mercoledì 28 settembre 2011

THE X FACTOR americano: una copia di "American Idol"


La versione made in USA di The X-Factor, che ha debuttato lo scorso 21 settembre sull’americana Fox, anche se nella musica e nella sigla è uguale alla nostra, per ora sembra più una fotocopia di American Idol che non la versione italiana dello stesso talent: le grandi folle di fan e aspiranti star riprese in alte panoramiche (20.000 persone solo a Los Angeles), il palco rialzato di fronte ai 4 giudici illuminati con dietro il pubblico al buio, “la palette” stessa dei giudici: Simon Cowell e Paula Abdul che vengono entrambi dall’esperienza di Idol,  L.A. Reid e Nicole Scherzinger (l’ex leader delle Pussycat Dolls) nel ruolo che di là avevano Randy Jackson e Kara DioGuardi - anche fisicamente in fondo li ricordano. A passare per caso di lì senza guardare con attenzione, i programmi si sarebbero potuti davvero confondere.
I giudici sono stati presentati all’esordio  in modo epico, al rallenty con un incedere diretto e deciso verso le telecamere. Sono loro gli eroi. Il Ryan Seacrest della situazione, ma più defilato e per ora con meno interazione con i familiari,  è qui Steve Jones, ex-modello divenuto conduttore di successo in Inghilterra, ma virtualmente sconosciuto negli USA se non per le sue storie con Pamela Anderson ed Hyden Panettiere (così si dice). C’è una certa sobrietà per altro, niente opinionisti, coreografi o quant’altro a diluire e “talk-izzare” il programma come avviene in Italia. Gara pura.    
Le audizioni, questa vota fatte davanti a un pubblico, e montate in flash veloci, salvo qualche storia particolare, sono state un mix di talenti e di dilettanti allo sbaraglio. Si è cominciato con una grintosa tredicenne che ha cantato “Mercy”, Rachel Crow, che ha decisamente passato il turno, e si è cercato di essere rispettosi nei confronti di due senior (70 e 83 anni) che non ci si capacita possano aver avuto un passato come intrattenitori. La fascia di età a cui è aperto il concorso insomma è molto più ampia che non in American Idol. C’è stata l’abissale caduta di stile del concorrente che si è mostrato in tenuta full monty, con la Abdul che ha lasciato il palco per andare letteralmente a vomitare, e la risalita in vetta dell’ex tossico pulito da 70 giorni, Chris Rene, spazzino e padre di famiglia, che ha proposto un pezzo suo per testo e musica e ha conquistato tutti e commosso.
È già emersa fortemente una nota tipica della cultura americana e dell’etica nell’affrontare in queste cose: “have fun”, divertiti. E allo stesso tempo la promessa a lavorare sodo. Hanno cominciato a volare scintille di contrasto fra Cowell e Reid – probabilmente servirà loro bene in seguito. L’energia c’era, se non l’originalità. Quella aspettiamo di vederla quando le squadre sono fatte e la gara si divide nelle quattro categorie di maschi, femmine, cantanti over-30 e gruppi vocali. Allora forse sì, non sarà più American Idol. Al vincitore spetta un contratto discografico di 5 milioni di dollari e uno spot pubblicitario con la Pepsi (il cui logo è stato in gran preminenza durante tutta la serata).

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