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sabato 15 agosto 2026

THE SUMMER I TURNED PRETTY: serie teen coccola dell'estate

Ha debuttato nel 2022, ma è nell’estate del 2025 che è scoppiata la febbre per The Summer I Turned Pretty (Amazon Prime), diventato in italiano L’estate nei tuoi occhi, tratto dall’omonima trilogia di romanzi YA scritti da Jenny Han, anche ideatrice della serie, con il pubblico diviso in due schieramenti rispetto a chi l’adolescente Isabel “Belly” Conklin (Lola Tung) debba scegliere come legame sentimentale fra i due fratelli Fisher che se la contendono, il tenebroso Conrad (Christopher Briney) e il solare Jeremiah (Gavin Casalegno).

In vista di una finalissima prevista per il 2027, un film che chiude le vicende alla Heartstopper, non potevo non recuperare questo appuntamento romantico coming-of-age, come di direbbe in inglese, ovvero di passaggio all’età adulta, coccola dell’estate. È davvero una caramella adatta al periodo visto che la premessa è che Belly trascorre sempre le vacanze estive a casa dei due fratelli con i quali si forma un triangolo amoroso, a Cousins beach, una località fittizia (le scene sono girate in alcune zone costiere del North Carolina). La loro madre, Susannah (Rachel Blanchard) è la storica migliore amica della sua, Laurel (Jackie Chung), una scrittrice che cresce da sola lei e il fratello Steven (Sean Kaufman, For All Mankind), dopo la separazione dal marito. Di grande importanza nella vita di Belly è anche la sua migliore amica Taylor (Rain Spencer), che le è vicina in tutte le traversie e che si innamora di suo fratello, e i due formeranno una coppia durevole.

In preparazione alla visione ho letto il primo dei romanzi, che ha un target di persone fra i 12 e i 15 anni, e l’ho trovato delizioso. La prima stagione (7 puntate) ha trasposto in modo perfetto l’eccitazione della quindicenne che non vede l’ora di trascorrere lo stacco dalla scuola in contatto con il ragazzo per cui ha una cotta da sempre, Conrad, e di vivere con tutta la gang tanti piccoli rituali che rendono i momenti felici, familiari, freschi, frizzanti. Che sia un falò sulla spiaggia o un film in un drive-in si è spensierati e ci sono le prime emozioni da grandi. Belly incontra un vecchio amico, Cam (David Iacono), e ha con lui il suo primo appuntamento. Nonostante qualche dubbio, anche di matrice femminista, il grande evento della stagione è il ballo delle debuttanti a cui Susannah l’ha invitata  a partecipare. Se Jeremiah è sempre attento e premuroso, Conrad è inusualmente scontroso e distante. Presto si capisce che il motivo è che, diversamente dal fratello, ha scoperto quello che la madre ha tenuto loro nascosto, confidandosi solo con Laurel, ovvero che quelli sono gli ultimi loro momenti tutti insieme, dato che le è tornato il cancro di cui già aveva sofferto. Qualche nota dolorosa perciò, ma di fondo la prima stagione è una bevanda refrigerante, dolce e proprio godibile.

La seconda stagione (8 puntate), successiva alla morte di Susannah, ha un calo, con gran pare delle vicende con i due ragazzi che vengono ricostruite attraverso dei flashback di ricordo che diminuiscono l’impatto. E il grande ostacolo è l’arrivo della zia dei ragazzi, Julia (Kyra Sedgwick), che ha ereditato la casa al mare e vuole metterla in vendita, mentre i loro la vedono come uno scrigno di bei ricordi con la made e cercano in ogni modo di impedirlo, con attesa soluzione positiva dell’ultimo minuto naturalmente. Non credo sia un grande spoiler. Un’aggiunta gradita, ma con uno spazio minore, è stata la cugina non-binaria dei ragazzi, Skye (Elsie Fisher) che con poca lungimiranza non hanno più mostrato quando invece ben avrebbero potuto integrarla in vicende future.

La terza stagione (11 puntate), che per molti è quando la serie ha preso quota, è stata per me una vera delusione. C’è un salto di 3 anni, e i ragazzi sono ormai prossini alla laurea, quando non proprio laureati e muovono i primi passi del mondo del lavoro. Le prime puntate in particolare per me sono state inguardabili, poi ci si riprende ma a quanto punto si è diventati una normale soap opera per teenager, non particolarmente interessante. Steven che lavora in ufficio e trova una buona intesa con la collega Denise (Isabella Briggs) funziona anche, merito anche dell’interprete Sean Kaufman che, fra i ragazzi, è sicuramente quello con la recitazione più solida. Comincia a vedersi in più progetti e non sorprende. Conrad come apprendista medico è poco credibile, e mi dispiace ammetterlo perché sono #teamConrad ed è lui che ha la maggiore intesa con Belly, ma Christopher Briney è monocorde, più di tenere il broncio da cane bastonato non fa, e se anche Gavin Casalegno (Jeremiah) non ha chissà quali doti tespiane, almeno ha mostrato una maggiore crescita di capacità interpretative. Poi si è “slongata la broda” come si dice dalle mie parti, con personaggi filler come la madre di Taylor, Lucinda (Kristen Connolly), di cui si poteva fare tranquillamente a meno. Diverso è il benvenuto accresciuto ruolo degli altri genitori, che hanno dato un maggiore spessore alle dinamiche sentimentali fra i giovani. Le due puntate conclusive poi, in cui Belly è a Parigi, corrono come non mai, facendo costanti salti temporali, per quanto brevi. Con una diversa calibratura, la terza stagione poteva essere spezzata in due con un maggiore respiro narrativo.

La fine mi ha soddisfatta, non sentirei l’esigenza di un film di chiusura, e spero solo che abbiano il buon senso di non cambiare le carte in tavola, ma di renderlo solo  celebrativo o espansivo dello status quo. Quello che mi ha lasciata perplessa è una coda finale di un album di foto di Natale a Parigi. Lo avrei voluto balneare e con tutto il cast invece che solo con Belly e il suo innamorato in una serie di scatti che si somigliano. Anche perché subito prima erano stati mostrati tutti i protagonisti. Mi è sembrato appiccicato lì, senza un vero perché.  

Quella che si è fatta notare del corso delle stagioni è la musica. Chi se ne intende più di me ha subito notato che, al di là di una partitura appositamente composta, si fa ampio ricorso a needle drops, come vengono chiamati in gergo, di brani pop di grande successo per sottolineare i momenti chiave dei personaggi e i salti temporali tra le stagioni. E in particolare si abbonda di canzoni di Taylor Swift. Come ha ben notato Vulture, naturalmente The Summer I Turned Pretty è ben lungi dall’essere l’unica serie o film a fare riferimento a questa cantante o a inserire un suo brano in sottofondo e che anche solo quest’anno, in una scena di The Bear si vede Richie che urla a squarciagola sulle note di “Love Story (Taylor’s Version)”. “Le sue canzoni sono state utilizzate anche in New Girl, Killing Eve, Heartstopper, You e Bridgerton. Ma ciò che distingue The Summer I Turned Pretty dalle altre colonne sonore televisive dedicate a Taylor Swift è il modo in cui gli sceneggiatori utilizzano le sue canzoni per far avanzare la trama, come se la stessa Swift fosse un personaggio della serie”.

Alla fine poi, tutti i discorsi su Belly che non deve scegliere né l’uno né l’altro, ma scegliere se stessa mi fanno sorridere. Si tratta di un programma a sfondo romantico, dove amore e desiderio sono celebrati. Finché non rinuncia a se stessa per l’uno o l’altro, ci si può godere la favoletta rosa. È quello che è.  

martedì 26 settembre 2023

NOLLY: ritratto di una leggenda delle soap

Funziona più o meno così: se Russell T. Davies (A Very English Scandal, It’s a Sin, Years and Years, Queer As Folk, Cucumber) scrive qualcosa, io lo guardo. Come ha scherzato, la “T” nel suo nome sta per “Television”. Non ho visto proprio tutta-tutta la sua produzione, certo è che se la penna è sua ci presto attenzione. Nolly, miniserie biografica in tre puntate dedicata alla memoria di Noale Gordon, star della soap opera britannica Crossroads, non è la migliore delle sue opere a mio gusto, ma è nostalgica e celebrativa, ed è un tributo affezionato, da vero appassionato del genere quale è sempre stato (e a cui ha pure contribuito come sceneggiatore). Nolly, come veniva appunto chiamata, è stata la prima donna della televisione mondiale ad apparire a colori (nel 1938), come ci ricordano, una personalità grintosa a affascinante, una vera star, mancata nel 1985 per cancro allo stomaco.

Con Helena Bonham Carter (The Crown) che le dà brillantemente il volto, si percorre rapidamente l’arco di una carriera che l’ha vista celebratissima e amatissima nel ruolo di Meg Mortimer, proprietaria di un motel, per soffersi poi su un momento cruciale. Era la spina dorsale del programma in cui recitava da quasi vent’anni, era pluripremiata, con grande esperienza e sicura di sé, tanto da sapersi far valere. Quando una nuova arrivata, Poppy (Beathny Antonia), sta per sedersi sulla sua sedia tutto il cast la avverte di non farlo: è solo e soltanto di Nolly, un trono praticamente. Non le mandava a dire e imponeva con autorevolezza il proprio punto di vista su quello degli altri (produttori, registi, colleghi) per cui poteva essere una spina del fianco, e lo era in particolare per il produttore Jack Barton (Con O’Neill, Our Flag Means Death, Cucumber), perché cambiava le battute, suggeriva nuove inquadrature, voleva sempre migliorare qualcosa; non era però scorretta o scortese, conosceva il nome di tutti, aiutava dentro e fuori dal set. Jane (Antonia Bernath), sua figlia nella finzione della soap, la chiama "mamma"; con Tony Adams (Augustus Prew), suo più giovane collega, scambia gossip e va a guardare le vetrine; una dello staff ricorda come il giorno delle nozze le abbia prestato la Rolls Royce e l’abbia accompagnata al suo matrimonio…

Poi, il gran colpo di scena, a lungo inspiegato: licenziata. Diventa uno scandalo nazionale, con titoloni sui giornali e fibrillazione per capire sia che cosa fosse successo dietro le quinte, sia che fine avrebbe fatto il personaggio. Morirà? Uscirà di scena in altro modo? Davies, nella seconda delle tre tranches crea una suspence incredibile, con tutti all’oscuro a fiondarsi sul copione per capire che cosa accadrà dopo: uno degli stilemi del genere che dimostra di conoscere bene e di infondere nella sua scrittura, quel tanto che è necessario. Nolly, una donna apparentemente sola, nonostante le manifestazioni di affetto di tutti quelli che incontra, vede crollare il mondo per come lo ha conosciuto. Si sente umiliata, cacciata senza nemmeno capirne il motivo. È vulnerabile, e deve reinventarsi, quando si rende conto di essere ormai probabilmente sorpassata, vecchia, fragile. Con un vecchio amico che le propone il teatro, Larry Grayson (Mark Gatiss), pure in una fase di declino della carriera, scambia parole di confronto e conforto. Realizzano di non essere più rilevanti e cercano un nuovo posto del mondo, c’è paura e rassegnazione, tristezza.

Nolly sa però difendersi quando denigrano le soap. In una scena in un autobus (1.02) rivendica ferocemente il diritto a un intrattenimento che non è da meno solo perché è considerato per donne: soap, casa e tè sono per le donne l’equivalente di football, pub e birra per gli uomini, eppure nessuno guarda questi ultimi con la supponenza che è riservata al contraltare femminile, solo perché tale. C’è una riflessione femminista nel momento in cui dice: “Quando sei una donna senza marito, senza partner, senza figli la società non sa chi sei. Non c’è posto per noi. L’armata silenziosa di donne senza nome”. Anche se lei una storia sentimentale importante l’ha avuta. E si sofferma anche (1.03) sul fatto di come succede spesso in queste situazioni, che quando una donna non ha un uomo, dicono che ha fallito, che le manca qualcosa, che è strana e ipotizzano che sia lesbica, equivalenza che ritiene offensiva per chi lo è. Reclama il proprio valore, e il proprio diritto ad essere se stessa e lo fa per tutte quelle donne che vengono considerate “difficili" solo perché assertive; ci si schiera anche contro l’ageismo di metterle da parte quando hanno “una certa età”.

Alla fine Nolly ha il suo riscatto, ma quello che rende pregevole questo ritratto è che ci sono molto calore ed empatia, e apprezzamento di una donna quando è diva ed è glamour, ma anche quando è in decadenza ed è ai margini dello showbusiness. Ci sono cuore e umanità, pure un pizzico di umorismo. Diretta da Peter Hoar, credo che sia una lettera di un fan molto speciale che la vera Nolly avrebbe apprezzato. 

venerdì 8 luglio 2016

GREENLEAF: un po' soap, un po' sermone


Ideata da Craig Wright (Lost, Six Feet Under, Dirty Sexy Money) e con Oprah Winfrey fra i produttori esecutivi oltre che nel cast, Greenleaf (in onda su OWN, l’Oprah Television Network) è una sorta di soap opera del night-time ambientata nel mondo della religione, una specie di Empire wannabe della fede.

Grace Greenleaf (Merle Dandridge), che in passato era una famosa predicatrice,  dopo 20 anni di assenza torna insieme alla figlia adolescente Sophia (Desiree Ross) a Memphis, nel Tennessee, nella casa di famiglia, che è a capo di una ricca e numerosa congregazione religiosa (oltre 4000 fedeli a funzione) prevalentemente afro-americana, in occasione del funerale della sorella Faith. Il padre, il vescovo James Greenleaf (Keith David) vorrebbe che lei si fermasse, la madre Lady Mae (Lynn Whitfield) le intima esplicitamente di non seminare zizzania. E al tavolo di famiglia cominciano presto le discussioni, quando lei ammette di andare in chiesa ormai solo a Natale e a Pasqua e la interrogano sul significato del cristianesimo per lei. Il fratello maggiore Jacob (Lamman Rucker), sposato con l’ambiziosa Kerissa (Kim Hawthorne), è un libertino. La sorella Charity (Deborah Joy Winans), ministro della musica della chiesa, sta cercando di avere un figlio dal marito Kevin (Tye White), segretamente gay. Grace si confida con zia Mavis (la sopracitata Winfrey) proprietaria di un club che fa musica jazz.

C’è molto “amo Gesù” nelle vicende, ma nonostante la facciata di devozione, molti sono gli intrighi, i segreti, gli scandali, il potere, l’avidità, le infedeltà, le rivalità e gelosie, le vendette, l’abuso di sostanze, la corruzione e la violenza che presto vengono a galla, così come la politica e i conflitti all’interno della chiesa, anche senza considerare un’investigazione delle autorità per possibili irregolarità finanziarie.

Il titolo Greenleaf (Fogliaverde, che è il cognome della famiglia protagonista)  ha molteplici significati, come ha spiegato, in occasione del Tribeca Film Festival dove la serie ha avuto la premiere, lo stesso ideatore - in passato lui stesso un predicatore: nella Bibbia in alcuni versi si dice che se segui il denaro soffrirai, ma se segui Dio fiorirai come una foglia verde; c’è la nozione di foglia verde come verdoni, quindi denaro; e lui collega la serie a un’immagine: la venuta di Grace che spazza via tutto,  e il vescovo che ammonisce di stare attenti a un piccolo quadrifoglio perché c’è il rischio che venga distrutto quando è qualcosa di tenero e verde che vuole vivere.

Wright promette che il programma non è una soap e non è un sermone ma in realtà ha un po’ il gusto di entrambi, anche se le redini del melodramma sono ben tirate e c’è spazio per posizioni dissenzienti e realismo nel ritrarre alcuni dibattiti che hanno a che vedere con le varie idee del cristianesimo. Le storie non sono originalissime, ma c’è un certo fascino per questo, al di là del piacere colpevole.

Sono previste due stagioni da 13 episodi.

martedì 12 gennaio 2016

DOCTORS scrive una storia su un paziente di CFS/ME

 
Doctors, la soap opera medica britannica in onda sulla BBC1 che intreccia le vite di un gruppo di medici e loro collaboratori a quelle dei pazienti affidati alle loro cure, ha avuto come protagonista un malato di CFS/ME nella puntata del 4 dicembre scorso, ovvero un paziente di Sindrome da Fatica Cronica o Encefalomielite Mialgica. Nel Regno Unito è la seconda dicitura quella più comune, diversamente dal resto d'Europa, ma forse per semplicità il programma ha optato per la prima, nominando però anche la sigla della seconda. 
 
In "The Power of You" (Serie 17, episodio 152 di 217), , scritto da Tina Walker e con la regia di Sarah Punshon, Adam Coltrane (Neil McKinven) deve appoggiarsi all'aiuto della figlia universitaria Ellie (Alex Critoph) per riuscire ad andare avanti. Prevede di vendere casa e trovarne una più adatta alle sue esigenze. Riesce ancora a lavorare, anche se prevede di dover essere presto costretto a rinunciarvi, ed è per la gran parte del tempo confinato a casa, si sposta con fatica sulle gambe e guidare gli è difficoltoso. Riesce ancora a farlo, ma gli costa molto. Ha dolori, giramenti di testa. È insomma quello che da un punto di vista medico, per quando la dicitura non renda giustizia al grado di sofferenza, quello che secondo le scale attuali viene definito un paziente moderato, in una scala che prevede i gradini lieve (si riescono a condurre gran parte delle attività),  moderato, severo (si è confinati a letto), e molto severo (non si è autonomi nemmeno nelle funzioni di base, come mangiare o lavarsi).  Per inciso, per quanto non sia di fatto rilevante, quello del personaggio rappresentato è il grado di malattia in cui mi ritrovo io in questo momento, mutatis mutandis. 
 
Arriva in visita la ex-moglie, Faye Durran (Sara Stewart), ora scrittrice di successo che si è trasferita in California. È autrice di un libro, il cui titolo è quello della puntata dell'episodio, che invita a superare la malattia con la forza della positività, ed è lì per invitarli al suo nuovo imminente matrimonio. Adam vuole tenere nascosto il suo stato di salute e dare la colpa del suo stato a un’influenza passeggera, ma quando la figlia dice di non poter partecipare alle nozze (perché deve prendesi cura del padre che non è autonomo) e vede dei medicinali in giro, capisce che qualcosa non va e pretende delle spiegazioni. E così glielo dicono.
 
"La Sindrome da Fatica Cronica non è una malattia" si affretta a commentare lei. "È una serie di sintomi per cui non si riesce a trovare una causa." E dopo che si è accertata che i medici abbiamo escluso ogni altra causa accusa "E sei felice di accettare questa etichetta?". A nulla serve la voce della figlia che dice "Importa come viene chiamata? Papà è malato, veramente malato". Adam chiede alla figlia di scusarsi con la madre a cui Ellie ha dato dell "ignorante" ed "egoista" per non volere che la lei si prenda cura del padre e per il fatto che insiste che venga al matrimonio quando è evidente che non può per fondati motivi. 
 
In una scena successiva, la scrittrice si reca dal medico del suo ex, la dottoressa Emma Reid (Dido Miles). Fra le due c'è la seguente conversazione: 
 
Dr Reid: Ms Durran, come posso aiutarla?
 
Faye Durran: può aiutarmi dicendo al mio ex-marito che non soffre di una malattia che non esiste, che è stata inventata dall'establishment medico per pararsi il loro collettivo didietro. Adam non guarirà mai finché lei gli fa credere che ha la Sindrome da Fatica Cronica (detto con aria sprezzante). 
 
Dr Reid: temo di non avere la libertà di discutere la condizione di salute di Adam con lei. Tuttavia, posso dirle che la Sindrome da Fatica Cronica è una patologia neurologica riconosciuta. 
 
Faye Durran: una patologia per cui non c'è un test, nessun criterio diagnostico universalmente riconosciuto, nessun accordo su che cosa in effetti la scateni e la perpetui, e in aggiunta a tutto, non riuscite nemmeno a mettervi d'accordo su come chiamarla.
 
Dr Reid: solo perché è difficile da diagnosticare, non significa che...
 
Faye Durran:  è una barzelletta. Nel sostenere questa finzione state creando un esercito di vittime inermi e li state derubando dei mezzi per la loro guarigione. 
 
Dr Reid: che sarebbero?
 
Faye Durran: il modo in cui pensano, a liberarsi di queste credenze che li tengono malati e inermi
 
Dr Reid:  in modo che migliorino con la forza di volontà.
 
Faye Durran:  l'effetto placebo dimostra la capacità della mente di influenzare il corpo, nel bene e nel male.
 
Dr Reid: son a favore della positività, ma penso che. la stia portando un po' oltre.
 
Faye Durran: dodici anni fa dono andata dal mio medico con I sintomi di cancro alle ovaie. Ne sono uscita con una ricetta per stitichezza. Sei mesi dopo hanno trovato un tumore grande come un melone durante un'ecografia per gravidanza. Invece di avere il mio bambino, ho avuto un'isterectomia e ho avuto la rimozione delle ovaie. La chirurgia radicale e la chemioterapia potranno avermi salvato la vita, ma sono stata io che ho rimesso di nuovo insieme i pezzi.
 
Dr Reid: non dubito che quello sia stato un periodo molto traumatico per lei, ma trattare le persone con la CFS come se in qualche modo non stiano provando in modo forte abbastanza è sbagliato. 
 
A questo segue una scena medico-paziente in cui la dottoressa fa rendere conto ad Adam che i successi della sua ex-moglie sono dovuti tanto al suo modo di pensare positivo quando a tutto il sostegno su più fronti che lui le ha dato negli anni. Fuori dall’ufficio i due ex-coniugi si affrontano e poi a casa c'è la riappacificazione della crisi e lei si dimostra disposta ad aiutarlo. 

Se si esclude la chiusura un po' affrettata, sono rimasta soddisfatta di quest'episodio e della rappresentazione della CFS/ME che ne è stata fatta, anche in considerazione delle costrizioni di spazio. Le vicende necessariamente erano intramezzata con altre storie ed altri personaggi, e nella manciata di minuti disponibili si è fatto un buon lavoro. 
 
Dal punto di vista dei sintomi si è puntato sulla fatica, come è giusto, e l'attore ha saputo renderla in modo adeguato. Sembrava normale, ma non solo è stato ripetuto in più occasioni che aveva una autonomia di movimento limitata, ma si è visto che in qualche occasione usava il girello, si appoggiava quando stava in piedi, quando era seduto tendeva a piegarsi in avanti o a scivolare indietro sulla poltrona, tutte strategie piuttosto realistiche. Rispetto agli altri sintomi, salvo un accenno ai giramenti di testa che sono la punta di diamante dell'intolleranza ortostatica, e il fatto che lo si vede star peggio dopo che è uscito per andare dal medico e avere la discussione con la moglie, e in qualche modo questo può riassumere il sintomo cardine del malessere post-sforzo, si è deciso di puntare sul dolore. È vero che c'è e son consapevole che per chi non conosce la malattia questo fa "più impressione" di altri sintomi più difficili di regola da sopportare, ma come sempre mi rammarico che non si sia dato un peso almeno un po' più deciso ai disturbi cognitivi, che sono estremamente invalidanti e problematici. Bastava fargli dire una parola per un'altra e farlo poi correggere, o fargli una pausa per un vuoto di memoria. Ad un certo punto lo si vede con in mano il libro dell'ex-moglie. L'incapacità di leggere o di farlo a lungo sarebbe stato in sintomo perfetto da indicare, ma qui per come è realizzato, sembrava più indicare lo sconforto per il contenuto del testo "se vuoi star meglio puoi" che non la difficoltà funzionale a fruire di quel testo. Sono però forse sofismi da parte mia.
 
Il programma ha saputo toccare il punto nevralgico della questione in questo momento, sputando tutte le accuse dettate dal pregiudizio, raccogliendole e ribattendo con la ritirata fermezza e decisa competenza del medico di fronte al profano: è una malattia serie e invalidante. Tanto mi basta. Bravi. 
 
Sotto, la puntata completa.


martedì 20 gennaio 2015

EMPIRE: smaccata e quasi parodistica

 
In Empire, che ha debuttato sull’americana Fox lo scorso 7 gennaio, Lucious Lyon (Terrence Howard), un ex-gangster poi divenuto  superstar del rap che ha creato un impero musicale nel mondo dell’hip-hop, scopre di essere malato di ALS e, in prospettiva di un ritiro professionale, vuole che a ereditare la sua posizione sia uno dei suoi tre figli, il più adatto e meritevole. Sono: Andre (Trai Byers), il più preparato dal punto di vista degli affari e il più assetato di potere, ma con poco talento e carisma musicale; Jamal (Jussie Smollett), il talentuoso musicista-cantante di cui il padre non riesce a sopportare l’omosessualità; e Hakeem (Bryshere Gray), il preferito, con un grande potenziale come artista hip-hop, ma svogliato e perditempo e che si comporta come se tutto gli fosse dovuto. Una fetta della torta la vuole anche la sua ex-moglie, Cookie (Taraji P. Henson, nomination all’Oscar per Il Curioso Caso di Benjamin Button), che è appena uscita di galera dopo 17 anni, dopo aver scontato una condanna per traffico di droga, con i cui ricavi è stato finanziato l’Empire Entertainment: “Sono qui per avere ciò che è mio”, dichiara senza mezzi termini. Alleanze e scontri nascono per assicurarsi il controllo dell’impero.
Ideata e scritta da Lee Daniels (Nominato all’Oscar per Precious) e da Danny Strong, questa soap opera del prime-time è stata definita come una “Dynasty nera”; come lo Scandal del mondo della musica; una via di mezzo fra Nashville, solo in un mondo musicale diverso da quello country, e Shakespeare, e in particolare il Re Lear, con Lucious nel ruolo del sovrano, mescolato a Il Leone d’Inverno, opera teatrale del 1966 di James Goldman a cui pure si ispira.
 La recitazione è indubbiamente di alto livello, e si attendono anche guest-star d’eccezione come Naomi Campbell e Courtney Love, eppure non solo la serie è smaccata e trash, ma il pathos è a tal punto forzato da apparire parodistico. Se le canzoni originali (di cui produttore esecutivo è Timbaland) sono potenziali ballonzolanti successi con una loro credibilità, la colonna sonora in certi momenti appare totalmente inadeguata alle vicende rappresentate.
Ci sono momenti di spessore umano anche. La relazione fra Jamal e il padre ad esempio, che Daniels dice essere autobiografica, è particolarmente realistica e inusuale. In uno dei troppi flashback vediamo Lucious letteralmente prendere di peso il figlio allora di 5 anni e portarlo fuori di casa e buttarlo nella spazzatura per il fatto di mostrarsi effeminato, con le scarpe con i tacchi della madre. Non ci si possono aspettare nuance però. Tutto come regola è eccesso ed esagerazione, e il tono e le strategie narrative sono datate. Il potenziale c’è anche, pure per diventare un successo di pubblico, e conquisterà coloro a cui piacciono gli istrionismi, ma difficilmente gli altri. È sicuramente un mondo che ha un’estetica piuttosto smaccata e la serie sembra abbracciarla con convinzione anche nella propria fattura. 

lunedì 11 marzo 2013

Il 29 aprile il ritorno di OLTL e AMC

 
Ebene sì, ce l’hanno fatta: le cancellate soap della ABC One Life to Live e All My Children tornano dalla morte come nel più classico dei colpi di scena del genere.  Come riporta il sito We Love Soaps, c’è finalmente una data: la tanto sospirata ripresa avverrà il 29 aprile, online, su The Online Network (TOLN) della Prospect Park.

Nuovi episodi di 30 minuti ciascuno saranno disponibili quotidianamente in streaming su Hulu (www.hulu.com), anche se purtroppo non ancora per l’Italia, e saranno scaricabili anche dallo store di iTunes.

Jeff Kwatinetz e Rich Frank, della casa di produzione Prospect Park - che ha fortemente creduto in quest’idea, anche quando sembrava irrealizzabile per via di contrasti con il sindacato degli attori – hanno dichiarato: “Ringraziamo i fan la cui tenacia nel vedere il ritorno di questi show ha reso possibile questo storico momento. Siamo determinati a ripagare il loro supporto dando vita ad episodi nuovi e creativamente all’avanguardia che sia i fan, che legioni di nuovi spettatori, ameranno”.

Consulente creativa sarà Agnes Nixon. Come dire: un nome, una garanzia.

 

sabato 8 settembre 2012

Le 50 COPPIE più grandi nella storia delle SOAP OPERA


Nei mesi scorsi, il sito We Love Soaps ha steso la classifica di quelle che ritiene essere le coppie più grandi nella storia delle soap opera. Si sapeva di fatto in partenza chi ci sarebbe stato in vetta, Luke e Laura di General Hospital, per il fatto che era scontato. Non poteva a essere diversamente.
Mi pare una lista molto pensata ed equilibrata, anche se la mia coppia preferita di tutti i tempi, Steve “Patch” Johnson e Kayla Brady (DAYS) sono solo diciannovesimi. Fossero gli anni Ottanta sarebbe da non crederci, ma sono tornati in tempi più recenti e le loro storie hanno deluso, per cui in fondo la posizione non mi sorprende, anche se me li aspettavo più in alto, così come dalla stessa soap anche Bo e Hope – mai e poi mai avrei immaginato che Cruz e Eden (SB), probabilmente la mia seconda coppia favorita, li avrebbero superati, e ho tutt’ora delle perplessità  - o Jack e Jenn. Almeno un dignitosissimo quindicesimo posto è stato riservato a Sonny e Brenda (GH), altra coppia nella mia top ten personale, che temevo avrebbero trascurato in favore di Sonny e Carly che invece nemmeno compaiono fra i primi 50. Chi mi dispiace non sia stato elencato, e che mi aspettavo, sono Joe Novak e Siobhan Ryan (RH), la prima coppia che io abbia mai amato, e pesa un po’ l’omissione di amati patriarchi/matriarche: Audrey e Steve (GH), Lila e Edward (GH), Tom e Alice (DAYS), Bill e Charita (GL), Nancy e Chris (ATWT), Stephanie e Eric (B&B)… ma non si potevano mettere tutti.
Ecco sotto l’elenco delle 50 Greatest Soap Couples secondo il sito, che le correda anche di filmati e articoli:

1. Luke e Laura, GH
2. Doug e Julie, DAYS
3. Victor e Nikki, Y&R
4. Angie e Jacob, AMC / LOV / The City
5. Steve e Alice, AW      
6. Roger e Holly, GL
7. Cruz e Eden, SB
8. Josh e Reva, GL
9. Rachel e Mac, AW
10. Bo e Hope, DAYS
11. Jack e  Mary, RH
12. Tom e Margo, ATWT
13. Quint e Nola, GL
14. John e Marlena, DAYS
15. Sonny e Brenda, GH
16. Jack e Carly, ATWT
17. Sky e Raven, EON
18. Joe e Vicki, OLTL
19. Steve e Kayla, DAYS
20. Alan e Monica, DAYS
21. Bo e Nora, OLTL
22. Holden e Lily, ATWT
23. Travis e Liza,  SFT
24. Tad e Dixie, AMC
25. Philip e Beth, GL
26. Cord e Tina, OLTL
27. Steve e Betsy, ATWT
28. Jake e Megan, OLTL
29. Cliff e Nina, AMC
30. Ricky e Leslie, GH
31. Bob e Kim, ATWT
32. Mason e Julia, SB
33. John e Lucinda, ATWT
34. Clint e Vicki, OLTL
35. Lance e Laurie, Y&R
36. Greg e Jenny, AMC
37. Robert e Anna, GH
38. Ridge e Brooke, B&B
39. Nick e Althea, The Doctors
40. Jack e Jennifer, DAYS
41. Stone e Robin, GH
42. Jeff e Penny, ATWT
43. Olivia e Natalia, GL
44. Phil e Tara, AMC
45. Barnabas e Josette, DS
46. Frisco e Felicia, GH
47. Snapper e Chris, Y&R
48. Bill e Tess, Love of Life
49. Luke e Noah, ATWT
50. Mark e Laura, Love is a Many Splendored Thing

Quante sono le coppie amate che non sono entrate nella lista? Tante.
Fra quelle che mi sono venute in mente che mi aspettavo assolutamente mancano Todd e Blair (OLTL) e Kim e Shane (DAYS).
Fra quelle che non ho già citato, pensavo avessero qualche possibilità,  anche se magari piccola, Mickey e Maggie (DAYS), Carrie e Austin (DAYS), Mike e Carrie (DAYS), Carly e Lawrence (DAYS), Sharon e Nick (Y&R), Lucky e Lizzie (GH), Jason e Lizzie (GH), Bobby e Tony (GH), Rick e Leslie (GH), Lois e Ned/Eddie (GH), Nick e Mindy (GL), Harley e Mallet (GL), Harley e Gus (GL), Patrick e Marty (OLTL), Ryan e Gillian (GH), Erica e Jackson (AMC), Erica e Dimitri (AMC), Edmund e Maria (AMC), Leo e Greenlee (AMC), Stuart e Cindy (AMC), Tad e Liza (AMC), Hayley e Mateo (AMC), Cass e Frankie (AW), Max e Gabrielle (OLTL), John e Lucinda (ATWT).
Poi, magari c’erano coppie anche amate che sapevo non avrebbero avuto alcuna possibilità di entrare nella rosa dei prescelti. Penso a coppie come Craig e Sierra, (ATWT), Mason e Mary (SB), Keith e Gina (SB), Lionel e Augusta (SB), Ridge e Caroline (B&B), Jack e Stacey (LOV), Tony e Ally (LOV), Tricia e Trucker (LOV), Nick e Jocelyn (THE CITY), Jenna e Buzz (GL), Buzz e Nadine (GL), Michelle e Tony (GL), Rick e Abby (GL), Ed e Eve (GL), Ed e Maureen (GL), Jonathan e Tammy (GL), Trevor e Natalie (AMC), Cecily and Nico (AMC), Bianca e Maggie (AMC), JR e Babe (AMC), Theresa e Ethan (PASSIONS), Rafe e Alison (PC), Caleb e Livvie (PC), Austin and Sami (DAYS),  Dusty e Lucy (ATWT), Lucy e Kevin (PC), Todd e Tea (OLTL), Roman e Diana (DAYS), Jim e Shana (LOV)…
E voi, che ne pensate? C’è o manca la vostra coppia preferita?

martedì 19 giugno 2012

Narrazione cross-mediale nelle SOAP OPERA: parte quarta


Come segnalato in precedenza, Cross Media Peppers ha pubblicato a puntate un mio breve saggio sulla narrativa cross-mediale nelle soap opera americane del daytime.
È ora online la quarta ed ultima parte che esamina il periodo più recente, cronologicamente parlando, con le soap che cominciano ad utilizzare il web in modo  più massiccio e con la fioritura di una serie di blog legati ai personaggi. Mi soffermo in particolare sulle riflessioni fatte, tanto dai fan quanto in ambiente accademico, sul blog di Robin Scorpio (General Hospital), vero esempio di come il cross-media storytelling rischia nel campo delle soap opera di rivoltarsi contro gli autori.  Oltre ai cross-over tradizionalmente concepiti, sul web si sono tentati esperimenti più ambiziosi di cross-impollinazione (LA Diaries, What If).  Il casting di James Franco in General Hospital poi, inteso come performance art, fa ardire che si possa parlare di meta-cross-media storytelling. Se non vogliono perire, peraltro, le soap opera devono rassegnarsi alla possibilità di una migrazione di medium, dalla Tv al web, cosa che riecheggia quella originaria dalla radio alla TV.

martedì 29 maggio 2012

Narrazione cross-mediale nelle SOAP OPERA: parte terza


Come segnalato in precedenza, su Cross Media Peppers viene pubblicato a puntate un mio breve saggio sulla narrativa cross-mediale nelle soap opera americane del daytime.
È da poco stata postata la terza parte che esamina il periodo in cui le soap opera cominciano a perdere pubblico. Cè’ la tenuta delle novellizzazioni e l’espansione della narrativa cross-mediale che però  si rivela un’arma a doppio taglio (come testimonia l’esempio di General Hospital: Night Shift). Caso bizzarro e isolato rimane quello della fumettizzazione di Sentieri, con l’esperimento sinergico fra Guiding Light e la Marvel Comics.

martedì 1 maggio 2012

Narrazione cross-mediale nelle SOAP OPERA: il mio intervento continua


Come annunciato in un mio precedente post, su Cross Media Peppers viene pubblicato a puntate un mio breve saggio sulla narrativa cross-mediale nelle soap opera americane del daytime.
È da poco stata postata la seconda parte che esamina il periodo del grande successo del genere, dalla soap gotica di culto Dark Shadows, alla nascita dell’editoria specializzata,  agli esperimenti come Soaps & Serials, all’arrivo sul mercato di videocassette e libri commemorativi, di cui faccio una panoramica, che si può dire allarghino il tessuto narrativo anche per via delle peculiarità del genere.

mercoledì 11 aprile 2012

Una storia lesbica per BEAUTIFUL


Beautiful è stata spesso criticata per non avere alcun personaggio gay di una certa rilevanza, tanto più in un mondo come quello della moda dove gli omosessuali tradizionalmente sono numerosi.
Ora le cose stanno per cambiare. Entertainment Weekly riporta che intende lanciare una “storia lesbica”, aggiungendo al cast Danielle, interpretata da Crystal Chappell (nella foto), che ha già avuto modo di interpretare un amore saffico in Sentieri, dove la sua Olivia faceva coppia con Natalia (Jessica Leccia), e che produce ed è l’interprete della webisoap a sfondo gay Venice.
Danielle sarà una delle due madri di Caroline Spenser (Linsey Godfrey), un personaggio da poco entrato in scena negli USA, figlia di Karen Spencer (Joanna Johnson), vecchia conoscenza per gli amanti della soap. Caroline sa di avere due madri, ma non si può dire lo stesso per gli altri personaggi. Caroline lo rivelerà prima di tutto al fidanzato Thomas Forrester e a suo zio Bill, fratello di Karen. Il debutto di Chrystal Chappell è previsto per metà maggio (sempre negli USA). 

martedì 3 aprile 2012

Narrazione cross-mediale nelle SOAP OPERA: un mio breve saggio


Per chi fosse interessato a leggerlo, sul sito di Corrado Peperoni, Cross Media Peppers, verrà pubblicato in tre parti un mio breve intervento dedicato allo storytelling  cross-mediale nelle soap opera americane del daytime.
Tenendo a mente le caratteristiche del genere – gli spettatori trovano piacere più nella complessità paradigmatica dei programmi che nella loro determinatezza sintagmatica (Allen) – che influenzano i tentativi di narrazione dilatata, seguo un percorso diacronico.
Nella prima parte guardo alle origini, dove la stessa nascita del genere può essere considerata un esempio di narrazione cross-mediale ante litteram.
Applaudo Peperoni che, attento studioso della cross-medialità, senza preconcetti, ha voluto dare spazio anche al genere delle soap opera, di norma vituperato in modo facilone e spesso trascurato, chiedendomi di scrivere questo intervento.

domenica 18 marzo 2012

BEAUTIFUL a maggio in Puglia


Secondo quanto riporta Soaps in Depth, Beautiful torna in Italia per girare 8-10 puntate che andranno in onda negli USA nella tarda primavera, e per noi un bel po’ più in là. Destinazione: Puglia! Le scene verranno girate nella zona di Savelletri, una frazione di Fasano (BR) e in particolare alla Masseria San Domenico e a Borgo Egnazia. Fra gli attori confermati, per riprese, che dovrebbero avvenire fra il 7 e l’11 maggio, ci sono Katherine Kelly Lang (Brooke) e Ronn Moss (Ridge). Altri verranno annunciati in seguito.
Dopo Como (1997), Venezia (1999) e Portofino (2002), questa sarà la quarta volta chela soap decide di venire a girare on location nel nostro Paese.

martedì 6 marzo 2012

SENTIERI, cancellata da Rete4, forse passa online


Secondo quanto annunciato dal palinsesto di Rete4, domani va in l’ultima puntata di Sentieri su quella rete. Si tratta della puntata numero 15.084. Già a gennaio si era parlato di questa possibilità.
In base a quanto riposta lo Springfield Journal, c’è la possibilità che le rimanenti puntate, vadano in onda sul web, a partire da dove si è interrotto in TV. Ci sarebbe una programmazione regolare di cinque puntate a settimana, in lingua originale con i sottotitoli italiani, con puntate in archivio per un mese visibili in qualunque momento. Per accedere alla visione sarebbe previsto un abbonamento mensile di 3,80 al mese, pagabile con carta di credito o prepagata.

martedì 24 gennaio 2012

SENTIERI a rischio di cancellazione su Rete4



Per ora si tratta solo di una voce, ma una di quelle che potrebbero presto essere confermate: Rete4 avrebbe intenzione di cancellare la messa in onda di Sentieri, perché l’acquisto sarebbe diventato troppo oneroso. E i fan stanno insorgendo e un blog dedicato alla storica soap opera, lo Springfield Journal Blog, ha lanciato una specie di campagna, con tanto di spot caricati su YouTube (uno anche con la voce di Lella Costa, doppiatrice del personaggio di Reva, sotto), invitando i fan a scrivere alla rete televisiva per continuare la messa in onda fino all’ultima puntata.

Guiding Light negli Stati Uniti ha chiuso i battenti nel 2009 il che significa che c’è una fine e per l’Italia sarebbe fra circa 700 puntate. Essendo che va in onda da una trentina d’anni, avendo debuttato su Canale5 in quella che allora era la Fininvest, sembra un vero tradimento degli spettatori non mandare in onda le puntate fino in ultimo quando ne mancano in fondo ancora così poche. GL, come è sinteticamente chiamata, non è mai stata trattata troppo bene, negli anni. Le puntate a volte erano di pochi minuti, a volte di più di un’ora, presentate in modo davvero disfunzionale. Una caratteristica del genere è finire con un colpo di scena sospeso che viene ripreso all’inizio della puntata successiva (alla Omero-maniera). Talvolta dopo la fine si attaccava l’inizio della puntata successiva per poi troncare lì, con il risultato di avere in pratica due scene doppione appiccicate e riprendere senza un vero collegamento poi: osceno. Cancellarla dal palinsesto sarebbe un’ennesima mancanza di rispetto per il pubblico. Se siete contrari alla cancellazione, scrivete a Rete4 per dirlo.