mercoledì 30 settembre 2026

SMALL PROPHETS: stravagante, agrodolce, piena di magia, umorismo e umanità

Stravagante, agrodolce, pieno di magia, umorismo e umanità, Small Prophets (BBC2, su Apple TV dal 7 ottobre) è stata una meravigliosa piccola scoperta.

Siamo a Manchester. Michael Sleep (Pearce Quigley) è un uomo, che vive solo in un cul-de-sac letterale e figurato, che non si rassegna alla scomparsa della sua compagna Clea avvenuta 7 anni prima, alla vigilia di Natale. Una stanza della casa in cui abita è rimasta intoccata da quel giorno, ancora addobbata per le feste, come se aspettasse il suo ritorno da un momento all’altro. Conserva ancora in scatoloni mai aperti tutte gli oggetti di lavoro che le appartenevano, nonostante il fratello di lei, Roy (Paul Kaye), lo inviti ripetutamente a mettersi l’evento alle spalle, credendola morta. È un ritratto toccante di un uomo che molto ha amato e non riesce a chiudere definitivamente con il passato, visto che la sparizione non ha un perché.

La sua vita si divide fra un lavoro in un negozio di attrezzi per il fai-da-te, per cui ha scarsissimo interesse e da cui si assenta spesso, e l’attenzione nei confronti di un padre anziano, Ben (Michael Palin) che si trova in casa di riposo. È quest’ultimo che gli rivela quello che diventa il suo progetto principale: crescere in enormi vasi di vetro degli homunculi, piccole creature umanoidi che sono in grado di profetizzare accuratamente il futuro. Qualunque domanda tu ponga loro, sono costretti a risponderti in modo veritiero. Inizialmente non ci crede, ma quando trova un diario alchemico del padre con l’immagine di un homunculus cresciuto, decide di  lanciarsi nell’impresa, nella quale viene coinvolta anche una collega e amica, Kacey (Lauren Patel). Il suo obiettivo è semplice: chiedere se Clea tornerà mai e se la risposta è no, domandare se lo abbia mai amato, e se invece è sì, se lo ami ancora. La sua attività in tal senso attira  le attenzioni dei vicini di casa che lo spiano, Clive (Jon Pointing) e Bev (Sophie Willan), trovandolo molto bizzarro già in partenza.

Scritta e diretta da Mackenzie Crook (Detectorists) che, a quanto pare, ha avuto l’idea da una nota a piè di pagina in un libro dell’alchimista Paracelso, questa serie di 6 puntate da mezz’ora si chiude con un “to be continued”, quindi ci aspettiamo almeno una seconda stagione che risolva le vicende, ma una cosa si può dire, senza che sia uno spoiler eccessivo: Michael arriverà ad avere un qualche tipo di risposta.

Momenti di divertimento con genuine risate si hanno per la gran parte nel contesto lavorativo, per l’esasperata reazione del capo al lavoro di Adam, Gordon (Mackenzie Crook), che deve avere a che fare con le sue continue assenze e ritardi e con il suo prendere in giro i clienti, come quando dice che non vendono secchi in negozio quando alle spalle ne si vede una parete piena (1.02), anche se poi per una cliente assidua si mette a costruire lui quello che cerca e che non hanno; ma ci sono anche altri momenti, come quando viene derubato e il ladro lo scambia per Babbo Natale.

Momenti di magia si hanno con le tappe per la creazione degli homunculi. Il recupero degli ingredienti della ricetta alchemica, come monete d’argento antiche, cristalli di ametista, un anello d’oro, lavanda, incenso, …il letame in cui sotterrare i barattoloni di vetro in cui crescerli… e la loro progressiva crescita in un cavaliere, un contadino, un monaco, un serafino, una regina e un re. C’è meraviglia nel vedere animate quelle potenti creaturine, che fanno anche un po’ ribrezzo a dirla tutta, ma tanto di cappello a chi le ha realizzate visivamente. E che dire quando cade un meteorite?

Momenti di tensione si hanno con i vicini di casa ficcanaso che lo spiano con un binocolo e che cominciano a insospettirsi di quello che lui sta facendo, o con il “cognato” che comincia a volerlo sfrattare una volta che scopre che fra i beni lasciatisi alle spalle dalla sorella c’è un volume di ornitologia che potrebbe farlo diventare ricco: si teme possano mandare tutto a monte.

Momenti di umanità si hanno nella crescente amicizia fra Michael e Kacey, nel teenager vicino di casa che li osserva dalla sua bicicletta senza dire nulla, dai personaggi tutti e proprio dall’obiettivo di un protagonista eccentrico, dolce, triste, che ci parla di mancanza e speranza, devozione e memoria, e della necessità di credere nei propri sogni, non importa quanto bizzarri.

È una narrazione luminosa, delicata e meravigliosa che ha vinto come miglior serie nella sezione Competizione Internazionale nella edizione del 2026 di Festival Séries Mania, un festival internazionale dedicato alle serie televisive, che si tiene ogni anno a Lille, in Francia, che sulla scheda del programma ha scritto “(c)on “Small Prophets”, Mackenzie Crook (“Detectorists”) dimostra di essere il maestro indiscusso del sublime nell’ordinario” che “unisce l’assurdità quotidiana a un realismo magico di infinita tenerezza” e “ci ricorda come la meraviglia possa semplicemente nascondersi in fondo alla rimessa del giardino”.

La sigla finale, "The Wise Man's Song" è composta e cantata dalla musicista Cinder Well appositamente per la serie.


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