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domenica 21 ottobre 2018

SINGLE PARENTS: genitori soli che si aiutano


“Single Parents” avrebbe funzionato meglio come dramedy che come sit-com, perché l’idea forte di base e un certo tenero sostegno amicale ci sono, ma l’umorismo scarseggia, e lì dove non fosse così forzato, non apparirebbe patetico, come talvolta succede.

Will Cooper (Taran Killam), un divorziato trentenne con una bimba, Sophie (Marrow Barkley), incontra un gruppo di altri genitori soli, che lo accolgono nella loro cerchia di mutuo-supporto e storie di vita condivise: Angie (Leighton Meester, Gossip Girl), è una madre che ha difficoltà a riprendere una vita sentimentale attiva, con il figlio Graham (Tyler Wladis) iper-attaccato a lei; Douglas (Brad Garrett, Tutti amano Raymond) è un vedovo poco avvezzo alla paternità, con due gemelle, Emma (Mia Allan) e Amy (Ella Allan); Poppy (Kimrie Lewis) che lavora in un bar, è la madre single di Rory (David Trey Campbell), un esuberante bimbo con il pallino della moda; Miggy (Jake Choi) è il neopadre tontolone dell’infante Jack.

Ha una certa dolcezza questa creazione di Elizabeth Meriwether (New Girl) e J.J. Philbin, e un giusto pizzico di stramberia. La recitazione è buona e il cameratismo fra i genitori coinvolgente. Nel mix, stona giusto il genitore di origina asiatica Miggy che mentalmente non è troppo brillante perché sembra una fotocopia dell’equivalente personaggio di The Good Place. Le vicende, cosa originale, danno spazio anche ai soli bambini, in un buon equilibrio. I grandi imparano a svolgere bene il loro ruolo di genitori, senza per questo sacrificare la propria identità. Sull'americana ABC. 

martedì 28 agosto 2012

GIRO GIRO BIMBO: istruzioni per genitori


Chi si appresta a diventare mamma o papà, o lo è diventato da poco, potrà trovare molti spunti nella striscia quotidiana  condotta da Ellen Hidding Giro Giro Bimbo (La5, ore 19.20) dal titolo dolcemente colorato come i cubi delle costruzioni. In venti minuti che si costruiscono su segmenti-rubrica (anche sul web) si viene in soccorso alle più svariate esigenze dettate del mestiere più difficile al mondo.
In Genitori 2.0 si danno indicazioni sui primi mesi di vita del bambino, ad esempio si va in piscina a parlare con un’istruttrice per capire che cosa sono e a che cosa servono i corsi di acquaticità; in Il libro dei perché è un bimbo a porre una domanda (ad esempio, perché i nonni hanno i capelli bianchi?), poi si va in giro per la città a chiedere alla gente comune che cosa risponderebbe e infine si dà la parola a un esperto che fa un’ipotesi di risposta ideale spiegando a genitori il perché del proprio modo di esprimersi in un certo modo; in Bebè in arrivo si parla con chi ancora genitore deve diventarlo ed è in attesa; in Videodizionario dell’infanzia specialisti vari (pedagogista, psicologo, nutrizionista) prendono una parola e la spiegano in relazione al più piccoli – chiaramente non va preso tutto come oro colato se esula da campo di competenza e la pedriatra che in “P come piscina” dà buone indicazioni su come comportarsi con il proprio bebè dentro e fuori dall’acqua, non essendo evidentemente una fisica, non va certo presa alla lettera quando afferma che in acqua i bambini si trovano in assenza di gravità; in Chef a merenda si preparano spuntini nutrienti e veloci; in Piccoli sorrisi si illustrano iniziative di solidarietà e si fanno annunci di comunicazione sociale. Il programma vuole anche fare comunità.

martedì 15 novembre 2011

PARENTHOOD: fardello e privilegio


Nella puntata “Do Not Sleep With Your Autistic Nephew’s Therapist” (2.17) di Parenthood, scritta è diretta da Jason Katims (che ha anche sviluppato questa serie) e che termina con Max che sente suo padre Adam e suo zio Crosby litigare, e Adam dire che lui ha la sindrome di Asperger, viene esplicitato attraverso le parole di Sarah e il padre dei suoi figli, Seth, come questa serie concepisce l’essere genitori, argomento che già dal titolo è la colonna portante: è un fardello, ma allo stesso tempo è un privilegio.
Lo si vede qui, proprio con Sarah e Seth, e con Julia e Joel quando che si vedono la bimba Sidney diventare improvvisamente vegetariana, e nella successiva “Qualities and difficulties” (2.18), scritta da Bridget Carpenter e diretta da Robert Berlinger, con Adam e Kristina che devono spiegare a Max in che cosa consiste la sua forma di autismo, con il terapeuta che disapprova come lo hanno fatto e con loro che cercano di imparare come farlo e si dicono a vicenda che sono un buon padre e una buona madre. In tutte queste situazioni si vedono entrambe le realtà – il fardello e il privilegio - e contemporaneamente, e talvolta il confine fra le due è molto labile.
Ancora una volta Parenthood si dimostra una serie molto solida e quella che meglio racconta, in questo momento in forma drammatica, con cervello e complessità emotiva, che cosa significhi essere una famiglia. Notevole anche il taglio multigenerazionale: gli anziani non sono vecchie pantofole polverose che non hanno più nulla da dire – Zeek e Camille che chiudono la porta in faccia allo spettatore dopo che una bacio tira l’altro sono stati perfetti (2.17) –, ai bambini è concessa l’ingenuità, agli adolescenti la voglia di sperimentare la vita, agli adulti il fatto di non avere tutte le risposte. Vivono, e anche questo è un fardello e un privilegio.   
Nella foto: Sarah (Lauren Graham), che ha esplicitato questa idea nella serie, con i figli Amber (Mae Whitman) e Drew (Miles Heizer).     

mercoledì 11 maggio 2011

PARENTHOOD - Damage Control (2.11): le difficoltà di essere genitori



La puntata Damage Control (2.11) della seconda stagione di Parenthood, andata in onda negli USA agli inizi di quest’anno e che a me è capitato di vedere da poco, è una di quelle in cui, nella diversità delle storie, si vede un filo conduttore forte, che in questo caso è proprio l’argomento del titolo: essere genitori. Anche Zeek, il “nonno”, lo vediamo rapidamente nel ruolo di genitore, fiero, in questo caso specificatamente delle sue figlie femmine. I veri protagonisti sono però i quattro ragazzi, gli adulti, nel loro ruolo di genitori, a dover prendere come tali delle decisioni difficili e a imparare ad esserlo.

Crosby che, nuovo alla “professione”, anche esplicitamente dice al bambino che cerca di essere un buon padre, deve insegnare a Jabar a pulire la sua camera. E prima ancora vediamo lui imparare a insegnarglielo.  Prima è Jasmine, la madre del piccolo, a sgridare Jabar perché lo faccia e il sostegno che dà Crosby è minimo; quando lei gli rammenta che è importante per insegnare al piccolo la responsabilità il padre finisce in realtà a pulirgliela lui la camera; solo alla fine quando Jasmine gli sottolinea che imporglielo è il suo ruolo, anche se è un ruolo sgradito, si impegna per farglielo fare e tiene duro anche davanti al bimbo che gli dice che lo odia.

Joel e Julia non sanno bene come dire alla piccola Sidney che l’uccellino che hanno soccorso dopo che si è schiantato contro la loro vetrata è morto. Vogliono parlare della morte: farlo o no? Come farlo? Quando farlo? Parlare del Paradiso? Non vorrebbero, perché la considerano una finzione. Poi di fronte alla tristezza di lei decidono di farlo, e questo la placa. E Joel attraverso il dolore della figlia ripensa al dolore della perdita della propria madre.

Adam e Kristina invitano a cena il ragazzo di Haddie, Alex. Lui è garbato (porta fiori a Kristina, si mostra accomodante verso le impertinenti osservazioni del fratello più piccolo di Haddie) ed è onesto in tutto: racconta di come aiuta i senzatetto perché lo è stato in primis lui, quando con la morte della madre il padre è stato di prendersi cura di lui, di come si sia emancipato a 16 anni e di come cerchi ora di diplomarsi, di come frequenta l’AA ed è sobrio da 6 mesi. Adam e Kristina lo vedono come un ragazzo meraviglioso e in gamba: ma la figlia ha 16 anni e lui è fin troppo adulto e, con dolore tanto loro quanto della figlia, le impediscono di vederlo ancora. Osservarli mentre si preparano per andare a letto e riconoscere i pregi del giovane Alex e giungere nonostante tutto alla conclusione che non è adatto alla figlia è da manuale: li vedi come persone e come genitori, combattuti. Sono impressionati da Alex, ma irremovibili dinanzi a Haddie che piangente non vuole accettare quello che dicono. 

Sarah, che viene a sapere che Drew ha bevuto birra, non sa fino a che punto dire ai figli che il padre era una alcolista e drogato, non era “in tour” quando lo copriva in questo modo.  Non sa quanto svelare e quanto nascondere per proteggerli.

In questa puntata, scritta da Kerry Ehrin e con la regia di Lawrence Trilling, tutti e quattro i fratelli hanno decisioni difficili da prendere come genitori: scelte con bambini piccoli, che nascono da situazioni quotidiane e piccole (pulire la propria camera, accudire un uccellino ferito) e che hanno il peso di realtà più grandi (la responsabilità, la morte);  e scelte con figli adolescenti, più sfumate nell’essere giuste o sbagliate, nel calibrarsi e nel farsi comprendere. Decisioni sgradite e decisioni che vengono percepite come ingiuste (Jabar, Adam), ma che vengono prese ugualmente. Parenthood, lo dice il titolo, parla dell’essere genitori, e in una puntata come questa mostra quanto è difficile, spesso proprio anche per le situazioni apparentemente più semplici. Ti fa capire il punto di vista di tutti, e a tutti vorresti dare ragione e lo fa con garbo e in modo agro-dolce, e in questo mostra tutta la sua forza come telefilm.