mercoledì 8 febbraio 2012

Bilancio positivo per la prima stagione de IL TREDICESIMO APOSTOLO


Nonostante ampio spazio per miglioramenti, devo ammettere che è stata piuttosto appagante – sicuramente per gli standard italiani – la visione de Il tredicesimo apostolo costruito sull’arco in modo molto più solido di quanto non si intuisse in prima battuta.

In chiusura, con le ultime due puntate, non ci si è risparmiati di sacrificare qualche personaggio (lo studente Pietro, colpito da Serventi, che lascia la compagna incinta, il veggente Mustar che si sacrifica per salvare la vita a Gabriel, lo zio che si toglie la vita) e ci sono stati non pochi inaspettati colpi di scena - l’identità del vero padre di Gabriel, la madre ancora in vita, lo zio che era una pedina del nemico, Gabriel stesso che si scopre essere il XIII apostolo del titolo, il prescelto per portare a compimento la distruzione della Chiesa dal suo interno – con un ribaltamento delle aspettative: quelli che Gabriel credeva i suoi nemici in realtà intendevano proteggerlo perché, secondo la profezia, è lui che porterà a quella distruzione della Chiesa Cattolica che loro attendono. Lui potrà anche opporvisi, ma nel farlo fin’ora ha servito comunque i disegni dei suoi nemici.

Un bel twist davvero, anche perché posiziona l’eroe protagonista in una posizione impossibile e moralmente problematica per l’impossibilità da parte sua di valutare quali sono le scelte da compiere per agire per il bene. Già riconosce definitivamente in sé alcuni poteri: positivi, che gli permettono di riportare in vita le persone (aprendo una porta su una terra di luce pura ed entrando per riprenderle), o negativi, che lo portano, trascinato dalla rabbia, a poter ucciderle (chiudendo dietro di loro una porta su un terreno nero e infuocato). Se qui bene e male sono in netto preciso contrasto, delle conseguenze del suo agire ad ampio spettro non può mai essere pienamente certo. Metaforicamente è anche interessante rispetto alla vita di ciascuno.

Un pizzico di mistero lo ha assicurato anche l’aver legato le vicende a una commedia del ‘500 del filosofo Giordano Bruno effettivamente esistente, il Candelaio, chiamato l’antivangelo, che è stata l’oggetto delle ricerche dei personaggi. Di certo ha incuriosito ed in una eventuale seconda stagione vorrei effettivamente vedere sviluppato meglio il legame fra i personaggi del libro e quelli sullo schermo. Si sorride di molte ingenuità e della scrittura che talvolta è incerta, ma la sostanza c’è, così come la buona recitazione, e indubbiamente la naturale scenografia offerta da Roma.
Sotto, la sigla d’apertura.

6 commenti:

  1. Giada e se facessero al livello di fiction di genere fantasy religioso in Italia un prodotto alla Kings? http://it.wikipedia.org/wiki/Kings_(serie_televisiva) ovvero come questa serie di breve durata una trasposizione in chiave moderna di un fatto biblico proprio come quella serie?

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    1. Scusa se rispondo solo ora. Mi ero persa il commento.
      A me Kings è piaciuto parecchio, al di là del casting di David che ho trovato un po' debole. Mi dispiace che la abbiano cancellata. Non so che cosa potrebbe venirne fuori in una versione italiana, a dire il vero. Credo che molto dipenda da chi c'è poi di fatto a lavorarci dietro le quinte.

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  2. Come saprai già Kings è un telefilm che è la versione moderna della storia di re Davide narrata in chiave moderna, adesso mi chiedo: perché non fare la versione moderna di un altro fatto biblico per non farlo identico all'originale Usa?
    Ps sono un appassionato di argomenti religiosi come le storie bibliche e vorrei che la serie fosse prodotta dalla Taodue.

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    1. Sì, so che era basato sulla Bibbia. Io non amo molto le trasposizioni di programmi nati altrove. Raramente sono all'altezza dell'originale. Comunque se credi così fortemente nell'idea, scrivi alla Taodue e proponilo tu.

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  3. Fareleo è il mio soprannome
    Luca Boffa

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