giovedì 30 giugno 2011

UNA PUPA IN LIBRERIA: Pamela Anderson fra i libri


È l’oggetto del desiderio del politicamente scorretto, esilarante e intelligente Borat – che, ricordiamo, prima di diventare un megasuccesso cinematografico è stato un personaggio inventato per il piccolo schermo, all’interno della sit-com Da Ali G Show; è l’icona al silicone per eccellenza della serie pop-cult virata al trash Baywatch; è la voce, oltre che le curve, del cartone Stripparella… Pamela Anderson è anche Una pupa in libreria (La5, ore 13.45), una sit-com ideata da Steven Levitan, che, bisogna ammetterlo, passerebbe completamente inosservata, e probabilmente sarebbe meglio, se non fosse per la sua abbondante presenza, nonostante nel cast figuri anche Christopher Lloyd (il Doc di Ritorno al Futuro), nel ruolo di un cervellone esperto di fisica, una simpatica macchietta che sembra uscita dalla più tradizionale delle sit-com.

Ha un po’ un gusto retrò infatti questa commediola che in originale si intitola Stacked, che occasionalmente riesce anche a mettere a segno qualche battutella. Anche il solo vezzo di cambiare il titolo ai libri in modo scherzoso (ad esempio, dal pilot, “Il ritratto di Dorian Gay” o “L’idiota: la storia della tua vita”), per quanto non sia comicità eccelsa, avrebbe avuto il facile potenziale di trasferirsi nella vita reale come gioco, se solo ci fosse stato più spessore dietro alla storia di questa ignorante ochetta procace che entra in una libreria e finisce per essere assunta da uno dei due fratelli che la gestiscano. Proprio per la sua avvenenza, non importa che scelga i testi da leggere sulla base della foto dell’autore. Del resto, una delle battute che pubblicizzavano la serie diceva “Lei vende libri. Come se ti interessasse”.

Se l’amore per il libri fosse riuscito a trovar spazio nelle vicende forse sarebbe risultato tutto meno scontato. Sono in bella vista dopotutto e paiono molto più attraenti dei protagonisti. Quelli in evidenza sono scelti dalla lista dei bestseller del New York Times (nel pilot “The Known World” di Edward P. Jones, che ha vinto il Pulitzer, ad esempio), e, piccola curiosità, sono forniti dal primo all’ultimo dalla HarperCollins. Sembra una contraddizione in termini dire che la recitazione del personaggio di Skyler (doppiato da Mavi Felli) non è molto plastica, ma si vede anche di peggio.

mercoledì 29 giugno 2011

A RUOTA LIBERA: mi sentirei in colpa ad infliggerlo


Mi riesce difficile immaginare che qualcuno possa voler volontariamente seguire A ruota libera (Rai3, sabato), e se mai dovessi mostrare a una scolaresca, per ragioni educative, il nuovo programma di RaiEducational e del ministero dell’istruzione, mi sentirei in colpa di infliggerglielo.

La prima puntata era dedicata alle cinture di sicurezza, annessi e connessi. Si è cominciato con una patetica scenetta mal recitata dove due ragazze vengono intervistate rispetto ad una terza, loro amica, che per non aver preso le necessarie precauzioni di cui sopra è finita all’ospedale in coma, e quando si è risvegliata era sconvolta. Il tutto corredato da disegni dell’avvenuto. Morale della favola: bisogna sempre allacciarsi le cinture. Visto che nessuno ha mai visto un telegiornale in cui si riportava di incidenti del genere, sentito parlare amici e conoscenti, letto giornali o visto rappresentazioni cinematografiche e televisive di quanto esposto, quello offerto era proprio essenziale e innovativo come contributo.

Già meglio il tentativo si spiegare come funzionano i crash test realizzati con i manichini, le interviste ad adolescenti che rispondono a delle domande su questo argomento, bollati poi “promosso” o “bocciato” a seconda del tipo di risposta che danno, e la sottolineatura che in queste circostanze non è solo il corpo a farsi male.

In chiusura di puntata due micro-fiction finali poi, intitolate “Vita da vigile”, con protagonisti Graziano Scarabocchi, Katia Tomaselli e Max Vitale nel ruolo di due vigili urbani e un automobilista, mi hanno davvero spiazzata. Nelle vicende fermano uno che, prima ancora di conoscere la sua contravvenzione, comincia a fare apprezzamenti sull’avvenenza della vigilessa. Mi sono detta: che bene, almeno educano anche al fatto che non è appropriato fare avance a un pubblico ufficiale mentre svolge la propria funzione professionale E invece no, ingenua io che ho pensato che volessero riprendere e sanzionare almeno verbalmente un simile comportamento. Quello è passato indenne e inosservato come se fosse normale, e anzi lo hanno pure ripetuto, e il solo elemento per cui hanno ripreso l’automobilista è stata la questione delle cinture di sicurezza.

La prossima volta invece di far domandare al conduttore Gigi Garretta, se c’è per caso uno psicologo per manichini, visto che quello con lui è stato costretto a parlare per tutta la puntata era “depresso” (per la fine che gli tocca), che si degnino di consultarne uno per costruire in modo convincente il programma, che è meglio.

martedì 28 giugno 2011

Ol3Media: Cinema & Comics


È  online il nuovo numero di Ol3Media dedicato a Cinema&Comics. Ecco, di seguito, l’indice del numero, con interventi in italiano e in inglese:


Presentazione a cura di Barbara Maio

Wonder Woman TV incarnations: contexts, images and popular culture, by Fernando Gabriel Pagnoni Berns

Quando Alice preferisce tirare le bombe a mano anziché prendere un té con il bianconiglio: Il paese delle meraviglie di Sucker Punch di Elisa Rampone

The Complete Saga’: Southland Tales, Graphic Novels and the Challenges of Transmedia Production by Gareth James

True to The Spirit? Film, Comics, and the Problem of Adaptation di Federico Pagello

AUTOREVERSE: FUMETTO↔FILM↔TELEFILM di Antonella Albano

With Great Budgets Comes Great Responsibility by Daniel Smith

Recreating the fantasy world of Dororo. Transcoding manga into cinema by Francisco Javier López-Rodríguez


Special Focus: Scott Pilgrim

“Oh check it out! I learned the bass line from Final Fantasy II”: Scott Pilgrim vs. Geek Culture by Sean Ahern

Scott Pilgrim Vs. the World as Postmodern Parody of Parody: Allusion, Exclusion, and Consumption in the Film Adaptation by Erin Hollis

Hypervisualizing English?: ‘Reading’ the Subtext and Supertext in Scott Pilgrim vs. The World by Anjali Pandey

lunedì 27 giugno 2011

JOAN OF ARCADIA: una Giovanna d'Arco contemporanea


In Joan of Arcadia (ore 13.00), Giovanna d’Arcadia cioè, una Giovanna d’Arco dei nostri giorni – nel pilot si è espliciti a sufficienza da far sì che la protagonista apra un libro che riporta delle immagini della santa. Joan Girardi è una ragazza comune: ha una famiglia, va a scuola. Eppure Joan non è una ragazza comune: Dio le parla, e le si manifesta ogni volta attraverso un corpo diverso. Può essere chiunque. L’idea di fondo è chiaramente quella per cui si dovrebbe cercare di vedere Dio in ciascun essere umano, e l’idea cristiana che qualunque cosa di faccia nei confronti di un altro essere umano è come e la si facesse a Cristo non potrebbe essere espressa in modo più efficace, semplice e diretto. Questa è la premessa di una serie che non fa scadere l’idea a una favoletta alla Il tocco di un angelo, ma la affronta con sensibilità e leggerezza rendendo credibile il contesto.

La storia è narrata credendoci nel modo più fermo e più ferreo possibile. Che cosa accadrebbe se veramente Dio parlasse a uno di noi? Se sentissimo la Sua voce? Ci crederemmo? Ci sentiremmo dei folli? Non ci porremmo infiniti quesiti sulla realtà e sul Creatore, e sul loro significato? Non muterebbe tutto intorno a noi? Joan of Arcadia queste domande se le pone sul serio e continuerà a porsele e a porcele per molte puntate. Un’impresa non da poco. Qualcuno ha intravisto un po’ dell’inedito, da noi, My so-called life in questo telefilm e nel personaggio di Joan, interpretata da Amber Tamblyn, che la incarna alla perfezione. 

La Tamblyn, figlia del più famoso Russ (Twin Peaks), è cresciuta bene. Era già brava quando, ancora bimba, è entrata a far parte del cast di General Hospital, nel ruolo di Emily, lo è diventata sempre più. Recentissimamente l’abbiamo vista in House, nel ruolo di Martha Masters. Qui dimostra già comunque parecchio spessore come attrice. E ne ha bisogno perché buona parte della serie è sulle sue spalle, nonostante l’ottimo cast che la contorna: Joe Mantenga dà il volto al padre, un poliziotto della cittadina di Arcadia; Mary Steenburgen interpreta la madre; Jason Ritter (figlio del famoso John di Tre cuori in affitto e a lui fisicamente molto somigliante, ora protagonista di The Event), è il fratello Kevin, paraplegico a seguito di un incidente, un evento che tutta la famiglia deve superare; Michael Welch è lo studiosissimo fratello Luke.

Il programma, che ha vinto il prestigioso Humanitas Prize ed è durato due stagioni, ha come ideatrice e produttrice esecutiva Barbara Hall, la stessa di Giudice Amy. Le repliche chiudono oggi su La5.

domenica 26 giugno 2011

LA COPPIA PIÙ SEXY: "Entertainment Weekly" chiede di votarla


Entertainment Weekly fa un sondaggio per votare la coppia più sexy della TV via cavo, fra quelle nella foto sopra. Io ho votato per Brian e Justin di Queer As Folk, ma sono stata molto combattuta con Number Six e Gaius Baltar di Battlestar Galactica.

Più dura scegliere fra le coppie dei network (foto sotto). Alla fine ho votato per Buffy & Angel, anche se io ho preferito Buffy & Spike. Fra quelle proposte mi tentavano anche Veronica & Logan, Grace & Michael, Lyla e Tim, Father Ralph & Maggie, Chuck & Blair e Bo & Hope, anche se da Days of Our Lives avrei semmai scelto Patch & Kayla, e dalle soap in generale Cruz & Eden  di Santa Barbara o Sonny & Carly di General Hospital, quando all’essere sexy.



venerdì 24 giugno 2011

THE NINE LIVES OF CHLOE KING: l'eroina-gatta che vuole emulare Buffy


È già stata indicata come la possibile erede di Buffy, e una versione al femminile di Teen Wolf, ed è facile capire perché dalla premessa. La protagonista di The Nine Lives of Chole King (Le Nove Vite di Chloe King, sull’americana ABC Family dallo scorso 14 giugno) è una ragazza come tante altre. Chloe King (Skyler Samuels, The Gates) vive a San Francisco con la madre adottiva (Amy Pietz), ha due buoni amici con cui trascorre il tempo libero, Paul (Ki Hong Lee) and Amy (Grace Phipps),  va a scuola e lavora part-time in un negozio d’abbigliamento. Si annoia un po’ anche, vorrebbe una vita vivacizzata da un po’ d’avventura e di pericolo, e vorrebbe un ragazzo. Non sa ancora che, almeno per quanto riguarda la prima parte, il suo desiderio sta per realizzarsi, anche troppo. Al compimento dei 16 anni scopre infatti che il suo corpo si sta trasformando in modo inaspettato (a proposito di metafore). È come un gatto: è agile, cade in piedi, ha gli occhi che “si trasformano” come quelli del suddetto felino, ha un udito finissimo, e tira fuori gli artigli se c’è bisogno di combattere, cosa che è costretta a fare presto. Come le rivelano infatti due compagni di scuola, Alek (Benjamin Stone) and Jasmine (Alyssa Diaz), lei è, come loro, una Mai, la discendente di una antica dea egiziana ed è mezza umana e mezza dea. Non solo, lei è l’”Unitrice”, colei che insomma è destinata a riunire gli umani con gli dei, e per questo, diversamente da loro, ha nove vite (otto se si conta che una l’ha persa all’inizio del pilot), ma deve combattere contro l’“Ordine” una sorta di setta umana dedicata alla distruzione della stirpe Mai. E giusto per complicare un po’ le cose, a capo di questa c’è il padre del ragazzo con cui ha cominciato ad uscire, ma con il quale difficilmente riuscirà ad avere molta intimità considerato che non può baciare nessuno senza causarne la morte.

Ideata da Celia Thompson e basata sui libri dallo stesso titolo di Liz Braswell – ma i due nomi corrispondono alla stessa persona, il secondo è quello vero, il primo uno dei due d’arte che utilizza - la serie è una facile avventura in cui, oltre al paragone con Teen Wolf dovuto alla trasformazione fisica,  in effetti è facile vedere in modo forte il modello di Buffy: una figlia che vive con la madre single, una protagonista destinata a combattere e costretta a farlo riluttantemente, un gruppo di amici simil -“Scooby Gang”, con Paul in particolare ricalcato su Xander (la scena nel pilot in cui è legato riporta subito alla mente l’ammazzavampiri), le scene di lotta (anche se non coreografate altrettanto bene, almeno nel pilot), l’attrazione verso colui che è il nemico giurato, la mitologia, le battutine folgoranti vagamente umoristiche…

Siamo lontani dal modello, e siamo più in un territorio da ragazzini, ma, proprio per la lezione imparata dalla creazione di Joss Whedon che aspira a emulare, a un’eroina per teen-ager non diciamo di no. Si proverà sul campo.  Il pilot però, che come sensazione di fondo mi ha trasmesso solitudine e mi ha fatto pensare a un “Dan Brown” all’acqua di rose, devo ammettere che non mi ha entusiasmata, nonostante mi sia divertita a vedere Chloe inseguita e poi buttata giù da una torre (una torre – oh, le allegorie e i rimandi!) da uno scagnozzo dell’Ordine interpretato da Kiko Ellsworth, che ha visto la sua dose di eventi sovrannaturali quando interpretava Jamal in Port Charles.


giovedì 23 giugno 2011

STREGA PER AMORE: un classico che mescola umorismo e tenerezza


È stato commentato più e più volte che oggidì una giovane ragazza semisvestita che chiama un giovane uomo “padrone” e si offre di fare per lui tutto quello che vuole sarebbe stata più la base per un film porno a sfondo BDSM che non per una innocente commedia adatta a tutta la famiglia. Ma erano gli anni ’60 e Strega per amore (Cielo, ore 15.30), le cui primissime puntate erano addirittura in bianco e nero, è riuscita a diventare un classico mescolando humor a un pizzico di tenerezza e romanticismo.

Nonostante il titolo italiano possa trarre in inganno, protagonista di quello che in originale è I Dream of Jeannie non è affatto una strega, ma un genio di oltre 2000 anni. Un astronauta, Tony Nelson, interpretato da un giovanissimo Larry Hagman, futuro JR di Dallas, trova una bottiglia su di una spiaggia, la apre e libera così una bellissima pulzella pronta ad esaudire ogni suo desiderio. Solo che lui non ne vuole sapere, è contento così. Dal canto suo Jeannie (Barbara Eden), che in quella bottiglia vive, è innamoratissima del suo “padrone” appunto, fa di tutto per compiacerlo e finisce inevitabilmente per metterlo nei pasticci. Ne seguono intrighi spassosi di comicità senza tempo. Barbara Eden è abilissima nel rendere la genuina purezza e le buone intenzioni del suo personaggio e tutte le dinamiche fra i protagonisti, compreso il migliore amico di Tony, Roger (Bill Daily), sono rese in modo irripetibile. Lo smarrimento del dottor Bellows (Hayden Rorke), psichiatra della NASA, davanti alle varie situazioni poi è gustosissimo. 

La sit-com, ideata da Sidney Sheldon, ha quasi 150 episodi e termina con il matrimonio dei due protagonisti.

mercoledì 22 giugno 2011

CRITICS' CHOICE TELEVISION AWARDS - prima edizione: i vincitori


Lunedì sono stati consegnati a Los Angeles i Critics’ Choice Television Awards, premi dati dai giornalisti della Broadcast Television Journalists Association (BTJA), di cui avevamo già indicato le nomination.

I vincitori sono stati:

Miglior serie - drama
Mad Men

Miglior serie - comedy
Modern Family


Miglior attore - drama
Jon Hamm (Mad Men)

Miglior attrice - drama
Julianna Margulies (The Good Wife)

Miglior attore - comedy
Jim Parsons (The Big Bang Theory)

Miglior attrice - comedy
Tina Fey (30 Rock)


Miglior attore non protagonista - drama
John Noble (Fringe)

Miglior attrice non protagonista - drama (a pari merito)
Christina Hendricks (Mad Men)
Margo Martindale (Justified)

Miglior attore non protagonista - comedy
Neil Patrick Harris (How I Met Your Mother)

Miglior attrice non protagonista - comedy
Busy Philipps (Cougar Town)


Miglior Reality
Hoarders

Miglior reality - Competizione
American Idol

Miglior conduttore di Reality
Mike Rowe (Dirty Jobs)

Miglior Talk Show
The Daily Show

martedì 21 giugno 2011

AMERICAN DREAMS: famiglia, società e sogni degli anni '60


Spudoratamente, adoro American Dreams (Rai2, ore 9.45), andato in onda negli USA fra il 2002 e il 2005 per tre stagioni. Parla di una famiglia cattolica di Philadelphia, i Pryor, negli anni Sessanta – il pilot si chiude con l’assassinio di Kennedy. Papà Jack (Tom Verica), severo ma comprensivo, ha un suo negozio di radio e TV, dove lavora come aiutante (poi socio) l’afro-americano Henry (Jonathan Adams), che cerca per i suoi figli opportunità migliori di quelle che ha avuto lui e, rimasto vedovo, accoglie in casa anche un nipote, oltre a crescere due figli, fra cui Sam (Arlen Escarpeta), uno dei pochi neri a frequentare l’East Catholic come i figli dei Pryor. Mamma Helen è una casalinga che poi comincia a lavorare per un’agenzia viaggi.

JJ (il bel Will Estes) è il figlio maggiore, promessa del football che poi va a combattere in Vietnam come Marine, fidanzato con Beth (Rachel Boston). Meg (la deliziosa Brittany Snow, ora in Harry’s Law) è una liceale che adora la musica e riesce a convincere i genitori a farla partecipare ad “American Bandstand” una iconica trasmissione musicale realmente esistita in cui si esibivano i cantanti del momento. Uno dei punti di forza del telefilm è il passaggio continuo fra immagini di repertorio di quel varietà e ricostruzioni dello stesso con l’apparizione di stelle della musica attuale nel ruolo di quelle di un tempo. Fra i tanti artisti ospiti: Chris Isaac, Lil’Kim, Kelly Rowland, Alicia Keys, Macy Gray, Usher, Kelly Clarkson, Hilary Duff, Wyclef Jean, Stadie Orrico, LeAnn Rimes, Ashanti… Meg balla al Bandstand insieme alla sua amica del cuore Roxanne (Vanessa Lengies) con cui condivide i discorsi sulle cotte per i ragazzi. Patty (Sarah Ramos, ora in Parenthood) è la sorella più giovane, studiosa e saputella. Will è il piccolo di famiglia, un bimbo delle elementari reso invalido dalla poliomielite (che poi fanno curare) che ha come eroe il fratello maggiore. Una famiglia come tante, in un’epoca di transizione.

Il telefilm, ideato da Jonathan Prince, con cuore e leggerezza mostra le vicende personali, mischiate a quelle sociali (gli scontri razziali, la guerra in Vietnam, il voto…) e, anche se non sempre è accuratissimo nelle date (ad esempio le rivolte razziali del ’64 cominciarono di notte e non di giorno, come nello show, e gli spezzoni mostrati si riferiscono ad altre rivolte, avvenute a Los Angeles l’anno successivo), cerca di trasmettere al meglio lo spirito del tempo, fra nostalgia, celebrazione e analisi storica. Fa riflettere sul ruolo della cultura pop (la musica, la tv, il cinema) e dei nuovi soggetti che pretendono un ruolo nella storia (le donne, i neri, I ragazzi). I miei sogni non sono più abbastanza, commenta amareggiato il padre. Non è il sogno americano, sono i sogni americani in un’epoca in cui la stessa retorica del sogno è stata basilare (pensiamo a Martin Luther King).

L’azzeccatissima canzone “Generation” è stata premiata come miglior sigla televisiva del 2003 (sotto).


lunedì 20 giugno 2011

GLI EMMY DEL DAYTIME: i vincitori


Sono stati consegnati ieri gli Emmy del Daytime.
Ecco di seguito la lista dei vincitori:

MIGLIOR DRAMA:
Beautiful (CBS)

 

Produttore esecutivo

Bradley P. Bell
Supervising Producer
Rhonda Friedman
Produttore Senior
Ronald L. Weaver
Coordinating Producer
Adam Dusevoir
Produttori
Edward Scott
Cynthia J. Popp
Casey Kasprzyk

MIGLIOR SCENEGGIATURA PER UN DRAMA
Febbre d’amore (CBS)

Capo-scenggiatore
Maria Arena Bell
Co-capo sceneggiatori
Hogan Sheffer
Scott Hamner
Sceneggiatori
Anne Schoettle
Amanda L. Beall
Sandra Weintraub
Teresa Zimmerman
Natalie Minardi Slater
Linda Schreiber
Beth Milstein
Marla Kanelos
Jay Gibson
Janice Ferri Esser
Tom Casiello
Paula Cwikly

MIGLIOR REGIA PER UNA DRAMA
Beautiful (CBS)

Registi
Cynthia J. Popp
Michael Stich
Deveney Kelly
Jennifer Howard
Registi Associati
Steven A. Wacker
Clyde Kaplan
Catherine Sedwick
Stage Manager
Douglas Hayden
Laura Yale
Associati di produzione
Lori Staffier

Febbre d’amore (CBS)
 
Registi
Andrew Lee
Dean LaMont
Sally McDonald
Mike Denney
Registi Associati
Marc Beruti
Jennifer Scott Christenson
Chris Mullen
Robbin Phillips
Stage Manager
Tom McDermott
Herbert Weaver, Jr.
Associati di produzione
Nancy Ortenberg
Erica Meyer
Vanessa Noland

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA
Laura Wright (Carly Corinthos Jacks) – General Hospital (ABC)

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Michael Park (Jack Snyder) – Così Gira il Mondo (CBS)

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
Heather Tom (Katie Logan Spencer) – Beautiful (CBS)

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Jonathan Jackson (Lucky Spencer) – General Hospital (ABC)

MIGLIOR ATTRICE GIOVANE
Brittany Allen (Marisa Chandler) – La Valle dei Pini (ABC)

MIGLIOR ATTORE GIOVANE
Scott Clifton (William Spencer III aka Liam Cooper) – Beautiful (CBS)

MIGLIOR GIOCO/PROGRAMMA CON PARTECIPAZIONE DEL PUBBLICO
Jeopardy!
(Syndicated)
Wheel of Fortune (Syndicated)

MIGLIOR TALK SHOW/INTRATTENIMENTO
The Ellen DeGeneres Show (Syndicated)

MIGLIOR TALK SHOW/INFORMATIVO
The Dr. Oz Show (Syndicated)

MIGLIOR CONDUTTORE DI GAME SHOW
Ben Bailey – Cash Cab (Discovery)

MIGLIOR CONDUTTORE DI TALK SHOW
Dr Mehmet Oz – The Dr Oz Show (Syndicated)
Kelly Ripa, Regis Philbin – Live with Regis and Kelly (ABC)

PREMIO ALLA CARRIERA
Pat Sajak
Alex Trebek

CHAIRMAN’S CRYSTAL PILLAR AWARD
Oprah Winfrey

 Ai vincitori degli altri Emmy, i cosidetti Emmy di “Creative Arts”, i premi sono stati consegnati qualche giorno prima in una cerimonia che non è andata in onda in TV. L’elenco dei vincitori lo trovate qui.
 


venerdì 17 giugno 2011

LA NOTTE DEGLI CHEF: regina è la chiacchiera, non la cucina


Non è troppo chiaro che programma Signorini volesse fare con La notte degli chef (Canale5, giovedì, prima serata): è mangiabile, ma non è né carne né pesce, non è cotto a dovere ed è un po’ insipido. Non basta uscirsene dicendo che in questa gara fra cuochi si scontreranno “all’ultimo colpo di mestolo”, che ne “capiteranno di tutti i sapori”, che se ne sentiranno “di cotte e di crude” e che si procederà fra “sapori e dissapori” per creare suspense. Ispirata a Top Chef, è stata sfornata come un misto un po’ scotto fra La prova del cuoco e Cuochi e Fiamme: tre squadre (arancione, verde e rossa) vedono altrettanti aspiranti cuochi scontrarsi nella realizzazione di primi, secondi e dessert, più una prova finale con ingredienti misteriosi che capitano a casaccio, con l’aiuto di uno sguattero VIP (la Canalis nella prima puntata, Gattuso ed Emanuele Filiberto), e sotto la guida di uno chef famoso - Davide Oldani, del ristorante D’O di Cornaredo (MI), Gennaro Esposito del ristorante Torre del Saracino (NA), e Fulvio Pierangelini, fondatore del ristorante Il Gambero Rosso.

È stato un format sprecato: per una volta non sarebbe stato “slongare la broda” diluirlo in più di tre puntate. Ci avrebbe permesso di conoscere i concorrenti e tenere per l’uno o per l’altro anche da un punto di vista personal-professionale, visto che noi i piatti non li assaggiamo. Le clip da reality, che mostrano agli aspiranti chef in accademia o parlare dal proprio punto di vista e appunto farsi conoscere, perdono così di senso. Al massimo si spreme qualche difficoltà di vita personale per effetto di compartecipazione quando i concorrenti stanno per essere eliminati, quando non serve più insomma.

Quale padrone del ristorante, Signorini invece di costruire la tensione non fa che smorzarla sdrammatizzando. E manda così due messaggi opposti contemporaneamente. Da un lato continua a ripete che i 9 che competono nella realizzazione di manicaretti per portarsi a casa 50.000 euro e uno stage nella cucina del cuoco della squadra di cui fanno parte, si giocano il proprio futuro, dall’altra se la ride gioioso e scherza come fosse ancora a “Kalispera”, un genere di atmosfera in cui dà il meglio di sè . La convivialità prevale sull’estro ai fornelli e sul cibo. Qui vera tensione per la gara non c’è. E non aiutano i giudici – il cuoco e conduttore Alessandro Borghese (il più adeguato di tutti nello svolgere il suo ruolo), la critica Camilla Baresani (che vorrebbe bacchettare i candidati per il piercing!) e Davide Rampello, presidente della Triennale di Milano (con una competenza in proposito che per me è un punto di domanda) -  la cui opinione è ridotta all’osso, con troppe poche note tecniche e troppa paura forse di pestare i piedi agli chef famosi. La finale della prima puntata poi, con la Canalis scherzosamente mandata a lavare i piatti, è stata squallida, più che divertente, soprattutto in considerazione del fatto che aveva ricevuto in corso di via degli insulti che la volevano in quella direzione. Brava a prenderla con  leggerezza. Nonostante le apparenze in conclusione, la sensazione è che regina sia la chiacchiera, non la cucina.

giovedì 16 giugno 2011

RAISING THE BAR - AVVOCATI A NEW YORK abbassa lo standard


Se Steven Bochco, dalla cui penna sono usciti i mirabili LA Law e Murder One, voleva sputare sul suo passato di ottimi dramma legali, ci è riuscito alla perfezione con Raising the Bar – Avvocati a New York (passato la prima volta in Italia su FoxCrime nel marzo del 2009 e ora su La5, martedì, 21.20), dolorosamente antiquato e inutile.

Un gruppo di giovani avvocati interpretati da volti noti al pubblico (fra cui Mark-Paul Gosselaar di Bayside School, Gloria Reuben di ER e J. August Richards di Angel) si combattono in tribunale, ma sono amici nella vita. Jane Kaczmarek interpreta quel tipo di giudice eccentrico che siamo abituati a vedere come il peggio in certe serie di David E. Kelly, di cui Bochco era partner di sceneggiatura, nei tempi che furono.

É l’aspetto legale però che anche un pivellino potrebbe screditare sulla sola esperienza di un paio di ore a guardare vicende legali in TV. Non ho nemmeno terminato di vedere la prima puntata di questo goffo telefilm che ripropone storie che sarebbero apparse stantie già anni fa. Raising the Bar vuole giocare con le parole (il Bar è in inglese sia l’esame da avvocato, sia l’ordine professionale per detta professione, sia la sbarra in tribunale), ma qui si può interpretare con il senso di “alzare lo standard” di quello che si raggiunge. Il telefilm quello standard non lo alza, lo abbassa.

mercoledì 15 giugno 2011

27esimi TCA AWARDS: le nomination


Sono state annunciate ieri le nomination per 27esima edizione dei TCA Awards, i premi della Television Critics Association, ovvero l’associazione che rappresenta 200 critici televisivi americani e canadesi. I vincitori verranno annunciati il 6 agosto.
Ecco di seguito i nominati:

Programma dell’anno

Boardwalk Empire (HBO)
Friday Night Lights (DirecTV/NBC)
Game of Thrones (HBO)
Justified (FX)
Parks and Recreation (NBC)

Miglior Nuovo Programma

Boardwalk Empire (HBO)
Game of Thrones (HBO)
Terriers (FX)
The Killing (AMC)
Walking Dead (AMC)

Miglior Drama

Friday Night Lights (DirecTV/NBC)
Game of Thrones (HBO)
Justified (FX)
Mad Men (AMC)
The Good Wife (CBS)

Miglior Comedy


Community (NBC)
Louie (FX)
Modern Family (ABC)
Parks and Recreation (NBC)
Raising Hope (FOX)

Risultato Individuale - Drama

Steve Buscemi (Boardwalk Empire, HBO)
Peter Dinklage (Game of Thrones, HBO)
Jon Hamm (Mad Men, AMC)
Julianna Margulies (The Good Wife, CBS)
Margo Martindale (Justified, FX)
Timothy Olyphant (Justified, FX)

Risultato individuale - Comedy 

 

Ty Burrell (Modern Family, ABC)
Louis C.K. (Louie, FX)
Nick Offerman (Parks and Recreation, NBC)
Amy Poehler (Parks and Recreation, NBC)
Danny Pudi (Community, NBC)
Jon Stewart (The Daily Show, Comedy Central)

Miglior Programma di News e Informazione

If God Is Willing and Da Creek Don’t Rise (HBO)
Restrepo (National Geographic Channel)
60 Minutes (CBS)
The Rachel Maddow Show (MSNBC)
30 for 30 (ESPN)

Miglior Reality


Amazing Race (CBS)
Anthony Bourdain: No Reservations (Travel Channel)
Survivor (CBS)
The Voice (NBC)
Top Chef: All Stars (Bravo)

Miglior Programma per Ragazzi


A Child’s Garden of Poetry (HBO)
iCarly (Nickelodeon)
Nick News with Linda Ellerbee (Nickelodeon)
R.L. Stine’s The Haunting Hour (The Hub)
Sesame Street (PBS)
Yo Gabba Gabba (Nick Jr.)

Miglior Film, Miniserie e Special

Cinema Verite (HBO)
Downton Abbey: Masterpiece (PBS)
Mildred Pierce (HBO)
Sherlock: Masterpiece (PBS)
Too Big to Fail (HBO)

Premio alla Carriera

 Steven Bochco
Dick Ebersol
Cloris Leachman
David Letterman
William Shatner
Oprah Winfrey

Heritage Award

All in the Family
Freaks and Geeks
The Dick Van Dyke Show
Twin Peaks

martedì 14 giugno 2011

HAPPY TOWN: delude, ma il potenziale c'era


Una regia più incisiva e svecchiata credo avrebbe dato un’opportunità di sopravvivere a Happy Town (lunedì, ore 23.25), partito su Rai3 ieri. È invece durato solo 8 puntate (con le ultime due trasmesse solo su internet). Dove il programma ha fallito per me è soprattutto infatti nell’aspetto visivo. Gli elementi c’erano, la “visione” c’era. Narrativamente c’era la necessità forse di aumentare la pressione nell’aspetto investigativo, che era lento e farraginoso, ma il tono rilassato per certi versi era programmatico e necessario per trasmettere il senso di sotterranea inquietudine che  voleva esserne la nota distintiva.

Ideato da Josh Applebaum, André Nemec e Scott Rosenberg, il telefilm, ambientato nella cittadina di Haplin, parte da un omicidio che la gente pensa possa essere collegato a “the Magic Man”, “l’uomo magico”, uno psicopatico mai trovato che anni prima era stato ritenuto responsabile della scomparsa di sette persone e definito così perché queste sparizioni sono avvenute in modo da farle sembrare quasi un essere mistico. A indagare insieme al padre, sceriffo locale, è Tommy Conroy (Geoff Stults) sposato con Rachel (Amy Acker, Angel, Dollhouse). E la serie parte anche con l’arrivo in città di Henley (Lauren German), che dice di averla scelta come destinazione perché la madre vi trascorreva le vacanze e le è sempre rimasta nel cuore.

Ha un che di intrigante questa serie, che un po’ richiama Twin Peaks, nel focalizzarsi su un luogo apparentemente perfetto  - perfino l’aria profuma, grazie alla presenza del locale enorme panificio - ma dove tutto ha un’aria troppo stucchevolmente perfetta, e anche per questo appunto inquietante, e il sospetto è di un cuore nero e sordido. Le parti più riuscite sono state quelle con il fascinoso Merrill (un impeccabile Sam Neill, The Tudors), proprietario di un negozio di collezionismo cinematografico; quelle con la pensione in cui questi vive e in cui Henley prende una stanza, gestita da una donna che ti lascia la sensazione di essere il capo di una congrega di streghe e il secondo piano a cui è proibito l’accesso, che però è proprio dove Henley vuole salire; con il panificio; con le frasi senza senso pronunciate dallo sceriffo stesso…

Delude, ma dispiace, perché il potenziale c’era.

lunedì 13 giugno 2011

COLD CASE: un telefilm che lascia freddi


Rai2 ripropone dalla prima stagione Cold case – Delitti irrisolti (sabato, ore 18.45), telefilm procedurale ideato da Meredith Stiehm passato per la prima volta in Italia nel 2005. Alcuni casi diventano “freddi”. Nessuno li risolve. Poi, anni dopo, cambiano le circostanze, cambiano le alleanze. Qualcuno parla, qualcosa si muove. Kathryn Morris è la detective di Philadelphia, Lilly Rush, che cerca di risolverli, ricostruendo quello che è accaduto molti anni prima. Flash del passato aiutano a chiarire la vicenda.

A giudicare dagli episodi che mi è capitato di vedere questa serie è in realtà piuttosto comune e scontata. Non vi è nessun elemento a renderla davvero speciale. Ha un approccio un po’ alla Law & Order o alla CSI (con cui condivide il produttore esecutivo Jerry Bruckheimer), ma non ha lo stesso piglio vincente e di cloni più o meno vari ce ne sono anche troppi. Alla fine il telefilm mi è parso fiacco e almeno all’inizio l’attrito con il nuovo sergente che Lilly deve affrontare ogni giorno in ufficio non lo rende più piacevole, tutt’altro. La serie insomma, che è durata per ben sette stagioni, mi ha sempre lasciato fredda.