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venerdì 17 giugno 2011

LA NOTTE DEGLI CHEF: regina è la chiacchiera, non la cucina


Non è troppo chiaro che programma Signorini volesse fare con La notte degli chef (Canale5, giovedì, prima serata): è mangiabile, ma non è né carne né pesce, non è cotto a dovere ed è un po’ insipido. Non basta uscirsene dicendo che in questa gara fra cuochi si scontreranno “all’ultimo colpo di mestolo”, che ne “capiteranno di tutti i sapori”, che se ne sentiranno “di cotte e di crude” e che si procederà fra “sapori e dissapori” per creare suspense. Ispirata a Top Chef, è stata sfornata come un misto un po’ scotto fra La prova del cuoco e Cuochi e Fiamme: tre squadre (arancione, verde e rossa) vedono altrettanti aspiranti cuochi scontrarsi nella realizzazione di primi, secondi e dessert, più una prova finale con ingredienti misteriosi che capitano a casaccio, con l’aiuto di uno sguattero VIP (la Canalis nella prima puntata, Gattuso ed Emanuele Filiberto), e sotto la guida di uno chef famoso - Davide Oldani, del ristorante D’O di Cornaredo (MI), Gennaro Esposito del ristorante Torre del Saracino (NA), e Fulvio Pierangelini, fondatore del ristorante Il Gambero Rosso.

È stato un format sprecato: per una volta non sarebbe stato “slongare la broda” diluirlo in più di tre puntate. Ci avrebbe permesso di conoscere i concorrenti e tenere per l’uno o per l’altro anche da un punto di vista personal-professionale, visto che noi i piatti non li assaggiamo. Le clip da reality, che mostrano agli aspiranti chef in accademia o parlare dal proprio punto di vista e appunto farsi conoscere, perdono così di senso. Al massimo si spreme qualche difficoltà di vita personale per effetto di compartecipazione quando i concorrenti stanno per essere eliminati, quando non serve più insomma.

Quale padrone del ristorante, Signorini invece di costruire la tensione non fa che smorzarla sdrammatizzando. E manda così due messaggi opposti contemporaneamente. Da un lato continua a ripete che i 9 che competono nella realizzazione di manicaretti per portarsi a casa 50.000 euro e uno stage nella cucina del cuoco della squadra di cui fanno parte, si giocano il proprio futuro, dall’altra se la ride gioioso e scherza come fosse ancora a “Kalispera”, un genere di atmosfera in cui dà il meglio di sè . La convivialità prevale sull’estro ai fornelli e sul cibo. Qui vera tensione per la gara non c’è. E non aiutano i giudici – il cuoco e conduttore Alessandro Borghese (il più adeguato di tutti nello svolgere il suo ruolo), la critica Camilla Baresani (che vorrebbe bacchettare i candidati per il piercing!) e Davide Rampello, presidente della Triennale di Milano (con una competenza in proposito che per me è un punto di domanda) -  la cui opinione è ridotta all’osso, con troppe poche note tecniche e troppa paura forse di pestare i piedi agli chef famosi. La finale della prima puntata poi, con la Canalis scherzosamente mandata a lavare i piatti, è stata squallida, più che divertente, soprattutto in considerazione del fatto che aveva ricevuto in corso di via degli insulti che la volevano in quella direzione. Brava a prenderla con  leggerezza. Nonostante le apparenze in conclusione, la sensazione è che regina sia la chiacchiera, non la cucina.

venerdì 28 gennaio 2011

KALISPERA: confessioni senza troppo spessore


Kalispéra è giusto alla conclusione, e sorprende che non mungano più a lungo una mucca tanto ricca di latte. Il difetto dello show e il suo pregio coincidono: è leggero e familiare, e molto alla mano nei contenuti. Alfonso Signorini è il padrone di casa nel vero senso della parola, visto che la scenografia è un caldo salotto, con annessa cucina, di quella che parrebbe una vera abitazione, se non fosse per una certa consapevolezza teatrale del pubblico seduto nelle poltrone che sta a guardare, con la ribalta costituita da alcuni scalini che appunto guardano gli spettatori, dove il conduttore si siede per quelle che chiama chiacchierate “cheek to cheek”, guancia a guancia. Sono una firma i suoi “dovete sapere”, che cercano la complicità di chi guarda da casa, e i suoi “fammi capire” che elicitano confidenze. Non sembrano nemmeno interviste strutturate, ma uno scambio di confessioni fra amici, perché si vede che ha rapporti di lunga data con gli ospiti o è comunque abituato a creare amicizie istantanee personal-professionali come direttore di TV Sorrisi e Canzoni e Chi. Il calore è innegabile ed è la grande ragione positiva del successo di questa striscia. Al di là dello scoop mondano, del gossip, di quattro giri di ballo con l’invitato della serata, non è che lo spessore delle chiacchiere sia chissà che elevato però. Se anche ci si prova, viene da storcere il naso. Nella puntata con ospite di grido Belen Rodriguez, Signorini ha esordito con un pensiero alla Paramahansa Yogananda, con la nota storiella della rana pessimista che affoga nel latte e di quella ottimista che a forza di nuotare forma il burro e riesce a saltar fuori dal secchio in cui era caduta, e con l’importanza di sorridere, leggendo una poesia in proposito di una sacerdote. Sono stati pensieri che condivido, ma mi son sentita ridicola a sentire una predica da Signorini. Sarà anche laureato in filologia medievale alla Cattolica, ma quello non è la voce del curriculum con cui si fa conoscere.