Ecco, di seguito, un
assaggino dei primi 10 minuti della nuova stagione, la terza, di Pretty Little Liars, che debutta negli
USA il 5 giugno.
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sabato 2 giugno 2012
lunedì 31 ottobre 2011
Speciale di Halloween per PRETTY LITTLE LIARS (2.13)
Pretty Little Liars ha confezionato una puntata di Halloween - 2.13, andata in onda il 19 ottobre negli USA - davvero cool. Ci ha dato dolcetto e scherzetto. Dolcetto, è un episodio speciale. La prima tranche della seconda stagione è terminata a fine agosto e la seconda non comincia prima dell’anno nuovo, quindi questa è una puntata a sé. Scherzetto, è ambientata qualche anno prima dell’inizio delle vicende, nel 2008: Aria ha le mesh violette ai capelli, Hanna è soprappeso, Spencer porta occhialoni, Emily non è ancora “uscita dall’armadio” e, naturalmente, Alison è ancora viva.
La puntata è stata una vera goduria per i fan, a cominciare dalla sigla (sotto), modificata appositamente per l’occasione: i flash nella pupilla dell’occhio, con la maschera che nella puntata le perseguita; rossetto e smalto neri al cadavere; i lampi e il sangue che cola dall’alto dello schermo quando si stacca sulle quattro davanti alla bara; e poi la chiusura con le impronte di sangue alla fine. Magnifica.
Scritta dall’ideatrice I. Marlene King e girata da Dana W. Gonzales, “The First Secret” (così era intitolata) è stata un continuo piccolo riferimento ed eco di avvenimenti futuri, alcuni importanti e ben noti (Aria che vede il padre tradire la madre, ad esempio), altre volte appena accennati (Aria che passando per un corridoio sbatte inavvertitamente, senza badarci, contro Ezra; la madre di Hanna che cerca lavoro e vede un annuncio per personale in banca…). Abbiamo avuto modo di vedere in prospettiva diversa alcuni personaggi (Mona quando era una “ragazza sfigata”, Jenna prima di diventare cieca quando ancora Alison nemmeno la conosceva, Alison che riceveva lei stessa messaggi minacciosi da una fantomatica A), e momenti di tensione (l’aggressione ad Alison).
Il dialogo era scoppiettante, dall’umorismo (“che peccato, tutto questo testosterone e nemmeno una pecora in vista” scherza Alison a un gruppo di amici), alle allusioni vagamente minacciose in cui la serie riesce così bene e che sono un suo classico. Ho trovato assolutamente perfetta quella con Emily che guarda Jenna mentre balla. Alison le si avvicina all’orecchio e avviene questo scambio (la traduzione è mia):
Alison: Stavi desiderando di assaggiare il suo Labello alla ciliegia?
Emily: Che cosa?
Alison: Non ti preoccupare, Em. Il tuo segreto è al sicuro con me.
Quello che io ho tradotto come “Labello alla ciliegia” era in originale “cherry chapstick” (la marca Chapstick è venduta anche da noi, ma mi pare meno nota del Labello, da cui il mio adattamento). Comunque, era chiaramente un riferimento alla canzone di Katy Perry I kissed a girl, uscita proprio nel 2008, qualche mese prima della festa a cui partecipano le ragazze (28 ottobre). Il testo della canzone dice, nel ritornello tradotto, “Ho baciato una ragazza e mi è piaciuto / il gusto del suo Labello alla ciliegia”). Noi sappiamo già bene che Emily è lesbica, e anche se qui lei non coglie il riferimento di Alison, allo spettatore arriva in modo forte e chiaro, attraverso una godibilissima citazione indiretta.
Anche i costumi della festa erano convincenti: Spencer era Maria Stuarda, regina di scozia, Hanna Britney Spears nella versione …Baby one more time, Aria era una strega, Emily era un'indiana, e tanto Alison quanto Jenna si sono presentate da Lady Gaga. Trick AND treat.
mercoledì 7 settembre 2011
PRETTY LITTLE LIARS e l'estetica del teasing
Attenzione! Ci sono spoiler sulla prima parte della seconda stagione.
Pretty Little Liars ha chiuso la prima parte della seconda stagione (2.10) con le quattro protagoniste sospettate di avere a che fare con l’omicidio di Alison. Sono tutte vestite a festa con abiti color rosa-champagne che hanno indossato per le nozze del padre di Hanna e, lasciata la cerimonia, sono sporche di terra per aver scavato il terreno dove credevano che la loro psicologa fosse stata sepolta viva, quando in realtà è viva. La polizia le trattiene al commissariato perché per farlo, oltre alle nude mani, hanno usato anche una pala che era stata l’arma che è servita ad uccidere la loro amica.
Osservando la serie si può notare quella che è la cifra stilistica del drama adolescenziale, quella che penso di poter definire un’estetica del teasing.
È difficile trasferire con una sola parola in significato di teasing in italiano, parola che peraltro può avere tanto una valenza positiva che negativa. Il teasing in un primo senso può essere una presa in giro, che può essere scherzosa o amichevole, ma anche invece “una forma di bullismo o abuso emozionale”, come scrive wikipedia nel link sopra fornito, e che “se fatto in pubblico, può essere considerato come umiliazione” e che dal punto di vista della vittima può spesso ferire chi ne è oggetto. In un secondo senso però il teasing è anche una sollecitazione che provoca, stimola, alletta, indipendentemente dall’appagamento che ne può o meno derivare, è la “provocazione della curiosità e del desiderio e può di fatto non comportare l’intenzione di soddisfare o rivelare”. (Non per niente in gergo televisivo viene chiamato teaser il pezzettino di storia che va in onda prima della sigla d’apertura – è quello che ti provoca a vedere di più).
Pretty Little Liars è indubbiamente un esercizio in teasing, su più livelli.
Su un primo livello, in qualche modo più contenutistico, quello a cui assistiamo nell’affabulazione è un continuo teasing delle protagoniste che vengono perseguitate dalla fantomatica A. La trama non è che un susseguirsi di messaggi e imposizioni e ricatti e umiliazioni di “A” che tiene come marionette al suo comando Aria, Hanna, Spencer ed Emily. Prendiamo alcuni esempi dalla seconda stagione. Emily, vittima preferita in questa tranche, volendo restare in città e non trasferirsi con i suoi, aveva scritto una finta lettera in cui si diceva che avrebbe avuto la borsa di studio per il college se si fosse fermata. Non se l’era sentita però alla fine di imbrogliare i propri genitori e aveva deciso di non spedirla. A la fa arrivare lo stesso ai genitori Emily e, nel cestino dove lei era convinta di averla gettata, trova un biglietto che le dice “Non si più giocare a gatto e topo se il topo si trasferisce in Texas. Ho bisogno di te qui. Congratulazioni Em! – A” (2.03). Tornata a scuola dopo che è finita in ospedale per ormoni della crescita che le sono stati somministrati a sua insaputa, nella scatola dei cereali che hanno la forma delle letterine trova tante piccole “A” (2.10). Va a fare dei massaggi e solo alla fine si rende conto che ad averglieli fatti non era stata la massaggiatrice, ma A che le fa avere un SMS in cui le dice “Visto come è facile per me metterti le mani intorno al collo?” (2.10). La sfilata di beneficienza rovinata da un CD in cui le immagini della defunta vengono condite di insulti e prendono fuoco (2.06) le attacca davanti a tutti. Le bambole ricevute da ciascuna con le istruzioni con quello che devono fare se non vogliono che la dottoressa Sullivan, che credono rapita, muoia, le obbliga a una lotta contro il tempo per salvarla… E il senso di persecuzione e paranoia è reso ancora più forte, pressante e costante da tanti piccoli dettagli (il poliziotto di cui non potersi fidare, il genitore che vuole tenere nascosta la presenza di un pezzo una mazza da hockey sepolta in giardino, i movimenti sospetti del fratello della vittima, la psicologa ascoltata da una cimice, i membri del misterioso N.A.T....). Non le lascia mai.
Su un secondo livello, volendo più stilistico, c’è un continuo teasing messo in atto nei confronti dello spettatore che si trova la tantalica promessa di una soluzione che non arriva mai. Possiamo prendere due esempi eclatanti. Ian, che le ragazze hanno creduto colpevole della morte di Alison già per gran parte della prima stagione, alla fine muore, impiccato all’interno del campanile di una chiesa, ma poi il corpo sparisce (1.22). Agli inizi della seconda stagione sospettano che sia ancora vivo e in contatto con la sorella di Spencer. Quando finalmente lo trovano morto e con una confessione in cui si autoaccusa dell’omicidio di Alison (2.04), in teoria ci dovrebbe essere una risoluzione di qualche tipo, ma ecco che le quattro ragazze vengono richiamate in cimitero dove, fra le lapidi, viene proiettato il video sulla base del quale lo hanno sempre creduto colpevole, ma ora con un addendum che in passato non avevano mai visto, ovvero delle immagini che dimostrano che quando Ian ha lasciato la compagnia di Alison, questa era ancora viva (2.05). La soluzione, per un momento apparentante raggiunta, non c’è affatto, viene ancora una volta rimandata. Veniamo sempre perennemente teased. Non è come in Veronica Mars, dove alla soluzione si arriva con epifanie che riscrivono la realtà, ma che danno un senso di raggiungimento della verità per approssimazioni successive. Qui siamo in un circolo vizioso, e senza uscita. Quanto al secondo esempio, pensiamo a quando le ragazze finalmente decidono di confidarsi con la dottoressa Sullivan e dirle che vengono tormentate da A (2.11). Verso la fine della puntata, la psicologa le chiama con la promessa di una rivelazione: “So chi è A”, anticipa nel convocarle in fretta e furia. Quando le ragazze arrivano al suo studio lei è scomparsa nel nulla. Ancora una volta c’è stata una provocazione con la promessa di un piacere (il teasing dell’agnizione di A) e la negazione dello stesso a favore di una nuova situazione di incertezza. C’è un teasing and denial (chiaramente non usato da me qui in senso sessuale, come spesso si intende con questa dicitura) per poter mettere in alto un nuovo teasing. Lo spettatore fa esperienza di una sorta di sensucht, di anelito verso qualcosa di mai appagato.
L’ideatrice I. Marene King, in un’intervista ad Entertainment Weekly (June 17, 2011), dice rispetto all’identità di A: “Non penso che la scoprirete fino all’ultimissima puntata del programma.” Fino alla fine sarà solo teasing, insomma. Questa comune esperienza, paventata e deleteria per i personaggi, presumibilmente cercata e goduta per lo spettatore, in qualche modo li associa nell’essere oggetto di questa tecnica. Così come la medesima filosofia estetica associata tanto a contenuto, quanto a forma la cementa in modo molto forte.
Questi due aspetti del teasing sono anche metaforici della condizione adolescenziale. Nel primo senso di bullismo, i tormenti delle quattro eroine sono i tormenti della loro età, spesso ma non sempre ignorati dai genitori. La dottoressa Sullivan chiamata a parlare davanti a un nutrito gruppo di studenti, comprese le ragazze che così si sentono “esposte”, afferma (la traduzione è mia): “La pressione a cui siete sottoposti in questo momento può essere molto intensa: scegliere il college giusto, entrarci, lasciare casa. Può fare paura. Qualche settimana fa il vostro preside mi ha chiamata per parlarvi di alcune delle dure scelte che state affrontando. Ma come potete fare una qualunque buona scelta, quando non vi sentite al sicuro. Molti di voi non si sentono al sicuro. Sentite che non potete fare una mossa senza che qualcuno vi giudichi, vi sfidi, o peggio, vi minacci. I bulli sono in giro da quando il primo uomo delle caverne ha inventato il club. Quando ero a scuola io l’atteggiamento era “i ragazzi sono crudeli, ma essere malmenati un po’ forma il carattere”. I bulli di oggi possono causare molti più danni, hanno armi migliori. Possono continuare a premere “invio”, ancora e ancora, e nascondersi dietro l’anonimato di un SMS o di una e-mail, e non si può essere più codardi di così.” Poi suggerisce alle eventuali vittime di farsi avanti e parlare perché è l’unico modo per fermare questo genere di bullismo. La spiegazione dell’allegoria, semmai ce ne fosse bisogno, è così presentata su un piatto d’argento. Tra parentesi si nota anche con piacere lo sforzo sinergico messo in atto dalla rete ABC Family, che proprio in contemporanea con gli episodi, sta mandando in onda una serie di spot di una campagna contro il bullismo digitale, di cui ho parlato in un post di luglio, a cui partecipano anche alcuni degli attori di PLL. L’allegoria però, è anche nel senso dell’adolescenza tout court come momento della vita che è un perenne teasing verso l’età adulta. Si tende verso il seguito, verso “la soluzione dell’adolescenza”, ma quando questa viene raggiunta, quando il teasing cessa, è la fine dell’adolescenza.
In un tiro alla fune fra piacere e frustrazione, davvero Pretty Little Liars ha elevato la sua estetica del teasing a forma d’arte.
mercoledì 20 luglio 2011
PRETTY LITTLE LIARS (2.01): l'oggettificazione di Ezra Fitz
Non sono riuscita a trattenere un sorriso, in parte di apprezzamento, in parte di semi-imbarazzato divertimento, a vedere l’immagine sopra, nella prima puntata della seconda stagione di Pretty Little Liars, che è ripreso negli USA su ABC Family lo scorso 14 giugno. È il trucco più vecchio nel manuale delle soap: lui è mezzo nudo, e per nessuna vera ragione che non sia quello di essere un dolciume per gli occhi, e lei è vestita, e pure in maniche lunghe. Anche se Aria (Lucy Hale) non fa una piega nel vedere Ezra (Ian Harding) così, cosa normale, visto che è il suo ragazzo, ma non è stata esattamente la mia reazione, ammetto maliziosa.
Mi sono domandata se sia sessismo da parte mia godermi giocosamente un’immagine del genere: dopotutto se la situazione fosse speculare, con lei semi-svestita e lui vestito in maniche-lunghe, penso che protesterei per l’oggettificazione della donna, cosa che accade di continuo. Qui indubbiamente in corpo di Ian Harding è usato come puro oggetto. Perché allora non protesto e me lo godo come il fan service che è? Forse perché in fondo non conta che il corpo, maschile e femminile che sia, sia oggetto – in qualche caso lo è e va bene che lo sia – mi preme che in generale se viene fatto per un sesso venga fatto anche per l’altro, e mi preme che non sia solo quello. Lì dove ci sono rappresentazioni variegate, sta bene che ci sia anche quello.
Qui peraltro, proprio la mancata reazione di Aria nel vederlo così fa sì che l’oggettificazione sia puramente a nostro uso e consumo, e che per lei continui ad essere un soggetto, corpo seminudo o meno che sia.
mercoledì 4 maggio 2011
Una godibile prima stagione per PRETTY LITTLE LIARS
Pretty Little Liars – che per qualche ragione che non riesco a mettere a fuoco completamente continua a ricordarmi Le vergini suicide - è il genere di telefilm che ci si vergogna di guardare, magari, ma che non si riesce a smettere di fare, e la prima stagione si è rivelata davvero gustosa, la definizione di quello che si chiama “piacere colpevole”, mescolando suspense e romanticismo. Nella seconda parte della prima stagione accanto alle ragazze hanno avuto più rilevanza, oltre a Ezra, anche i piacenti Caleb (Tyler Bluckburn) e Toby (Keegan Allen), senza dimenticare il tenero Lucas (Brendan Robinson).
Fedele alla sua formula, in PLL anche le storie personali vengono guardate attraverso la lente del mistero e della tensione. L’amore fra Aria ed Ezra è romantico (ed è previsto che continui alla stessa maniera), allo stesso tempo però viene declinato in modo tale da mantenere intatto l’elemento del pericolo: il doversi nascondere in quanto insegnante e studente, la paura di essere scoperti, le piccole credibili buigiette e i quotidiani sotterfugi che hanno dato il gusto del proibito alla loro relazione. Fra Hannah e Caleb è lo stesso: lei lo nasconde nel seminterrato in modo che sua madre non si accorga di lui. Quando lui sta facendo la doccia e la madre rientra perché ha dimenticato il cellulare, ad esempio, lei, per non far scoprire tutto non ha altra scelta che infilarsi nella vasca sotto la doccia con lui. Non succede sulla, lei guarda solo. E sembra un momento un po’ naughty, birichino, e basta, ma per la fine della puntata si aggiunge una seconda dimensione: lei non aveva distolto rapidamente lo sguardo perché lo aveva visto nudo, ma perché gli ha visto un tatuaggio. Spencer deve sempre cercare di vedere Toby di nascosto, per il timore della sorella di lui Jenna, che cieca, sembra vederli e controllarli fin troppo bene, o in seguito perché i genitori di lei non vogliono che i vicini li vedano parlare. Paige (Lindsay Shaw), che non è pronta a dire al mondo di essere lesbica, costringe Emily a incontrarsi lontane da occhi indiscreti, anche se Emily alla fine si rifiuta di farlo. Il romanticismo insomma è sempre turbato da qualche ostacolo o pericolo.
Gli onnipresenti messaggini al cellulare, eredità virata al giallo di Gossip Girl, chiudono appropriatamente la prima stagione (1.22), dopo una apparente conclusione in cui in una chiesa abbandonata ci scappa il morto: o forse no? Sono i dettagli minimi a fare da padrone, dettagli che si accumulano nei ricordi, rendendo le scene sempre più chiare apparentemente, ma sempre più complicate in una ragnatela di intrigo. E sono gli eventi banali su cui montano i sospetti: due personaggi che si scambiano una borsa di cartone di cui non conoscono il contenuto, un trofeo sporco di qualcosa di rosso: è sangue? È l’arma del delitto? Un messaggio in braille nascosto in un pezzetto di carta fra le pagine di un libro…
E ci sono le classiche tecniche da godibile soap: le frasi leggibili in doppio senso come velate minacce o con l’idea di sapere in realtà più di quel che si sa, come nella scena in bagno fra Jenna e Aria (1.19), in cui non puoi non scoppiare in una fragorosa risata; le innocenti situazioni che creano intimità, come Spenser e Toby che dividono la stanza di un motel per un appostamento, giocano a scarabeo, ma finiscono per dividere un pigiama (lui il sotto, lei il sopra) e lei finisce per risvegliarsi abbracciata al torso nudo di lui; un segmento finale avulso dalla prospettiva comune, ma che aumenta il sospetto, come nella puntata in cui scoprono che il trofeo sporco di sangue è in realtà sporco di sangue di topo (1.18): la scena finale mostra quattro gabbiette con dei topolini e su ognuna c’è il nome di una delle quattro ragazze. Quella di Spencer è vuota. O qualcuno, che con una mano guantata che prende dei pop-corn da una terrina, che da una sedia a dondolo guarda sulla TV quello che abbiamo appena finito di vedere noi, ovvero Spencer arrestata mentre le altre 3 leggono un messaggio di A sul cellulare (1.19). Godibilissimo.
PLL si sforza anche in un minimo di auto-riflessione. Mettono in scena l’opera teatrale The Bad Seed (Il seme cattivo), e Jenna commenta con un agghiacciante sorrisetto “sono affascinata dalla natura del male” e da parte del professore ricorre la domanda se cattivi si nasca o si diventi. I personaggi leggono: con Toby abbiamo Il Giovane Holden e I vagabondi del Dharma, Aria ha sul comodino una copia di Winesburg, Ohio con dedica di Ezra…
Ho deciso all’inizio di seguirne qualche puntata perché era stato un inaspettato successo fra i giovanissimi e mi piace avere un termometro di quello che cattura l’attenzione delle ultime generazioni. Non pensavo sicuramente di andare oltre. Non solo ho seguito l’intera prima stagione, aspetto la seconda, il cui esordio è previsto già per giugno negli USA. Mi vergogno, ma mi diverto.
lunedì 21 febbraio 2011
PRETTY LITTLE LIARS: piccole belle bugiarde
Di una cricca di cinque liceali, una, di nome Alison (Sasha Pieterse), improvvisamente sparisce durante una specie di pigiama party. Un anno dopo, le quattro amiche rimaste cominciano a ricevere messaggi minatori da una fantomatica A. Questa è la base di partenza del telefilm per ragazzi Pretty Little Liars (Piccole belle bugiarde), che debutta oggi su Mya, basato su una serie di libri per giovani adulti scritti da Sara Shepard e una miscela di Gossip Girl, Desperate Housewives e So che cosa hai fatto l’estate scorsa. Sono le classiche storie adolescenziali con un pizzico di thriller, e volti che sono vecchie conoscenze ad interpretare i genitori delle ragazze.
Protagoniste sono Aria (la Lucy Hale di Privileged), che ha scoperto che il padre ha tradito la madre (Holly Marie Combs di Streghe), ma gli ha promesso di non rivelarlo e che si innamora di un ragazzo poco più grande di lei che poi scopre con sorpresa essere il suo nuovo professore di lettere, Ezra Fitz (Ian Harding) – una storia romantica destinata a durare; Spencer (Troian Bellisario) che deve subire le gratuite angherie della sorella e che proviene da una famiglia di vincenti a tutti i costi in cui si sente perennemente a disagio; Hanna (Ashley Benson), che ruba nei supermercati, salvo poi essere aiutata dalla madre (Laura Leighton del Melrose Place originario) a far sparire l’accusa; Emily (Shay Mitchell), il cui cuore è diviso inizialmente fra due potenziali amori, ma che ammette poi con i genitori, con grande preoccupazione e disappunto da parte loro, di essere lesbica e innamorata di Maya (Bianca Lawson) .
Tutte e quattro avevano una rapporto ambivalente con la scomparsa Alison, che sapeva essere molto acida. Le investigazioni sulla sua scomparsa non si sono mai chiuse. A scuola intanto è arrivata una cieca che le mette tutte a disagio perché sembra percepire più di quello che dovrebbe. Ken Tucker di Entertainment Weekly ha inserito il telefilm fra i 5 peggiori del 2010, dicendo che è “TV per adolescenti viscida che glorifica male il comportamento cattivo, attraverso una recitazione rigida e un dialogo compiaciuto” e popone di ribattezzare la serie “Ragazzacce manipolatrici e tossiche”. Che non sia alta televisione è più che evidente, ma non mi sento di prendere il programma altrettanto sul serio. Sa giocare bene con gli elementi si suspense tipiche del genere, il gossip e di piccole cattiverie di certa adolescenza. Per una volta non sembra scritto da adulti che cercano di ricordare che cosa significa esser ragazzini, alla fine sempre troppo maturi, ma ha uno spirito da ragazzine che “fanno le grandi”. Di questo inaspettato successo per teenager e tween (quelli fra i 7 e i 12 anni, cioè) ideato da Marlene Kings, merita una menzione la simpatica sigla la cui canzone (già usata in un promo di “Dexter”) dice che “Due persone riescono a tenere un segreto solo se una delle due è morta”.
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