venerdì 20 settembre 2013

BROOKLYN NINE-NINE: inizio impeccabile

 
Fare una sit-com sulla polizia si è sempre rivelata un’impresa ardua. Non si direbbe da quanto facile l’hanno fatta sembrare Dan Goor e Michael Schur (Parks and Recreations): quello di Brooklyn 9-9 (che al momento degli upfronts avevo rapidamente presentato qui e che ha debuttato sull’americana Fox lo scorso 17 settembre) è stato se non un pilot impeccabile – quale lo è – quanto di più ci si può avvicinare. La serie sembra puntare sull’umorismo con cuore e con l’intelligenza, anche lì dove va over the top. Ti rendi conto che è esagerato, ma funziona.
Il nuovo capitano, Ray Holt (il sempre magnifico Andre Braugher, Men of a Certain Age) vuole che indossino tutti una cravatta? Jake Peralta (Andy Samberg) il detective più brillante del gruppo, ma che detesta seguire le regole, la mette sotto la camicia, intorno al torace. Quando finalmente si decide ad indossarla, ecco che quando si alza per dare la mano al suo superiore, ti accorgi che non porta i pantaloni, ma variopinti slip che Holt invita tutta la squadra ad ammirare. Poi, in un momento rivelatorio, alla fine capisce il senso intimo dell’indossare quel capo di abbigliamento che gli è inviso. La rivalità fra Jake e la detective Amy Santiago (Melissa Fumero, Una Vita da Vivere) assicurerà ampio foraggio comico e lo stesso la cotta del timido e imbranato Charles Boyle (Joe Lo Truglio) per la serissima e tostissima Rosa Diaz (Stephanie Beatriz). La supervisione del sergente Terry Jeffords (Terry Crews) e il gossip ben informato di Gina Linetti (Chelsea Peretti) fanno da collante. Ah, e il nuovo capitano è gay: nel suo non “sembrarlo”, per così dire, ha notato Tim Goodman, finisce per essere una parodia di come in TV vengono spesso ritratti gli omosessuali.  
La serie, un po’ alla Parks and Rec, ma con qualche eco di The Office e di New Girl, in qualche maniera è sbriciolata in tanti piccoli momenti ora divertenti, ora teneri. Mi è rimasta l’impressione che bisogna curarsi la serie, all’inizio, per affezionarsi sul serio, per cogliere in ogni angolino più recondito un umorismo brioso, commovente, profondo, sconcertato, allegro e amaro allo stesso tempo.   
Schur mi ha impressionato in passato per la sua competenza non solo nel genere che scrive, ma sulla TV a tutto tondo (basta vedersi le tavole rotonde con The Hollywood Reporter a cui ha partecipato che ho postato anche qui nel mio blog). Gli do fiducia, e a giudicare da questo pilot faccio bene: Brooklyn Nine-Nine è una sit-com a cui augurare fortuna.

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