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mercoledì 4 gennaio 2017

THE HALCYON: intrighi d'epoca


Pubblicizzato come l'erede di Downton Abbey e avvicinato a Mr Selfridge, The Halcyon (da non confondersi con il fantascientifico Halcyon) è meglio accostabile al remake del 2010 di Upstairs, Downstairs, pur non essendone all'altezza da un punto di vista narrativo, almeno a giudicare dal pilot.

Siamo a Londra, nel 1940, in periodo di guerra perciò, e l'ambientazione è quella di un albergo a 5 stelle, il Halcyon del titolo. Proprietario della struttura è Lord Hamilton (Alex Jennings, The Crown) che tradisce la moglie, lady Priscilla (una apprezzatissima Olivia Wiliams), con l'ennesima amante, Miss Charity Lambert (Charity Wakefiled), simpatizzante per il nazismo, non è chiaro se per convinzione o per dispetto. Gli Hamilton hanno due figli. Il primo, Freddy (Jamie Blackley), è destinato a una carriera militare nella RAF. Il secondo, il gemello Toby (Edward Bluemel), di soli pochi minuti più giovane, ha un rapporto conflittuale con il padre. A gestire con rigore l'albergo e a mantenere i segreti del nobiluomo è Richard Garland (Steven Mackintosh), vedovo inviso a lady Priscilla e con una figlia che lavora alla reception, Emma (Hermione Corfield). Fra lei e Freddy, amici fin dall'infanzia, c'è il potenziale per un futuro sentimentale. La giovane donna ha un’amica e confidente nella cantante dell'albergo, Betsey Day (Kara Tointon) che ha attirato l’attenzione del musicista nero Sonny Sullivan (Sope Dirisu). Nelle stanze d’albergo sono ospiti in varia misura politici, spie, aristocratici e si discute il futuro dell’Inghilterra. Un giornalista radiofonico americano, Joe O’Hara (Matt Ryan), tiene occhi e orecchie ben aperti.

Spogliata dell’epoca e della lussuosa scenografia, questa serie in 8 puntate per la ITV, ha una premessa più banale che insipida. Il pilot è costruito su due fondamentali colpi di scena, che non rivelo. Uno all’inizio: con una tecnica ormai abusata si parte con il cinquantesimo anniversario dell’hotel per poi tornare indietro ad alcuni mesi prima; il secondo, alla fine, lascia credere che questa creazione di Charlotte Jones, che ha messo immediatamente molta carne al fuoco, possa avere un buon margine di costruzione narrativa sugli assi portanti dell’ostilità fra lady Priscilla e il manager Garland e dell’amore nascente fra i giovani Freddy ed Emma. Non ci sono sottigliezze, ma ampie e vistose pennellate su una tela di intrighi e passioni familiari e sociali.  

sabato 23 marzo 2013

MR SELFRIDGE: spumeggiante

 
Spumeggiante: così si può definire in partenza Mr Selfridge, la serie inglese (andata in onda da gennaio su ITV, e pronta a debuttare il 31 marzo negli USA sulla PBS – in Italia chissà se e quando la vedremo) sviluppata da Andrew Davies e basata sulla biografia Shopping, Seduction and Mr Selfridge, scritta da Lindy Woodhead, sul fondatore dei grandi magazzini londinesi di Oxford Street che portano il suo nome, costruiti da zero. 
È il 1909. Harry Gordon Selfridge è un americano con un progetto ambizioso, quello di cambiare le abitudini degli inglesi aprendo un lussuoso e spettacolare grande magazzino dove le parole d’ordine sono bellezza, eleganza e qualità, e allo stesso tempo glamour, stile e teatralità – “voglio l’Isola del Tesoro qui dentro, la grotta di Aladino”.  Per far questo vuole offrire i prodotti migliori in vetrine riccamente allestite - assume per il compito Monsieu Leclair (Gregory Fitoussi) - e far sì che ci sia la possibilità di vedere e toccare la merce in un’epoca in cui se entri in un negozio e dici che vuoi solo dare un’occhiata ti rispondono che non sei a una mostra. Il personale a servire la clientela è il migliore disponibile, accuratamente selezionato. Vuole che lo shopping diventi un momento elettrizzante.
Jeremy Piven (Entourage) che interpreta il protagonista infonde nel personaggio un grandissimo entusiasmo. Mail Online lo accosta, fra gli altri, per il suo spirito, al Willy Wonka di Gene Wilder. Un po’ gli è endogeno, lui è un americano sempre ottimista che tutti si aspettano che fallisca ma che vuole sbalordire, però un po’ è anche una facciata (perché aiuta negli affari, per non allontanare investitori, per non demotivare i dipendenti, per andare avanti), e in privato talvolta la lascia cadere. A preoccuparsi sul serio e perfino a spaventarsi ci pensa chi tiene i libri contabili, l’ansioso Mr Crabb (Ron Cook), che gli fa da contrappunto. Il pilot termina con questo scambio fra Mr Selfridge, che ha appena terminato la giornata dell’inaugurazione, e Mr Crabb che ha appena finito di fare due conti:
Mr Selfridge: Grande giorno, Mr Crabb. Grande giorno.
Mr Crabb: Come spettacolo, Mr Selfridge. Come spettacolo.
Mr Selfridge: Buona notte, Mr Crabb.
 
La carica ottimista del visionario commerciante-imprenditore permea tutta la serie, e c’è un senso epico di star facendo qualcosa di grande, di eccitante, di mai tentato prima, quasi un’avventura. 
Harry è circondato da un “entourage” – passatemi il termine, non ho resistito – di donne: la moglie che ama, Rose (Frances O’Connor); Lady Mae Moxley (Katherine Kelly), ricca nobildonna con i migliori contatti sociali della City che decide di finanziarlo; Ellen Love (Zoë Tapper), un’attrice di teatro; Agnes Towler (Aisling Loftus), che lui fa assumere per scusarsi di essere stato la causa del suo licenziamento in un altro negozio. E poi ci sono numerosi altri personaggi minori, come Miss Mardle (Amanda Abbington), a capo della sezione degli accessori, che ha una storia con il capo del personale, Mr Grove (Tom Goodman-Hill).  
Le ambientazioni sono sontuose, il tono leggero e frizzante. “Sarà il nuovo Dowton Abbey?”, si sono chiesti in molti, così come sono stati fatti accostamenti con la serie della BBC The Paradise. L’inizio intanto è godibilissimo, e la serie, la cui prima stagione conta 10 episodi, è stata confermata per una seconda.
Sotto, la sigla d’apertura.