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martedì 16 dicembre 2014

In arrivo CUCUMBER e BANANA, dalla penna di Russell T. Davies

 
Per l’inizio del 2015 sono in arrivo due serie di Russell T. Davies (Doctor Who), l’autore di Queer As Folk che, a distanza di 16 anni dal programma-icona che lo ha reso celebre, torna ad esaminare la vita gay. Si tratta di Cucumber e di Banana che, cosa molto originale, saranno due serie separate, ma interconnese fra loro che mostrano gli eventi dalla prospettiva di due diverse generazioni. L’ambientazione è quella urbana di Manchester, nel Regno Unito. Per il progetto sono scesi in pista Logo TV e BBC Worldwide North America.
Cucumber  (8 episodi) dura un’ora e ha come protagonista Henry Best e il suo ragazzo da nove anni Lance Sullivan di cui si narrano vita e disavventure.  
Banana dura mezz’ora e segue le vicende e le storie d’amore di personaggi più giovani che orbitano intorno al mondo di Henry.
Alle due serie è associato un terzo programma che ne trae ispirazione ed è un programma web di vite vissute di gente comune, intitolato Tofu.
L’idea per i titoli, dice l’autore a The Indipendent, gli è venuta da un effettivo studio scientifico sull’erezione, che le divide, in base alla durezza, in quattro categorie, da molle a duro: uno, tofu; due, banana sbucciata; tre, banana; quattro, cetriolo. In quel momento ha realizzato di avere pronto un drama.
Dice Davies all’Hollywood Reporter: “In entrambe le serie esploriamo storie gay, lesbiche, bisessuali e  trans gender, così come l’amore al di là delle etichette – questo è 50 sfumature di gay, e oltre!”.
Storie “divertenti, incisive e molto umane”, promette Stephen Friedman, presidente di Logo ed MTV. A conoscere Davies, c’è da crederci.

mercoledì 11 aprile 2012

Una storia lesbica per BEAUTIFUL


Beautiful è stata spesso criticata per non avere alcun personaggio gay di una certa rilevanza, tanto più in un mondo come quello della moda dove gli omosessuali tradizionalmente sono numerosi.
Ora le cose stanno per cambiare. Entertainment Weekly riporta che intende lanciare una “storia lesbica”, aggiungendo al cast Danielle, interpretata da Crystal Chappell (nella foto), che ha già avuto modo di interpretare un amore saffico in Sentieri, dove la sua Olivia faceva coppia con Natalia (Jessica Leccia), e che produce ed è l’interprete della webisoap a sfondo gay Venice.
Danielle sarà una delle due madri di Caroline Spenser (Linsey Godfrey), un personaggio da poco entrato in scena negli USA, figlia di Karen Spencer (Joanna Johnson), vecchia conoscenza per gli amanti della soap. Caroline sa di avere due madri, ma non si può dire lo stesso per gli altri personaggi. Caroline lo rivelerà prima di tutto al fidanzato Thomas Forrester e a suo zio Bill, fratello di Karen. Il debutto di Chrystal Chappell è previsto per metà maggio (sempre negli USA). 

martedì 16 agosto 2011

FRIENDS omofobo?


Sul sito Political Remix Video viene proposto un video (che vedete sotto) realizzato da Tijana Mamula, che è un montaggio di clip della sit-com Friends (1994-2004) relative al modo in cui viene affrontata la tematica omosessuale per “gettare luce sugli atteggiamenti omofobici sia in Friends che nella cultura televisiva contemporanea in senso ampio”.

Viene citata l’autrice dell’editing che dice:
Le battute omofobiche, come appaiono nella serie originale, non sono mai violente e molto spesso non sono nemmeno apertamente denigratorie; piuttosto, intendono offrire una rappresentazione onesta e “bonaria” di un comune atteggiamento socialmente sancito verso l’omosessualità. Situata all’interno di una vasta gamma di battute in ciascun singolo episodio, questa omofobia tende a evitare di provocare tanto avversione quanto rabbia, e invece spinge lo spettatore ad essere trascinato dall’ilarità delle situazioni.



Homophobic Friends from WayDownEast on Vimeo.


Personalmente vedo ammettere che in alcuni casi l’omofobia ce l’ho vista, in altri no. In ogni caso mi è parsa una riflessione interessante e il video uno strumento efficace per riflettere sulla forma di rappresentazione dell’omosessualità, una sorta di meta-critica, “che ricicla la televisione e affida il giudizio alle logiche del montaggio”, per dirla con l’Aldo Grasso di “Prima Lezione sulla televisione” (Laterza, 2011, p. 59).   
 

lunedì 2 maggio 2011

I MOTI DI STONEWALL: un documentario della PBS



Sulla PBS, lo scorso lunedì 25 è andato in onda un documentario di 1 ora e 20 minuti della prestigiosa serie American Experience, disponibile per la visione online nella sua interezza, dedicato ai Moti di Stonewall, dal titolo Stonewall Uprising.

Come si dice al link al programma: “Quando la polizia ha fatto un raid allo Stonewall Inn, un popolare bar gay nella sezione del Greenwich Villane a New York il 28 giugno del 1969, la strada è scoppiata in violente proteste che sono durate per i sei giorni successivi. I moti di Stonewall, come sono conosciuti, hanno segnato un importante punto di svolta le moderno movimento dei diritti civili gay negli Stati Uniti e intorno al mondo”.

Basato su Stonewall – The Riots that sparked the Gay Revolution, di David Carter, il documentario, scritto da David Hailbroner, parte spiegando quale fosse la condizione degli omosessuali in un periodo storico in cui, come la mette uno degli intervistati, non c’erano omosessuali out e omosessuali in, ma tutti erano in. Essere out non era concepibile.  Si dà un quadro generale, ma ci sono anche dettagli meno consueti come gli incontri nel retro dei camion per evitare le retate, o il fatto che venivano chiamati “Twilight people - gente del crepuscolo”, per gli orari in cui uscivano, o i collegamenti fra la mafia e i locali gay dell’epoca. Gli eventi vengono ricostruiti attraverso immagini di allora, ma dando molta voce ai partecipanti alla protesta, sia dalla parte dei gay che delle forze dell’ordine coinvolte, per chiudere con l’eredità culturale di quegli eventi, segnatamente il primo gay pride mai organizzato.

Si tratta di un pezzo di storia dei diritti civili che è poco noto in Italia, ma che merita di essere conosciuto.

mercoledì 13 aprile 2011

LIP SERVICE: lesbiche a Glasgow



Lip Service è una serie inglese (BBC3), in onda da venerdì 15 aprile anche in Italia in prima TV su FoxLife (ore 22.45), che ha come protagoniste un gruppo di lesbiche che vivono nella piovosa Glasgow, in Scozia. È la prima creazione fatta appositamente per il piccolo schermo del Regno Unito che abbia come protagonista il mondo saffico—tratta da un romanzo c’era stata altrimenti Tipping the Velvet, nel 2002—ed è stata voluta proprio anche per colmare una lacuna nella rappresentatività. Come riporta il Guardian, infatti, uno studio sui programmi della BBC ha mostrato che “alle lesbiche erano dati solo due minuti di trasmissione in una selezione casuale di 39 ore di programmazione”. L’ideatrice Harriet Braun è naturalmente consapevole dell’eredità tanto di The L Word, la prima serie lesbica in assoluto, americana, quanto di Queer As Folk, la prima serie gay britannica, di cui sentono gli echi più volte.

Le protagoniste principali sono tre. C’è Francesca “Frankie” (Ruta Getmintas), una fotografa, che come tipo richiama subito alla mente Shane di The L Word, per il taglio di capelli, per l’aspetto un po’ androgino, per il modo di usare il sesso: Frankie ha sul polso un tatuaggio che significa “lust”, lussuria. Parte delle vicende, che iniziano con lei che torna da New York dopo due anni di assenza, la vedono scavare nel suo passato alla ricerca della sua identità, dopo che la morte della zia le fa venire dei dubbi sulle sue origini. Cat (Laura Fraser) è la ex di Francesca. È un’architetto, e sul lavoro comincia a subire le pressioni del capo, quando questi si rende conto che a lei piacciono le donne. Cat instaura una relazione con una poliziotta, Sam (Heather Peace), ma fra lei e Frankie c’è ancora dell’irrisolto. Tess (Fiona Button) infine è un’attrice che, in attesa del gran colpo professionale, si divide fra lavoretti qui e là e audizioni. In amore è sfortunata.

Pur mostrando frequenti scene di sesso molto esplicito, Lip Service si concentra prevalentemente sulle relazioni. Evita di affrontare grandi “tematiche lesbiche”, presenta donne nella vita di tutti i giorni, con alti e bassi, quasi nella monotonia. È la sua forza, ma anche il suo difetto, e se ha ricevuto critiche negative è proprio perché è stata “tediosa da essere disabilitante per lo spirito”, come l’ha messa l’Indipendent che l’ha accusata duramente perché le storie di queste donne importerebbero “puramente a causa delle loro preferenze sessuali. Questo è immaturo, condiscendente e irrealistico”. All’inizio in particolare è proprio così, ci si annoia, ci si chiede che senso abbia seguire storie in fondo inutili. C’è qualche momento in cui la serie brilla, e penso alla scena in cui Frankie vede per la strada Cat che bacia Sam (1.03), o al bel finale della festa di compleanno a sorpresa per Tess (1.05), che per altro non può non far ricordare quello di Queer As Folk, ma sono di più le volte in cui si ha la sensazione che il grigiore del clima si sia trasferito sulla pagina scritta. Il dialogo e gli intrecci sembrano piatti. A mano a mano che ci si avvicina alla fine della prima stagione però (in un totale di soli 6 episodi), tutto si gusta di più perché, come è sempre nel caso di programmi fortemente concentrati sulle relazioni umane, si conoscono i personaggi e anche gli scambi apparentemente banali hanno una pregnanza maggiore.

Qualcuno si è lamentato dell’assenza di lesbiche butch, notoriamente sottorappresentate a favore delle più etero-friendly lipstick lesbians, ma in realtà sono stati molto attenti a mostrare donne che non fossero troppo “tirate” e patinate, ma che sembrassero persone comuni, e mi pare che ci siano riusciti. Ugualmente si è valutato negativamente il fatto che ad un certo punto nella storia Frankie vada a letto con un uomo (1.04), il suo amico Jay (Emun Elliott), perché è stato giudicato come se si volesse far passare il messaggio che le lesbiche sono tali solo finché non arriva qualcosa di meglio (un uomo) e un modo per accattivarsi le simpatie del pubblico maschile eterosessuale. In realtà io non ho avuto questa impressione. Mi è parso coerente con la storia. Frankie era emotivamente in un momento molto cupo della propria vita, aveva appena contemplato la possibilità di togliersi la vita, e c’era di mezzo dell’alcool. Lei e Jay sono stati mostrati come amici molto intimi da subito e quel momento è stato solo un aggrapparsi l’uno all’altra come esseri umani, né di più né di meno, per come l’ho vista io. Un elemento che è stato introdotto con consapevolezza e che è molto ben riuscito, e che non ho mai visto prima, è proprio l’amicizia fra donne gay e uomini etero. A questo proposito spicca in particolare l’amicizia fra Tess e Ed, il fratello di Cat, uno scrittore, un ragazzo molto dolce che di Tess è segretamente (almeno all’inizio) innamorato.  

La recitazione è buona. Il titolo, applicato qui, devo ammettere che proprio non lo capisco. “Lip Service” significa baciare, ma in inglese ha anche il significato di essere d’accordo con qualcosa solo a parole, di fare promesse vuote, ma la serie mi sembra che non faccia solo lip service al mondo saffico, tutt’altro. In definitiva una serie altalenante: non eccellente, ma nemmeno da evitare.

 

domenica 23 gennaio 2011

GLAAD Media Awards 2011: le nomination




I GLAAD Awards, i premi della Gay & Lesbian Alliance Against Defamation (GLAAD), la principale organizzazione a favore dei diritti e contro la diffamazione di gay e lesbiche, ogni anno premiano quei programmi che promuovono immagini “eque, accurate e inclusive” della comunità LGBT, cosa vista come modo per eliminare l’omofobia e la discriminazione basata sull’identità di genere o sull’orientamento sessuale. Questa è la 22esida edizione. Nel video sopra si possono vedere i principali nominati.

Come miglior serie drammatica si contendono il premio:
Brothers and Sisters
Degrassi
Grey’s Anatomy
Pretty Little Liars
Tue Blood

Come miglior commedia sono in lizza:
Glee
Greek
Modern Family
Nurse Jackie
United States of Tara

La lista completa delle nomination (televisive e no) la trovate qui.