venerdì 27 aprile 2012

VOLO IN DIRETTA: rotta giusta, quando decolla


Non sta andando bene come ascolti il nuovo programma di Fabio Volo, che con quel cognome si ritrova i titoli belli che fatti: Volo in diretta (mercoledì, giovedì e venerdì in seconda serata).
Due clip della TV che fu, un ospite con cui interagire e coinvolgere in scene simil-teatrali, un tema a far da filo conduttore, un monologo che prova ad essere umoristico ma non ci riesce poi tanto e interviste dalle aspirazioni intellettuali per un pubblico a cui magari si vuole proporre Chomsky, ma che non ci si aspetta che necessariamente Chomsky lo conosca: sono fatti di questo i 45 minuti dell’ex-Iena.
Che sia un programma temporalmente contenuto, e non l’inondazione che si trascina dietro ogni detrito, è già un bene, che abbia dietro idee che si vedono è comunque apprezzabile. Seppur vanesio, il personaggio in questione non mi pare si atteggi troppo a fare il grande intellettuale, forse perché sotto sotto è consapevole di non avere le ali per fare voli chissà che arditi, ma l’aspirazione in questo senso c’è, e tanto basta a consentirgli pindariche digressioni in territori poco battuti dalla TV generalista: il più delle volte è Icaro, ma occasionalmente decolla. Non è niente che non si sia già visto, son chiacchiere superficiali, ma la rotta almeno è quella giusta.  

venerdì 20 aprile 2012

Le 100 persone più influenti al mondo secondo il TIME


Come ogni anno il Time ha steso la classifica delle 100 persone più influenti del mondo. Qui trovate la lista completa per il 2012. Sotto trovate i nomi che hanno un qualche collegamento con la TV (ho escluso gli attori che hanno fatto solo cinema, anche se poi magari li vediamo in TV, così come gli sportivi, ma ho incluso i cantanti in virtù dei video musicali).
Sono:
Louie CK (nella foto)
Per il resto noto che è stato inserito anche Mario Monti, e ammetto che mi sarei aspettata più Suzanne Collins di E.L. James.

mercoledì 18 aprile 2012

Muore a 82 anni DICK CLARK


TMZ ha appena pubblicato la notizia che è morto per un attacco di cuore, all’età di 82 anni, il leggendario Dick Clark, che ha debuttato in TV nel 1956 ricevendo 5 Emmy (di cui uno alla carriera) e un Peabody Award. Fra le altre cose è stato inserito nella Hall of Fame della Academy of Television Arts and Sciences.
 I due programmi per cui è stato più noto, sono American Bandstand (1952-1989), che lui ha condotto dal 1956 fino all’ultima puntata, e lo spettacolo dell’ultimo dell’anno New Year's Rockin' Eve, in onda dal 1972, e dal 2006 condotto da Ryan Seacrest. Mi spiace se ne sia andato.

BENVENUTI A TAVOLA: spensieratezza e buon ritmo


La nuova fiction di Canale5 con il soggetto di Pietro Valsecchi (giovedì, prima serata, in 6 puntate per tre serate) Benvenuti a Tavola – Nord vs Sud funziona, soprattutto per un ritmo incalzante, davvero raro per le produzioni nostrane, una recitazione e messa in scena veramente credibili e una sceneggiatura briosa sebbene le premesse e le situazioni non siano proprio originalissime. 

Al “Meneghino”, storico ristorante di Milano, Carlo Conforti (Fabrizio Bentivoglio) agogna a una stella Michelin, ma è frustrato dall’indirizzo conservatore del proprietario Leone (Umberto Orsini), padre della moglie Elisabetta (Debora Villa), che non gli permette di cucinare nulla di nuovo. Sperava di aprire un locale tutto suo, di fronte all’attuale, ma lo precede, complice l’ex-cameriere Cecio (Marco D’amore), il cuoco Paolo Perrone (Giorgio Tirabassi) che vi apre una trattoria, trasferendosi dal paesino di Pollica con la famiglia al seguito: la moglie Anna (Lorenza Indovina), due figlie adolescenti, Alessia (Alessia Mancarella) e Giovanna (Elena Starace) e un bimbo piccolo, Filippo (Achille Sabatino). Come lavapiatti assumono la siciliana Lucia (Teresa Mannino). Conforti, con l’aiuto del suo sous-chef Renato (Antonio Catania) vorrebbe farli sloggiare, ma legalmente potrebbero volerci anni.

Fra i due cuochi, che rappresentano uno il Nord e l’altro il Sud, e due scuole di pensiero diverse, una più raffinata e studiata, l’altra più casalinga e organica, scoppia una guerra di colpi bassi e sfide culinarie. Conforti fa sì che le mozzarelle servite da Perrone, all’apparenza squisite, una volta tagliate siano tutte blu, e Perrone di rimando invita tutti i senzatetto della città a un pranzo gratis da Conforti, che a sua volta, col favore della notte, gli rende la pariglia cambiando l’insegna del locale del rivale da Perrone a Terrone… I rispettivi figli, Alessia e Federico (Andrea Miglio Risi) però, che si già si erano conosciuti in una vacanza studio in Inghilterra, si piacciono.

La serie mette in scena rivalità, amore per il cibo e piccoli incontri e scontri sentimentali con molta allegrezza, anche quando le situazioni paiono un po’ trite. Tirabassi ad esmpio, per citarne uno per tutti, mutatis mutandis si ritrova a fare un personaggio simile a quello de I Liceali: uomo del sud, per questo deriso e sottovalutato che a poco a poco si fa valere e benvolere perché ha le capacità di fare quello che si è preposto, anche se nell’ambiente nuovo pare un sempliciotto.

La regia si sofferma con gola sui cibi in cottura e a fine puntata i due cuochi propongono anche una vera e propria ricetta (per quanto la spiegazione sia all’insegna dalla stringatezza). Il pubblico può votare la favorita e vincere 3 cesti gastronomici di 1000 euro ciascuna. Anche la sigla è pimpante e simpaticissima, con un finale che ruba una risata. Quello che non mi convince in questa nuova fiction è il titolo. Chiaramente si vuole ispirare a quello dei film “Benvenuti al Nord” e “Benvenuti al Sud”, ma anche proprio per questo forse è poco incisivo. Comunque sempre meglio del titolo di lavorazione Famiglia Italiana, completamente inadeguato.

Sotto, un promo.

lunedì 16 aprile 2012

SLOW TOUR: Blady e Roversi in giro per l'Italia


Durante tutto marzo, per 20 puntate andate in onda quotidianamente (Rete4, ore 10,50) più quattro speciali pomeridiani (ore 14.00), di cui uno in onda l’8 (dedicata all’Italia “Slow Cost”, come la chiamano loro) e l’altro il 15 aprile (sull’Italia in festa), Syusy Blady e Patrizio Roversi hanno intrattenuto con giri turistici ecosostenibili (“senza motore, ma con la testa e con il cuore”) in giro per il nostro Paese in “Slow Tour – Italiani non per caso” in una striscia, che un po’ sulla falsariga del loro storico “Turisti per caso” porta il loro ineguagliabile stile: mete poco battute, ma di interesse culturale, conversazioni con le persone del luogo, approccio umano e in questo caso lento, come dice il titolo, tranquillo, assaporato.
In giro nel pistoiese, per prendere una puntata a caso, si sono fermati a chiacchierare con il sacerdote 95enne della chiesa di Piteglio dove c’è la Madonna del latte, si sono soffermati in una bottega del barbiere collegata alla stazione ferroviaria che è un deposito di treni d’epoca e si è fatto un giro in calesse, ci si è fatti lacrimare gli occhi osservando l’essicazione delle castagne, un frutto che è stato definito la versione vegetale del maiale, nel senso che non si butta via niente…
Viaggi alla portata di tutti, e con un carattere tutto loro, con una personalità potremmo dire, e un sapore antico. La coppia si è divisa in due tragitti differenti che in montaggio vengono alternati, e che coprono  Sicilia, Campania, Calabria, Sardegna Toscana, Liguria, Veneto e Friuli. L’elenco di tutte le puntate si può trovare su turistipercaso.it e si possono rivedere online sul sito di velistipercaso.it.

venerdì 13 aprile 2012

BAU BOYS: convincente il contenuto, meno la forma


Bau Boys (prima in onda nel pomeriggio, ora alle 8.15), il programma per ragazzi di Italia1 che parla di animali e vuole instillare nei giovani rispetto e attenzione per tutti gli esseri viventi, mi ha convinto nel contenuto, ma molto meno nella forma.
L’intento è lodevole, e i servizi che vengono realizzati – si parla tanto di animali domestici, ma anche molti altri animali – sono veramente accurati e interessanti. Se quello della puntata di apertura sui cani combattenti (su come vengono maltrattati e addestrati e su come vengono salvati e adottati o reinseriti) è un’indicazione, il modo in cui vengono affrontati gli argomenti è eccellente. Ci sono molti specialisti – il dottor House degli animali Zeira, il comportamentalista Marchesini, l’addestratore di cani Cibelli, il veterinario inglese Luke Gamble di cui si vedono le missioni in filmati tradotti e doppiati – ed è evidente che il loro lavoro lo sanno fare bene e lo sanno anche spiegare bene.
Non mi è piaciuta però la “militarizzazione” senza un vero perché del concetto, con i conduttori che diventano il sergente Berry sul campo  e il sergente Chiabotto dalla torre del quartier generale e i vari soldato Panda, Pinguino, Doc, Geko, Leon, Pulce, Picchio, bambini mostrati più a dire sì signore e a scattare sull’attenti che nel vero contatto con gli animali. Capisco che l’aria “brutta e cattiva” è stata assunta per instillare quello che c’è di buono nella disciplina militare, e le missioni sono all’insegna di “tante cure e coccole”, ma allora forse non era bene scegliere come sigla e musica distintiva quella dell’A-Team, tanto per cominciare perché è di un altro programma, per quanto riarrangiata, e poi perché i protagonisti della serie, erano sì eroi incompresi, ma finiti alla corte marziale e ricercati per alto tradimento dall’esercito. Non mi pare troppo coerente.

mercoledì 11 aprile 2012

Una storia lesbica per BEAUTIFUL


Beautiful è stata spesso criticata per non avere alcun personaggio gay di una certa rilevanza, tanto più in un mondo come quello della moda dove gli omosessuali tradizionalmente sono numerosi.
Ora le cose stanno per cambiare. Entertainment Weekly riporta che intende lanciare una “storia lesbica”, aggiungendo al cast Danielle, interpretata da Crystal Chappell (nella foto), che ha già avuto modo di interpretare un amore saffico in Sentieri, dove la sua Olivia faceva coppia con Natalia (Jessica Leccia), e che produce ed è l’interprete della webisoap a sfondo gay Venice.
Danielle sarà una delle due madri di Caroline Spenser (Linsey Godfrey), un personaggio da poco entrato in scena negli USA, figlia di Karen Spencer (Joanna Johnson), vecchia conoscenza per gli amanti della soap. Caroline sa di avere due madri, ma non si può dire lo stesso per gli altri personaggi. Caroline lo rivelerà prima di tutto al fidanzato Thomas Forrester e a suo zio Bill, fratello di Karen. Il debutto di Chrystal Chappell è previsto per metà maggio (sempre negli USA). 

martedì 10 aprile 2012

BUNHEADS: a giugno la nuova serie di Amy Sherman-Palladino


L’11 giugno debutta sull’americana ABC Family Bunheads (Teste con lo chignon, potremmo dire, Ballerine cioè, o come tradurrei io per rimanere fedele allo spirito del titolo, Cipolle)  la nuova serie TV ideata da Amy Sherman-Palladino, già autrice di Gilmore Girls - Una mamma per amica. Protagonista è Michelle (Sutton Foster, vincitrice di due Tony Awards, i premi più prestigiosi nel mondo del teatro), una ballerina diventata showgirl a Las Vegas che, in seguito a un periodo negativo, decide impulsivamente di sposarsi e si trasferisce in un sonnacchioso paesino costiero della California, Paradise, dove finisce per insegnare nella scuola di danza della suocera Fanny (Kelly Bishop, nonna di Rory e madre di Lorelai in Gilmore Girls), la Paradise Dance Academy.
La Palladino ci ha dato la magnifica serie sopracitata, ma in seguito anche il terribile The Return of Jazebel James, cancellato dopo pochissimi episodi. Incrocio le dita per questa serie che pare mirata soprattutto alle ragazzine (modelli di vita e girl-power), ma che vista l’autrice mi aspetto con molto spessore e scilinguagnolo. L’ambiente lo conosce: sua madre era ballerina e pensava avrebbe avuto lo stesso destino lei stessa – ha dichiarato di essere stata a lungo una “cipolla”. Per chi conosce GG, come non ricordare poi la mitica Miss Patty?
Sotto il promo lungo.

 

venerdì 6 aprile 2012

AWAKE: più dolente che avvincente


In Awake, in onda sull’americana NBC dallo scorso primo marzo, Michael Britten (Jason Isaac, noto soprattutto per il ruolo di Lucius Malfoy nei film di Harry Potter) è un poliziotto che ha un incidente stradale insieme alla sua famiglia. Lo vediamo all’esordio (1.01) nell’auto capovolta e semi accartocciata. Poi, si sveglia. Solo, in due realtà differenti fra loro: nella prima ha perso la moglie e, quando in teoria si addormenta, si risveglia in un’altra realtà in cui invece ha perso il figlio.
Michael non sa quale delle due realtà sia vera, o come funzioni questo passaggio da una realtà all’altra, salvo il fatto che capita quando si addormenta. Tiene anche al polso un braccialetto elastico di colore diverso, per sapere in quale delle due realtà si trova in un dato momento. Nella realtà “rossa” - e resa stilisticamente con colori caldi, come appunto il giallo o il rosso – ad essere viva è la moglie Hannah (Laura Allen, I 4400, Dirt) e suo collaboratore al distretto di polizia è un giovane poliziotto ispanico, Efrem Vega (Wilmer Valderrama). Visto il lutto che ha subito, è tenuto a seguire delle sessioni di psicoterapia con il dottor Jonathan Lee (BD Wong). Nella realtà “verde” – e resa stilisticamente con filtri freddi, dal verde al blu – a sopravvivere è stato il figlio Rex (Dylan Minnette), suo partner sul lavoro da lungo tempo è il detective Isaiah "Bird" Freeman (Steve Harris, The Practice) e nella sua vita c’è anche l’allenatrice di tennis del figlio, che era amica della moglie, Tara (Michaela McManus). Le sedute di terapia psicologica le svolge con la dottoressa Judith Evans (Cherry Jones).
Entrambi gli psicoterapeuti ritengono che l’altra realtà sia un sogno, costruito da Michael come forma di coping con il dolore e come occasione per la sua mente di portare a galla quello che apparentemente sa, ma non in modo esplicito. Nei casi polizieschi affrontati infatti le due realtà in qualche maniera si intersecano e una offre indizi all’altra per la risoluzione. Il protagonista prende proprio spunto dai propri “sogni” per indirizzare le indagini, con una certa resistenza da parte dei suoi collaboratori, che non riescono a capire da dove vengano certe intuizioni o perché i collega si comporti in un certo modo.  Dietro però è evidente che c’è qualche cosa di più complicato, un qualche mistero che viene somministrato allo spettatore col contagocce (alla Fringe), un complotto forse, come è evidente in “The Little Guy” (1.02) da una conversazione del capitano del distretto di polizia in cui lavora Michael, Tricia Harper (Laura Innes, ER), che chiude la puntata, anche se per ora non è stata ripresa.
L’idea, è stato detto dall’inizio, ricorda il film Inception, e le puntate di questo telefilm ideato da Kyle Killen (Lone Star, in cui pure c’era il tema della “doppia vita”) sembrerebbero quasi autoconclusive, in vicende poliziesche che non sono nulla di esaltante o che non si sia già visto condito in tremila salse. Se non ho archiviato subito il telefilm, che mi aspettavo molto più avvincente che dolente, è proprio per questo aspetto. Il tema portante, la preoccupazione di fondo, mi pare quella di trasmettere il senso del dolore e della perdita di un lutto. L’assenza e il vuoto lasciati dai propri cari scomparsi all’improvviso, i piccoli dettagli inaspettati che te ne fanno notare l’assenza (come il profumo dell’ammorbidente nella biancheria o la motocicletta che il figlio stava costruendo all’insaputa dei genitori in 1.02), i sentimenti inaspettati che ti trovi a provare (come il senso di colpa di Rex, in 1.03, che confessa a Tara avrebbe preferito che fosse stata la madre a sopravvivere al posto del padre), la sensazione di sospensione fra sogno e realtà, il ripercorrere con la mente come sarebbe la realtà se le cose fossero andate diversamente, la reazione di chi ti circonda che sa che hai subito una grossa perdita… sono questi gli elementi che rendono Awake una storia a cui dare una possibilità nonostante intrecci francamente poco entusiasmanti.

martedì 3 aprile 2012

Narrazione cross-mediale nelle SOAP OPERA: un mio breve saggio


Per chi fosse interessato a leggerlo, sul sito di Corrado Peperoni, Cross Media Peppers, verrà pubblicato in tre parti un mio breve intervento dedicato allo storytelling  cross-mediale nelle soap opera americane del daytime.
Tenendo a mente le caratteristiche del genere – gli spettatori trovano piacere più nella complessità paradigmatica dei programmi che nella loro determinatezza sintagmatica (Allen) – che influenzano i tentativi di narrazione dilatata, seguo un percorso diacronico.
Nella prima parte guardo alle origini, dove la stessa nascita del genere può essere considerata un esempio di narrazione cross-mediale ante litteram.
Applaudo Peperoni che, attento studioso della cross-medialità, senza preconcetti, ha voluto dare spazio anche al genere delle soap opera, di norma vituperato in modo facilone e spesso trascurato, chiedendomi di scrivere questo intervento.