favolistico, e il docente era genuinamente critico per mirare a migliorarla, anche se forse ha scelto una modalità inefficace. Bello poi che per questo ruolo minore del prof. Molloy abbiano scelto Dan Levy (Schitt’s Creek), come la comica Hanna Gatsby per quello della responsabile della stazione radio dove va a lavorare Jean (Jillian Anderson). Un applauso agli addetti al casting. E se le scene del funerale della madre di Maeve hanno saputo calibrare bene dolore e momenti umoristici, il suo ritorno negli USA, con tutto quello che ha significato nel rapporto fra lei e Otis, è stato sviluppato in maniera adulta, con la lezione che chi ti ama vuole che tu possa essere la versione migliore e più realizzata di te stessa, anche se talvolta significa essere fisicamente distanti. 

La crisi religiosa di Eric (Ncuti Gatwa), con la sua amicizia con Otis un po’ in stand-by, che non sa se battezzarsi in una chiesa che non gli permette di rivelare la propria omosessualità, e che decide a fine stagione di diventare pastore; Jackson (Kedar Williams-Stirling) che trova un nodulo a un testicolo che lo porta a indagare su chi sia suo padre biologico, che ha sempre creduto essere stato un donatore di sperma; Ruby (Mimi Keene) che nella nuova scuola non riesce ad inserirsi come vorrebbe, lei che è sempre stata popolarissima, e aiuta Otis; Aimee (Aimee Lou Wood) che non ha ancora superato le difficoltà psicologiche legate alle molestie subite e che intreccia una tenera relazione con Isaac (George Robinson); Cal (Dua Saleh) che prende testosterone ma è in difficoltà con la sua transizione; Jean che trascura Otis ora che è nata la figlia Joy, si sente sopraffatta anche se non riesce ad ammetterlo, e vede navigare un difficile rapporto con la sorella Joanna (Lisa McGrillis) arrivata da lei su richiesta di Otis che l’ha vista in difficoltà… le storie che si sono intrecciate sono state molte, ma hanno saputo intrattenere e divertire e lasciarci con tanto affetto nei confronti dei personaggi.

Nessun commento:

Posta un commento