È il fenomeno televisivo del momento,
diventata improvvisamente e inaspettatamente tale, la serie televisiva canadese
Heated Rivalry (Crave, distribuita da HBO Max), adattamento televisivo
dell’omonimo romanzo di Rachel Reid, secondo volume della serie “Game Changers”
da parte di Jacob Tierny, che è sceneggiatore e regista. Lo è diventato così
tanto che la sua quinta puntata delle sei totali, "I'll Believe in
Anything", negli USA è stata nel 2025 l’episodio di serie TV più visto
dell’anno e, cosa ben più sorprendente, ha ottenuto un punteggio perfetto di
10/10 su IMDb alla pari con ‘Ozymandias’
di Breaking Bad che deteneva il record. Quest’ultimo ha migliaia di voti in
più, ma ha avuto più di un decennio per raggiungerli. Di più ancora, è
diventato un fenomeno culturale, virale nel mainstream. Non una cosa così
comune per una love story gay.
LIEVI SPOILER
In breve,
è la storia di sesso e d’amore fra due giocatori di hockey rivali. Shane
Hollander (Hudson Williams) è il capitano asiatico-canadese dei Montreal Metros,
e ha genitori presenti e che gli vogliono bene, il padre David (Dylan Walsh,
Nip/Tuck) e la madre Yuna (Christina Chang, The Good Doctor) che è la sua
manager e che gli ricorda di indossare le scarpe da ginnastica di marca quando
non ha i pattini perché gli sponsor significano denaro e di essere un esempio
per i giovanissimi che non hanno molti modelli di ruolo a cui ispirarsi. Ilya
Grigoryevich Rozanov (Connor Storrie) è un russo nato a Mosca (ma l’attore è in
realtà americano) che come giocatore di hockey è il capitano dei Boston
Raiders. È orfano di madre dall’età
di 12 anni, più taciturno e ombroso. Il padre, che lo pungola perché non sia un
disonore per la grande madre Russia, è all’antica e ha problemi di demenza,
mentre il fratello poliziotto non fa che spillargli denaro che sperpera in
droga. Shane e Ilya sono rivali sul campo dello stadio di ghiaccio e per il
grande pubblico e tutti quelli che sono loro vicino non si sono nemmeno
simpatici, ma in realtà cominciano all’insaputa di tutti una torrida storia
sessuale che diventa amore, nei loro incontri nel corso di una decina d’anni.
Sono costretti a vedersi a intermittenza, ora in una città ora nell’altra del
mondo, a seconda di dove li portano le partite delle rispettive squadre. Il
loro desiderio di stare insieme cresce progressivamente: Shane pensa che in
fondo potrebbe anche essere accettato come gay, anche se lui stesso ci mette un
po’ a rendersi conto di esserlo, a dispetto della propria relazione intima con
Rozanov – quest’ultimo gli ride ragionevolmente in faccia quando, molto in là
nella loro storia, gli dice “penso di essere gay”. E lo capisce interamente
forse prima di lui Rose Landry (Sophie Nélisse), una famosa attrice con cui
esce. Rozanov bisessuale che fa occasionalmente sesso con l’amica Svetlana (Ksenia
Daniela Kharlamova), sa che nella Russia attuale fare coming out
significherebbe non poter più tornare nella sua amata patria.
Che si
tratti di una storia rosa è esplicito: lo sport è una mera cornice. È chiaro fin dall’inizio che l’elemento chiave
è l’attrazione, e desiderio fisico. La telecamera indugia su dettagli dei loro
corpi, sui loro occhi che osservano il corpo del rivale (al primo allenamento
insieme, quando sono nudi sotto le docce uno vicino all’altro…). Se prima
arriva il sesso e poi il sentimento, capovolgendo un po’ quello che solitamente
avviene nelle storie d’amore, e loro vengono mostrati nudi, in realtà non si vede
di più di quanto non siamo abituati con qualunque storia sessuale etero. Quando
Roz si masturba davanti a Hollander ad esempio, lo capiamo, ma noi non vediamo
nulla – non è Queer As Folk. Salvo il lato B, vediamo più con gli occhi
dell’immaginazione che altro.
E il sesso non è solo sesso, nel senso che aiuta a costruire il loro rapporto, che per lungo tempo non può avere che quella come valvola di sfogo. Ilya ha molta più esperienza ed è attento anche a chiedere più volte al compagno se quello che fa va bene, nel corso del rapporto sessuale (1.02). Scrive bene Faith Hill in The Atlantic quando dice che Heated Rivalry “conosce il valore delle scene di sesso ben fatte, non per il brivido, le risate o gli istantanee di un momento fugace, ma per illustrare come si sviluppa la relazione tra i personaggi, tocco dopo tocco, nel corso del tempo. Prende sul serio il sesso in un'epoca in cui pochi programmi lo fanno.” E continua dicendo: “Una scena di sesso esplicita può fornire una grande quantità di informazioni su due personaggi e sulle dinamiche che intercorrono tra loro.” Molto poi cambia fra un incontro e l’altro.
Se l’attrazione è
istantanea, i sentimenti e che cosa farne, hanno bisogno di tempo per
costruirsi e maturare. Si è sempre focalizzati su di loro – anche quando ci
sono le domande dei giornalisti in un dopopartita, questi non si vedono
affatto, sono solo voci, la telecamera è solo sui i loro volti e da dietro sui
loro piedi che ci toccano occasionalmente sotto il tavolo. In una scena (1.04)
si vedono in un club-discoteca e ciascuno dei due è con una donna - ballano sulla musica delle TATU, prima cantata
da loro, poi da un uomo (e questo meriterebbe un apposito discorso a parte): i
loro sguardi sono calamitati l’uno verso l’altro. Quando sono insieme non c’è nessun altro in
realtà. Si crea un rapporto giocoso in cui Ilya stuzzica molto il suo
innamorato definendolo noioso (non se ne fa menzione specifica peraltro, ma
online si dice che il personaggio sia autistico), si gioca anche con il sexting
con i messaggi sul cellulare – memorizzati l’uno sul telefono dell’altro con un
nome da ragazza, Jane e Lily - a volte scritti e poi cancellati, che rivelano
in modo molto attuale i pensieri che non sanno come ammettere o che non
vogliono rivelare.
SPOILER
SIGNIFICATIVI IN SEGUITO
Nonostante
la tristezza del motivo che non consente loro di stare apertamente insieme, a
carburare la storia c’è la segretezza della relazione, c’è un ostacolo
credibile. Sono osteggiati dal destino, non c’è fascino della relazione
proibita però, quanto la paura del rischio di venire scoperti, e la pressione a
trovare ragazze – Hollander ha un compagno di squadra e miglior amico Hayden
Pike (Callan Potter) che sforna figli e vuole che lui faccia lo stesso…C’è la
sofferenza del non poter essere se stessi. La famosa quinta puntata ha due
momenti spettacolosi. Uno è proprio in questo senso, ovvero nella realizzazione
che forse c’è un modo per stare insieme senza vergogna. La terza puntata
introduce due altri personaggi, che sono protagonisti del primo libro, Scott
Hunter (François Arnaud) capitano dei New York Admirals, e Christopher
"Kip" Grady (Robbie G.K.), un barista. Il primo conosce il secondo
quando si reca al suo locale per uno smoothie: si innamorano e iniziano una
storia, ma lo sportivo non se la sente di uscire allo scoperto per timore che
lo penalizzi professionalmente. Ha perso i genitori. allenatori di hockey di
atleti junior, quando era piccolo e grazie a una borsa di studio e grazie all’amore
per lo sport ce l’ha fatta: gli ha dato una famiglia, un’intera vita, non è
disposta a perderla. È onesto,
umano, realistico. Ecco che alla fine della quinta puntata finalmente trova il
coraggio e al momento della vincita dell’agognata coppa, Scott chiama in mezzo al campo Kip e lo bacia
davanti alla folla che applaude. In questo momento epico, di vittoria su tutti
i fronti, la telecamera ci mostra le reazioni sorprese e quasi esaltate di
Shane e Ilya: il coraggio di un collega apre loro un mondo. Magnifico. E allo
stesso modo, il coraggio di una serie come questa, in un contesto di mascolinità tradizionale così
marcato, apre spiragli nelle vite di altri. Questa è la forza di questo genere
di rappresentazioni. Certo, saranno viste soprattutto da gay e da donne etero–
le madri e le figlie, come scherzano i due attori presentando i Golden Globe,
ma cambiano la percezione generale.
La
rappresentazione conta. Come commenta Muchmuchspectrum,
si ridefinisce la mascolinità per queste ultime generazioni: Questo è soft
power in tempo reale: niente discorsi, niente "episodi speciali",
solo due uomini innamorati che si scusano, combinano pasticci, comunicano, stanno
abbracciati a cucchiaio, vincono campionati sportivi e dimostrano che la
mascolinità può essere tenera e forte senza che nessuno debba "giustificarlo".
E niente drammi o tragedie, ma tensione attrattiva, tenerezza, gioia, intimità
e vulnerabilità, dolcezza anche.
Concordo
con chi ci avrebbe voluto un maggiore sviluppo dei personaggi, ma un altro
punto forte è quello linguistico. Giocano con la terminologia, con il fatto che
non parlano tutti l’inglese come prima lingua e si presta a giocarci su. E
nella famosa 1.05 ad un certo punto Ilya ammette che l’inglese è troppo
difficile per lui in quel momento specifico, così emotivamente coinvolgente. Su
invito dell’altro parla allora in russo al telefono e confessa tutto a Shane
che non capisce, con musica classica sotto. Noi siamo spettatori onniscienti
però, capiamo. Ed è romantico e molto toccante.
Godibilissimo.
