Briosa e
leggera, ma allo stesso tempo profonda nel riflettere su amicizia e rapporti di
coppia, mi ha presa praticamente all’istante la commedia The Four Seasons
(Netflix), ideata da Tina Fey, Lang Fisher e Tracey Wigfield sulla base
dell’omonimo film di Alan Alda che qui fa un’apparizione come guest star nel
ruolo del padre di una delle protagoniste. Il titolo viene dal fatto che 3
copie di amici di lunga data si incontrano per una vacanza insieme a ogni
stagione. Le puntate sono otto, due per stagione e, appropriatamente, la musica
di Vivaldi le punteggia tutte e quattro.
Si inizia in primavera, nella casa al lago di Nick (Steve Carell, The Office) ed Anne (Kerri Kenney-Silver, Reno 911!) dove è tradizione che trascorrano del tempo insieme a Jack (Will Forte, The Last Man on Earth), un insegnante, e sua moglie Kate (Tina Fey, 30 Rock) e insieme a Danny (Colman Domingo, che ha all’attivo più di una nomination all’Oscar e nel 2024 è stato inserito dalla rivista Time fra le 100 persone più influenti al mondo), un architetto, e suo marito Claude (l’italiano Marco Calvani), perennemente preoccupato per la salute del consorte.
Durante un'escursione, Nick confessa
agli amici quello che presto diventerà chiaro a tutti: nonostante siano lì per
festeggiare il loro 25esimo anno di matrimonio, lui si sente soffocare in un
rapporto dove la moglie è completamente apatica, e vuole il divorzio. Gli amici
cercano di evitare che questo accada, cercando di ragionare con lui e
pungolando Anne che dal canto suo capisce prima che si ufficiale e cerca di
scongiurarlo organizzando una cerimonia di rinnovo dei voti coniugali. Nulla da
fare. Alla successiva vacanza, in estate, Nick arriva accompagnato
dall’igienista dentale che ora frequenta, la 32enne Ginny (Erika Henningsen),
che organizza per loro tutti, meno Anne, di fermarsi in un eco hotel tropicale,
odiato da tutti che cercano di mostrarsi comunque di supporto. La relazione
continua anche in autunno, quando vanno in visita all’università dove Kate,
Jack e Danny si sono conosciuti, nonostante la figlia della coppia, Beth (Ashlyn
Maddox), che studia lì, esprima tutta la sua rabbia per la separazione dei
genitori, realizzando un per-noi-esilarante spettacolo teatrale di sfogo. Si
chiude con l’inverno, il festeggiamento del capodanno, e un inaspettato colpo
di scena con la sua coda. Tutte le interpretazioni sono impeccabili.
La forza
del programma, già confermato per una seconda stagione che vedrà il segmento
invernale ambientato in provincia di Trento, in Italia, è nella amicizia semplice
di persone che si conoscono da molto tempo. Sono vere tante delle critiche di
chi ha risposto in modo tiepido alla serie: non c’è particolare approfondimento
dei personaggi – il melodrammatico Claude è particolarmente macchiettistico; non
è costruita per avere uno smaccato umorismo, anche se ci sono molte battute sagaci
e qualche momento veramente ilare – penso allo spettacolo che mette in scena la
figlia di Nick e Anne; la prima stagione è costruita sulla classica crisi di
mezza età… ma c’è una levità vissuta con cui è gradevole intrattenersi.
Si indaga
l’amore e in particolare quello all’interno del matrimonio, che cosa
lo sostenga e che cosa lo affondi, e quali siano i segnali che fanno capire la
direzione in cui sta andando. Mostra come essere sposati sia lavoro e dedizione,
una scelta quotidiana fatta anche di compromessi, oltre che gioie, ma anche di inaspettati
piccoli piaceri che diventano rivelazioni. Sono personaggi che sono invecchiati,
e alcune delle battute riguardano questo inevitabile processo, il corpo che
cede e le abitudini che vengono messe in discussione. Con Nick che comincia una
relazione con una ragazza più giovane, e con la figlia, si medita anche sulle differenze
generazionali. E ovviamente grande tema è l’amicizia, come ridere delle stesse
cose e cogliere gli stessi riferimenti possa essere banale e scontato, ma è il
collante di relazioni che scaldano il cuore e fanno famiglia, fanno festa – i
racconti di Nick non vengono colti dagli amici della sua nuova compagna, lui si
sente tagliato fuori e desidera il facile genuino rapporto con i suoi vecchi compagni
d’avventure.
Condivido anche l’acuta osservazione di Brian Tallerico su RogerErbert.com quando scrive che “l'idea che mostriamo diversi aspetti di noi stessi non solo ai nostri amici ma anche ai nostri partner quando siamo lontani dalle restrizioni della normale vita domestica è molto interessante”. Ed è, con la prospettiva di anni, fare un bilancio valutando quello che funziona e quello che si vorrebbe diverso, anche con riconoscenza per quello che si ha. In parte si richiama The White Lotus ma solo perché ci sono persone in vacanza, e nell’esame di coscienza sulle proprie scelte e la propria vita, con i suoi limiti e trionfi. Qualche piccolo passaggio sembra un po’ tirato per i capelli, ma per la gran parte suona vera. Autentica nella sua ordinarietà di eventi.

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