lunedì 22 settembre 2014

THE MYSTERIES OF LAURA: imbarazzante

 
Se ce ne fosse ancora bisogno, Debra Messing (Will & Grace, Smash) dimostra quanto è brava, nel ruolo di Laura Diamond, protagonista del nuovo The Mysteries of Laura, procedurale poliziesco della NBC scritto da Jeff Rake e tratto dallo spagnolo Los misterios de Laura: è intensa nelle scene drammatiche, e riesce a mungere ogni grammo di possibile comicità dalle scene più piatte. Disperatamente, in questo nuovo progetto, cerca di dare un taglio ironico al ciarpame che si trova a recitare, ma nemmeno lei può fare miracoli, e non riesce a salvarlo.
Laura è una donna che sta per divorziare che deve arrangiarsi a gestire da un lato il lavoro in polizia, dove risolve brillantemente i casi, dall’altro due pestiferi gemelli di cui è mamma, di fronte all’interessamento altalenante del padre dei bimbi. Tutti i pezzi delle vicende sembrano incollati lì, come in un puzzle di cui vedi fin troppo bene i contorni dei tasselli, perché si è deciso che devono andare lì, anche se non ha senso. Non sono le scene sono forzate, spesso e volentieri suonano stupide. Forse, in mano ad uno sceneggiatore più abile, tutti i cliché potrebbero funzionare in modo parodistico, ma qui non è così. È perfino imbarazzante.  
Il semaforo rosse con un mero punteggio di 37 su Metacritic è decisamente meritato.

domenica 21 settembre 2014

THE GOOD WIFE (6.01): la prima pagina del copione, annotato

 

Dopo la spettacolosa quinta stagione di The Good Wife, c’è solo da trattenere il fiato perché non si spezzi la magia e la sesta stagione continui ad essere allo stesso livello della grandezza a cui la serie ci ha abituati. Debutta questa sera negli USA e, da come si è espressa la critica, le aspettative sono positive.
I coniugi King, ideatori della serie, hanno condiviso con Entertainment Weekly (Sept 19/26, 2014) la prima pagina del copione, annotato (sopra).
Si possono leggere interessati affermazioni, ricchi di spunti di riflessione: iniziano la puntata ex abrupto nel mezzo di una frase per evitare la solita immagine frivola d’archivio dell’inquadratura presa da un elicottero; tornano un po’ indietro nel riprendere la storia per evitare i riassunti che non sopportano e che definiscono “il foruncolo sul didietro dell’Età dell’Oro della televisione”; fanno riferimento a Joseph Campbell nel rifiuto di Alicia di prendere in considerazione la proposta di lavoro che Eli le sta facendo;  ogni volta che ad Alicia offrono una posizione di potere, cosa che le piace sebbene sia imbarazzata ad ammetterlo, si dedica a faccende domestiche; amano esplorare il divario che c’è fra la percezione pubblica e la realtà, e il programma rispetta quei professionisti che riconoscono la differenza e la sfruttano; sono divertiti dal cameratismo che si crea fra Eli e Alicia, con lui che cerca regolarmente di manipolarla e lei che gi fa notare che ne è consapevole.
Anche solo da poche frasi si vede il livello in cui si gioca la partita, qui.

giovedì 18 settembre 2014

THE 100: la prima stagione


C'è da rallegrarsi che The 100 sia stata rinnovata per una seconda stagione, che parte negli USA il prossimo 22 ottobre, perché la serie - di cui ho parlato qui - è solidamente costruita. Già dall'inizio si percepisce che alla base ha un libro dal fatto che è strutturata in modo stretto e pregnante da subito. La trama è fitta, ma ben calibrata.  E, sebbene sia chiaramente una storia di e per adolescenti (che sono sul pianeta Terra), con una sola porzione riservata agli adulti (che rimangono stazionati sull'Arca come un satellite intorno al pianeta fino alla fine della stagione), riesce ad affrontare questioni scottanti, come la guerra e la pace, le armi, la tortura, la scarsità delle risorse, il senso della storia, la leadership...
                                
I ragazzi, costretti a gestirsi in autonomia lavorano inizialmente come una organizzazione tribale e all'inizio in particolare hanno un po' troppo, forse, il sapore delle gang americane, con buoni e cattivi – Clarke (Eliza Taylor) contro Bellamy (Bob Morley) nello specifico, e in parallelo sull’Arca lo scontro fra gli adulti con il Consigliere Kane (Henry Ian Cusick, Lost) contro il Consiliere Abby (Paige Turco), la madre di Clarke. Con l'avanzare della stagione però, tutti i personaggi assumono maggiore tridimensionalità e chiaroscuro, e alla fine tutti, o quasi, finiscono per lavorare insieme, pur con contrasti anche marcati fra loro. Si tiene per tutti, un po' come poteva accadere con una "Buffy", e questo non sempre è facile da realizzare ed è un punto di forza della serie. C'è anche un buon rapporto di forza e potere fra maschi e femmine del gruppo. I colpi di scena non mancano, con giuste dosi di amicizia, amore, avventura. La tagline della prima stagione è stata. “Sopravvivenza non è chi sei. È quello che diventi”.

La finale poi ha in parte resettato quanto accaduto fin'ora - mi ha fatto pensare a una conclusione di stagione sul principio di quella che aveva avuto Persons unknown - , lasciando intendere un possibile cambio di scenario piuttosto massiccio, visto che almeno una parte dei protagonisti sembrano ritrovarsi in una specie di laboratorio, cosa che fa intendere che sulla Terra possano esserci altri sopravvissuti oltre a quelli con cui hanno avuto contatto fin’ora, e ben più sofisticati. Ora che anche gli adulti sono arrivati sulla Terra e manca il controcanto dell’Arca, c’è da essere curiosi su come si svilupperanno le vicende e su come venga mostrata l’adattabilità degli adulti vs. i ragazzi in un nuovo ambiente ostile. Quali sono i vantaggi o gli svantaggi inerenti all’essere ragazzi o adulti nell’affrontare una simile situazione?

mercoledì 10 settembre 2014

JULIAN FELLOWES al Festival della Letteratura di Mantova

 
Lo scorso 6 settembre, Julian Fellowes, ideatore e sceneggiatore di Downton Abbey, ha partecipato al Festival della letteratura di Mantova, dove nella cornice di Palazzo San Sebastiano ha risposto ad alcune domande di Irene Bignardi. Sono andata a sentirlo ed è stato un incontro interessante e ricco di spunti.  È stato anche segnalato che l’autore sta lavorando ad un nuovo progetto televisivo sulla cosiddetta Gilded Age, termine coniato da Mark Twain per indicare quel periodo della storia americana che orientativamente va dalla fine della Guerra di Secessione fino all’inizio del nuovo secolo, e che quindi si riferisce agli ultimi 30 anni dell’Ottocento, grosso modo.
Si è cominciato l’incontro chiedendogli della distinzione fra i vari titoli nobiliari. Lui ha risposto affermando che le distinzioni dei ruoli fra lord e lady e fra i vari tipi di servitori non sa che senso abbiano nel mondo d’oggi, se non nella misura in cui servono a capire il proprio ruolo nel mondo, cosa che ritiene essere un grande tema della serie. I titoli nobiliari sono un modo della società inglese di riconoscere il successo individuale di qualcuno. Per lui è una forma di rispetto nazionale, molto bella. È un modo di sapere che sei passato per il mondo senza venire ignorato. Poi il modo in cui si rivolgono a te dipende dalle circostanze del momento e non ha rilevanza nel lavoro che fai. Nessuno è un lord nello show business.
Ha continuato dicendo che anche l’Italia ha una forma di aristocrazia, in un certo senso anche più antica di quella della Gran Bretagna. In Gran Bretagna ogni volta che è arrivata una nuova dinastia la tendenza è stata quella di obliterare quella precedente dando un propria impostazione alle cose, e in questo senso l’aristocrazia britannica è piuttosto nuova rispetto a quella italiana. Al tempo di Downton Abbey c’era ancora un forte aspetto ereditario e ora è diverso, anche se c’è ancora un aspetto di riconoscimento e di tradizione. Nella serie una cosa che sottolineano è che le donne ne sono escluse, e che non hanno gli stessi diritti, cosa che a lui, uomo del 2014, sembra assai strana. Ci sono alcuni titoli che le donne possono ereditare, ma molto pochi, e non hanno alcuna identità legale e questo lui lo trova molto bizzarro e ha proprio usato il dramma televisivo per porre l’attenzione su questo, anche se al di là di questo è utile da un punto di vista drammatico quando si esplora la questione delle aspettative.
Riportando in modo quasi letterale ciò che ha detto, ha riflettuto sul fatto che siamo tutti nati in situazioni della vita in cui ci sono delle aspettative nei nostri confronti, e le nostre decisioni come giovani adulti è se allinearci a queste aspettative e realizzarle, e per la maggior parte di noi questo significa accontentare i nostri genitori, o discostarcene e procedere in una nuova direzione. Questa è una scelta che naturalmente è sempre esistita, ma dalla fine del XIX° secolo la possibilità di fare qualcosa di diverso della vita in cui sei nato e cresciuto è diventata molto comune.  Ora per la maggior parte delle persone è quasi una scelta eccentrica stare sulla vecchia via. Questo è stato lo sviluppo del secolo scorso e in Downton Abbey esplorano questo fenomeno da un punto di vista drammatico. E il sistema ereditario, con implicazioni ereditarie molto forti e una designazione di ruolo molto forte, è un modo molto buono di esplorarlo.
Di molto altro si è parlato e alla fine della conversazione, in modo che mi sentirei di definire davvero gracious, Fellowes si è fermato ad autografare e dedicare libri e copertine di DVD. Sotto, qualche foto scattata da me.
 
 
 

 

 

lunedì 1 settembre 2014

Le tavole rotonde degli Emmy di THR - 2014: le attrici comiche


Le attrici comiche che si sono confrontate nell’annuale tavola rotonda di The Hollywood Reporter, sono state quest’anno Kaley Cuoco-Sweeting (The Big Bang Theory), Edie Falco (Nurse Jackie), Mindy Kaling (The Mindy Project), Emmy Rossum (Shameless), Taylor Schilling (Orange Is the New Black) e Zooey Deschanel (New Girl). Sotto, il video.

martedì 26 agosto 2014

EMMY AWARDS 2014: i vincitori


Sono stati consegnati ieri sera, in una cerimonia presentata in modo sobrio ma divertente da Seth Meyers, i prestigiosi  Emmy Awards, giunti alla loro 66esima edizione. Grande (meritato) successo soprattutto per Breaking Bad, su cui è da poco calato il sipario. Per il resto – e si nota tanti più in campo di comedy – gli Emmy tendono sempre ad adagiarsi sui soliti nomi, con vincite fotocopia.  Delle nomination e dei miei pronostici e speranze avevo parlato qui.
Ecco, sotto, i vincitori.
Miglior Drama
Breaking Bad
 
Miglior attore in un drama
Bryan Cranston, "Breaking Bad"
 
Miglior attrice in un drama
Julianna Margulies, "The Good Wife"

Miglior attore non protagonista in un drama
Aaron Paul, "Breaking Bad"
 
Miglior attrice non protagonista in un drama
Anna Gunn, "Breaking Bad"

Miglior attore ospite in un drama
Joe Morton, “Scandal”
 
Miglior attrice ospite in un drama
Allison Janney, “Masters of sex”
 
Miglior sceneggiatura per un drama
Moira Walley-Beckett per la puntata “Ozymandias” di “Breaking Bad”
 
Miglior regia per un drama
Cary Joji Fukunaga per la puntata “Who Goes There” di “True Detective”

 

Miglior Comedy
Modern Family
 
Miglior attore in una comedy
Jim Parsons, "The Big Bang Theory"

Miglior attrice in una comedy
Julia Louis Dreyfus, "Veep"
 
Miglior attore non protagonista in una comedy
Ty Burrell, "Modern Family"
 
Miglior attrice non protagonista in una comedy
Allison Janney, "Mom"
 
Miglior attore ospite in una comedy
Jimmy Fallon, “Saturday Night Live”

Miglior attrice ospite in una comedy
Uzo Aduba, “Orange is the new black”

Miglior sceneggiatura per una comedy
Louis C.K. per la  puntata “So Did the Fat Lady” di “Louie”

Miglior regia per una comedy
Gail Mancuso per la puntata “Vegas” di “Modern Family”

 
Miglior Miniserie o Movie
Fargo
 
Miglior Film per la TV
The Normal Heart

Miglior attrice in una  Miniserie o TV Movie
Jessica Lange, "American Horror Story: Coven"

Miglior attore in una Miniserie o TV Movie
Benedict Cumberbatch, “Sherlock”

Miglior attore non protagonista in una miniserie e film per la TV
Martin Freeman, “Sherlock”

Miglior attrice non protagonista in una miniserie o film per la TV
Kathy Bates, “AHS: Coven”

Miglior sceneggiatura per una miniserie o film per la TV
Steven Moffat per la puntata “His Last Vow” di “Sherlock”

Miglior regia per una miniserie o film per la TV
Colin Bucksey per la puntata “Buridan’s Ass” di “Fargo”


Per tutti i vincitori, si veda qui.

domenica 27 luglio 2014

PENNY DREADFUL: la prima stagione


Ha un margine di miglioramento, ma da un punto di vista artistico è decisamente riuscito Penny Dreadful (sul significato del titolo si veda qui), che ha da poco chiuso sull’americana Showtime la sua prima stagione di 8 episodi ed è stata rinnovata per una seconda. 
 

La struttura di questo primo arco è stata data dalla ricerca della figlia da parte dell’ex-esploratore Sir Malcolm Murray (Timothy Dalton), insieme a Vanessa Ives (Eva Green), sensibile alla possessione e vagamente Jane Austen-iana, e all’avventuriero americano Ethan Chandler (Josh Hartnett). Sono personaggi originali, che ben si armonizzano agli altri. Il primo successo della serie è infatti stato quello di riesumare icone classiche della letteratura ottocentesca – il dottor Frankenstein (Harry Treadaway) e la sua “creatura” (un mesmerizzante Rory Kinnear), Dorian Gray (Reeve Carney), Dracula (Robert Nairne) - e di rivitalizzarle in un modo che è risultato sia credibile che originale, restando comunque fedele alla loro intima essenza. È riuscito anche a farlo restituendo, nella costruzione delle storie, un senso antico di paura e fascinazione per il sovrannaturale e l'oscuro, con la misura e gli eccessi che si collegano a quegli anni. 
 
 

Gli aspetti migliori della creazione di John Logan, quelli in cui ha realizzato la tensione estetica a cui si vede che aspira, sono quello poetico e artistico-figurativo. Sotto il primo profilo il mostro pensato da Mary Shelley - un vero romantico, secondo il senso letterario del termine - e del suo creatore Victor Frankenstein sono emblematici. Poeti come Keats e Shelley non vengono solo citati, ma incarnati, con rimandi verbali e visivi intensi. Quando si vede il dottor Frankenstein passeggiare in un prato di narcisi gialli come non ripensare alla più classica delle poesie di Wordsworth, “I Wandered Lonely as a Cloud”, anche prima che venga esplicitamente citata? E quando il mostro riflette sulla sua natura come non sorprendersi del fatto che citi proprio quella Mary Shelley che ha ideato il suo mito? Un sublime riferimento metatestuale, fatto proprio da lui: quasi da eccitarsi.
 

Sotto il profilo artistico, Dorian Gray è affascinato di più che dal suo solo ritratto. Il senso pittorico è molto forte. La cinematografia della serie, specie in alcuni momenti (penso specificatamente alla 1.02) è spettacolosa. E in chiusura, l'interpretazione di Dorian Gray come qualcuno che, non potendo provare sensazioni (perché se le prende il suo ritratto, la sua immagine) ne cerca di sempre più forti, è sia una bella metafora della 'vita spericolata' contemporanea, sia un contraltare all'epoca vittoriana in cui è calato. E, se il mostro di Frankenstein è l'Ottocento, Gray è lo sbocciante Novecento. È sicuramente il piacere decadente che ha sempre rappresentato, ma è già, in nuce, il Michele degli Indifferenti di Movavia. Ci ho pensato, in chiusura di stagione. Poche serie elicitano simili accostamenti.
 
 

In qualche misura, mi pare che ciascuno dei personaggi rappresenti un'idea del secolo che rappresentano: Brona Croft (Billie Piper, The Secret Diary of a Call Girl), ad esempio,  affetta dal “mal sottile”, poteva essere forse anche più fruttata per questo aspetto, ma è un vero classico dell’immaginario letterario dell’epoca, sotto questo profilo. Del servitore Sembene (Danny Sapani) aspettiamo di scoprire di più. Le puntate, pur essendo chiaramente non autoconclusive sono una esperienza autonoma, assestante l'una dall'altra.

Un programma da cui farsi sorprendere.


domenica 20 luglio 2014

TCA AWARDS 2014: i vincitori

Sono stati annunciati i vincitori dei Television Critics Awards 2014, ovvero i primi dati annualmente dai critici televisivi. Li potete vedere alla loro pagina ufficiale, ma anche elencati qui sotto. Sono parecchio soddisfatta delle scelte, che in linea di massima condivido. Un po’ una sorpresa è stata la vittoria di RuPaul’s Drag Race, anche se se ne è sentito parlar bene in generale anche nei mesi scorsi.  
Programma dell’anno: Breaking Bad (secondo anno consecutivo)
 
Miglior drama:The Good Wife
Miglior comedy: Louie a pari merito con Veep
Miglior nuovo programma: Orange is the New Black
Miglior programma per ragazzi: The Fosters
Miglior film/miniserie/speciale: True Detective
 
 
Miglior programma d’informazione: COSMOS: A SpaceTime Odyssey
Miglior Reality: RuPaul’s Drag Race

 
Miglior interpretazione in un drama: Matthew McConaughey per True Detective
Miglior interpretazione in una comedy: Julia Louis-Dreyfus per Veep
 
 
Premio alla carriera: James Burrows
Heritage Award: Saturday Night Live

giovedì 17 luglio 2014

La tavola rotonda degli Emmy di THR - 2014: gli attori comici


Jason Biggs (Orange Is the New Black), Jesse Tyler Ferguson (Modern Family), Andy Samberg (Brooklyn Nine-Nine), William H. Macy (Shameless), Matt LeBlanc (Episodes), Tony Hale (Veep) sono gli attori comici coinvolti nella tavola rotonda di quest’anno di The Hollywood Reporter. Sotto, il video.

venerdì 11 luglio 2014

EMMY AWARDS 2014: le nomination

 
Sono uscite ieri, 10 luglio, le nomination agli Emmy. Ecco di seguito le principali categorie. Per la lista completa si veda qui.
Miglior Drama

Breaking Bad
Downton Abbey
Game of Thrones
House of Cards
Mad Men
True Detective

 Che vada al celebratissimo, fugace True Detective o all’ultima stagione di Breaking Bad? Difficilissima scelta. Il grande escluso è The Good Wife in una stagione spettacolosa, che poteva ben prendere il posto di Downton Abbey. Come sempre snobbato, anche in altre categorie, The Americans.
 
Miglior attore in un drama

Bryan Cranston, "Breaking Bad"
Jeff Daniels, "The Newsroom"
Jon Hamm, "Mad Men"
Woody Harrelson, "True Detective"
Matthew McConaughey, "True Detective"
Kevin Spacey, "House of Cards"
 

Credo si giochi fra Bryan Cranston e Matthew McConaughey. Che quest’ultimo faccia “non c’è due senza tre” dopo i Golden Globe e gli Oscar? Snobbati Matthew Rhys (The Americans) e Michael Sheen (Masters of Sex).


Miglior attrice in un drama
Lizzy Caplan, "Masters of Sex"
Claire Danes, "Homeland"

Michelle Dockery, "Downton Abbey"

Julianna Margulies, "The Good Wife"

Kerry Washington, "Scandal"

Robin Wright, "House of Cards"

Si gioca fra Lizzy Caplan, Julianna Margulies e Robin Wright, e non so davvero per chi tifare. La grande snobbata è Tatiana Maslany di Orphan Black, che ben avrebbe potuto prendere il posto di Michelle Dockery. Snobbata Keri Russel.

Attore non protagonista in un drama
Aaron Paul, "Breaking Bad"
Jim Carter, "Downton Abbey"
Peter Dinklage, "Game of Thrones"
Josh Charles, "The Good Wife"
Mandy Patinkin, "Homeland"
Jon Voight, "Ray Donovan"

Questa è l’ultima possibilità per Aaron Paul, ma con che coraggio lo tolgo a Josh Charles, o a Peter Dincklage, di per sé?


 Attrice non protagonista in un drama
Anna Gunn, "Breaking Bad"
Maggie Smith, "Downton Abbey"
Lena Headey, "Game of Thrones"
Christine Baranski, "The Good Wife"
Christina Hendricks, "Mad Men"
Joanne Froggatt, "Downton Abbey"

Anna Gunn o Christine Baranski, per me.

 
Miglior Comedy
The Big Bang Theory
Louie
Modern Family
Orange Is the New Black
Silicon Valley
Veep

Tengo per Silicon Valley, anche se sarei contenta chiunque vincesse.

Miglior attore in una comedy
Jim Parsons, "The Big Bang Theory"

Ricky Gervais, "Derek"

Matt LeBlanc, "Episodes"

Don Cheadle, "House of Lies"

Louis C.K., "Louie"

William H. Macy, "Shameless"

Dovrebbe probabilmente andare a Louis CK, ma sarei comunque contenta andasse a Matt LeBlanc, anche se per una stagione non troppo forte. Snobbato Andy Samberg (Brooklyn Nine-Nine).

 
Miglior attrice in una comedy
Lena Dunham, "Girls"

Edie Falco, "Nurse Jackie"

Julia Louis Dreyfus, "Veep"

Melissa McCarthy, "Mike & Molly"

Amy Poehler, "Parks & Recreation"

Taylor Schilling, "Orange Is the New Black"

Sebbene tutte siano meritevoli, penso sia indubbio che andrà a Taylor Schilling

Miglior attore non protagonista in una comedy
Andre Braugher, "Brookiyn Nine-Nine"
Adam Driver, "Girls"
Jesse Tyler Ferguson, "Modern Family"
Ty Burrell, "Modern Family"
Fred Armisen, "Portlandia"
Tony Hale, "Veep"

Sono divisa fra Andre Braugher, il cui impassibile capo della polizia è sempre esilarante, e che non delude mai – e penso vincerà per la solita pigrizia a premiare sempre gli stessi -, ma il vero contender è Fred Armisen, per me, a pari merito con Tony Hale.
Miglior attrice non protagonista in una comedy
Mayim Bialik, "The Big Bang Theory"
Julie Bowen, "Modern Family"
Allison Janney, "Mom"
Kate Mulgrew, "Orange Is the New Black"
Kate McKinnon, "Saturday Night Live"
Anna Chlumsky, "Veep"

Allison Janney o Mayim Bialick?

 
Miglior Miniserie o Movie

American Horror Story: Coven
Bonnie & Clyde
Fargo
Luther
Treme
The White Queen

Per me Fargo. Eventualmente Luther. La stagione di AHS non mi ha convinta e Treme ha avuto stagioni molto migliori, in più non la vedo vincere.   

Miglior attrice in una  Miniserie o Movie
Jessica Lange, "American Horror Story: Coven"
Sarah Paulson, "American Horror Story: Coven"
Helena Bonham Carter, "Burton and Taylor"
Minnie Driver, "Return to Zero"
Kristen Wiig, "The Spoils of Babylon"
Cicely Tyson, "The Trip Bountiful"

Sarah Paulson? Potrebbe.

Miglior attore in una Miniserie o Movie
Chiwetel Ejiofor, "Dancing on the Edge"
Martin Freeman, "Fargo"
Billy Bob Thornton, "Fargo"
Idris Elba, "Luther"
Mark Ruffalo, "The Normal Heart"
Benedict Cumberbatch, "Sherlock"
Non so davvero chi scegliere. Sarei contenta per chiunque di loro.