lunedì 29 dicembre 2025

LE MIGLIORI NUOVE SERIE DEL 2025, secondo me

Come ogni anno, scelgo quelle che per me sono state le migliori nuove serie dell’anno, con i limiti di quello che sono riuscita a seguire e tralasciando programmi che magari ho considerato eccellenti (come Severance, Somebody Somewhere o il sempre godibilissimo sempre più intrigante The Diplomat), ma che non hanno debuttato nel 2025. Non menziono nemmeno programmi che io ho visto in quest’arco di tempo ma che sono precedenti, come Dauglas is Cancelled e Rivals che sono del 2024, Everyone Else Burns che è del 2023 ma inedita in Italia o Bad Sisters che è addirittura del 2022).

Le mie scelte sono:

Pluribus, la chiacchieratissima nuova serie di Vince Gilligan (Breaking Bad, Better Call Saul), su cui ancora devo scrivere, che già al debutto ha vantato uno dei pilot migliori di sempre

Adolescence la serie inglese che ha fatto parlare un po’ tutti di femminicidi e misoginia

The Pitt, sul pronto soccorso iper-realista erede di ER

Dying for Sex, basato su una storia vera, sulle avventure sessuali e di scoperta di sé di una donna malata terminale di cancro

The Studio, esilarante satira Hollywoodiana

Miss Austen, una miniserie appropriatamente uscita in concomitanza al 250° anniversario della nascita dell’amata scrittrice Jane Austen

Dept. Q, crime drama britannico con un detective misantropo

 

Menzione onorevole a

Murderbot, su un androide ribelle

Adults, il Friends della generazione Z

 Ne ho dimenticata qualcuna? Sicuramente. Sono curiosa di conoscere le vostre nuove serie preferite dell’anno. Se lo desiderate, scrivetemele nei commenti.

lunedì 15 dicembre 2025

ADULTS: un "Friends" per la Gen Z (?)

Ideata da Ben Kronengold e Rebecca Shaw, Adults (Disney TV+) è stata definita una Friends della Gen Z, sebbene non sia una sit-com multicamera. Il paragone regge nella misura in cui parla di giovani adulti che sono amici fra loro e condividono un appartamento a New York, in questo caso l’abitazione in cui è cresciuto uno di loro nel Queens, e che con la co-abitazione affrontano insieme anche le piccole e grandi sfide della vita, lavorative, sentimentali, sociali. È stato anche accostato a Happy Endings e Girls. Originariamente di intitolava Snowflakes e, come per Friends, è stato scelto un cast di talenti poco conosciuti per interpretare i personaggi.

Protagonisti sono Samir (Malik Elassal), che è il proprietario della casa che usa mentre i genitori sono via ed è un ragazzo molto dolce e benintenzionato ma pieno di ansia e in difficoltà nel trovare lavoro; Billie (Lucy Freyer), amica d’infanzia di Samir, che si vede licenziata per aver seguito il cattivo consiglio di minacciare il proprio capo nel tentativo di fare carriera più velocemente e fa fatica a trovare il proprio posto nel mondo, legata ai tempi del liceo dove invece brillava, tanto che si reca un po’ troppo spesso nella sua vecchia scuola e finisce per avere una relazione con un suo vecchio insegnante; Anton (Owen Thiele), amico di lunga data di Samir, che è un ragazzo che ha molta facilità nel fare amicizia con tutti, perfino troppo (in 1.03 questo lo porta a invitare involontariamente in casa un accoltellatore ricercato), ma che allo stesso tempo non riesce a lasciarsi andare e prendere un impegno con qualcuno che nella sua vita diventi un partner sessual-sentimentale significativo; Issa (Amita Rao, Deli Boys), la più disinibita e drammatica del gruppo, che passa da un lavoro e un partner all’altro, in questo momento insegna danza ai bambini e frequenta Paul Baker (Jack Innanen), che viene sempre chiamato sia con nome che con cognome, un ragazzo bisessuale di origine canadese che va a vivere con il gruppo proprio per la propria relazione con Issa.

L'impatto iniziale con la serie non mi ha entusiasmata, forse perché l’ho trovata un po’ troppo sfrontata e caricata, irriverente e cringe, una caratteristica che rimane nel tempo – e gli aspetti più spigolosi sono quelli a mio avviso meno riusciti. Proprio nel pilot, Issa per rispondere irritata dal fatto che in metropolitana un uomo stesse masturbandosi davanti a tutti, di risposa fa lo stesso, senza rendersi conto di come questo peggiori le cose. L’umanità e la genuina amicizia fra i personaggi e la loro apertura mi ha poi però convinta, e ci sono momenti autenticamente esilaranti. Una volta conosciuti i personaggi, per quanto non definiti ancora in modo forte, sono diventati più reali. Sono insicuri, non ancora veri adulti a dispetto del titolo, ma un po’ allo sbando mentre cercano di diventarlo. E non lo si diventa solo per età, come sembra suggerire la serie: quando Billie comincia a frequentare il suo vecchio prof del liceo, Andrew, o Mr Teacher (Charlie Cox) come tutti lo chiamano, si rendono conto che è più incasinato di loro.

Non sono persone particolarmente brillanti, sono ragazzi qualunque alle prese con la carriera, le relazioni sentimentali, i problemi di salute… e non hanno minimamente chi li guida, qualcuno che ci sia già passato che possa dar loro dei consigli o con cui confrontarsi, anche magari scontrandosi. Devono cavarsela da soli, improvvisando, e in una società apparentemente senza freni, priva di vere regole codificate. Forse anche per quello fanno cappelle madornali con nonchalance, e fra loro non ci sono barriere, la parola privacy non sembra far parte del loro vocabolario, nemmeno se si tratta di usare il bagno. Ognuno è fortemente concentrato su di sé e l’ansia di essere “senza direzione” sembra essere una nota distintiva del descrivere la generazione Z. Allo stesso tempo traggono però forza da quella intimità, fisica ed emotiva, dal sostegno reciproco e dalla co-dipendenza, e possono condividere letteralmente tutto, anche le cose più vergognose o imbarazzanti con i propri amici, sapendo di trovare accoglienza, e con la garanzia di quello che chiamano “mind wipe”, ovvero con la richiesta che quello che andranno a dire venga poi cancellato dalla memoria immediatamente. Nelle situazioni varie si impegnano genuinamente e talvolta finiscono per peggiorare le situazione, ma proseguono ugualmente.

Scrive bene Angie Han nell’Hollywood Reporter, quando dice “le conversazioni di gruppo sono un vortice di chiacchiere, che saltano tra insulti scherzosi, consigli sbagliati e riflessioni oziose sui misteri irrisolvibili della vita ("Cos'è un JoJo Siwa?") mentre sgranocchiano cereali a colazione. Sono questi i tocchi che conferiscono ad Adults la sua piacevole atmosfera di vita vissuta; basta uno sguardo a questo gruppo di persone ammassate l'una sull'altra sul divano per capire che lo fanno da anni”. E coglie bene anche Alan Sepinwall su Rolling Stone quando la descrive come un'impressionante miscela di farsa, satira sociale e commedia di carattere, piena in egual misura di stupidità e di vibe amichevoli.

La parte più vulnerabile e relazionabile alla fine è quella che prende di più, non quando Billie cerca una relazione a tre (1.08), ma quando Issa e Paul Baker decidono di sposarsi perché lui non venga deportato, salvo poi avere entrambi molti dubbi perché il matrimonio forse deve essere altro. Anche quando le situazioni sono molto esagerate, c’è molto umorismo, e la serie funziona. Una seconda stagione è stata confermata.