sabato 11 luglio 2020

THE RIGHTEOUS GEMSTONES: satira tamarra

Pur capendone lo spirito satirico, apprezzandone la recitazione del notevole cast, e godendo degli inaspettati colpi di scena, non mi sono appassionata all’apprezzato The Righteous Gemstones (HBO), il cui tono iperbolicamente parodistico mi ha infastidita più che farmi ridere.

I Gemstones sono una famiglia di televangelisti. Dopo la scomparsa dell’amatissima e riverita moglie Aimee-Leigh (Jennifer Nettles), con cui ha costruito un impero religioso, il patriarca Eli (John Goodman, Roseanne) manda avanti la sua chiesa con migliaia di fedeli con l’aiuto dei suoi tre figli: Jesse, (Danny McBride), sposato con Amber (Cassidy Freeman), e con un rapporto conflittuale con il figlio maggiore Skyler (Skyler Gisondo), qui motore di molte delle vicende; Judy (Edi Patterson), che si sente sempre poco validata, sposata con un uomo mite perennemente fuori posto, BJ (Tim Baltz); e Kelvin (Adam DeVine, Modern Family), che si occupa dei più giovani e ha preso sotto la sua ala protettrice Keefe (Tony Cavalero), ex-seguace del demonio. I tre fratelli non fanno che litigare come bambinetti. A provare risentimento nei loro confronti è il fratello delle defunta, “Baby” Billy Freeman (Walton Goggins, The Unicorn), per il fatto che era lui con la sorella che aveva lanciato un brand che si è sentito sottrarre da Eli, grazie a lei diventato ricchissimo.

La scena iniziale dell’ultima puntata (1.09) incarna bene quello che la serie è nella sua essenza. Aimee-Leigh è appena spirata e tutti i familiari sono riuniti intorno al suo letto. Si prendono per mano per dedicarle un’ultima preghiera di saluto. Un’ape comincia a ronzare sulla defunta e poi fra loro, e nel tentativo sempre più maldestro e aggressivo di scacciarla, finiscono per vandalizzare la stanza dell’ospedale, davanti allo sguardo scioccato del personale. È eccessiva. In questo sovrabbondare di reazione c’è l’ilarità e in questo specifico esempio riesce. La vicenda viene ripresa più in là nella puntata: Baby Billy viene colpito da un fulmine e rischia di morire. Di nuovo, un’ape si poggia sulla sua fronte e qualcuno sta per schiacciarlo, ma Eli lo ferma. È un momento spirituale di riconciliazione. Perché le vicende sono infuse anche di momenti umanamente toccanti. Sono evidenti e sentiti, ma in qualche modo le due parti non si incollano bene fra loro, e l’effetto è di stonatura, per me.

Nel titolo questi predicatori vengono definiti “righteous”, ovvero virtuosi, retti, giusti, un termine classico sulla bocca delle congregazioni religiose. Quella parola di fronte ai fatti diventa presto grottesca. La facciata si sgretola immediatamente. Sono arraffoni, avidi, vendicativi, lussuriosi, pieni di sé, fedigrafi, corrotti, venali…perfino assassini. Si credono superiori, in uno zelo spocchioso, e il loro narcisistico ego è spassoso quando messo dinanzi alla reazione degli altri personaggi. Sono peccatori, e che peccatori. Si sono creati una vita opulenta predicando ciò che non praticano, ma in cui in fondo in fondo forse credono anche, e questo li redime – forse un po’ troppo. Jesse tradisce la moglie fra prostitute e sniffate di coca, cosa che lo porta a venire ricattato e a cercare di nascondere tutto. Quando pentito cerca di fare ammenda con Amber si ride anche che lei lo impallini sulle chiappe (scena che non può non avermi fatto tornare alla memoria Minx che nel 1986 in Santa Barbara ha fatto lo stesso, per altri motivi, con CC Capwell). Nel rapporto personale la redenzione ci sta anche, ma per tutto quello che ne è conseguito, non si vede vera consapevolezza, da parte del programma. Tutto scivola via. Forse non conosco a sufficienza di prima mano questo tipo di realtà io, per percepirne i graffi inferti dalla serie, che qui e lì riveste le vicende di parallelismi biblici – nella funzione pasquale, Skyler come Giuda sarebbe stato evidente anche se non lo avessero in qualche modo esplicitato.  

Gli accostamenti di questa creazione di Danny McBride (Eastbound & Down, e qui interprete di Jesse) a The Sopranos e Succession hanno senso, perché sembra esserne una versione tamarra, gridata e ridicola. Si mostra quanto siano patetici, ma si fatica ad andare oltre.   

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