giovedì 15 dicembre 2011

SAG AWARDS: le nomination per la diciottesima edizione


Mercoledì 14 dicembre sono state annunciate le nomination per la diciottesima edizione dei SAG Awards, i premi del sindacato degli attori, dati quindi agli interpreti dai loro pari. La cerimonia di consegna del riconoscimento si terrà il 29 gennaio prossimo.  Il programma con più nomination di tutti è Modern Family, ma la lista dei nominati ha fatto sollevare non poche sopracciglia per alcune clamorose assenze (Homeland e i suoi attori, Jim Parsons, Hugh Laurie, gli attori di Treme, Kelsey Grammer,  Peter Dinklage, giusto per citarne qualcuno).

Di seguito trovate la lista dei nominati per la televisione. Qui quella per il cinema.

Miglior performance di un attore in un film per la TV o miniserie

Laurence Fishburne, Thurgood
Paul Giamatti,
 Too Big to Fail
Greg Kinnear,
 The Kennedys
Guy Pearce,
 Mildred Pierce
James Woods,
 Too Big to Fail

Miglior performance di un’attrice in un film per la TV o miniserie

Diane Lane,
Cinema Verite
Maggie Smith,
 Downton Abbey
Emily Watson,
 Appropriate Adult
Betty White,
 The Lost Valentine
Kate Winslet,
 Mildred Pierce

Miglior performance di un attore in una serie drammatica
Patrick J. Adams,
 Suits
Steve Buscemi,
 Boardwalk Empire 
Kyle Chandler,
 Friday Night Lights
Bryan Cranston,
 Breaking Bad
Michael C. Hall,
 Dexter

Miglior performance di un’attrice in una serie drammatica

Kathy Bates, Harry’s Law
Glenn Close,
 Damages
Jessica Lange,
 American Horror Story
Julianna Margules,
 The Good Wife
Kyra Sedgwick,
 The Closer

Miglior performance di un attore in una serie comica

Alec Baldwin,
 30 Rock
Ty Burrell,
 Modern Family
Steve Carell,
 The Office
Jon Cryer,
 Two and a Half Men
Eric Stonestreet,
 Modern Family

Miglior performance di un’attrice in una serie comica

Julie Bowen,
 Modern Family
Edie Falco,
 Nurse Jackie
Tina Fey,
 30 Rock
Sofia Vergara,
 Modern Family
Betty White,
 Hot In Cleveland

Miglior performance di  un ensemble in una serie drammatica

Boardwalk Empire
Breaking Bad
Dexter
Game of Thrones
The Good Wife

Miglior performance di  un ensemble in una serie comica

30 Rock
The Big Bang Theory
Glee
Modern Family
The Office

Miglior performance di  un ensemble di stunt in una serie televisiva

Dexter
Game of Thrones
Southland
Spartacus: Gods of the Arena
True Blood


mercoledì 14 dicembre 2011

I MENÙ DI BENEDETTA: editing impeccabile


È probabilmente un po’ troppo lungo il programma I menù di Benedetta (La 7, ore 12.25 e la7d ore 19.40) – tre quattro pietanze più uno spazio dedicato alla decorazione della tavola basterebbero -  ma altrimenti funziona anche meglio del “Cotto e mangiato” che Benedetta Parodi ha lasciato per questa nuova avventura e di cui ha conservato il liturgico gesto di toccare la preparazione finita e portarsi il dito alla bocca, anche se ha dovuto rinunciare alla sua storica frase e ora quello che dice è che è buonissimo.
Il set è l’atmosfera calorosa di una casa, dove la conduttrice si muove a suo agio fra i fornelli e con gli ospiti che vengono a trovarla e aiutarla con una ricetta. Lei è solare e rilassata e la sensazione che trasmette è davvero quella di ritrovarsi a cucinare con un’amica. In più i piatti proposti, come in passato, sembrano molto fattibili da chiunque voglia provarsi a cimenentarvicisi effettivamente.
Questa striscia ha un editing impeccabile. Toglie in modo impercettibile gli spazi inutili velocizzando quello che accade senza che sembri forzato. La naturalità è infatti la nota distintiva, sia nella regia che nella messa in scena che nelle interazioni, grazie anche al contagioso sorriso della cuoca, al suo infilarsi magari in bocca un pezzettino di cibo mentre cucina, se capita, e dall’occasionale simpatico fuori onda. Il solo momento in cui non convince è quello del consiglio dei  vini, perché si vede troppo che legge. Sul sito del programma si trovano raccolti i video di tutte le ricette.    

martedì 13 dicembre 2011

I 10 programmi dell'anno per l'AMERICAN FILM INSTITUTE


Ogni anno l’American Film Institute sceglie i 10 programmi migliori per quell’anno, senza metterli un ordine particolare.
Quest’anno l’onore è andato ai seguenti:

Boardwalk Empire
Breaking Bad
Curb Your Enthusiasm
Game of Thrones
The Good Wife
Homeland
Justified
Louie
Modern Family
Parks and Recreation

Sotto c’è una clip con i selezionati, in cui si possono vedere anche i 10 migliori film e i due premi speciali (a The Artist e al ciclo di Harry Potter).

lunedì 12 dicembre 2011

Un blog per ricordare e celebrare SANTA BARBARA


Sfrontata, eccentrica, di classe, colta, ricca di umorismo e citazioni letterarie: la soap opera Santa Barbara (NBC, 1984 – 1993) non ha forse avuto in Italia lo stesso travolgente successo che ha avuto in Francia o Russia, ma quando è andata in onda prima su Rai1 (dal 1989) e poi su Rai2 (dal 1991) ha saputo raccogliere un buon numero di fedelissimi che la rimpiangono tutt’ora. Del resto, specie nelle annate dall’85 all’89, nonostante qualche pecca, la qualità del programma era davvero alta. Non è un caso che a scriverla fossero autori come Bridget e Jerome Dobson (pure ideatori), Patrick Mulcahey, Michele Val Jean, Robert Guza jr… insomma il gotha del genere.
A coloro che rimpiangono questa soap o che semplicemente la ricordano con affetto, mi fa piacere segnalare il Santa Barbara Blog, del mio amico Pier. Non solo è scritto da un grande appassionato con una memoria di ferro ed è un sito celebrativo, ma ha anche il valore aggiunto non da poco di avere numerose interviste in esclusiva (in italiano e in originale) ad attori e a responsabili in genere (siano sceneggiatori o costumisti o quant’altro) di questa piccola perla fra i daytime dramas.     

venerdì 9 dicembre 2011

WGA AWARDS: le nomination ai migliori sceneggiatori


La Writers Guild of America, il sindacato che rappresenta gli sceneggiatori, ha annunciato le nomination per i propri premi, che quest’anno verranno consegnati il 19 febbraio 2012. Per l’elenco completo dei nominati (e i nomi degli sceneggiatori per ciascun programma) vedete qui. I principali nominati al prestigioso premio li trovate sotto:

DRAMA

Boardwalk Empire
Breaking Bad
Game of Thrones
The Good Wife
Homeland

COMEDY

30 Rock
Curb Your Enthusiasm
Louie
Modern Family
Parks & Recreation

NUOVA SERIE

Episodes
Game of Thrones
Homeland
The Killing
New Girl

DAYTIME DRAMA

La Valle dei Pini
General Hospital
Febbre d’amore

giovedì 8 dicembre 2011

MASTERCHEF ITALIA - prima edizione: ha vinto Spyros


Ha vinto Spyros Theodoridis, ieri sera, la prima edizione di Masterchef (Cielo, mercoledì, ore 21.00).
Partecipando, alcuni dilettanti si sono messi in gioco per vincere 100.000 euro, la pubblicazione di un libro di ricette e il titolo di Masterchef, il primo appunto in Italia, a suon di piatti cucinati davanti all’orologio che ticchettava e davanti agli occhi implacabili dei giudici. Loro sono stati un po’ anche più star dei concorrenti: Carlo Cracco, due stelle Michelin, tre forchette Gambero Rosso, di origine veneta; Bruno Barbieri, pluristellato, di origine emiliana; Joe Bastianich, di origini friulane, già giudice della versione americana.
Il programma mi è sembrato caratterizzato da quattro “esse”.
C’è stata severità: alla faccia del buonismo a tutti i costi, i giudici hanno saputo essere “cattivi”, non in modo gratuito ma in modo funzionale. Sapevano che chi avevano davanti poteva imparare dalle critiche e non le hanno lesinate. Sono stati indicati indicati i migliori, ma anche i tre peggiori. Hanno preteso rispetto, ma lo hanno dato, consapevoli di aver dinanzi dei talenti che non avevano bisogno della balia, o di qualcuno che li trattasse paternalisticamente da una posizione di superiorità, ma di qualcuno che li considerasse da almeno-potenziali pari.
C’è stata solennità. Il format, molto vicino all’originale,  in questo senso non è stato annacquato da chiacchiere e siparietti come troppo spesso accade in altre rivisitazioni nostrane. Le  braccia conserte in cui erano inquadrati gli chef alla fine della presentazione erano il segno che non si scherzava. Il grembiule che veniva tolto e lasciato quando si veniva squalificati è diventato un simbolo potente, ed è stato quasi commovente vedere quanto ci si potesse tenere a un tale indumento del mestiere.
C’è stata sorpresa. Pur nello schema prestabilito c’è stato spazio di manovra, una volta uno non è stato eliminato come ci sia aspettava, un’altra volta sono stati scambiati i “cestini della spesa”. Le prove sono state costruite come vero test della competenza in cucina da parte dei concorrenti: la mystery box ha permesso di valutare fantasia e intraprendenza di fronte all’imprevisto, le prove in esterna (su una nave, al barbecue per dar da mangiare a dei camionisti, ad una festa, con dei bimbi in un campo sportivo) hanno valutato la capacità di adattamento e di lavoro di squadra, ad esempio.
C’è stata sfida. Gli aspiranti masterchef hanno combattuto all’ultimo piatto, forchetta e coltello, con intensità e dedizione, con rivalità e ambizione, con grinta e talento.

mercoledì 7 dicembre 2011

DEMOCRATICI vs. REPUBBLICANI: i gusti televisivi


In un rapporto realizzato appositamente per Entertainment Weekly dalla compagnia Experian-Simmons, che svolge annualmente un sondaggio per misurare le preferenze dei consumatori sulla base delle loro ideologie politiche, sono stati individuati i programmi televisivi preferiti da coloro che si aut- identificano di destra o di sinistra (americane). La tendenza generale è che gli spettatori di sinistra prediligono commedie “sarcastiche”e consapevoli del ruolo dei media e gli antieroi moralmente ambigui, quelli di destra programmi seri legati al lavoro e reality con competizioni. Poi si è andati su titoli specifici:

Quelli che piacciono di più ai DEMOCRATICI e LIBERAL (quindi alla sinistra) sono:
The Daily Show With Jon Stewart, The Colbert Report, 30 Rock, Parks and Recreation, The View, Glee, Modern Family, It’s Always Sunny in Philadelphia, Treme, Cougar Town, The Late Show With David Letterman, The Late Late Show With Craig Ferguson, The Soup, Aqua Teen Hunger Force, Raising Hope, Saturday Night Live, The Office, Project Runway, Shameless, Parenthood, Conan.
E fra quelli che piacciono meno ci sono: Swamp Loggers, Dog the Bounty Hunter, COP, The Ultimate Fighter, OK Il Prezzo è Giusto, CSI: Miami, Kitchen Nightmares, La Vita Segreta di Una Teenager Americana (non troppo popolare nemmeno fra i repubblicani doc), Ghost Hunters, Ghost Adventures, The Haunted.


Quelli che piacciono di più ai REPUBBLICANI e CONSERVATORI (quindi alla destra) sono: 
Swamp Loggers , Top Shot, The Bachelor , Castle (che si posiziona alto anche fra i democratici comunque), Mythbusters, Only in America With Larry the Cable Guy, American Pickers, Swamp People, The Middle (che va bene anche fra i liberal), The Tonight Show With Jay Leno, The Biggest Loser, Hawaii Five-O,  Dancing With the Stars results show, Man vs. Wild, Auction Kings, NCIS, The Mentalist, La Ruota della Fortuna, Top Gear.
E fra quelli che piacciono meno ci sono: The Daily Show With Jon Stewart, The Colbert Report, Weeds, South Park, TMZ, General Hospital, Family Guy, Dexter, Jersey Shore, The Walking Dead, The Big C.

martedì 6 dicembre 2011

Un applauso a Fiorello per la gag del profilattico

Ieri invitavo a firmare la denuncia della Rai all’AgCom per la proibizione ad usare la parola “profilattico”. Ora non posso che dire: un applauso a Fiorello per la sua gag divertente e intelligente, sotto più profili.  

HOMELAND fa riferimento allo scandalo Weiner


È stato quasi spiazzante vedere quanto vicino alla realtà è stato il riferimento allo scandalo che ha coinvolto alcuni mesi fa Anthony Weiner nella puntata Achilles Heel (1.08) dell’eccellente Homeland.
Un piccolo ripasso per chi non ricordasse bene la vicenda. L’ex parlamentare americano democratico, che aveva davanti prospettive politiche brillanti (era dato per favorito come possibile futuro sindaco di New York),  alla fine dello scorso maggio invece di mandare una foto del suo “pacco” a una sua fan, come credeva, la ha postata su Twitter. L’ha rimossa immediatamente appena si è reso conto dell’errore, ma prima di ammettere la verità, e che era capitato altre volte, ha mentito dicendo che era stato un hacker ad accede al suo account e che non poteva dire se la foto era sua o meno. Dato che il suo cognome è “Weiner”, che è un modo informale di riferirsi all’organo sessuale maschile, e che la foto mostrava inequivocabilmente il suo pene in erezione dentro gli slip, le battute si sono sprecate. La leader di minoranza alla Camera dei Rappresentanti Nancy Pelosi ha aperto un’inchiesta del comitato etico e comunque alla fine di giugno Weiner si è dimesso. Questa la realtà.
Nella finzione della puntata scritta da Chip Johannessen con la regia di Tucker Gates, Nicholas e Jessica Brody sono invitati a un party. A un certo punto i partecipanti guardano sullo schermo TV la notizia di un onorevole coinvolto in uno scandalo per aver mandato foto nude e seminude a delle interne. La foto che si vede dalle immagini del telegiornale è scattata in una posa molto simile a quella diventata tristemente famosa di Weiner. Poi si passa ad una clip del politico (anche in questo caso sposato) che dice di essere stato incastrato e che le accuse sono false e che intende provarlo. Aggiunge inoltre che non intende dimettersi, al che l’organizzatrice del party si avvicina all’orecchio di Saul e gli commenta che fra un paio di giorni se ne sarà andato e che ha un’idea su chi potrebbe rimpiazzarlo, mentre al telegiornale la giornalista continua la notizia dicendo che la leader di minoranza alla Camera dei Rappresentati (anche in questo caso una donna) ha richiesto un’inchiesta su possibili violazioni etiche. In pochi secondi si è riassunta l’intera vicenda, e come se il riferimento non fosse stato già sufficientemente esplicito, la scena successiva mostra Nicholas e Jessica in macchina che se la ridono per il nome del politico in questione, che nella finzione del telefilm è Richard Johnson. Il nomignolo di Richard è Dick, e Dick, proprio come Weiner, è un modo molto comune di indicare l’organo sessuale maschile.  
Homeland non è l’unica serie che quest’anno ha fatto riferimento a questo scandalo. Parks and Recreation ha aperto la stagione con un spassosa puntata (4.01) che richiamava la vicenda. Qui però si è stati così vicini alla realtà da far quasi impressione.

lunedì 5 dicembre 2011

In RAI non si può dire PROFILATTICO: denuncia all'AgCom


Cito dalla prima pagina del Corriere della Sera di venerdì 2 dicembre 2011:
È ancora tabù la parola profilattico. Almeno in Rai. Nella giornata mondiale contro l’Aids, conduttori e giornalisti di Radio1 hanno ricevuto una email dalla Tv di Stato: “Il ministero ha ribadito che in nessun intervento deve essere nominato esplicitamente in profilattico”. Ma il ministero: da noi nessuna indicazione alla Rai.
Per questo invito a firmare l’iniziativa dei Radicali InformeRai sulle libertà sessuali e le discriminazioni di genere in cui si ribadisce che “La Rai ha l'obbligo per legge di fornire un'informazione completa ed imparziale, e l'AgCom è l'istituzione che deve vigilare e ordinare alla Rai di svolgere il servizio pubblico al quale abbiamo diritto”. Il testo della denuncia all’AgCom, e la possibilità di aderire, li trovate al link. Io l’ho fatto.

venerdì 2 dicembre 2011

HELL ON WHEELS: troppo poco logora, ma migliora


Siamo negli Stati Uniti del 1865. Si sta costruendo la grande ferrovia transcontinentale, nota come Hell on Wheels - titolo della serie televisiva della rete AMC (Mad Men, Breaking Bad, The Killing), ovvero l’Inferno su Ruote -, un evento che è considerato l’equivalente all’avvento di internet per l’epoca moderna, come portata nello sviluppo delle comunicazioni. Si è appena conclusa la Guerra Civile e molti soldati si ritrovano senza un’occupazione; Lincoln è morto; con la Proclamazione di Emancipazione quelli che un tempo erano schiavi sono ora uomini liberi che devono imparare a sopravvivere in una realtà profondamente alterata; gli immigrati, specie irlandesi, arrivano numerosi in cerca di fortuna, libertà e una nuova vita; nella conquista dell’ovest ci si scontra contro la natura aspra e le popolazioni indigene dei nativi americani. “La nazione è una ferita aperta” scrive il programma prima di dare il via alle vicende.
Cullen Bohannon (Anson Mount) è una specie di pistolero alla Clint Eastwood, un ex soldato della Confederazione ed ex-proprietario di schiavi che si fa assumere come sorvegliante dei lavoratori nella costruzione della ferrovia. Il suo proposito è la vendetta: trovare e giustiziare gli uomini che hanno violentato e ucciso sua moglie. A capo dei lavori è un uomo d’affari locale, Thomas “Doc” Durant (Colm Meany), un po’ pomposo e avido che, con ferrea logica, pretende che la ferrovia non proceda diritta, ma a curve perché il governo lo sussidia in base alle miglia di costruzione, e che ruba l’idealismo altrui per vendere l’idea di un’impresa epica che cambierà il mondo, salvo poi privatamente essere un fatalista piuttosto disincantato: “Tutta la storia è guidata dal leone. Trasciniamo la povera zebra che scalcia e urla, sporcando la terra con il suo sangue da quattro soldi. La storia non ci ricorda con affetto, ma la storia è scritta dalla zebra per la zebra.” (1.01). Elam Ferguson (il rapper Common) è un ex-schiavo afroamericano che si scontra con la realtà umana che lo vede, in fondo, ancora come tale. Sean (Ben Esler) e Mickey (Phil Burke) McGinness sono due fratelli che si stabiliscono vicino alla ferrovia per fornire un po’ di intrattenimento dopo il lavoro, mostrando antelucane diapositive della loro nativa Irlanda. Joseph Black Moon (Eddie Spears) è un nativo americano che si è convertito al cristianesimo, ma che trova difficile vivere nel nuovo contesto, mentre gli uomini della sua tribù attaccano e uccidono i suoi nuovi compaesani. Il Reverendo Cole (Tom Noonan) cerca di diffondere parole di pace. Lily Bell (Dominique McElligott) rimane vedova dopo un attacco “indiano” e deve cavarsela da sola. Lo sceriffo del campo di lavoro, conosciuto come “The Swede – Lo Svedese” (Christopher Heyerdahl, un attore in realtà norvegese) - probabilmente il personaggio più affascinante, recitato impeccabilmente, che appare solo in 1.02 - è un ex-ragioniere che filosofeggia dicendo che ha imparato a controllare le persone come prima controllava i numeri.
Ideata da Joe e Tony Gayton, la serie, un po’ western, un po’ d’epoca, mi ha deluso sulla base del pilot, ma ha cominciato a trovare una propria voce più definita dalla seconda e terza puntata. Il problema maggiore inizialmente è che la serie non è sufficientemente logora: tutti sono vestiti con abiti che sembrano appena usciti dalla tintoria, sono troppo puliti, sono troppo poco stanchi, distrutti e sconfitti dalla vita. Sembrano più modelli di un servizio fotografico messi in posa per “giocare a…”. Il senso epico manca in favore di eventi  banali che non paiono avere un significato più ampio, il prezzo del progresso è solo quello stampato sulle banconote, non quello di una vita ingrata di sangue, fango e sudore. Con le puntate successive la serie si è fatta più usata, più sgualcita, meno civile, meno preconfezionata: migliore. E i personaggi cominciano a mostrare una multidimensionalità che prima sfuggiva.
Gli autori hanno esplicitamente indicato molti punti di riferimento, letterari e cinematografici, nel costruire Hell on Wheels: la Bibbia, La Giungla di Upton Sinclair, Meridiano di sangue di Cormac McCarthy, Empire Express di David Haward Bain, La più grande impresa del mondo di Stephen Ambrose, The Cheyenne Indians di George Bird Grinnell, Empire of the Summer Moon di S.C. Gwyne, Visions of the First Americans di Edward Curtis; e poi gli spaghetti western di Sergio Leone come C’era una volta in America (1968), McCabe & Mrs. Miller (1971), Unforgiven (1992), Dead Man (1995), American Experience: Transcontinental Railroad (2002), Il Petroliere - There Will Be Blood (2007).
Non è un telefilm che mi abbia conquistato, ma forse come la costruzione della ferrovia che richiede il posizionamento di una segmento dopo l’altro, è una cosa che richiede tempo. Sono disposta a concederlo.

giovedì 1 dicembre 2011

Giornata Mondiale contro l'AIDS



In occasione della giornata mondiale contro l’AIDS, che si celebra oggi, mi fa piacere condividere uno degli spot di sensibilizzazione che più mi sono piaciuti nel tempo, quello che utilizza la campagna degli abbracci gratis (free hugs).
Lo spot dice:
L’Aids non si trasmette in questo modo.
Ma l’amore sì.  
Combattiamo insieme contro la discriminazione.


E, come sempre, su questo tema MTV è in prima linea: qui le iniziative in proposito, compreso il lancio di una nuova campagna, “Come together”, di cui sotto si può vedere il promo.  

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