mercoledì 16 aprile 2014

INSIDE AMY SCHUMER fa una azzeccata parodia a THE NEWSROOM

Inside Amy Schumer è una delle serie comiche che più mi hanno convinto negli ultimi anni – io l’ho indicata qui fra le mie serie rivelazione del 2013. Fra i suoi pezzi forti ci sono il sesso, il femminismo, politica di gender e la critica ai mass media.
Nella più recente puntata, A Chick  Who Can Hang (2.03) ha fatto una parodia eccellente di The Newsroom di Aaron Sorkin, che è diventato The Foodroom: divertente, azzeccata in stile e contenuto (con pregi e difetti tipici dell’autore), e con un casting perfetto (Josh Charles ha lavorato con Sorkin in Sportsnight). La potete vedere sotto.
Dopo un improbabile (?) dietro le quinte in un focus group sul suo programma, il cui solo interesse alla fine era commentare sui suoi attributi fisici e su quanto se la sarebbero portata a letto, nella prima puntata di questa nuova stagione (2.01) e dopo la parodia a forte doppio senso sessuale di una pubblicità a crocchette di pollo della seconda puntata (2.02), Amy colpisce ancora nel segno.

giovedì 10 aprile 2014

ABOUT A BOY: il potenziale c'è


Basato sul libro di Nick Horby con lo stesso titolo da cui è già stato tratto un film di successo del 2002 con Hugh Grant, About a boy parte incredibilmente bene come sit-com, portata sul piccolo schermo niente meno che da Jason Katims (Parenthood, Friday Night Lights).
Will Freeman (David Walton, Bent) è un giovane uomo che vive dei diritti d’autore di una canzone natalizia di grande successo e non ha altri interessi nella vita che non rimorchiare ragazze e fare la bella vita, senza legarsi a nessuno, eterno Peter Pan. Un giorno si trasferisce a vivere accanto a lui una mamma single, Fiona (Minnie Driver, The Riches), con il figlio piccolo Marcus (Benjamin Stockham), oggetto del bullismo dei compagni. Fra Will e Fiona è subito scontro: lui alza la musica perché non vuole sentire lei che medita, lei gli chiede di abbassarla; lui si mette a fare il barbecue in giardino, lei è vegana e gli chiede di non cucinare quando i fumi vengono dalla sua parte; lui cerca di portarsi a letto una ragazza fingendosi un padre single, lei gli chiede di darsi una regolata davanti al suo troppo giovane e potenzialmente impressionabile piccolo… Will però fa amicizia con Marcus: lo accoglie in casa quando è inseguito da compagni teppisti e gli chiede di reggergli il gioco, fingendosi il suo bambino, finché Fiona non scopre tutto. Anche grazie a una spintarella dell’amico Andy (Al Madrigal), sposato con tre figli, Will, che si è suo malgrado affezionato al piccolo Marcus, decide di provare a essere un buon vicino di casa e un amico per madre e figlio. 
La recitazione è forte: già in Bent, durato una manciata di episodi, in un ruolo abbastanza simile Walton aveva dato prova di saper fare scintille nei battibecchi, e con la Driver c’è buona intesa, anche se la sua scena di crollo emotivo durante la scena della cena insieme nel pilot non mi ha convinta: era una punta troppo caricaturale per risultare davvero umoristica. Il piccolo Stockham anche, sembra navigato. Le situazioni non sembrano troppo forzate, anche lì dove, in linea con le sit-com del momento, c’è una buona dose di cuore oltre all’umorismo.  Almeno in partenza il potenziale c’è, anche per parlare di molti temi come l’essere una famiglia, l’essere genitori, le responsabilità, il crescere, il volersi bene…

martedì 1 aprile 2014

THE GOOD WIFE (5.15): la lettera di Robert e Michelle King

 
ATTENZIONE SPOILER. La puntata “Dramatics, Your Honor” (1.15) di The Good Wife ha presentato uno shoccante colpo di scena (che non nomino), in una stagione davvero spettacolare. Robert e Michelle King hanno scritto una lettera ai fan in proposito. Ne trovate l’immagine sotto e qui di seguito la traduzione fatta da me: penso regali anche molti spunti per capire meglio la serie e come viene costruita.   
 
Cari leali fan di The Good Wife,
Noi, come voi, siamo in lutto per la perdita di Will Gardner. E mentre Will se ne è andato, il nostro amato Josh Charles è vivissimo e rimane una parte integrante della nostra famiglia.
The Good Wife, nella sua essenza, è “L’Educazione di Alicia Florrick”. Per noi, c’è sempre stata una tragedia al centro della relazione fra Will e Alicia: la tragedia del cattivo tempismo. E quando siamo stati messi di fronte al pugno nello stomaco della decisione di Josh, di passar oltre ad altre imprese creative, abbiano avuto una grande scelta da fare.
Potevamo “spedirlo a Seattle”, poteva venir espulso dall’albo, o sposarsi, o partire per il Borneo per fare opere buone. Ma c’era qualcosa nella passione che Alicia e Will condividevano che rendeva la distanza una difficoltà insufficiente. La brutale onestà e la realtà della morte esprime la verità e tragedia del cattivo tempismo per questi due personaggi. La morte di Will spinge Alicia verso la sua più nuova incarnazione.
La morte ha anche creato un nuovo “fulcro” drammatico per il programma. Siamo sempre in cerca di questi punti di svolta, qualche evento nel mezzo della stagione che faccia girare le vite di ciascuno in nuove direzioni. Questi punti di svolta permettono al programma di non scivolare in una intorpidita monotonia, e di mantenere freschi i personaggi: perché vedi come reagiscono a uno status quo completamente nuovo. La morte di Will in molti modi diventa un fulcro per l’intera serie, facendo girare violentemente tutti in nuove direzioni.  
Infine, abbiamo scelto la via tragica per mandar via Josh per ragioni personali. Tutti abbiamo fatto esperienza della morte improvvisa di qualcuno che amavamo nelle nostre vite. È terrificante come una giornata solare e perfettamente normale può improvvisamente esplodere con una tragedia. La televisione, secondo noi, non affronta questo a sufficienza: l’irreversibilità della morte. La tua ultima volta con la persona che amavi sarà sempre la tua ultima volta. The Good Wife è un programma sul comportamento umano e sull’emozione, e la morte, per quanto possa essere triste e ingiusta, è parte dell’esperienza umana che vogliamo condividere.
Grazie di ascoltare…e di guardare e che vi importa e di ispirarci a crescere al livello della vostra passione e intelligenza. Ci sono sette episodi da seguire questa stagione e Josh farà la regia di uno di essi. Pensiamo che vi piaceranno. Non ci saranno solo lacrime – c’è anche commedia. Michael J. Fox torna per quattro episodi. Dylan Backer. Dallas Roberts. Stockard Channing, così come straordinari nuovi attori ospiti. E naturalmente, Julianna fa un po’ del miglior lavoro della sua vita. E pure Archie, Christine, Alan, Chris e Matt. La vita davvero va avanti.
Abbiamo sempre preso come principio guida di questo programma che il dramma non è l’evento, è nel seguito dell’evento. Pensiamo che lo scoprirete vero nel caso di questo episodio.
Grazie per la vostra devozione al programma - siamo costantemente riconoscenti.
Con tutti i nostri ringraziamenti,
Robert e Michelle King
 
 
 

domenica 30 marzo 2014

A Medicina e Informazione, spazio al DOCUMENTO SULLA CFS di Agenas


 
Medicina e Informazione, la web TV dedicata alla medicina e alla ricerca scientifica, ha dedicato uno spazio alla presentazione del documento di indirizzo sulla Sindrome da Fatica Cronica (CFS) di Age.na.s (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali), avvenuta lo scorso 25 marzo a Roma.
Nel video sotto sono intervistati i relatori intervenuti al convegno, fa cui io. Mi fa piacere segnalarlo perché è stato un momento significativo per la CFS/ME.


mercoledì 26 marzo 2014

EPISODES: la terza stagione


Ho trovato sempre esilarante Episodes, e questa terza stagione sebbene sia stata più debole delle precedenti, ha pure assicurato molte risate, e sono felice per il rinnovo di una quarta.

La vera star dello show questo giro è stata Carol Rance, interpretata dalla sempre impeccabile Kathleen Rose Perkins. Non c’è scena in cui non brilli: è elegante e raffinata anche quando si trova a gambe aperte all’aria, come le è capitato durante una relazione sessuale con il suo capo, Castor Sotto (Chris Diamantopoulos). E sempre esilarante. Nessuno riesce come lei a dire contemporaneamente quello che deve effettivamente dire e quello che gli altri vogliono sentirsi dire, in un palleggio verbale fra le due posizioni che è il suo vero tratto distintivo e un vero colpo da maestro della scrittura da parte degli autori che lei rende ogni volta da vera virtuosa. E riesce a sembrare professionale, umana e vulnerabile. E l’entusiasmo vero e finto che mette nelle cose è sia coinvolgente che un commento abrasivo sul business dello spettacolo. L’amicizia fra lei e Beverly poi è una della colonne portanti dello show. Le loro sessioni di fast walking, in montagna o sulla spiaggia sono un must , basti ripensare a quella in cui Carol spiega come funzionano i rapporti sessuali fra lei e Castor alla perplessa sceneggiatrice (3.07). Davvero ruba lo show.

In quest’arco Beverly (Tamsin Greig) e Sean sono tornati insieme e inzialmente hanno avuto qualche problemuccio in camera da letto. Il loro programma è andato alle ortiche, ma sono stati anche felici che PUCKS (lo show all’interno dello show)  venisse cancellato per potersene tornare nell’amata Inghilterra, nonostante le forsennate insistenze di tutti i network che si contendevano un loro nuovo progetto: poco credibile? Forse, anzi sicuramente direi, ma è stato costruito in prospettiva del colpo di scena finale per cui il loro programma non è in realtà stato ufficialmente cancellato. Salad (Michael Brandon), a capo del network, lo detesta, ma lo rinnova pur di non far andare alla concorrenza LeBlanc.

Chi ha sofferto di più narrativamente durante la terza stagione è stato però proprio Matt LeBlanc, che ha rotto con Jamie Lapidus (Genevieve O’Reilly) dopo averla tradita andando a letto con la figlia di Morning (Mircea Monroe), e che sul lato professionale non vedeva l’ora che il suo contratto si interrompesse per poter fare ua altro show. Il motivo per cui non ha funzionato è che, in passato, Matt come personaggio è sempre stato un buon equilibrio fra un generoso tenerone solo in apparenza e occasionalmente un po’ tonto e un cafone menefreghista ed egoista. Quell’equilibrio è stato rotto in favore un po’ troppo di quest’ultimo aspetto e il suo personaggio ne ha risentito. Le battute un po’ cattivelle magari erano anche divertenti, ma non avevano il giusto contrappunto che rendessero amabile a sufficienza il personaggio, finendo per farlo sembrare solo superficiale.  La puntata in cui va a trovare i suoi genitori (3.08) è stata particolarmente sgradevole.

E David Crane e Jeffrey Klarik devono proprio amare le battute sull’organo sessuale maschile (e femminile, se pensiamo alla “vagina parlante” di Berverly in 3.05). Dopo il pene gigante di Matt del passato, hanno dedicato questa stagione a quello perennemente in erezione di Sotto. Non mi dispiace affatto, perché tutta la storia che lo ha coinvolto ha funzionato. Come in passato, qui Episodes ha mostrato di non aver timore di scherzare con un argomento tabù: in questo caso i problemi di natura mentale del protagonista. I suoi problemi psichiatrici vengono scambiati a lungo per il genio di un dirigente televisivo pronto ad innovare, finché non si  rivelano per quello che sono nel suo brillante e folle sproloquio finale, “diventiamo zombie” (3.09), fatto dopo aver smesso di prendere i farmaci contro il parere del suo psichiatra. Proprio quei farmaci gli causavano una persistente erezione che la serie – e non solo lei, perdonate la battutina – ha saputo ben cavalcare.

La parodia dei dirigenti e delle meccaniche “politiche” del dietro le quinte di uno show televisivo sono davvero il punto di forza di Episodes, perché di vede che gli autori si divertono a graffiare e punzecchiare il sistema, con intelligenza, ma anche con affetto. Una per tutti nella finale (3.09) Beverly che immagina come protagonista di una sua possibile prossima serie negli USA una tazza da tè: da maestri

lunedì 17 marzo 2014

LOOKING: la prima stagione


Con un sapore indie, Looking, la “serie gay” targata HBO ideata da Michael Lannan che ha da poco terminato la sua prima stagione ed è stata rinnovata per una seconda, è decisamente post-Queer As Folk. Lo spirito di rivendicazione della legittimità del proprio status, e di combattere per essere accettati per quello che si è, ha lasciato il posto alla quotidianità, con i suoi alti e bassi. Il tono infatti é realistico – un po’ alla Girls, è stato detto – il ritmo pacato, il sesso visualmente meno sfrontato, più assodato, in qualche maniera. Siamo a San Francisco – e il sapore e il tono della città sono parte integrante della storia con, a fare da sfondo, momenti della vita del luogo che difficilmente si vedono altrove (penso a una cosa come la fiera di Folsom Street, evento clou per la comunità leather, che si è visto in 1.04).
Le vite di tre amici si intrecciano. Patrick (Jonathan Groff) lavora per un’azienda che sviluppa videogiochi ed è in cerca di una relazione. Della sua storia con Richie (Raùl Castillo), un barbiere di origine messicana,  forse un po’ anche si vergogna, e alla fine cede alla avance del suo nuovo capo, Kevin (Russell Tovey, noto per il Being Human britannico). Augustin (Frankie J. Alvarez) è un artista in crisi che, in cerca di ispirazione, assume un prostituto per filmarlo a letto con il proprio ragazzo, Frank (O.T. Fagbenle), finendo per non riuscire a realizzare l’opera che desidera e per perderlo. Dominic “Dom” è un quasi quarantenne (compie gli anni nel corso della stagione, in 1.06) che divide il suo appartamento con la sua migliore amica Doris (Lauren Weedman), una infermiera, vuole avviare un’attività di ristorazione e trova l’appoggio del proprietario di un negozio di fiori che è una sorta di istituzione in città, Lynn (Scott Bakula, Men of a Certain Age, Enterprise), con il quale desidera anche instaurare una relazione.
La serie ha un approccio quasi casuale, nel senso che le vicende non sembrano nemmeno “messe in scena”, ma sembrano entrare nella vita dei protagonisti lasciando che le cose si spieghino un po’ alla volta. Qualcuno lo ha definito noioso, ma è tutt’altro, e ci si concede puntate come la magnifica 1.05 che è quasi una semplice giustapposizione di momenti fra Patrick e Richie: Patrick si prende una giornata dal lavoro per trascorrerla in un lungo appuntamento con Richie e parlano e si conoscono. Tanto semplice e ordinario, quanto potente.   
Anche le numerose citazioni meta-testuali, vengono fatte in modo molto realistico. Durante il loro appuntamento Patrick e Richie  si chiedono se il primo sia Rachel. Non c’è bisogno di dire che si tratta del personaggi di Friends. Sì dà per scontato, e non è un citare un altro programma, è un menzionarlo come riferimento come si farebbe effettivamente nella vita. La stagione termina con Patrick che guarda al computer una puntata di Golden Girls - Cuori senza età, di cui si è parlato in precedenza nel corso della puntata. E quando si chiude lo si fa con l’ausilio di una musica che sappiamo bene essere quella della sigla di apertura della popolare sit-com degli anni ’80. Mi sono letteralmente commossa, perché è stato fatto alla perfezione, oltre a essere un commento ai personaggi e al loro rapporto.
Rispetto alla rappresentazione del sesso in particolare, mi è stato fatto notare in passato (credo da alcune riflessioni di Dan Savage), come una cosa che distingue il sesso eterosessuale da quello omosessuale è il fatto che in quello omosessuale solitamente, per definirlo tale, non si dà per scontato che si tratti necessariamente di un rapporto penetrativo, cosa che si tende più a dare per scontata nei rapporti eterosessuali invece. Qui si è proprio visto questo attraverso Patrick che non si sente di farsi penetrare da Richie, quando ormai si pensano come coppia, e sono boyfriends. Non l’ho mai visto altrove, o forse non l’ho mai notato altrove, perché qui parlano esplicitamente del fatto che lui non si sente di avere quel genere di rapporto (anche se poi decide di averlo con Kevin).
Si tratta di una serie che non mi ha travolto. Durante la puntata “Looking for a Plus-One” (1.07) in cui Patrick partecipa al matrimonio della sorella, ad esempio, non ho potuto non ripensare con un certo rimpianto alla spettacolosa puntata di Queer As Folk in cui Vince partecipa al matrimonio della sorellastra (2.01). Tuttavia, Looking è partita bene e ha coinvolto pian piano, narrando storie che hanno il sapore di vita vissuta. Non aspetto con trepidante attesa la nuova stagione, ma quando arriverà non me la farò scappare. 

sabato 8 marzo 2014

GEORGE R.R. MARTIN: le donne sono persone

 
Nell’immagine qua sopra ci si riferisce ai libri di George R.R. Martin, ma visto che dai suoi libri è stata tratta la serie televisiva Game of Thrones - Il Trono di Spade, e visto che lui è stesso è stato (La Bella e la Bestia) ed è anche sceneggiatore televisivo, mi piace condividerla questo 8 marzo.
Intervistatore George Stroumboulopoulos: C’è una cosa che è interessante nei suoi libri. Ho notato che scrive le donne molto bene e in modo molto diverso. Da dove deriva questo?
George R.R. Martin: Sa… ho sempre considerato che le donne fossero persone.
L’intervista completa da cui è tratta la citazione (al minuto circa 18) la trovate qui.  In generale è molto interessante: si parla di violenza, di guerra, di obiezione di coscienza, di scrittura…
 

 

venerdì 28 febbraio 2014

IL XIII APOSTOLO: la seconda stagione

 

Dopo il bilancio positivo della prima stagione (“Il prescelto”), Il XIII Apostolo ha continuato ad appassionare anche nella seconda stagione (“La rivelazione”). Le storie si sono fatte più esplicitamente sovrannaturali - una per tutti l’apparizione del demone Baal (2.04) - ma non è dispiaciuto. Si perdonano eventuali ingenuità facilmente ridicolizzabili anche grazie a una recitazione molto solida praticamente da parte di tutti – ha fatto eccezione per me Rebecca (Miriam Giovanelli), l’assistente universitaria di Gabriel, che si scopre poi essere figlia del nemico storico Serventi (Tommaso Ragno), il cui modo di parlare mi è sempre sembrato un po’ forzato. Il suo personaggio però, com’era in realtà prevedibile, muore alla fine della stagione, così come Jacopo, il suo fidanzato.   
Accanto alla storia autoconclusiva dell’episodio su cui indagano come sempre i due protagonisti, il sacerdote Gabriel (Claudio Gioè) e la psicologia Claudia (Claudia Pandolfi) – un guaritore (2.01), una suora con le stimmate (2.02), l’apparizione ai genitori di un ragazzo in coma (2.03), possessione (2.05), psicocinesi (2.06), visioni (2.07), vampiri (2.08), un neonato creduto morto ma rapito da una setta satanica (2.10)… - c’è la storia dell’arco, che riprende a un anno dalle vicende precedenti e nelle ultime due puntate prende il sopravvento su tutto il resto. Gabriel, in questa stagione decide di lasciare la chiesa per il timore di essere colui il quale ne porterebbe la sconfitta, come diceva la profezia. E decide di abbandonarsi al suo amore per Claudia.
Il rapporto romantico fra i due protagonisti è stato costruito in modo molto convincente e coinvolgente: conservano entrambi la propria identità e intelligenza, rimanendo prima di ogni cosa amici. In un ribaltamento di prospettiva rispetto alla tradizione favolistica de La Bella Addormentata nel Bosco e affini, lei lo bacia mentre lui è steso sul suo letto di morte e con questo lo risveglia (2.02). Lui ricambia il favore in chiusura, quando lei muore e lui la salva andandosela a prendere nell’aldilà, come ha fatto in passato grazie ai suoi poteri: un bacio la riporta in vita. Quando finalmente lui lascia la Chiesa e consumano sulla spiaggia la loro passione (2.08), il regista di tutta la serie, Alexis Sweet, è riuscito a regalare una scena (la si può rivedere qui) appassionata e dolce, non troppo casta ma nemmeno volgare, con un montaggio che ha adeguatamente giustapposto momenti di prima, durante e dopo. L’effetto è stato romantico, ma non sdolcinato.   
La morte di Clara Antonori (Imma Piro), la madre di Gabriel, è stata anticlimatica e ben poco efficace, ma la parte avventurosa è stata ben costruita: a poco a poco è emerso che gli omicidi che si immaginavano collegati a Serventi, sono stati in realtà perpetrati da un ordine segreto, di origine antica e guerriera, come un cancro all’interno della Chiesa, che si liberava degli eretici e dei nemici della Chiesa uccidendoli e marchiando le vittime con un loro simbolo. È venuto alla luce, in un passaggio forse in questo caso un po’ frettoloso, il lato oscuro di Isaia (Stefano Pesce) che è diventato un templare dell’ordine. Già nella prima stagione aveva avuto un cedimento, ma fin’ora era rimasto il miglior amico di Gabriel. Così lo si è posizionato strategicamente come suo rivale per la terza stagione.
La lotta spirituale dei personaggi è diventata molto fisica ed espressivamente corporea. Nel caso di Gabriel le sue parti buona e cattiva si sono combattute e, se lo scarso controllo della parte cattiva, ha allontanato momentaneamente Claudia, spaventata, in chiusura la parte nobile ha prevalso: ha risparmiato l’amico dichiarando che preferisce saperlo pronto ad uccidere lui che saperlo morto.
La sicurezza di un prosieguo, le cui riprese dovrebbero cominciare in autunno, giustifica il cliffhanger finale (2.12): Gabriel viene eletto all’unanimità a capo del nuovo direttorio, ma sceglierà di guidarlo tornando in seno alla Chiesa o deciderà di rimanere accanto a Claudia, incinta di lui? Già si freme per le nuove puntate.

venerdì 21 febbraio 2014

HOUSE OF CARDS: serie politica post-speranza

 

È probabilmente il cinismo la nota distintiva di House of Cards, la serie politica che lo scorso hanno ha segnato il debutto di Netflix (il colosso di video on demand e DVD spediti per posta) nel campo della produzione seriale, con le puntate della stagione (13) lanciate contemporaneamente nello stesso momento, ideale per gli amanti del binge watching, pratica che ha i suoi punti di forza.
House of Cards, basata sull’omonima apprezzata serie britannica, che ammetto di non aver visto, è sviluppata da Beau Willimon, che nel 2003 ha lavorato alla campagna per le presidenziali di Howard Dean e ha avuto una nomination all’Oscar per l’adattamento de “Le idi di marzo” sulla base di una sua opera teatrale. Si lascia alle spalle l’idealismo alla Aaron Sorkin di The West Wing, di funzionari colti e coinvolti, guidati da un presidente- pater familias di un’era post-Clintoniana liberale, e in questo senso ha scritto bene il New York Times, quando ha detto che il programma “non è un cri de coeur, ma una fredda dissezione del panorama post-Obama (o post-l’Obama-che-molti-speravano-di-aver-votato), post-speranza. È una visione del governo americano non come vorremmo che fosse, ma come segretamente abbiano paura che sia”. Il tipo di atmosfera e di visione della natura umana sono più alla Boss e alla Damages, i titoli che vi sono più affini, a partire dalla concezione della sigla.  In questo senso non c’è niente che non si sia già visto, e per questo forse la critica non si è lanciata in lodi sperticate, ma l’eccellenza della recitazione, della regia, della sceneggiatura e della messa in scena in genere e l’attenzione al dettaglio lo rendono comunque un programma d’alto livello.     
Protagonista è Francis Underwood (Kevin Specey), un onorevole del South Carolina a cui non viene data la poltrona di Segretario di Stato che gli era stata promessa e che per questo intende mettere in atto la sua personale vendetta. Della sua scalata al potere, senza scrupoli, ci rende partecipi rompendo le tre dimensioni e parlando direttamente in camera, novello Riccardo III. Non è la prima volta che si vede uno stratagemma del genere, ma grazie alla bravura dell’attore, queste confessioni a latere non sono dirette a un ascoltatore altro che non vediamo, ma hanno il potere di far sentire lo spettatore un personaggio stesso della narrazione. Nelle sue ambizioni Francis – che manipola la stampa a suo vantaggio, passando informazioni a una ambiziosa giovane reporter, Zoe (Kate Mara) che si porta a letto; che usa per i propri fini un padre aspirante governatore con problemi di alcol e droga alle spalle, Peter Russo (Cory Stoll); che mente e macchina perché la riforma sull’educazione lo conduca lì dove vuole arrivare - è sostenuto da una moglie, Claire (Robin Wright, in un ruolo che le è meritatamente valso il Golden Globe) che gli è anima gemella e complice, una sorta di Lady Macbeth.
La serie è la storia di un matrimonio, di ambizione, di rapporti sociali, di rapporti di lavoro, di che cosa si è disposti a sacrificare per ottenere ciò che si vuole, di equilibri fra interessi, di confini fra verità e menzogna, di mass media, di social media, di politica, di ripicche, di sesso, di amore, di piccinerie, di rimpianti, di immagine e sopra ogni cosa, di potere, la vera “ossessione” dello show,  per usare la parola utilizzata da Adam Sternbergh sul sopracitato articolo del NYTimes. È una serie oscura che è “una sorta di manifesto artistico, uno che riconosce la politica come un palco su cui più profonde verità umane vengono costantemente rivelate”. E un luogo dove “‘Tutte le relazioni sono transazionali” (…) Anche l’amore. L’amore potrebbe essere la relazione più transazionale di tutte”.
Come thriller la serie funziona alla perfezione, e la nota dominante di spietato cinismo – che pure avevo trovato invece eccessiva in Boss - non dispiace, forse anche perché è contemperata dal fatto che, sebbene i personaggi principali siano freddi e impassibili nel perseguire i propri obiettivi, si intende bene che non tutti sono così e molti vengono annientati da questo modo di fare. La serie riesce a brillare anche in alcuni dettagli narrativi apparentemente senza seguito: penso a Claire che ha a fare jogging in cimitero e viene rimproverata da una donna lì per rendere omaggio ai defunti, o nella scena in cui un senza tetto le getta a terra del denaro, o ancora in quella in cui fa visita in ospedale ad un poliziotto sul letto di morte che le dichiara il suo inconfessato amore. Momenti intensi.
Lo scorso 14 febbraio è uscita la seconda stagione della serie, già rinnovata per una terza.

lunedì 17 febbraio 2014

PENNY DREADFUL: il trailer

 
Ecco sotto il trailer della nuova serie horror che debutterà il prossimo 11 maggio sull’americana Showtime, intitolata Penny Dreadful, ideata da John Logan e con Sam Mendes come produttore esecutivo.
Che cos’è un “penny dreadful”? Come spiega il blog della produzione, erano delle pubblicazioni di fiction dell’Ottocento che uscivano in edicola ogni settimana e che avevano contenuti raccapriccianti, legati all’occulto, il crimine e il sovrannaturale. Alcuni degli archetipi della letteratura sono ispirati a dei penny dreadful, come il Dracula di Bram Stoker che ha preso spunto dal racconto “Varney the vampyre”. John Logan dichiara che quello che fa sono appunto dei penny dreadful, solo televisivi e non cartacei.
Storie originali si mescoleranno a personaggi classici come Frankenstein, Dorian Grey o Dracula.  

venerdì 7 febbraio 2014

CFP di Ol3Media: MEDIA & SPORT

 
Ecco, sotto, il nuovo Call for Papers per Ol3Media.
CFP Ol3Media 2014: Media&Sport
Per il prossimo numero, l’e-journal Ol3Media (http://host.uniroma3.it/riviste/Ol3Media/Home.html) cerca saggi sul tema dello sport in relazione con nuovi e vecchi media e come fenomeno che va oltre la specifica prestazione sportiva. Il volume vuole offrire una panoramica sullo sport in relazione agli aspetti sociali, economici, culturali, di esposizione mediatica dei singoli atleti, di organizzazione e marketing di particolari eventi, il tutto sempre nell’ottica comunicativa. Si può trattare di atleti e atlete che hanno imposto la loro figura in maniera riconoscibile e personale anche oltre lo sport, di particolari eventi sportivi come Olimpiadi per il loro aspetto anche sociale e politico, di film o serie tv che trattano di argomenti o personaggi sportivi, dell’utilizzo dei social network da parte di società e atleti. Sono ben accetti saggi monografici o trasversali che tocchino più personaggi e temi contemporaneamente.
Alcuni personaggi e temi, proposti solo a titolo indicativo:
Serie tv
Basketball (CJ E&M - 2013)
Luck (HBO – 2011)
Come un delfino (Canale 5 -2011)
Necessary Roughness (USA Network - 2011)
Hellcats (CW - 2010)
Eastbound and Down (HBO – 2009)
Break it or make it (ABC Family - 2009)
Friday Night Lights (NBC - 2006)
The Champion (Mediacorp Channel 8 - 2004)
Playmakers (ESPN - 2003)
Footballers wives (ITV – 2002)
Sports Night (ABC - 1998)
Coach (ABC – 1989)
La Gang degli Orsi (CBS -1979)
The White Shadow (Fox-MTM – 1978)
 
Film
Di nuovo in gioco (Robert Lorenz – 2012)
L’arte di vincere (Bennett Miller – 2011)
Invictus (Clint Eastwood – 2009)
The Wrestler (Darren Aronofsky – 2008)
Semi-Pro (Kent Alterman – 2008)
Match Point (Woody Allen – 2005)
Friday Night Lights (Peter Berg - 2004)
Dodgeball. Palle al Balzo (Rawson Marshall Thurber – 2004)
Million Dollar Baby (Clint Eastwood – 2004)
Wimbledon (Richard Loncraine – 2004)
Seabiscuit (Gary Ross – 2003)
Sognando Beckham (Gurinder Chadha – 2001)
Dodgeball (Donald Bull – 2001)
Il sapore della vittoria (Boaz Yakin – 2000)
Ogni maledetta domenica (Oliver Stone – 1999)
Varsity Blues (Brian Robbins – 1999)
The Boxer (Jim Sheridan – 1997)
Febbre a 90° (David Evans – 1997)
Jerry Maguire (Cameron Crowe – 1996)
L’Albatros – Oltre la tempesta (Ridley Scott – 1996)
True Blue – Sfida sul Tamigi (Ferdinand Fairfax – 1996)
The Fan (Tony Scott – 1996)
Ragazze Vincenti (Penny Marshal – 1992)
Point Break (Kathryn Bigelow – 1991)
Otto uomini fuori (John Sayles – 1988)
Le Grand Bleu (Luc Besson – 1988)
Ultimo minuto (Pupi Avati – 1987)
Over the Top (Menahem Golan – 1987)
Bull Durham (Ron Shelton – 1988)
Il colore dei soldi (Martin Scorsese – 1986)
Il migliore (Barry Levinson – 1984)
Karate Kid (John G.Avildsen – 1984)
Fuga per la vittoria (John Huston – 1981)
Momenti di gloria (Hugh Hudson – 1981)
Un mercoledì da leoni (John Milius – 1978)
Rocky (John G.Avildsen – 1976)
Rollerball (Norman Jewison – 1975)
Quella sporca ultima metà (Robert Aldrich – 1974)
Lo spaccone (Robert Rossen – 1961)
 
Biopic
Rush (Ron Howard – 2013) su Miki Lauda e James Hunt
42 (Brian Helgeland – 2013) su Jackie Robinson
The Fighter (David O.Russell - 2010) su Micky Ward
Senna (Asif Kapadia – 2010) su Ayrton Senna
Cinderella Man (Ron Howard – 2005) su James J.Braddock
Il maledetto United (Tom Hooper – 2009) su Brian Clough
Ali (Michael Mann - 2001) su Muhammad Ali
Dogtown and Z-Boys (Stacy Peralta – 2001) sullo Zephyr Skating Team
The Babe (Arthur Miller – 1992) su Babe Ruth
Toro Scatenato (Martin Scorsese – 1980) su Jack La Motta
Lassù qualcuno mi ama (Robert Wise – 1956) su Rocky Graziano
L’idolo delle folle (Sam Wood – 1942) su Lou Gehrig
 
Programmi sportivi
La domenica sportiva
Novantesimo minuto
Quelli che il calcio
Studio Sport
Regia e stile (anche grafica e simili) di particolari eventi sportivi (pugilato, finale di mondiali di
calcio, Olimpiadi etc.)
Oltre lo sport
Saggi su personaggi che hanno portato la loro fama oltre lo sport, positivamente o negativamente: David Beckham, Cristiano Ronaldo, Tiger Woods, Vinnie Jones, Lance Armstrong, Maradona, Jesse Owens, Mike Tyson, OJ Simpson, Tony Hawk, Joe DiMaggio, Martina Navratilova, Marco Pantani, Magic Johnson.
I saggi scelti saranno pubblicati nel numero del 2014 di Ol3Media, online in autunno, disponibile in pdf e in formato ottimizzato per IPad su ITunes. Le proposte, unitamente ad una breve biografia dell’autore (5/6 righe), dovranno pervenire entro il 30 aprile 2014 mentre i saggi accettati dovranno essere conclusi ed inviati entro il 1 luglio 2014 per l’editing necessario. I saggi possono essere in italiano o in inglese. Se l’inglese non è la lingua madre dell’autore, si chiede la cortesia di accertarsi che il saggio proposto sia scritto in un inglese corretto.
La lunghezza dei saggi dovrà essere intorno alle 2000/3000 parole. Sono graditi collegamenti ipertestuali ad altri siti, video, foto. Immagini jpg della grandezza massima di 200 kb possono essere inviate per l’inserimento nel saggio. Eventuali ulteriori indicazioni verranno inviate agli autori dei saggi scelti.
Per informazioni e l’invio delle proposte: ol3media@uniroma3.it e barbaramaio@osservatoriotv.it

venerdì 31 gennaio 2014

ORPHAN BLACK: la camaleontica Maslany interpreta cloni

 
È il tour de force della camaleontica Tatiana Maslany quello che spicca della serie canadese-americana Orphan Black, la seconda produzione originale di BBC America dopo Copper. Che non abbia ricevuto una nomination all’Emmy è scandaloso, come molti hanno giustamente arguito prima di me: l’attrice dice di trasformarsi da un personaggio all’altro con l’aiuto della musica, creandosi una playlist per ognuna delle diverse identità. Mozza il fiato per come riesce davvero a farti credere di essere ogni volta una persona diversa.
Sarah (la Maslany) è una ragazza punk inglese che si trova a New York. Sul marciapiede della metropolitana vede una donna gettarsi sotto il treno subito dopo averla vista in faccia: con shock si accorge che è identica a lei. Bisognosa di soldi, ne assume l’identità, diventando Beth, una poliziotta, che ha come partner il detective Arthur “Art” Bell (Kevin Hanchard).
L’inizio intriga ma è a carburazione lenta e la serie prende quota a poco a poco. Sarah è un’orfana ed è stata cresciuta in una famiglia affidataria da Mrs S (Maria Doyle Kennedy) insieme al fratello adottivo gay Felix (Jordan Gavaris), ha una bimba piccola, Kira (Skyler Wexler), pure affidata a Mrs S, e quando la conosciamo ha una relazione con uno spacciatore di droga, Vic (Michael Mando). Presto fa una scoperta: giovani donne che le somigliano ce ne sono diverse, perché sono tutte cloni.
E così incontra prima Katja, che viene presto uccisa. Insieme a Alison, una mamma e casalinga di periferia, e Cosima, una biologa lesbica esperta di sviluppo evolutivo, e con loro forma un club dei cloni. Insieme cercano di scoprire che cosa sono loro, chi sono i loro “monitor”, persone addette a tenerle sotto osservazione – quello di Beth era il suo ragazzo Paul (Dylan Bruce), poi diventato amante di Sarah -, per conto di chi e perché. Una, Helena, è una sociopatica che si auto-mutila, a cui viene fatto credere di essere l’originaria e che viene istruita per uccidere una dopo l’altra tutte le altre. Alla fine della prima stagione i cloni conosciuti sono 10.  
Ideata da Graeme Manson e John Fawcett, è una serie che mischia thriller e fantascienza urbana – c’è ad un certo punto un uomo con la coda! E  ci sono i “neoluzionisti”, “Proletiani”, il “pro-clone” Rachel… Il plot diventa sempre più appassionate, e affronta i temi dell’eticità di certi esperimenti, della evoluzione umana, del venire cresciuti dallo stato versus venire cresciuti da un’autorità religiosa (Sarah è stata affidata lo Stato, Helena è venuta su in un convento ucraino), dell’identità, della genetica vs l’ambiente…
Molto sinceramente ho iniziato a vederlo non credendo che avrei proseguito, ma ora so che lo farò di certo.