mercoledì 13 aprile 2011

LIP SERVICE: lesbiche a Glasgow



Lip Service è una serie inglese (BBC3), in onda da venerdì 15 aprile anche in Italia in prima TV su FoxLife (ore 22.45), che ha come protagoniste un gruppo di lesbiche che vivono nella piovosa Glasgow, in Scozia. È la prima creazione fatta appositamente per il piccolo schermo del Regno Unito che abbia come protagonista il mondo saffico—tratta da un romanzo c’era stata altrimenti Tipping the Velvet, nel 2002—ed è stata voluta proprio anche per colmare una lacuna nella rappresentatività. Come riporta il Guardian, infatti, uno studio sui programmi della BBC ha mostrato che “alle lesbiche erano dati solo due minuti di trasmissione in una selezione casuale di 39 ore di programmazione”. L’ideatrice Harriet Braun è naturalmente consapevole dell’eredità tanto di The L Word, la prima serie lesbica in assoluto, americana, quanto di Queer As Folk, la prima serie gay britannica, di cui sentono gli echi più volte.

Le protagoniste principali sono tre. C’è Francesca “Frankie” (Ruta Getmintas), una fotografa, che come tipo richiama subito alla mente Shane di The L Word, per il taglio di capelli, per l’aspetto un po’ androgino, per il modo di usare il sesso: Frankie ha sul polso un tatuaggio che significa “lust”, lussuria. Parte delle vicende, che iniziano con lei che torna da New York dopo due anni di assenza, la vedono scavare nel suo passato alla ricerca della sua identità, dopo che la morte della zia le fa venire dei dubbi sulle sue origini. Cat (Laura Fraser) è la ex di Francesca. È un’architetto, e sul lavoro comincia a subire le pressioni del capo, quando questi si rende conto che a lei piacciono le donne. Cat instaura una relazione con una poliziotta, Sam (Heather Peace), ma fra lei e Frankie c’è ancora dell’irrisolto. Tess (Fiona Button) infine è un’attrice che, in attesa del gran colpo professionale, si divide fra lavoretti qui e là e audizioni. In amore è sfortunata.

Pur mostrando frequenti scene di sesso molto esplicito, Lip Service si concentra prevalentemente sulle relazioni. Evita di affrontare grandi “tematiche lesbiche”, presenta donne nella vita di tutti i giorni, con alti e bassi, quasi nella monotonia. È la sua forza, ma anche il suo difetto, e se ha ricevuto critiche negative è proprio perché è stata “tediosa da essere disabilitante per lo spirito”, come l’ha messa l’Indipendent che l’ha accusata duramente perché le storie di queste donne importerebbero “puramente a causa delle loro preferenze sessuali. Questo è immaturo, condiscendente e irrealistico”. All’inizio in particolare è proprio così, ci si annoia, ci si chiede che senso abbia seguire storie in fondo inutili. C’è qualche momento in cui la serie brilla, e penso alla scena in cui Frankie vede per la strada Cat che bacia Sam (1.03), o al bel finale della festa di compleanno a sorpresa per Tess (1.05), che per altro non può non far ricordare quello di Queer As Folk, ma sono di più le volte in cui si ha la sensazione che il grigiore del clima si sia trasferito sulla pagina scritta. Il dialogo e gli intrecci sembrano piatti. A mano a mano che ci si avvicina alla fine della prima stagione però (in un totale di soli 6 episodi), tutto si gusta di più perché, come è sempre nel caso di programmi fortemente concentrati sulle relazioni umane, si conoscono i personaggi e anche gli scambi apparentemente banali hanno una pregnanza maggiore.

Qualcuno si è lamentato dell’assenza di lesbiche butch, notoriamente sottorappresentate a favore delle più etero-friendly lipstick lesbians, ma in realtà sono stati molto attenti a mostrare donne che non fossero troppo “tirate” e patinate, ma che sembrassero persone comuni, e mi pare che ci siano riusciti. Ugualmente si è valutato negativamente il fatto che ad un certo punto nella storia Frankie vada a letto con un uomo (1.04), il suo amico Jay (Emun Elliott), perché è stato giudicato come se si volesse far passare il messaggio che le lesbiche sono tali solo finché non arriva qualcosa di meglio (un uomo) e un modo per accattivarsi le simpatie del pubblico maschile eterosessuale. In realtà io non ho avuto questa impressione. Mi è parso coerente con la storia. Frankie era emotivamente in un momento molto cupo della propria vita, aveva appena contemplato la possibilità di togliersi la vita, e c’era di mezzo dell’alcool. Lei e Jay sono stati mostrati come amici molto intimi da subito e quel momento è stato solo un aggrapparsi l’uno all’altra come esseri umani, né di più né di meno, per come l’ho vista io. Un elemento che è stato introdotto con consapevolezza e che è molto ben riuscito, e che non ho mai visto prima, è proprio l’amicizia fra donne gay e uomini etero. A questo proposito spicca in particolare l’amicizia fra Tess e Ed, il fratello di Cat, uno scrittore, un ragazzo molto dolce che di Tess è segretamente (almeno all’inizio) innamorato.  

La recitazione è buona. Il titolo, applicato qui, devo ammettere che proprio non lo capisco. “Lip Service” significa baciare, ma in inglese ha anche il significato di essere d’accordo con qualcosa solo a parole, di fare promesse vuote, ma la serie mi sembra che non faccia solo lip service al mondo saffico, tutt’altro. In definitiva una serie altalenante: non eccellente, ma nemmeno da evitare.

 

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