È proprio scritta nello spirito e con gli
stratagemmi narrativi di Jane Austen, The Other Bennet Sister
(letteralmente L’altra sorella Bennet, BBC1, Britbox, in arrivo in Italia dal 26 settembre su Sky e Now), miniserie basata
sull’omonimo libro di Janice Hadlow, diventato in italiano La sorella
dimenticata (Edizioni Piemme), che immagina la vita della più trascurata
delle sorelle Bennet, di Orgoglio e Pregiudizio (di cui peraltro è in
arrivo in autunno una nuova versione TV per Netflix): Mary, una ora vulnerabile
e goffa, ora determinata e controllata, Ella Bruccoleri (Call the Midwife).
Ne è uscito un programma delizioso: vivace, romantico, moderno, rispettoso
dell’umanità di tutti i personaggi, anche quello della madre (Ruth Jones),
decisamente narcisista, ma anche carica dell’onere di dover trovare marito per
cinque figlie, visto che il padre (Richard E. Grant) se ne disinteressa e agli
inizi dell’Ottocento è il solo modo per le donne di mantenersi, o quello del noioso
signor Collins (Ryan Sampson), il pastore anglicano cugino delle ragazze, che
qui è dipinto come in fondo un buon uomo, una persona sola, a dispetto dei suoi tentativi di
piacere, con un monologo che spezza il cuore.
Se Elizabeth
(Poppy Gilbert) convola a nozze con Darcy, e Jane (Maddie Close) con Bingley, e
le due sorelle Lydia (Grace Hogg-Robinson) e Catherine (Molly Wright) sono
ancora piccole e comunque sono interessate a prender marito, impegnate in balli
e occasioni mondane di vario genere, Mary è quella strana, insignificante, quella
che non brilla, è diligente ma non ha la «bellezza» di Jane, lo «spirito» di
Lizzy, il «buon umore» di Kitty e la “vivacità” di Lydia, e fa disperare la
madre con comportamenti che secondo lei rischiano di minare ogni prospettiva
matrimoniale, tipo decidere di indossare un paio di occhiali per vederci meglio
o osare prendere in considerazione di concedere più di due soli balli al figlio
di un uomo che ha un negozio, cosa che segnala qualcosa di più di un semplice
piacere e che mette a rischio possibili nozze altolocate per le sorelle. Mai
sia. Alla fine lei è quella quieta, introversa, intellettuale, guidata da amore
per la conoscenza e ragione. Ma si fiorisce e si mostra la propria bellezza ad
essere davvero se stessi, ci insegna.
Quando,
dopo la morte del padre, finalmente Mary lascia la casa di Longbourn, per
recarsi a Londra (1.02) dagli zii, i Gardiner (Richard Coyle e Indira Varma),
che la accolgono come istitutrice e ne apprezzano le qualità molto più che in
famiglia, è un sollievo per lei essere senza l’opprimente genitrice e il
confronto perenne con le sorelle e si rende conto di avere molte opportunità. Ben
presto infatti riscuote l’interesse non di un uomo, ma di ben due gentiluomini:
dello spirito affine con l’animo di un poeta, l’avvocato Tom Hayward (Dónal
Finn, Young Sherlock) e più tardi del ricchissimo William Ryder (Laurie
Davidson) che ha idee non convenzionali e che suscita però anche l’interesse di
Miss Caroline Bingley (Tanya Raynolds, Sex Education).
Adattata per il piccolo schermo da Sarah Quintrell (The Power), la miniserie
riesce a riproporre gli stessi stilemi narrativi di Jane Austen dicevo, come le
improvvise malattie, le scampagnate che vanno a finire male, le anime simili
che sembrano non avere futuro ma per le quali alla fine trionfa l’amore, la
reticenza delle proprie eroine di essere esplicite rispetto ad alcune proprie
circostanze, l’interesse da parte di più pretendenti (in 1.08 Hayward e Ryder se la contendono in modo anche vagamente comico), la nobiltà d’animo e
l’integrità morale dei personaggi... Qualcuno potrà considerarlo prevedibile,
ma è un prevedibile voluto, cercato, e
un caldo abbraccio.
È anche
estremamente contemporaneo nella misura in cui, in un mondo che vede nel
matrimonio il solo modo di sopravvivere, c’è una protagonista che sfugge alla
dinamica matrimonio o miseria, ed è qualcuna che trova un proprio posto nel
mondo per il fatto di amare leggere, imparare e insegnare e che dà valore ad
amicizia e amore, ma che non vuole un legame a tutti i costi, ma solo se è
quello giusto. Nella vita è realizzata nel mantenersi come governante, e se poi
arriva anche l’amore allora ci sarà una felicità ancora più bella e completa,
ma legarsi a un uomo non è mai una conditio sine qua non, come il contesto
sociale vorrebbe farle credere. Non cerca poi di demolire le altre donne viste
solo come possibili rivali – come dimostra il comportamento di Mary nei confronti di
Caroline in occasione della tempesta che si verifica al loro rientro da una
gita a Scafell Pike (1.09). Ed è lei a decidere per se stessa con chi
stare, non ritiene nobile da parte di un uomo tirarsi indietro perché si crede
che il meglio per lei sia un altro, senza interpellarla.
In 10
puntate da mezz’ora ciascuna, questo period drama si tiene casto, con
una produzione curatissima e un cast impeccabile – compresa la brillante idea
di far interpretare la governante Mrs Hill a Lucy Briers, che aveva dato il
volto a Mary nel film Orgoglio e Pregiudizio del 1995 - con un’eroina che, insicura e smarrita,
lentamente e con l’aiuto discreto di persone che le vogliono bene, trova se
stessa, la propria indipendenza, una
propria identità. E scrive
bene l’Indipendent quando dice che “(s)ebbene si tratti, in
parte, di un percorso da brutto anatroccolo a cigno, non c'è il cliché del
momento del "cambiamento d'immagine" in cui – oh mio Dio! – ci
rendiamo conto che era bella fin dall'inizio dietro quegli occhiali”. Lo era,
ma solo perché si fiorisce e si mostra la propria bellezza ad essere davvero se
stessi, come dicevo più sopra, con le proprie peculiarità.
Se si ama il genere, proprio da non perdere. E per Natale è stato annunciato uno speciale in 3 puntate.

Nessun commento:
Posta un commento