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giovedì 9 gennaio 2014

HOMELAND 3.09: compare Whinnie the Pooh

 
Whinnie the Pooh partecipa a una delicata riunione in Homeland!
Mi ha fatto sorridere individuare l’orsetto amante del miele in questo fotogramma (sopra) della puntata “One Last Thing” (3.09). L’ho trovato quanto meno bizzarro. Ho indagato e ho scoperto che questa non è la sola puntata in cui è accaduto. Ecco qui un’altra occasione.
Online leggo che Mandy Patinkin dice che l’orso grande rappresenta il suo personaggio Saul, e quello piccolo il personaggio che lui deve proteggere, ovvero Carrie.

Forte!

venerdì 1 marzo 2013

HOMELAND: la seconda stagione

 
Ha avuto un piccolo calo Homeland nella seconda stagione, rispetto alla prima, pur rimanendo una serie assolutamente eccellente. Si è un po’ “24izzata”, anche se rispetto a “24” mantiene comunque una dimensione più intima e riflessiva che la rende più umano. Parte a distanza di poco da dove si era terminato il primo ciclo: Carrie (Claire Danes) comincia a riacquistare un certo equilibrio mentale, dopo che si era fatta fare l’elettroshock per gestire la sua depressione bipolare alla fine della prima stagione, e viene richiamata momentaneamente per incontrare una informatrice a Beirut che si fida solo di lei; Nicholas (Damian Lewis) è ora un deputato e si apre per lui la possibilità di essere candidato alla vicepresidenza.
Uno dei punti di  forza del programma è quella di non temere di bruciarsi le cartucce troppo presto. I personaggi vengono messi all’angolo in posizioni da cui non riesci ad immaginare come possano uscirne, ma lo fanno. E le mosse, anche attese, vengono fatte in tempi inaspettati: la rivelazione che Carrie aveva ragione e Brody era un potenziale terrorista non è avvenuta a fine stagione, come magari ci si poteva aspettare, ma presto (2.04). Avviene non appena gli autori compromettono il suo personaggio in modo più deciso, facendogli uccidere un uomo solo per evitare di essere scoperto  (2.03) e decidono di riscattarlo facendo collaborare con gli Stati Uniti. E la cattura e uccisione di Abu Nazir, pure un potenziale narrativo da season finale, è invece utilizzato nel sottofinale (2.11), ideando per la più intima finale un colpo di scena ancor più sorprendente.

Gli attori, tutti eccellenti, brillano nel mostrare la propria ferita vulnerabilità e nel perdersi e ritrovarsi – a questo proposito, centra il bersaglio una puntata come “The Clearing” (2.07) in cui Saul (Mandy Patinkin) riesce a promettere a Aileen, in isolamento, una stanza con una finestra in cambio di informazioni, per poi vederla togliersi la vita. Sempre magnifico il rapporto padre-figlia fra Brody e Dana (Morgan Saylor), la cui storia secondaria di omissione di soccorso in seguito ad un incidente stradale pure è degno di nota, per come tocca i temi della responsabilità e della colpa, ma anche dell’essere adolescenti e genitori. Su tutto svetta come sempre il rapporto fra i due protagonisti principali, ora di gatto e topo, ora d’amore.  Come sempre, una serie intensa da non perdere.

mercoledì 12 dicembre 2012

HOMELAND (2.05): vergogna per lo spreco di cibo

 
Non posso non lamentarmene, perché nei telefilm americani lo vado capitare ancora e ancora, e non solo lo trovo scandaloso, ma immorale, e so di essermene lamentata anche in passato: mi riferisco al gratuito e volontario spreco di cibo.
Ecco un esempio recente, nella bella puntata “Q&A” (2.05) di Homeland. Il sergente Brody vive in albergo in una breve separazione dalla moglie Jessica. Lei non riesce a contattarlo in alcun modo (lo sta interrogando la CIA) e per non destare sospetti le mentono dicendo che lui è influenzato.
Lei va a trovarlo in albergo e gli porta del brodo (foto sopra). Entrata nella sua stanza  si accorge subito che il marito non è lì da un po’. Esce arrabbiata e che cosa fa? Lo butta nel primo cestino che vede (foto sotto). Che cosa vergognosa e indegna. Cibo buono, cibo che se non avesse voluto consumare lei stessa avrebbe potuto donare a qualcuno. Invece lo getta. Vergogna! Se si vogliono cambiare questi comportamenti, la prima cosa da fare è denunciarli. Io rabbrividisco ogni volta che vedo una cosa del genere. È un insulto.

lunedì 24 settembre 2012

EMMY AWARDS 2012: i vincitori

 
Sono stati consegnati ieri sera gli Emmy del prime-time, giusti alla 64esima edizione, presentata da Jimmy Kimmel.
Ecco sotto tutti i vincitori.
 
Miglior Drama
Homeland

Miglior attrice protagonista in un Drama

Claire Danes, Homeland

Miglior attore protagonista in un Drama

Damian Lewis, Homeland

Miglior attrice non protagonista in un Drama
Maggie Smith, Downton Abbey

Miglior attore non protagonista in un Drama
Aaron Paul, Breaking Bad

Miglior regia per un Drama
Tim Van Patten, Boardwalk Empire, To The Lost

Miglior sceneggiatura per un Drama
Alex Gansa, Howard Gordon, Gideon Raff, Homeland, Pilot



Miglior Comedy
Modern Family

Miglior attrice protagonista in una Comedy
Julia Louis-Dreyfus, Veep

Miglior attore protagonista in una Comedy

Jon Cryer, Two and a Half Men

Miglior attrice non protagonista in una Comedy
Julie Bowen, Modern Family

Miglior attore non protagonista Comedy
Eric Stonestreet, Modern Family


Miglior Regia per una Comedy
Steven Levitan, Modern Family

Miglior sceneggiatura per una Comedy
Louis C.K., Louie, Pregnant




Miglior Miniserie o Film
Game Change

Miglior attrice protagonista in una Miniserie o Film
Julianne Moore, Game Change

Miglior attore protagonista in una Miniserie o Film

Kevin Costner, Hatfield & McCoys


Miglior attrice non protagonista in una Miniserie o Film
Jessica Lange, American Horror Story

Miglior attore non protagonista in una Miniserie o Film
Tom Berenger, Hatfields & McCoys

Miglior regia per una Miniseries, Film o Speciale Drammatico
Jay Roach, Game Change

Miglior sceneggiatura per una Miniseries, Film o Speciale Drammatico
Game Change

Miglior Varietà
The Daily Show With Jon Stewart

Miglior Programma Animato
The Penguins Of Madagascar: The Return Of The Revenge Of Dr. Blowhole


Che dire dei risultati? Quello che mi lascia più contenta è la vittoria di Homeland, perché la giudico meritatissima, così come penso che fosse scontata la vincita di Modern Family in campo comico. Sono invece molto scontenta della vittoria di Game Change, e non solo perché tifavo per American Horror Story, ma perché a me non è affatto piaciuto. Julianne Moore è stata spettacolosa e con contenta che l’abbiano riconosciuto, ma il film TV ha inadeguatamente reso Sarah Palin il capro espiatorio del fallimento della campagna presidenziale americana repubblicana di quattro anni fa, tralasciando aspetti che erano importanti nello spiegare certi comportamenti del personaggio che nel libro da cui è tratto ci sono (ad esempio i ben noti scatti d’ira di McCain, a cui con poco si poteva quanto meno accennare).

venerdì 20 luglio 2012

NOMINATION agli EMMY 2012


Sono state annunciate ieri le nomination per la 64esima edizione  Emmy. 


I più nominati sono stati Mad Men e American Horror Story, con 17 nomination ciascuno, seguiti da Downton Abbey e Hartfields and McCoys con 16.

Ecco, di seguito, quelle per le maggiori categorie:


Miglior Drama
Boardwalk Empire
Breaking Bad
Downton Abbey
Game Of Thrones
Homeland
Mad Men

Miglior attrice protagonista in un Drama

Glenn Close, Damages
Michelle Dockery, Downton Abbey
Julianna Margulies, The Good Wife
Kathy Bates, Harry's Law
Claire Danes, Homeland
Elisabeth Moss, Mad Men

Miglior attore protagonista in un Drama
Steve Buscemi, Boardwalk Empire
Bryan Cranston, Breaking Bad
Michael C. Hall, Dexter
Hugh Bonneville, Downton Abbey
Damian Lewis, Homeland
Jon Hamm, Mad Men

Miglior attrice non protagonista in un Drama
Anna Gunn, Breaking Bad
Maggie Smith, Downton Abbey
Joanne Froggatt, Downton Abbey
Archie Panjabi, The Good Wife
Christine Baranski, The Good Wife
Christina Hendricks, Mad Men

Miglior attore non protagonista in un Drama
Aaron Paul, Breaking Bad
Giancarlo Esposito, Breaking Bad
Brendan Coyle, Downton Abbey
Jim Carter, Downton Abbey
Peter Dinklage, Game of Thrones
Jared Harris, Mad Men

Miglior regia per un Drama
Boardwalk Empire, To The Lost
Breaking Bad, Face Off
Downton Abbey, Episode 7
Homeland, Pilot
Mad Men, The Other Woman

Miglior sceneggiatura per un Drama
Downton Abbey, Episode 7
Homeland, Pilot
Mad Men, The Other Woman
Mad Men, Commissions And Fees
Mad Men, Far Away Places



Miglior Comedy
The Big Bang Theory
Curb Your Enthusiasm
Girls
Modern Family
30 Rock
Veep

Miglior attrice protagonista in una Comedy
Lena Dunham, Girls
Melissa McCarthy, Mike & Molly
Zooey Deschanel, New Girl
Edie Falco, Nurse Jackie
Amy Poehler, Parks and Recreation
Tina Fey, 30 Rock
Julia Louis-Dreyfus, Veep

Miglior attore protagonista in una Comedy
Jim Parsons, The Big Bang Theory
Larry David, Curb Your Enthusiasm
Don Cheadle, House of Lies
Louis C.K., Louie
Alec Baldwin, 30 Rock
Jon Cryer, Two and a Half Men

Miglior attrice non protagonista in una Comedy
Mayim Bialik, The Big Bang Theory
Kathryn Joosten, Desperate Housewives
Julie Bowen, Modern Family
Sofia Vergara, Modern Family
Merritt Wever, Nurse Jackie
Kristen Wiig, Saturday Night Live

Miglior attore non protagonista Comedy
Ed O'Neill, Modern Family
Jesse Tyler Ferguson, Modern Family
Ty Burrell, Modern Family
Eric Stonestreet, Modern Family
Max Greenfield, New Girl
Bill Hader, Saturday Night Live


Miglior Regia per una Comedy
Curb Your Enthusiasm, Palestinian Chicken
Girls, She Did
Louie, Duckling
Modern Family, Virgin Territory
Modern Family, Baby On Board
New Girl, Pilot

Miglior sceneggiatura per una Comedy
Community, Remedial Chaos Theory
Girls, Pilot
Louie, Pregnant
Parks and Recreation, The Debate
Parks And Recreation, Win, Lose, Or Draw


Miglior Miniserie o Film
American Horror Story
Game Change
Hatfields & McCoys
Hemingway & Gellhorn
Luther
Sherlock: A Scandal In Belgravia (Masterpiece)

Miglior attrice protagonista in una Miniserie o Film
Connie Britton, American Horror Story
Julianne Moore, Game Change
Nicole Kidman, Hemingway & Gellhorn
Ashley Judd, Missing
Emma Thompson, The Song of Lunch (Masterpiece)

Miglior attore protagonista in una Miniserie o Film
Woody Harrelson, Game Change
Kevin Costner, Hatfield & McCoys
Bill Paxton, Hatfield & McCoys
Clive Owen, Hemingway & Gellhorn
Idris Elba, Luther
Benedict Cumberbatch, Sherlock: A Scandal in Belgravia (Masterpiece)

Miglior attrice non protagonista in una Miniserie o Film

Frances Conroy, American Horror Story
Jessica Lange, American Horror Story
Sarah Paulson, Game Change
Mare Winningham, Hatfields & McCoys
Judy Davis, Page Eight (Masterpiece)

Miglior attore non protagonista in una Miniserie o Film
Denis O'Hare, American Horror Story
Ed Harris, Game Change
Tom Berenger, Hatfields & McCoys
David Strathairn, Hemingway & Gellhorn
Martin Freeman, Sherlock: A Scandal in Belgravia (Masterpiece)

Miglior regia per una Miniseries, Film o Speciale Drammatico
Game Change
Hatfields & McCoys
Hemingway & Gellhorn
Luther
Sherlock: A Scandal In Belgravia (Masterpiece)

Miglior sceneggiatura per una Miniseries, Film o Speciale Drammatico
Game Change
Hatfields & McCoys
The Hour
Luther
Sherlock: A Scandal In Belgravia (Masterpiece)

Miglior Varietà
The Colbert Report
The Daily Show With Jon Stewart
Jimmy Kimmel Live
Late Night With Jimmy Fallon
Real Time With Bill Maher
Saturday Night Live

Miglior Programma Animato
American Dad!
Bob's Burgers
Futurama
The Penguins Of Madagascar: The Return Of The Revenge Of Dr. Blowhole
The Simpsons
Per la lista completa dei nominati, si veda qui.

venerdì 16 dicembre 2011

Migliore nuovo programma (per me): HOMELAND


È arrivata la stagione in cui cominciano a fioccare le liste di migliori programmi dell’anno, di solito 10, ma non necessariamente. Mi piacciono le liste, non perché ce ne sia qualcuna di vera, semmai di verità si può parlare, ma perché sono comunque un buon termometro di quello che è considerato il meglio e se qualcuno diventa un “solito sospetto” in quel genere di liste vuol dire che tanto male davvero non è. Il fatto che poi siano fatte da gente che le guarda e giudica per professione per me è significativo non perché ritenga che i gusti dei critici valgano più di quelli degli altri, ma perché penso che sicuramente si siano affinati nel tempo e perché di solito scelgono con cognizione di causa, avendo visionato un ampio ventaglio di programmi. E poi le liste permettono di far brillare anche a qualche chicca che altrimenti, magari per i bassi ascolti e perché più particolare, rischia di venire trascurata.

Quanto a me, mi associo a quanto dice Emily Nussbaum nel recente articolo per il New Yorker “I hate top ten lists” (ma non nell’ordine nell’elenco delle migliori stagioni di Buffy da lei indicato). Non mi piace fare liste: spesso e volentieri non sono in pari con le varie stagioni, qualche programma capita che non l’abbia proprio visto, diventa complicato decidere se seguire il calendario della messa in onda originale o italiana, e nello scegliere un preferito qualche volta mi ritrovo come Phoebe di Friends che non faceva tanto di frequente i suoi biscotti preferiti perché “it’s not fair to the other cookies”, non sembra equo nei confronti degli altri biscotti. Niente liste perciò, ma tanti favoriti.

Mi limito ai nuovi arrivati. Se devo scegliere fra i programmi che hanno debuttato negli USA quest’autunno, non ho dubbi: il migliore è Homeland. Anche qui mi associo a quanto ha scritto la Nussbaum sul New Yorker dove definisce la serie “un antidoto a 24” e alla sua etica che ritiene che la tortura sia il modo migliore per ottenere informazioni, che fede mussulmana e terrorismo coincidano e che invulnerabilità equivalga a eroismo. Homeland è davvero la risposta narrativa all’ideologia dell’era Bush e:

<<la sua premessa è che il trauma non sparisce. Né Carrie (che porta le cicatrici del tempo trascorso in Iraq) né Nicholas (che è sopravvissuto a una prigionia brutale durata anni) possono sfuggire a quello che è stato fatto ai loro corpi. Che siano eroici o meno è in qualche maniera irrilevante. Entrambi hanno buoni motivi per le loro azioni e anche motivi egoisti e legati alla paura. La coppia è unita nelle loro dolorose esperienze, che permette loro di immedesimarsi con l’essere in allerta e con la vulnerabilità l’uno dell’altra. Quando finalmente hanno fatto sesso, l’intimità era quasi troppo dolorosa da guardare; mi ha fatto sentire come una voyeur.

In “24”, le scene di tortura erano le scene di sesso. Erano parte di ciò che rendeva il programma così repellente. Senza nemmeno ammetterlo, “24” imbrigliava la nudità e l’esposizione emozionale della tortura per eccitare il pubblico, per fondere il nostro desiderio di sangue con qualcosa di libidinoso. Di contro, in “Homeland” le scene di sesso, letterali, e spesso piuttosto esplicite, sono sequenze cruciali. Alcune di queste (Brody e sua moglie) sono tetre e alienate; altre (la prima volta di Brody e Carrie) sono francamente bollenti; altre ancora (la prima scena di sesso sobrio di Brody e Carrie) vengono giocate come punti si svolta, che cambiano lo sfondo psicologico per entrambi i partecipanti. Queste sequenze crude e piene di sfumature operano come le canzoni in un musical: rivelano il vero cuore dei personaggi. E lasciando “24” da parte per un momento, l’erotismo di “Homeland” si pone in notabile contrasto con molti dei programmi vi cavo adulti – da “Boardwalk Empire” a “Californication” – dove the scene di sesso sono offerte, con cinica pigrizia, come una specie di porno-con-l’acquisto all’interno di spettacoli di intrattenimento altrimenti “intellettuali”>>.

Homeland, pur con le concessioni alle sospensione dell’incredulità, è davvero un programma complesso e appagante, che per quanto mi riguarda offre anche sottili osservazioni sul senso del guardare (con continui rimandi fra quello che facciamo noi come spettatori e quello che avviene sullo schermo) e sulla solitudine (Carrie, Saul). Ma questo magari sarà per un altro post.

Homeland quindi è la mia scelta di miglior programma fra quelli che hanno debuttato in autunno. Se prendo però in considerazione tutto l’anno, sicuramente fra i nuovi arrivi aggiungerei almeno Game of Thrones, Episodes e Downton Abbey (prendendo in considerazione le date di debutto italiana e americana, altrimenti è una serie partita nel 2010). Se poi dovessi scegliere quelli che hanno debuttato in precedenza la lista si allungherebbe, e parecchio. Voi? Quali programmi avete preferito? Quali giudicate i migliori del 2011? 

martedì 6 dicembre 2011

HOMELAND fa riferimento allo scandalo Weiner


È stato quasi spiazzante vedere quanto vicino alla realtà è stato il riferimento allo scandalo che ha coinvolto alcuni mesi fa Anthony Weiner nella puntata Achilles Heel (1.08) dell’eccellente Homeland.
Un piccolo ripasso per chi non ricordasse bene la vicenda. L’ex parlamentare americano democratico, che aveva davanti prospettive politiche brillanti (era dato per favorito come possibile futuro sindaco di New York),  alla fine dello scorso maggio invece di mandare una foto del suo “pacco” a una sua fan, come credeva, la ha postata su Twitter. L’ha rimossa immediatamente appena si è reso conto dell’errore, ma prima di ammettere la verità, e che era capitato altre volte, ha mentito dicendo che era stato un hacker ad accede al suo account e che non poteva dire se la foto era sua o meno. Dato che il suo cognome è “Weiner”, che è un modo informale di riferirsi all’organo sessuale maschile, e che la foto mostrava inequivocabilmente il suo pene in erezione dentro gli slip, le battute si sono sprecate. La leader di minoranza alla Camera dei Rappresentanti Nancy Pelosi ha aperto un’inchiesta del comitato etico e comunque alla fine di giugno Weiner si è dimesso. Questa la realtà.
Nella finzione della puntata scritta da Chip Johannessen con la regia di Tucker Gates, Nicholas e Jessica Brody sono invitati a un party. A un certo punto i partecipanti guardano sullo schermo TV la notizia di un onorevole coinvolto in uno scandalo per aver mandato foto nude e seminude a delle interne. La foto che si vede dalle immagini del telegiornale è scattata in una posa molto simile a quella diventata tristemente famosa di Weiner. Poi si passa ad una clip del politico (anche in questo caso sposato) che dice di essere stato incastrato e che le accuse sono false e che intende provarlo. Aggiunge inoltre che non intende dimettersi, al che l’organizzatrice del party si avvicina all’orecchio di Saul e gli commenta che fra un paio di giorni se ne sarà andato e che ha un’idea su chi potrebbe rimpiazzarlo, mentre al telegiornale la giornalista continua la notizia dicendo che la leader di minoranza alla Camera dei Rappresentati (anche in questo caso una donna) ha richiesto un’inchiesta su possibili violazioni etiche. In pochi secondi si è riassunta l’intera vicenda, e come se il riferimento non fosse stato già sufficientemente esplicito, la scena successiva mostra Nicholas e Jessica in macchina che se la ridono per il nome del politico in questione, che nella finzione del telefilm è Richard Johnson. Il nomignolo di Richard è Dick, e Dick, proprio come Weiner, è un modo molto comune di indicare l’organo sessuale maschile.  
Homeland non è l’unica serie che quest’anno ha fatto riferimento a questo scandalo. Parks and Recreation ha aperto la stagione con un spassosa puntata (4.01) che richiamava la vicenda. Qui però si è stati così vicini alla realtà da far quasi impressione.

venerdì 14 ottobre 2011

HOMELAND: la paura del terrorismo, il sospetto


 
Uno dei migliori appuntamenti della stagione – su Metacritic ha ricevuto un punteggio di 91 -  è sicuramente quello del nuovo telefilm dedicato al tema del terrorismo, Homeland (sull’americana Showtime dallo scorso 2 ottobre), un incrocio, come sensibilità, fra 24 e Rubicon, ma che evita gli eccessi da supereroi del primo e la esasperante immobilità del secondo. Sviluppato per la televisione americana da Alex Gansa e Howard Gordon (24) sulla base di una serie israeliana chiamata Hatufim e conosciuta anche come Prisoners of War (ovvero Prigionieri di Guerra, noti anche come POW), ideata da Gideon Raff, ha il pilot scritto dai tre ed è facilmente riassumibile con la tagline del poster del programma: “La nazione vede un eroe. Lei vede una minaccia”.   
Un marine disperso in azione, il sergente Nicholas Brody (Damian Lewis, Life) viene ritrovato dopo otto anni dalla sua cattura in Iraq e torna negli Stati Uniti come un eroe. Una analista della CIA però, Carrie Mathison (Claire Danes, al suo primo ruolo televisivo dopo quello che l’ha ressa famosa, nell’inedito da noi My So-Called Life), alcuni mesi prima ha ricevuto una soffiata in Iraq che le diceva che un militare americano in realtà era un terrorista convertito, e lei è convinta che quel terrorista sia il sergente Brody e vuole dimostrare la sua connessione con il leader di Al Qaeda, Abu Nazir. Nonostante qualche titubanza da parte dei suoi superiori, fra cui il suo mentore Saul Berenson (Mandy Patinkin, Chicago Hope, Criminal Minds), Carrie decide perciò di investigare e sorvegliarlo, mentre l’ex POW cerca di riprendere la sua vita con la moglie Jessica (Morena Baccarin, V) e i figli. 
Se la risposta telefilmica a ridosso degli eventi dell’11 settembre è stata Jack Bauer (24), viscerale e machista, a dieci anni di distanza, la reazione alla pressione di una minaccia alla propria sicurezza è Carrie Mathison, è psicologica, consapevole degli errori del passato, tinta di ansia e di sospetto, e nell’altra parte della medaglia è Nicholas Brody, il corpo e lo spirito segnati dalle torture di anni, dalla paura e dalla fatica. L’immagine della nazione non è quella del  terrore dello shock, è quella della forza logorante del terrore prolungato, vissuto e atteso.
Homeland, grazie anche ad una recitazione di prim’ordine da parte di tutti i coinvolti, riesce a intrigare e a tenere in sospeso. Vediamo l’urgenza di una donna che, sul fronte personale deve combattere i suoi demoni (le è stato diagnosticato un disordine bipolare e prende pastiglie di clozapina) – sineddoche dello stato della società –, e sul fronte professionale non può permettersi di lasciarsi sfuggire indizi che vogliono dire la differenza fra la vita e la morte, ma non deve permettere alla paranoia di avere il sopravvento. Vediamo la quieta distruzione di un uomo che, da un punto di vista personale deve imparare la vita da capo, mostrando le cicatrici nascoste (emblematiche a questo proposito le scene d’amore con la moglie nel pilot, o il suo rincantucciarsi in un angolo in 1.02), e da un punto di vista pubblico deve mascherare la propria fragilità e far fronte al sospetto.
Questo è il grande tema del programma, mi pare, all’esordio, quello del sospetto. Noi non sappiamo se Carrie abbia ragione o meno. Non sappiamo se Nicholas è il grande eroe che tutti vedono o no. Sappiamo che mente. E questo è l’elemento che ci instaura il dubbio e ci mette sullo stesso piano di Carrie. Non sappiamo la verità: dubbio, sospetto.  Efficace, anche, narrativamente e per regia, il modo in cui è costruita la sua scoperta di Allah come, quasi letteralmente, il momento in cui Brody “ha visto la luce” (1.02).
Alex Gansa, su Entertainment Weekly (#1171/1172; Sept. 9/16, 2011, p.21) ha dichiarato che quando hanno sviluppato la serie sono partiti da un quesito centrale: gli americani devono ancora temere oggi le stesse cose che temevano nei momenti subito successivi all’11 settembre? E che da lì sono nati altri quesiti: che cosa significa essere un patriota? In che modo l’America rende onore ai veterani? È giusto rinunciare ai propri diritti costituzionali in cambio delle sicurezza? Perché siamo andati in guerra e perché stiamo ancora combattendo? Numerose attualissime tematiche si intrecciano, e alcune di queste risuonano anche nella realtà italiana (le intercettazioni e il rapporto escort-politica, ad esempio).
Quello che è certo è che Homeland si prospetta una grande serie, avvincente da un punto di vista superficiale di affabulazione e suspense, e occasione di riflessione a un livello più profondo sulle paure, reali e no, fondate e no, della vita contemporanea e su come le affrontiamo.