mercoledì 24 maggio 2017

UPFRONTS 2017 - 2018: CBS


La CBS ha presentato agli upfronts i programmi indicati sotto. La rete non rende disponibili su YouTube i trailer delle serie per chi è in Italia. Alcuni li trovate qui.  
Drama

Seal Team. Ricca d’azione, questa serie segue le operazioni ad alto rischio di una delle forze speciali d’elite più famose al mondo, quella dei Navy Seals, compreso lo stress di altra natura che loro e le loro famiglie devono affrontare sul fronte di casa: mantenere segreti, venir informati della partenza all’ultimo momento, la consapevolezza che ogni missione potrebbe essere l’ultima…Nel cast David Boreanaz.


Wisdom of the crowd. Un’icona della tecnologia di Silicon Valley (Jeremy Piven), impegnato a scoprire l’assassino della figlia, lancia una nuova compagnia e crea una piattaforma mondiale in cui le persone possono inviare e valutare le prove. Insieme a uno staff di specialisti, rivoluziona il modo di investigare i crimini. 

S.W.A.T. Ispirato dalla serie televisiva e dal film con lo stesso nome, questo poliziesco vede il tenente Daniel “Hondo” Harrelson (Shemar Moore) a capo di una unità altamente qualificata che deve operare nella comunità dove è cresciuto. Si vede diviso e in equilibrio fra la lealtà alla strada, dove i poliziotti a volte sono visti come il nemico, e quella nei confronti dei colleghi. Come comandante incoraggia  comunicazione e rispetto invece di forza e aggressione, ma quando c’è una crisi, tutti sono pronti a mettere in atto la loro preparazione tecnica.

Instinct. Previsto per mid-season, e precedentemente noto con il titolo di Killer Instint, è l’adattamento di un romanzo di James Patterson e ha come protagonista Alan Cumming. Un ex-agente della CIA diventato professore torna alla sua vecchia vita per aiutare la polizia di New York a catturare un serial killer.  


Comedy

Young Sheldon.  È lo spin-off di The Big Bang Theory. Shledon Cooper (Iain Armitage) ha 9 anni (siamo nel 1989) e ha appena cominciato il liceo, con quattro anni in anticipo, insieme al fratello maggiore molto meno brillante di lui, mentre la sorella gemella è ben contenta di rimanere in quarta elementare. La madre, molto religiosa, cerca di prepararlo a quello che lo aspetta, perché si rende conto che il figlio sarà anche un piccolo genio, ma non è  in grado di leggere i segnali delle persone che lo circondano. Jim Parsons (Sheldon adulto) fa il voice-over. 

9JKL. Basato sulle esperienze della vita reale di Mark Feuerstein, produttore esecutivo e interprete, questa sit-com ha come protagonista un attore in un momento di pausa professionale da poco divorziato che torna a casa: va vivere in un appartamento posizionato fra i propri genitori e la famiglia del fratello. Mentre si rialza da un momento no, deve imparare a trovare un equilibrio fra la sua indipendenza e la presenza un po’ invadente dei familiari che lo amano, ma letteralmente lo circondano.

Me, Myself & I. La vita di Alex Riley (Bobby Moynihan) viene esaminata in tre momenti diversi: nel 1991, quando ha 14 anni, e lui e sua madre si trasferiscono a Los Angeles quando lei si risposa; nel presente, a 40 anni, in un momento di stasi personale e professionale; nel 2042, a 65 anni, quando si rende conto che per essere felice deve mettere da parte il lavoro presso la sua azienda di successo e dedicarsi alla sua vera passione: le invenzioni.     

By the Book. Questa sit-com multi-camera (ma inizialmente concepita come single-camera) era precedentemente nota come Living Biblically ed è tratta dall’omonimo libro di A.J. Jacob. Un uomo (Jay R. Ferguson), decide di provare a vivere secondo le regole della Bibbia. La serie è prodotta da Johnny Galecki (il Leonard di The Big Bang Theory) ed è prevista per mid-season.

domenica 21 maggio 2017

UPFRONTS 2017 - 2018: ABC

 
La ABC ha presentato agli upfronts i seguenti programmi.
Drama.
The Crossing. I rifugiati di un Paese in guerra cercano asilo in un villaggio di pescatori americano, solo che il Paese da cui sono in fuga è l’America e la guerra da cui stanno scappando ancora non è ancora accaduta. Il governo cerca di scoprire la verità nascosta dietro a queste misteriose migrazioni.  


Deception. Quando la carriera del mago Cameron Black (Jack Cutmore-Scott) viene rovinata da uno scandalo, comincia a lavorare per l’FBI usando le sue abilità di illusione e imbroglio per aiutare il governo a catturare i criminali più elusivi.


For the people. Ambientata nella corte di giustizia del Distretto Sud di New York, conosciuta come la “Corte Madre”, questa nuova serie da Shondaland segue una serie di avvocati neofiti che lavorano tanto per la difesa quanto per l’accusa in casi federali d’alto profilo.


The Good Doctor. Shaun Murphy (Freddie Highmore), un giovanissimo medico autistico con la sindrome del savant, inizia a lavorare per l’unità chirurgica di un prestigioso ospedale, incontrando lo scetticismo dei colleghi e affrontando le sue difficoltà di creare dei legami con le persone intorno a sé. La serie viene da David Shore (House).


The Gospel of Kevin. Kevin Finn (Jason Ritter), un uomo egoista su un pericoloso sentiero di disperazione, va a vivere con la sorella gemella rimasta vedova (JoAnna Garcia Swisher) e la nipote. Appena arrivato, gli appare un improbabile essere celestiale di nome Yvette che gli affida una missione: salvare il mondo.  




Marvel’s Inhumans. Tratto da una leggendaria serie di fumetti,  la serie parla dell’epica avventura della famiglia reale degli Inumani, incluso Black Bolt, enigmatico re. Dopo che vengono divisi da un colpo di stato militare, scappano alle Hawaii e devono interagire con i locali e il lussurioso ambiente circostante.  

Ten Days in the Valley. La vita di Jane Sadler (Kyra Sedgwick), produttrice televisiva e madre single, viene sconvolta quando la figlioletta scompare nel mezzo della notte. Proprio come nel suo controverso programma TV poliziesco, tutto è un mistero e non ci si può fidare di nessuno perché tutti hanno un segreto da nascondere.
 
Comedy.
 
Alex, Inc. Alex Schuman (Zack Braff) è un brillante giornalista radiofonico padre di famiglia che decide di lasciare il proprio lavoro per fondare una sua compagnia.  





The Mayor. Il giovane rapper Courtney Rose (Brandon Michael Hall) cerca l’occasione che lo faccia sfondare. Stanco di aspettare, si candida a sindaco della cittadina californiana dove vive per farsi pubblicità per la sua carriera musicale. Sfortunatamente per lui però, vince le elezioni. Con l’aiuto di sua madre e degli amici, inclusa Valentina (Lea Michele), impara a fare quello che è necessario per aiutare la cittadina che ama.




Splitting up together. Basata su una serie danese, questa è la storia di una coppia (interpretata da Jenna Fischer e Oliver Hudson) il cui matrimonio trova nuova linfa dal divorzio.



La ABC ha presentato anche i seguenti programmi “alternativi”: American Idol; The Bachelor Winter Game, e Dancing with the Stars Junior.

 

giovedì 18 maggio 2017

THE LEFTOVERS, Damon Lindelof e Matt Zoller-Seitz: un podcast rivelatorio


Se capite l’inglese e siete fan di The Leftovers, non perdete la puntata speciale di “The Vulture TV Podcast” (del 16 maggio) intitolata Damon Lindelof’s “It’s a Matt, Matt, Matt, Matt World”, sulla puntata 3.05 della serie: la trovate qui.

Il critico televisivo Matt Zoller-Seitz parla con Lindelof  di quella puntata e di come sia stata scritta in parte in risposta a lui stesso e a osservazioni che ha fatto nel recensire la serie, e di come sia collegata ad alcuni eventi della sua vita. La puntata riguarda il personaggio di Matt Jamison (Christopher Eccleston) e il titolo si riferisce ovviamente a lui perciò, ma anche appunto a Matt Zoller-Seitz. 

mercoledì 17 maggio 2017

UPFRONTS 2017 - 2018: FOX


Queste sono le serie per la stagione 2017-2018 presentate della Fox agli upfronts.

Drama.

The Gifted. La vita di Reed (Stephen Moyer) e Caitlin (Amy Acker) Strucker viene rivoluzionata quando scoprono che i loro figli, Lauren ed Andy, sono dei mutanti con poteri particolari e sono costretti a fuggire da una agenzia governativa, la Sentinel Services. A complicare la situazione è il fatto che Reed lavora per l’ufficio del procuratore distrettuale in una sezione che si occupa proprio di perseguire questo genere di persone. La loro unica scelta è quella di farsi aiutare da una rete clandestina di mutanti (Eclipse, Blink, Polaris, Thunderbird).  È una storia sulla sopravvivenza, sull’affrontare chi si è, su genitori che imparano ad accettare e amare i propri figli anche se sono diversi da quello che si aspettavano. 




The Orville. Ideata da Seth MacFarlane (Family Guy), questa serie di fantascienza-dramedy di un’ora è ambientata 400 anni nel futuro e segue le avventure della U.S.S. Orville, un vascello d’esplorazione di medio livello con un equipaggio di umani e alieni. La Terra fa parte dell’Unione Planetaria, una civilizzazione pacifica con più di 3000 navi. Ed Mercer (MacFarlane), diventato capitano della Orville, si ritrova come primo ufficiale la sua ex-moglie, Kelly Greyson (Adrianne Palicki). Dell’equipaggio fanno anche parte il suo miglior amico, un alieno di una specie a sesso unico, una dottoressa, una forma di vita artificiale che viene da una società di macchine che crede che le forme di vita biologiche siano inferiori, un navigatore con grande senso dell’umorismo, una giovane addetta alla sicurezza che viene da un pianeta con una forza di gravità tale che le fa avere una forza straordinaria, e una creatura gelatinosa a cui dà la voce in originale Norm Macdonald. 





9-1-1. Dagli autori Ryan Murphy e Brad Palchuk viene un procedurale sulle vite di poliziotti, medici e pompieri che sono chiamati e rispondere per primi facendo parte della 911, l’americano 113. Nel cast c’è Angela Bassett.



The Resident. Tre medici in differenti momenti della propria carriera - Conrad (Matt Czuchry), affascinante, arrogante e poco convenzionale, al terzo anno come interno e Devon (Manish Dayal), innocente ed idealista, al primo anno, che seguono il dottor Randolph (Bruce Greenwood) volto dell’esperienza dell’ospedale, ma in declino, e Mina (Shaunette Renée Wilson) una chirurga di origine nigeriana che rischia di mettere a repentaglio il ruolo del dottor Randolph - e una giovane infermiera, Nicolette (Emily VanVamp), fiamma a intermittenza di Conrad -  sono i protagonisti di questo medical drama ambientato al Chastain Park Memorial Hospital.





Comedy


Ghosted. È una action comedy girata in single-camera su due “sfigati”  che sono l’uno l’opposto dell’altro, ma con una missione in comune: salvare la razza umana dagli alieni. Leroy (Craig Robinson), un ex detective specializzato nel ritrovamento delle persone scomparse, scettico e cinico che non crede agli UFO, e Max (Adam Scott) un “vero credente” convinto che la moglie sia stata rapita dagli alieni. Vengono reclutati dal capitano Ava Lafrey (Ally Walker) a capo di un’agenzia governativa che indaga su casi paranormali, e lavorano con il suo staff, un patologo forense iperamichevole e un esperto di tecnologia dalle opinioni molto forti.





LA to Vegas. È una single-camera comedy sull’equipaggio di un aereo e gli eccentrici passeggeri che ogni week-end volano da Los Angeles a Las Vegas in cerca di facile fortuna. Ronnie è un’assistente di volo che cerca sempre di tenere sangue freddo, non sempre con successo. Sviluppa una specie di relazione con Colin, un passeggero abituale e professore di economia, la cui ex-moglie e figlio vivono a Las Vegas. Complicato è anche il rapporto con il capitano, Dave (Dylan McDermott), un narcisista deluso dal non poter essere diventato pilota da combattimento. Bernard è un collega sempre positivo, Artem è un giocatore professionista che diventa l’allibratore ufficioso del velivolo, Nichole è la spogliarellista molto più sveglia di quanto la gente non le dia credito. Dal venerdì ala domenica questi variegati sognatori diventano l’uno per l’altro una famiglia non convenzionale.  

lunedì 15 maggio 2017

UPFRONTS 2017-2018: NBC


Per la stagione 2017-2018, la NBC ha presentato i seguenti programmi. 

Drama

The Brave. Un viaggio del mondo dei miliari sotto-copertura d’elite. La vice-direttrice della D.I.A. Patricia Campbell (Anne Heche) e il suo team hanno la più avanzata tecnologia di sorveglianza e lavorano in accordo  Adam Dalton e la sua squadra di operazioni speciali per salvare le vite persone innocenti e compiono missioni in alcuni dei luoghi più pericolosi del mondo. 

Good Girls. Quando tre mamme della periferia si stufano di doversi arrabattare per far quadrare i conti, decidono di rapinare il locale supermercato con una pistola giocattolo. Il manager però le vede e il bottino è molto più ingente di quello che si aspettavano e perciò le cose si complicano. Viene descritto come un drama infuso di commedia che è un incrocio fra Thelma e Louise e Breaking Bad.   

Law & Order True Crime: The Menendez Murders. Serie antologica. Otto puntate. È una drammatizzazione del noto crimine di omicidio dei frateli Menendez che hanno ammazzato i propri genitori a Beverly Hills. Con Edie Falco (I Soprano, Nurse Jackie) nel cast, si cerca di svelare la scioccante verità di quello che accadeva quando le telecamere smettavano di filmare il caso che era diventato l’ossessione nazionale. Scritto da Rene Balcer. 

Reverie. È un thriller che segue Mara Kint (Sarah Shahi), un’ex-negoziatrice di ostaggi ed esperta di comportamento umano, divenuta professoressa universitaria dopo una tragedia personale. Viene reclutata per salvare persone ordinarie che si sono perse nel giocare con un programma di realtà virtuale molto avanzato in cui si possono letteralmente vivere i propri sogni.

Rise. Da Jason Katims (Friday Night Lights, Parenthood) e Jeffrey Seller (Hamilton) viene questa serie ispirata ad una storia vera. Lou Mazzuchelli (Josh Radnor), un insegnante, decide di prendere in carico il dipartimento di teatro della scuola e riesce a galvanizzare non solo studenti e professori, ma l’intera cittadina.  


Comedy

A.P. BIO. Quando un docente di filosofia non riesce ad ottenere il lavoro dei suoi sogni e finisce a insegnare biologia in una classe avanzata in un liceo, rendendosi conto di avere di fronte studenti molto brillanti, decide di non insegnare ciò che dovrebbe, ma di usare i suoi allievi a proprio beneficio.    

Champions. Vince, il proprietario di una palestra, carismatico ma senza ambizione, vive con il fratello più giovane, Michael, fisicamente attraente, ma poco brillante. Conducono una vita fatta di ginnastica e frequentazioni femminili, finché nella loro vita non arriva il figlio adolescente di Vince, avuto da una sua vecchia fiamma del liceo, Priya (Mindy Kaling).


Will & Grace. Dopo un decennio d’assenza, Debra Messing, Eric McCormack, Sean Hayes e Megan Mullally tornano da interpretare Will, Grace, Jack e Karen per 12 nuovissime puntate. 


La  NBC ha in palinsesto anche alcuni programmi "alternativi": The Awesome Show,  Ellen’s Game of Games, Genius Junior e The Handmade Project.  



mercoledì 10 maggio 2017

THE GOOD FIGHT: raccoglie il testimone di "The Good Wife"


The Good Fight (CBS Access) esordisce a un anno di distanza dagli eventi della serie di cui è lo spin-off, The Good Wife, e ne raccoglie il testimone in maniera egregia, mantenendone molto dello spirito, ma conquistandosi un’identità propria. 

Diane Lockhart (Christine Baranski) intende andare in pensione, ma è costretta a continuare a lavorare dopo che uno schema Ponzi la defrauda dei risparmi di una vita. Le viene incontro, accogliendola come socia, Adrian Boseman (Delroy Lindo), dello studio legale a prevalenza afro-americana Reddick, Boseman & Kolstad, nonostante la perplessità della partner Barbara Kolstad (Erica Tazel). Diane si lascia convincere da Marissa Gold (Sarah Steele) ad assumerla come sua assistente personale. La ragazza, piena di risorse come sempre, matura progressivamente l’idea di studiare per ottenere una licenza come investigatrice privata – una sorta di anti-Kalinda: tanto misteriosa e segreta quest’ultima, tanto aperta e sorridente lei. A perseguire quest’idea la aiuta Jay (Nyambi Nyambi), già investigatore privato dello studio. Chi  segue Diane è anche la novellina Maia Rindell (Rose Leslie, la Ygritte di Game of Thrones), sua figlioccia, fidanzata con Amy (Heléne Yorke) e nell’occhio del ciclone perché è suo padre Henry (Paul Guilfoyle) in primis, e la sua famiglia in generale, l’artefice della truffa ai danni di Diane e di molti altri. Nel nuovo contesto già lavora Lucca Quinn (Cush Jumbo), che nella vita privata comincia una storia con Colin Morello (Justin Bartha), avvocato nell’ufficio del procuratore di Stato.
 
Sempre ideata dai coniugi Robert e Michelle King, The Good Fight arriva in un momento storico diverso rispetto alla serie madre. The Good Wife ha coperto grosso modo tutti gli anni dell’amministrazione Obama. Qui si esordisce proprio con Diane che incredula assiste in TV al giuramento di Trump come nuovo presidente. Tutto ciò che aveva caro, insomma, collassa intorno a lei, e la sigla d’apertura in modo non troppo sottile annichilisce il passato facendo esplodere sullo schermo degli oggetti simbolo della raffinata, per quanto esigente, vita di avvocato di grido: il martelletto da giudice, un laptop, dei telefoni, un vaso di fiori…Se di là la protagonista era indiscutibilmente una, Alicia (Julianna Margulies), qui sono tre: Diane, Lucca e Maia. Ed è quest’ultima quella che si ritrova nella posizione che era di Alicia, ovvero quella di neofita, costretta ad amare delusioni anche sul fronte di casa. Il tema di riferimento è stato quello di “ricostruire la famiglia”, o nel suo caso, quella di rendersi conto che è collassata e che rifarsene una per lei significa fidarsi delle persone che le vogliono bene sul serio (THR).

Anche qui, accanto alla storyline di arco  - quella di Maia e della truffa messa in atto dai suoi familiari – ci sono le storie più o meno autoconclusive della puntata; e ci sono tematiche legate alla stretta attualità  - il tema delle fake news, ad esempio, il problema delle notizie false e di come possano prendere vita propria è stato trattato con acume – e legate all’impatto della tecnologia nelle nostre vite – in “Social Media and Its Discontents” (1.06) il fulcro della puntata è stata la discussione su come si possano moderare gli interventi sul web mantenendo il diritto alla libertà di espressione al contempo togliendo commenti razzisti, misogini, antisemiti e quest’altro che spesso si traducono in minacce e violenza. Qui, programmaticamente avendo scelto uno studio legale afro-americano, si presta particolare attenzione alle questioni razziali – si sono trattati i casi di brutalità della polizia contro i neri ad esempio, dove si sono mostrati anche i beceri, purtroppo realistici, trucchetti politici in proposito - e delle minoranze. Lo show, come sempre verrebbe da dire pensandolo ragionevolmente come una continuazione di The Good Wife, reagisce a quello che accade nella cultura che lo circonda. Tornano anche vecchi amati volti ricorrenti della serie madre: il giudice Abernathy (Denis O’Hare), Elsbeth Tascioni (Carrie Preston), Mike Kresteva (Matthew Perry), Kurt McVeigh (Gary Cole), David Lee (Zach Grenier), Colin Sweeney (Dylan Baker)…

La prima stagione è stata appagante e ha il potenziale per raggiungere vertici notevoli. Per la confermata seconda stagione, Robert King ha spiegato che se Trump sarà ancora il presidente, i temi che affronteranno riguarderanno i cambiamenti nella legge e che cosa accade quando ci sono disaccordi fra i diversi livelli legali, e che cosa succede quando le istituzioni su ci si fa affidamento cominciano a sbriciolarsi e il mondo che ci circonda diventa sempre più caotico. Uno dei temi che vorrà affrontare è la legge come ideale, cosa inusuale perché solitamente è vista più come un ostacolo e qualcosa da cui trovare delle scappatoie. (THR)

lunedì 1 maggio 2017

TRIAL AND ERROR: mockumentary su un omicidio


Trial and Error (NBC) è la parodia di un documentario che segue le vicissitudini legali di un eccentrico poeta con un cane di nome Shakespeare e una passione per il pattinaggio a rotelle, di East Peck nel South Carolina, Larry Handerson (John Lithgow, Third Rock form the Sun, recentemente The Crown), accusato della morte della moglie Margaret (Andy MacDowel). Da un importante studio legale di New York, arriva a difenderlo, assunto dal fratello della vittima, Jeremiah (Jefferson Davis) un avvocato al suo primo caso di omicidio, Josh Segal (Nicholas D’Agosto, Masters of Sex). Si ritrova a dover lavorare in un piccolo ufficio adiacente a un laboratorio di tassidermia, e con un team risicato a due elementi: uno scalcagnato e non brillantissimo investigatore, Dwayne (Steven Boyer), e Anne (Sherrie Shepherd), una segretaria che soffre di prosopagnosia (quindi non distingue i volti delle persone, ma a distinguere gli uomini dal pene non ha problemi, rassicura) e una sfilza di altri disturbi (sindrome di Stendhal, FAS - sindrome dell’accento straniero, dislessia…), anche se ad aiutarlo c’è anche la figlia dell’accusato, Summer (Krysta Rodriguez). Come pubblico ministero agisce la determinata Carol Anne Keane (Jayma Mays, Glee) che per un avanzamento di carriera ha assoluta necessità di mandare alla sedia elettrica Larry – beh, in realtà la pena prevedrebbe che venisse sbranato da un orso, ma sono dettagli.

Sebbene non riesca mai a convincere del tutto, questo mockumentary ha momenti davvero esilaranti ed è interpretato da un cast tutto molto forte che senza difficoltà spreme ogni possibile grammo di umorismo da ogni situazione. Lithgow poi  coinvolge anche solo con la mimica facciale, e le sue apparenti miserie sono fonte di grande ilarità. Oltre al motore congenito della ricerca investigativa e delle udienze in tribunale, che portano avanti il caso di omicidio, terreni fertili nella narrazione sono le uscite inappropriate di Larry che, nel dire la verità per difendersi dichiarando la sua innocenza sembra affossarsi sempre più – non è colpa sua se il suo programma tv preferito è “How to get away with murder – Le regole del delitto perfetto”! -, nell’imbranataggine collettiva del team, nella negata frustrazione sessuale di Carol, nella ferocità dei media che già nei fatti condannano un accusato, nelle bizzarrie dei piccoli centri cittadini – un’intera puntata (1.05) riprende più volte e in modo sempre diverso ed efficace l’idea che a East Peck la terza causa di morte sono le palle di cannone, dato che c’è una cerimonia che le spara due volte al giorno a ricordo di un atto di codardia che ha fatto sì che si salvassero molte vite. In quest’ultimo aspetto la sit-com è stata accostata a Parks and Recreation, ma senza l’umanità di quest’ultima. I personaggi qui peraltro sono in gran parte poco più che macchiette.

Questo spoof ideato Jeff Astrof e Matt Miller arriva in un momento in cui i documentari sui crimini (Making a Murderer, The Jinx, o The Staircase, che è stata di ispirazione per la prima stagione…) hanno molto successo. Di fatto il programma non riesce a decostruire il genere e le tecniche narrative che lo reggono, o a offrire una chiave di lettura pregnante sui motivi di questo successo o sul sistema legale ma, col suo setting inusuale, riesce a conciliare bene le battute visuali e verbali (che mette in primo piano come pure di sfondo) con una tematica cupa, senza che si qualifichi poi come humor nero. Nella sua stravaganza Trial & Error è alla fine seducente e non si riesce a non avere un debole per le storie e i personaggi tornando puntata dopo puntata con grande piacevolezza. Perfetta anche la conclusione. 

venerdì 21 aprile 2017

FAMOUS IN LOVE: poco verosimile e rozza


In Famous in Love, Paige Townsen (Bella Thorne), senza la “d” finale nel cognome, come ripete di continuo durante il pilot,  è una studentessa con aspirazioni d’attrice che viene convinta dalla sua migliore amica, Cassie (Georgie Flores), a fare un’audizione per Locked, l’adattamento cinematografico di una saga YA molto popolare, e viene presa per una parte che la farà diventare famosa, a dispetto della favorita Alexis (Niki Koss). Tutti sono immediatamente colpiti dalla sua spontaneità e da come rende il dialogo credibile, compreso il protagonista con cui recita, Rainer Devon (Carter Kenkins). Le due amiche non sono immuni al suo fascino, anche se Paige ha una nascente storia sentimentale con un caro amico con cui divide l’appartamento in cui vive, Jake Salt (Charlie DePew),  uno sceneggiatore teatrale in erba – triangolo bello e servito. Nel film della finzione il triangolo sarà invece con Jordan (Keith T. Powers), che ha una complicata storia col rivale. La madre di Rainer, Nina Devon (Perrey Reeves), produttrice del film che ha necessità abbia successo, cerca di difenderlo dai giornalisti di gossip.  

Sviluppata per il canale Freeform  - le 10 puntate della prima stagione sono state rilasciate il 18 aprile 2017 - da I. Marlene King (Pretty Little Liars) sulla base dell’omonimo libro di Rebecca Serle, la serie adolescenziale nuota nei cliché, a partire dall’ingenuo talento che è troppo eccezionale per non essere riconosciuto. Per quanto in partenza non ci sia aspetti realismo, e si sappia che il percorso è quello del sogno realizzato che però ti rivela la pochezza umana di un ambiente che divora l’anima ed che il programma è destinato a un target di giovanissimi che magari questa storia non l’ha sentita ancora, la vicende sono blande e senza mordente. All’occasionale entusiasmo per il mondo glamour di belli e famosi e all’eccitazione per le nuove esperienze si alternano scene orride come quella di Nina che in un locale pubblico prende per la palle un giornalista scandalistico minacciandolo di violenza ancora peggiore in una scena che vorrebbe far capire la spietatezza dell’ambiente, ma che risulta solo tragicamente ridicola. Da vergognarsene.

La recitazione è accettabile, e forse anche di più per quanto riguarda i giovani, un po’  meno per il cast adulto, ma la serie, a giudicare dal pilot, è tutta molto. pre-confezionata, poco verosimile e un po’ rozza.

giovedì 13 aprile 2017

BIG LITTLE LIES: irresistibile


Basato sul libro “Piccole Grandi Bugie” di Liane Moriarty, Big Little Lies è stato previsto come miniserie, quindi come una sola stagione autoconclusiva (7 puntate), ma non sono pochi quelli che come me si augurano che alla HBO ci ripensino e trovino un modo per continuare una serie che, liberata dall’omicidio che alimenta la trama della prima stagione, ha comunque ampio potenziale per continuare a indagare la realtà messa in scena con successo. Anzi, se vogliamo, senza la parte investigativa, che è in fondo il pretesto per entrare nelle vite di queste persone,  la serie ne guadagnerebbe anche, per quanto la parte di thriller sia stata decisamente appagante. Qualche speranza c’è (si legga qui in proposito).  

Jane (Shailene Woodley) è una madre single, che era rimasta incinta in seguito a uno strupro, che si trasferisce nella piccola comunità di Monterey (California) insieme al figlio Ziggy (Iain Armitage). Il primo giorno di prima elementare, il piccolo viene accusato dalla compagna Amabella (Ivy George) di aver cercato di strozzarla e la madre della piccola, Renata Klein (Laura Dern),  sposata con Gordon (Jeffrey Nordling), vuole tenerlo a distanza. Dal momento che non ci sono vere prove, e che Ziggy è un bambino sensibile che dice di non averlo fatto, la madre le crede e riceve il sostegno e l’amicizia di altre due madri. Si tratta di Madeline (Reese Whitherspoon), sposata in seconde nozze con Ed (Adam Scott), dopo il divorzio da Nathan (James Tupper), risposatosi con Bonnie (Zoë Kravitz), e con una figlia adolescente, Abigail (Kathryn Newton), dal primo marito e una bimba, Chloe (Darby Camp), compagna di classe di Ziggy, che si dedica agli spettacoli teatrali della scuola; e di Celeste (Nicole Kidman), madre di due gemelli, una ex-avvocatessa che per far piacere al marito Perry (Alexander Skarsgård) ha rinunciato al lavoro fuori casa e che ha con lui un rapporto violento. I loro rapporti vengono messi in scena nella consapevolezza che qualcuno di loro, non sappiamo chi, è stato ucciso: questo inquadra e interrompe occasionalmente le vicende con i brevi flash di interviste che gli investigatori fanno alle persone della comunità, che danno la propria opinione su quello che sapevano.

Il cast di nomi di prim’ordine è indubbiamente un catalizzatore di attenzione per questa serie che, di fatto, sarebbe stata forte a sufficienza anche senza cotante star. David E. Kelley, ideatore e sceneggiatore della totalità delle puntate (e la regia è tutta di Jean-Marc Vallée), è sempre stato un autore di prim’ordine, basti pensare ai vari Picket Fences, Chicago Hope e The Practice. Dopo Ally McBeal però era “andato un po’ a male”, nel senso che si era fatto troppo spesso prendere la mano dai suoi tic letterari e umoristici ed era diventato inguardabile, accumulando parecchi insuccessi (Snoops, The Wedding Bells, The Brotherhood of Poland, New Hampshire, Harry’s Law, The Crazy Ones). Qui, ora, sembra tornato in forma smagliante ed è facile ricordarsi quanto acuto ha sempre saputo essere.

La serie esamina i rapporti di una piccola comunità, di come piccole eventi possano portare a cascata conseguenze massicce, di come qualcuno possa facilmente venire ostracizzato. Un tema fondante è quello della violenza domestica, un argomento tradizionalmente molto difficile ma portare sullo schermo trattato con realismo e intelligenza. Si mostra come possa esserci un’escalation di violenza anche fra persone che magari in partenza si amano genuinamente e di come non sia facile uscire da situazioni simili anche quando dall’esterno sembrerebbe la cosa scontata da fare. Con Ziggy frutto di uno stupro, rimane sempre in sottofondo la percezione che forse, nella sua apparenza mite, il piccolo porta in sé i geni di qualcuno violento, mentre i figli Celeste e Perry, che vivono in un contesto violento anche quando i genitori fanno tutto per nasconderlo, magari crescono apparentemente come bambini normali. Importano genetica o ambiente? Con la fine (1.08) a questo viene in qualche modo data una risposta. Si è sottilissimi nel far riflettere su diversi aspetti. Così come  si parla molto di educazione dei figli – Abigail, ad esempio, decide di mettere all’asta la sua verginità su Internet per dare i proventi ad Amnesty International come forma di protesta per lo sfruttamento sessuale che c’è nel mondo, cosa non incontra il favore dei genitori e crea contrasti fra i genitori divorziati su come va gestito – e del ruolo dei genitori nella vita dei figli – Renata e Jane alla fine sono due madri entrambe preoccupate del possibile bullismo nei confronti dei propri figli-, di rapporti di coppia, di amicizia fra donne. Si è onesti e pregnanti con un commento sociale e intimo psicologicamente acuto. Si aggiungano scenari mozzafiato ed il gioco è fatto: irresistibile.

lunedì 3 aprile 2017

Z: le vite di Zelda e Francis Scott Fitzgerald


Farà tornare voglia di leggere capolavori della letteratura americana come Di qua dal Paradiso, Belli e Dannati, e Tenera è la Notte, se mai ce ne fosse bisogno, la serie Z: the beginning of everything, ideata per Amazon da Dawn Prestwich e Nicole Yorkin sulla base del libro “Z: a novel of Zelda Zitzgerald” di Therese Anne Fowler e dedicata alla vita di eccessi e grande scrittura di Zelda Fitzerald e del consorte Francis Scott Fitgerald, i sui capolavori letterari sono tutt’ora celebrati (Il Grande Gatsby su tutti).
La serie debutta quando Zelda  - una radiosa, perfetta Christina Ricci - è ancora  una giovanissima Southern Belle, una bellezza del Sud, in una Montgomery (Alabama) vincolata a rispettabili rituali borghesi, che fa preoccupare i genitori per il suo comportamento ribelle: non arriva mai puntuale a cena, scappa di nascosto, indossa calze velate, va con le amiche a strombazzare il clacson e a imbarazzare i ragazzi che si recano dalle prostitute, svolazza fra una festa e l’altra. È proprio in una di queste occasioni mondane che incontra quello che diventerà l’amore della sua vita, quel Francis Scott  - David Hoflin, che sembra un casting poco azzeccato a prima vista, ma che decolla poi con una solida padronanza delle insicurezze, oltre che dell’ambizione e della voglia di divertirsi del suo alter ego reale - che per ora è solo un soldato che aspira a diventare il grande scrittore che sa di essere, ma che gli editori respingono. Il padre di lei (David Strathairn), un giudice severo, teme che il giovanotto non vada bene sufficienza per la figlia.
Nel corso della prima stagione li vediamo frequentarsi, sposarsi, amarsi, e dedicarsi a una vita di party frenati, alcool e droga nella spregiudicata e snobistica New York, fra momenti di grande intimità e gioia di vivere, e momenti di solitudine e paura, fama e debiti. Il loro rapporto matrimoniale, e la loro complicità verso il mondo esterno, diventa presto il fulcro delle vicende. Così come vediamo lei essere la musa di lui, non solo per la sua presenza nella sua vita, ma per le sue osservazioni, in lettere e diari, che diventano per lui spunto nella sua scrittura. Come è stato osservato da molti, la serie non riesce seriamente a cogliere a pieno la loro alchimia però, intrappolati in caratterizzazioni superficiali e “generiche”, e non riesce a trasmettere che cosa li abbia fatti diventare sul serio icone dei Ruggenti Anni Venti e allo stesso tempo simboli della Generazione Perduta, con il mondo postbellico solo come scenario dipinto, per così dire, e con un cast di supporto molto solido, ma facilmente dimenticabile.
Nel tumulto delle loro vite, di lei non ci sono ancora i segni dello squilibrio mentale degli anni successivi, di lui si vedono sicuramente le premesse dei problemi di alcolismo. Zelda era non convenzionale e un’acuta osservatrice, con molto più potenziale di quanto la gente intorno a lei le riconoscesse di avere. Questo traspare, così come la sua vulnerabilità, ma Z non riesce ad essere la rivelazione che potrebbe essere: si coglie che Francis Scott non era solo un narcisista arrogante e che Zelda non era solo una capricciosa flapper, ci sono momenti di genuino insight, ma se la coppia risplendeva nell’elite culturale dell’epoca, non lo stessa sorte ha la serie, pur buona.

sabato 25 marzo 2017

TABOO: pesante


Nella serie Taboo, prodotta da BBC1 ed FX, siamo nella prima metà della seconda decade dell’Ottocento. James Delaney (Tom Hardy, The Revenant), creduto morto da tempo, torna dall’Africa nella madre patria Inghilterra in occasione del funerale del padre, morto per avvelenamento da arsenico. Eredita un piccolo ma strategico pezzo di terra, Nootka Sound, che è conteso dal Regno Unito e dagli Stati Uniti, che sono in guerra. A difendere gli interessi della Corona in particolare è la Compagnia delle Indie Orientali, alla cui presidenza c’è Sir Stuart Strange (Jonathan Pryce, l’Alto Passero di Game of Thrones), che cerca con ogni mezzo di fargli cedere l’immobile. Fra loro c’è un forte braccio di ferro fatto di astuzie e violenze, a cominciare, dopo che si rifiuta di cedere, dal suo tentato omicidio, che costringe il protagonista a rivolgersi al medico americano Dumbarton (Michael Kelly, House of Cards).  In occasione della divisione dell’eredità salta fuori anche la vedova del defunto, Lorna Bow (Jessie Buckley), un’attrice. Nel tornare a casa, James ricontatta anche la sorellastra Zilpha Geary (Oona Chaplin) – quando è entrata in scena sembrava Amy Winehouse in “Back to Black” -, con cui ha avuto una relazione incestuosa. Il marito di lei, Thorne (Jafferson Hall, Vickings), non lo sopporta, e dal canto suo James, che è tornato non tutto apposto con la testa e con visioni e poteri sovrannaturali, la possiede in forma “telepatica”. Il fedele servitore Brace (David Hayman) conosce importanti segreti del passato dell’uomo.

Ideata dal Tom Hardy insieme al padre Edward Hardy e a Steven Knight (Peaky Blinders), la serie colpisce in positivo prevalentemente per la scenografia, mentre rimane la sensazione che sia altrimenti più pretenziosa che altro e che si prenda troppo sul serio. Un forte gusto per la violenza e la brutalità - gli scontri fisici fra Delaney e i suoi attentatori (1.04), il waterboarding e altre forme di tortura (1.07), la violenza domestica ai danni di Zilpha e il suo esorcismo (1.04) - e un gusto quasi felliniano per atmosfere al limite del grottesco - dalla raffigurazione delle prostitute, agli incontri di travestiti, alla rappresentazione quasi disturbante del principe reggente - aggiungono ai toni cupi un senso allucinatorio e demoniaco, e una perenne sensazione di minaccia e putrefazione. Sebbene Hardy sia un’eccellente presenza scenica sotto più punti di vista, Delaney è il tipo perennemente brooding che si esprime con poco più di monosillabi. La trama, svolta in modo lento, è avvincente ma il risultato, seppur con i suoi meriti, è ugualmente pesante.

I poteri magici sessuali dell’uomo potranno forse far riferimento alla figura folcloristica dell’incubo ma, sebbene meno risibile, non mi è sembrata più convincente, concettualmente parlando perché visivamente siamo ovviamente su un altro pianeta, di quella di Cruz Castillo e Sandra  Mills nella soap opera Santa Barbara (negli anni ’80), dove lei godeva per via telepatica quando lui faceva l’amore con la moglie Eden. Alcuni storici (cfr The Telegraph) poi si sono rammaricati della rappresentazione storicamente inaccurata della Compagnia delle Indie Orientali, dipinta come un incrocio fra la CIA, l’Agenzia per la Sicurezza Nazionale, e la più potente e malvagia multinazionale sul pianeta, cosa che non era.

Alle 8 puntate della prima stagione è previsto che  seguano altre due stagioni.


mercoledì 15 marzo 2017

FLEABAG: una dark comedy dolorosa ed esilarante


Nel pilot della serie comica Fleabag (BBC3, Amazon), la protagonista arriva a casa del padre nel mezzo della notte e gli dice: “Ho l’orribile sensazione di essere una donna avida, pervertita, egoista, apatica, cinica, depravata e moralmente corrotta che non può nemmeno definirsi una femminista”. “Beh”, esita un momento il padre, “Hai preso tutto da tua madre”. All’autodemolizione del personaggio, di cui non a caso non conosciamo mai il nome (così come accade per altri all’interno della serie), ma solo il nomignolo del titolo, che potremmo tradurre in italiano come “sacco di pulci”, “topaia”, “cesso”, segue una battuta che, se fa ridere, è allo stesso tempo spietata. Rende bene il tono della serie che è inteso come uno studio sul dolore, sulla difficoltà di esprimerlo, sulle maschere e le strategie usate per coprirlo, e che, pur cedendo alla malinconia e a molta drammaticità, assicura risate vigorose, non mancando mai di lasciare come preminente un forte senso umoristico e ironico, accentuato dalla tecnica di rompere la quarta parete, per commentare con lo sguardo e le parole quanto accade e cercare la complicità dello spettatore. Se in House of Cards, che pure usa questa tecnica, accade occasionalmente, qui è un elemento ricorrente, usato con sagacia e efficacia.

Fleabag -  a cui dà il volto Phoebe Waller-Bridge, che ha sviluppato la serie sulla base di un’opera teatrale da lei stessa scritta e interpretata -  è una giovane londinese che gestisce da sola, dopo che la sua amica e partner in affari Boo (Jenny Reinsford) è accidentalmente morta, un locale in crisi che ha come logo e leit motiv un simpatico porcellino d’India. Ha perso la madre in giovane età, e nella sua vita ci sono la sorella Claire (Sian Clifford), bella, posata e di successo, sposata con Martin (Martin Gelman),  il padre (Bill Paterson) emotivamente distante e una matrigna (Olivia Colman) passivo-aggressiva che lei non sopporta e da cui ruba una piccola scultura a inizio di stagione. Ha una serie di relazioni con uomini diversi: da tempo, a intermittenza, con Harry (High Skinner); brevemente con “il roditore dell’autobus” (Jamie Demetriou), un ragazzo dai denti sporgenti; con l’attraente “arsehole guy” (Ben Aldridge), dove il nickname potrebbe sì significare “il tipo stronzo”, ma qui è da intendersi in modo più letterale come il “ragazzo del buco del culo” per il fatto che ama il sesso anale. Nella sua vita ha un posto anche il manager di una banca (Hugh Dennis) a cui lei si rivolge, senza successo, per un prestito.

Fleabag si comporta come una ragazzina dispettosa e un po’ fuori di testa, pronta sempre a combinarne una, allegramente diabolica, offensiva anche, o comunque senza filtri o senso di appropriatezza - la “sorpresa” nella doccia fatta al suo fidanzato fa scompisciare dal ridere anche solo a pensarci ed emblematico è il suo comportamento in occasione di una sorta di ritiro in cui a lei a alla sorella viene richiesto di rimanere in silenzio. Agisce con distacco e menefreghismo, è triste, auto-distruttiva e intensamente sola  - in fondo il suo rompere la quarta parete è un segno di alienazione, quasi un appigliarsi a un esterno dove la sua realtà non le basta. È cupa e briosa allo stesso tempo. Con una riuscita mescolanza di commedia e tragedia si parla di fragilità e connessione umana.  “Penso che [il mio obiettivo] fosse davvero di parlare di amicizia in un modo che evitasse il sentimentalismo delle migliori amiche per sempre, e anche di mostrare come possiamo darla per scontata, e la perdita, la profonda perdita di qualcuno che ti conosce meglio di chiunque altro” (AV Club)Una dark comedy che è uno dei migliori debutti del 2016.