martedì 15 settembre 2026

THE OTHER BENNET SISTER: imperdibile per gli amanti di Jane Austen

È proprio scritta nello spirito e con gli stratagemmi narrativi di Jane Austen, The Other Bennet Sister (letteralmente L’altra sorella Bennet, BBC1, Britbox, in arrivo in Italia dal 26 settembre su Sky e Now), miniserie basata sull’omonimo libro di Janice Hadlow, diventato in italiano La sorella dimenticata (Edizioni Piemme), che immagina la vita della più trascurata delle sorelle Bennet, di Orgoglio e Pregiudizio (di cui peraltro è in arrivo in autunno una nuova versione TV per Netflix): Mary, una ora vulnerabile e goffa, ora determinata e controllata, Ella Bruccoleri (Call the Midwife). Ne è uscito un programma delizioso: vivace, romantico, moderno, rispettoso dell’umanità di tutti i personaggi, anche quello della madre (Ruth Jones), decisamente narcisista, ma anche carica dell’onere di dover trovare marito per cinque figlie, visto che il padre (Richard E. Grant) se ne disinteressa e agli inizi dell’Ottocento è il solo modo per le donne di mantenersi, o quello del noioso signor Collins (Ryan Sampson), il pastore anglicano cugino delle ragazze, che qui è dipinto come in fondo un buon uomo, una persona sola, a dispetto dei suoi tentativi di piacere, con un monologo che spezza il cuore.

Se Elizabeth (Poppy Gilbert) convola a nozze con Darcy, e Jane (Maddie Close) con Bingley, e le due sorelle Lydia (Grace Hogg-Robinson) e Catherine (Molly Wright) sono ancora piccole e comunque sono interessate a prender marito, impegnate in balli e occasioni mondane di vario genere, Mary è quella strana, insignificante, quella che non brilla, è diligente ma non ha la «bellezza» di Jane, lo «spirito» di Lizzy, il «buon umore» di Kitty e la “vivacità” di Lydia, e fa disperare la madre con comportamenti che secondo lei rischiano di minare ogni prospettiva matrimoniale, tipo decidere di indossare un paio di occhiali per vederci meglio o osare prendere in considerazione di concedere più di due soli balli al figlio di un uomo che ha un negozio, cosa che segnala qualcosa di più di un semplice piacere e che mette a rischio possibili nozze altolocate per le sorelle. Mai sia. Alla fine lei è quella quieta, introversa, intellettuale, guidata da amore per la conoscenza e ragione. Ma si fiorisce e si mostra la propria bellezza ad essere davvero se stessi, ci insegna.

Quando, dopo la morte del padre, finalmente Mary lascia la casa di Longbourn, per recarsi a Londra (1.02) dagli zii, i Gardiner (Richard Coyle e Indira Varma), che la accolgono come istitutrice e ne apprezzano le qualità molto più che in famiglia, è un sollievo per lei essere senza l’opprimente genitrice e il confronto perenne con le sorelle e si rende conto di avere molte opportunità. Ben presto infatti riscuote l’interesse non di un uomo, ma di ben due gentiluomini: dello spirito affine con l’animo di un poeta, l’avvocato Tom Hayward (Dónal Finn, Young Sherlock) e più tardi del ricchissimo William Ryder (Laurie Davidson) che ha idee non convenzionali e che suscita però anche l’interesse di Miss Caroline Bingley (Tanya Raynolds, Sex Education).

Adattata per il piccolo schermo da Sarah Quintrell (The Power), la miniserie riesce a riproporre gli stessi stilemi narrativi di Jane Austen dicevo, come le improvvise malattie, le scampagnate che vanno a finire male, le anime simili che sembrano non avere futuro ma per le quali alla fine trionfa l’amore, la reticenza delle proprie eroine di essere esplicite rispetto ad alcune proprie circostanze, l’interesse da parte di più pretendenti (in 1.08 Hayward e Ryder se la contendono in modo anche vagamente comico), la nobiltà d’animo e l’integrità morale dei personaggi... Qualcuno potrà considerarlo prevedibile, ma è un prevedibile voluto,  cercato, e un caldo abbraccio.

 È anche estremamente contemporaneo nella misura in cui, in un mondo che vede nel matrimonio il solo modo di sopravvivere, c’è una protagonista che sfugge alla dinamica matrimonio o miseria, ed è qualcuna che trova un proprio posto nel mondo per il fatto di amare leggere, imparare e insegnare e che dà valore ad amicizia e amore, ma che non vuole un legame a tutti i costi, ma solo se è quello giusto. Nella vita è realizzata nel mantenersi come governante, e se poi arriva anche l’amore allora ci sarà una felicità ancora più bella e completa, ma legarsi a un uomo non è mai una conditio sine qua non, come il contesto sociale vorrebbe farle credere. Non cerca poi di demolire le altre donne viste solo come possibili rivali – come dimostra il comportamento di Mary nei confronti di Caroline in occasione della tempesta che si verifica al loro rientro da una gita a Scafell Pike (1.09). Ed è lei a decidere per se stessa con chi stare, non ritiene nobile da parte di un uomo tirarsi indietro perché si crede che il meglio per lei sia un altro, senza interpellarla.    

In 10 puntate da mezz’ora ciascuna, questo period drama si tiene casto, con una produzione curatissima e un cast impeccabile – compresa la brillante idea di far interpretare la governante Mrs Hill a Lucy Briers, che aveva dato il volto a Mary nel film Orgoglio e Pregiudizio del 1995 -  con un’eroina che, insicura e smarrita, lentamente e con l’aiuto discreto di persone che le vogliono bene, trova se stessa, la propria indipendenza, una  propria identità. E scrive bene l’Indipendent quando dice che “(s)ebbene si tratti, in parte, di un percorso da brutto anatroccolo a cigno, non c'è il cliché del momento del "cambiamento d'immagine" in cui – oh mio Dio! – ci rendiamo conto che era bella fin dall'inizio dietro quegli occhiali”. Lo era, ma solo perché si fiorisce e si mostra la propria bellezza ad essere davvero se stessi, come dicevo più sopra, con le proprie peculiarità.

Se si ama il genere, proprio da non perdere. E per Natale è stato annunciato uno speciale in 3 puntate.