domenica 30 agosto 2026

STAR TREK: STARFLEET ACADEMY: piccoli ufficiali crescono

La nuova serie di fantascienza che ci porta dove nessun uomo è mai giunto prima, Star Trek: Starfleet Academy, ideata da Gaia Violo (Paramount+), è ambientata nel 32° secolo, in un periodo in cui la Federazione si sta riprendendo da una violenta catastrofe conosciuta come The Burn, Il Grande Fuoco (evento introdotto da ST:Discovery). Finalmente, dopo oltre un secolo, si riapre l’Accademia della Flotta Stellare del titolo, che cerca le menti, i cuori e gli spiriti migliori. Le lezioni si tengono sulla USS Athena e in un campus Terrestre a San Francisco. E il motto è sempre "ex astris, scientia" - "dalle stelle, conoscenza". In questa incarnazione del franchise che fa i conti con una realtà meno idealista, ma forse più realista di un tempo, giovani ragazze e ragazzi possono decidere in alternativa anche di arruolarsi nel Collegio della Guerra – c’è un pizzico di Fourth Wing, forse. I betazoidi hanno lasciato la Federazione, ma si intende farli tornare; i Klingon sono a rischio estinzione (1.04), c’è una vera e propria diaspora e molti rifugiati; vengono introdotte nuove specie – a questo punto la Federazione ha incontrato 4366 specie senzienti, ci viene detto (1.05) . C’è attenzione ai fan storici perciò, oltre che desiderio di crescerne di nuova generazione, e non si possono non notare oggetti di scena che sono gadget annunciati.

Ricca di riferimenti al passato, Easter eggs e tanti piccoli fanservice, la serie mi ha lasciata tiepida. Ci prova e qualche volta colpisce nel segno, ma delude anche. Solo nella seconda metà della stagione comincia a prendere corpo e il finale di stagione è sicuramente piena di tensione ben congegnata e una fantastica sigla finale che mostra tutti gli attori da bimbi. È un po’ troppo adolescenziale, ma in fondo quello è una mia chiusura intellettuale: è normale che sia un teen drama mescolato a una space opera. Il “problema” è che, a dispetto della grande inclusività di specie diverse – con buona pace di chi con disprezzo la definisce woke ignorando la filosofia dell’ideatore originario Gene Rodenberry -, ha un gusto molto americano, dalla scazzottata dopo i primi dieci minuti di inizio, al modo di costruire le lezioni scolastiche, al bullismo, all’atteggiamento un po’ sbruffone che gli studenti assumono nei confronti degli adulti, loro insegnanti peraltro. Certo, non è possibile essere davvero universali, ma mai come in questo metaverso c’è stato un gusto così distintivamente statunitense. Rimane l’idealismo, come nella lezione apertis verbis, di come imparare a essere leader, ma non deve andare a detrimento degli altri, ma è anche imparare essere guidati, e apprendere il valore della pazienza e dell’empatia (1.03); si dà peso all’amicizia e alla lealtà, ai rapporti umani, al creare connessioni, non solo ad apprendere nozioni; si insiste sull’importanza di discutere con le parole (1.04)…

Rettrice è la capitana  Nahla Ake (Holly Hunter). È una lanthanitiana, una specie dalla vita lunghissima, ottima scusa per poter portare nella narrazione elementi del suo passato più vicino a noi e per giustificare forse il suo stile molto rilassato, che inizialmente mi la lasciata piuttosto perplessa: se ne va scalza e si siede scomposta sulla sedia di comando, si siede sui tavoli…Fra gli adulti, spiccano Il Dottore (Robert Picardo), un insegnante olografico appassionato d’opera, e ufficiale medico capo della USS Athena; la capo-istruttrice e prima ufficiale, che fa rigare dritto tutti, Lura Thok (Gina Yashere), è una klingon/jem'hadar e nel suo approccio apparentemente violento è davvero esilarante - volutamente; l’insegnante di meccanica temporale già ingegnera della Discovery Jett Reno (Tig Notaro); e fa spesso la sua comparsa, nelle più diverse situazioni di crisi, anche l’ammiraglio Charles Vance (Oded Fehr), anche perché spesso devono avere a che fare con il “cattivo della situazione”, Nus Braka (interpretato con gran gusto da Paul Giamatti), un pirata ibrido klingon/tellarite che conosce Nahla da tempo. Il corpus dei docenti come mentori e in qualche caso anche figure genitoriali rimanda vagamente ad Harry Potter. Una comparsa in un ruolo minore lo fa anche come insegnante  Sylvia Tilly (Mary Wiseman), della Discovery.

I veri protagonisti sono però i cadetti, i germogli che crescono dell’evocativa sigla che trovo di fatto un po’ troppo lunga. Nahla, pentita del suo comportamento passato che lo ha impattato, trascina in accademia il riluttante Caleb Mir (Sandro Rosta), separato dalla madre Anisha (Tatiana Maslany, Orphan Black) che una sentenza ha mandato a riabilitarsi. Intendono ritrovarla. È un tipo abituato a cavarsela da solo, che accetta di entrare nella scuola solo con questo intento. Presto si innamora di  Tarima Sadal (Zoë Steiner) una betazoide e figlia del presidente di Betazed, che ha dei poteri psichici particolarmente potenti che potrebbero essere distruttivi e che non sempre riesce a controllare e che per questo indossa un neuro-inibitore. Genesis Lythe (Bella Shepard), particolarmente portata al comando ed esperta in quanto cresciuta su una nave stellare, è della specie Dar-Sha. Jay-Den Kraag (Karim Diané) è un klingon che non desidera diventare guerriero come vorrebbero i suoi genitori, una triade, ma che ha il sostegno del fratello. SAM, che sta per Series Acclimation Mil (Kerrice Brooks) è una Kasqiana, una specie fotonica senziente con un corpo olografico che l’hanno inviata come emissaria per capire gli organici, dato che, pur creati loro stessi dagli organici, non si fidano di loro che li hanno trattati come servi e sono rimasti isolati a lungo, oltre al fatto che il tempo scorre diversamente nel loro mondo (sono anni per loro quello che per i terrestri sono mere settimane). Darem Reymi (George Hawkins) è della specie dei Khioniani, che fra le particolarità hanno il fatto che, quando vomitano, esce glitter, ed è un ragazzo che nel suo pianeta ha un futuro di rilievo politico già scritto per lui.

La serie è stata confermata per una seconda stagione, ma è stato già annunciato che non ce ne sarà una terza, e sta bene così.


sabato 15 agosto 2026

THE SUMMER I TURNED PRETTY: serie teen coccola dell'estate

Ha debuttato nel 2022, ma è nell’estate del 2025 che è scoppiata la febbre per The Summer I Turned Pretty (Amazon Prime), diventato in italiano L’estate nei tuoi occhi, tratto dall’omonima trilogia di romanzi YA scritti da Jenny Han, anche ideatrice della serie, con il pubblico diviso in due schieramenti rispetto a chi l’adolescente Isabel “Belly” Conklin (Lola Tung) debba scegliere come legame sentimentale fra i due fratelli Fisher che se la contendono, il tenebroso Conrad (Christopher Briney) e il solare Jeremiah (Gavin Casalegno).

In vista di una finalissima prevista per il 2027, un film che chiude le vicende alla Heartstopper, non potevo non recuperare questo appuntamento romantico coming-of-age, come di direbbe in inglese, ovvero di passaggio all’età adulta, coccola dell’estate. È davvero una caramella adatta al periodo visto che la premessa è che Belly trascorre sempre le vacanze estive a casa dei due fratelli con i quali si forma un triangolo amoroso, a Cousins beach, una località fittizia (le scene sono girate in alcune zone costiere del North Carolina). La loro madre, Susannah (Rachel Blanchard) è la storica migliore amica della sua, Laurel (Jackie Chung), una scrittrice che cresce da sola lei e il fratello Steven (Sean Kaufman, For All Mankind), dopo la separazione dal marito. Di grande importanza nella vita di Belly è anche la sua migliore amica Taylor (Rain Spencer), che le è vicina in tutte le traversie e che si innamora di suo fratello, e i due formeranno una coppia durevole.

In preparazione alla visione ho letto il primo dei romanzi, che ha un target di persone fra i 12 e i 15 anni, e l’ho trovato delizioso. La prima stagione (7 puntate) ha trasposto in modo perfetto l’eccitazione della quindicenne che non vede l’ora di trascorrere lo stacco dalla scuola in contatto con il ragazzo per cui ha una cotta da sempre, Conrad, e di vivere con tutta la gang tanti piccoli rituali che rendono i momenti felici, familiari, freschi, frizzanti. Che sia un falò sulla spiaggia o un film in un drive-in si è spensierati e ci sono le prime emozioni da grandi. Belly incontra un vecchio amico, Cam (David Iacono), e ha con lui il suo primo appuntamento. Nonostante qualche dubbio, anche di matrice femminista, il grande evento della stagione è il ballo delle debuttanti a cui Susannah l’ha invitata  a partecipare. Se Jeremiah è sempre attento e premuroso, Conrad è inusualmente scontroso e distante. Presto si capisce che il motivo è che, diversamente dal fratello, ha scoperto quello che la madre ha tenuto loro nascosto, confidandosi solo con Laurel, ovvero che quelli sono gli ultimi loro momenti tutti insieme, dato che le è tornato il cancro di cui già aveva sofferto. Qualche nota dolorosa perciò, ma di fondo la prima stagione è una bevanda refrigerante, dolce e proprio godibile.

La seconda stagione (8 puntate), successiva alla morte di Susannah, ha un calo, con gran pare delle vicende con i due ragazzi che vengono ricostruite attraverso dei flashback di ricordo che diminuiscono l’impatto. E il grande ostacolo è l’arrivo della zia dei ragazzi, Julia (Kyra Sedgwick), che ha ereditato la casa al mare e vuole metterla in vendita, mentre i loro la vedono come uno scrigno di bei ricordi con la made e cercano in ogni modo di impedirlo, con attesa soluzione positiva dell’ultimo minuto naturalmente. Non credo sia un grande spoiler. Un’aggiunta gradita, ma con uno spazio minore, è stata la cugina non-binaria dei ragazzi, Skye (Elsie Fisher) che con poca lungimiranza non hanno più mostrato quando invece ben avrebbero potuto integrarla in vicende future.

La terza stagione (11 puntate), che per molti è quando la serie ha preso quota, è stata per me una vera delusione. C’è un salto di 3 anni, e i ragazzi sono ormai prossini alla laurea, quando non proprio laureati e muovono i primi passi del mondo del lavoro. Le prime puntate in particolare per me sono state inguardabili, poi ci si riprende ma a quanto punto si è diventati una normale soap opera per teenager, non particolarmente interessante. Steven che lavora in ufficio e trova una buona intesa con la collega Denise (Isabella Briggs) funziona anche, merito anche dell’interprete Sean Kaufman che, fra i ragazzi, è sicuramente quello con la recitazione più solida. Comincia a vedersi in più progetti e non sorprende. Conrad come apprendista medico è poco credibile, e mi dispiace ammetterlo perché sono #teamConrad ed è lui che ha la maggiore intesa con Belly, ma Christopher Briney è monocorde, più di tenere il broncio da cane bastonato non fa, e se anche Gavin Casalegno (Jeremiah) non ha chissà quali doti tespiane, almeno ha mostrato una maggiore crescita di capacità interpretative. Poi si è “slongata la broda” come si dice dalle mie parti, con personaggi filler come la madre di Taylor, Lucinda (Kristen Connolly), di cui si poteva fare tranquillamente a meno. Diverso è il benvenuto accresciuto ruolo degli altri genitori, che hanno dato un maggiore spessore alle dinamiche sentimentali fra i giovani. Le due puntate conclusive poi, in cui Belly è a Parigi, corrono come non mai, facendo costanti salti temporali, per quanto brevi. Con una diversa calibratura, la terza stagione poteva essere spezzata in due con un maggiore respiro narrativo.

La fine mi ha soddisfatta, non sentirei l’esigenza di un film di chiusura, e spero solo che abbiano il buon senso di non cambiare le carte in tavola, ma di renderlo solo  celebrativo o espansivo dello status quo. Quello che mi ha lasciata perplessa è una coda finale di un album di foto di Natale a Parigi. Lo avrei voluto balneare e con tutto il cast invece che solo con Belly e il suo innamorato in una serie di scatti che si somigliano. Anche perché subito prima erano stati mostrati tutti i protagonisti. Mi è sembrato appiccicato lì, senza un vero perché.  

Quella che si è fatta notare del corso delle stagioni è la musica. Chi se ne intende più di me ha subito notato che, al di là di una partitura appositamente composta, si fa ampio ricorso a needle drops, come vengono chiamati in gergo, di brani pop di grande successo per sottolineare i momenti chiave dei personaggi e i salti temporali tra le stagioni. E in particolare si abbonda di canzoni di Taylor Swift. Come ha ben notato Vulture, naturalmente The Summer I Turned Pretty è ben lungi dall’essere l’unica serie o film a fare riferimento a questa cantante o a inserire un suo brano in sottofondo e che anche solo quest’anno, in una scena di The Bear si vede Richie che urla a squarciagola sulle note di “Love Story (Taylor’s Version)”. “Le sue canzoni sono state utilizzate anche in New Girl, Killing Eve, Heartstopper, You e Bridgerton. Ma ciò che distingue The Summer I Turned Pretty dalle altre colonne sonore televisive dedicate a Taylor Swift è il modo in cui gli sceneggiatori utilizzano le sue canzoni per far avanzare la trama, come se la stessa Swift fosse un personaggio della serie”.

Alla fine poi, tutti i discorsi su Belly che non deve scegliere né l’uno né l’altro, ma scegliere se stessa mi fanno sorridere. Si tratta di un programma a sfondo romantico, dove amore e desiderio sono celebrati. Finché non rinuncia a se stessa per l’uno o l’altro, ci si può godere la favoletta rosa. È quello che è.