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giovedì 26 luglio 2012

QUEER AS FOLK: una guida agli episodi - 2.02


Episodio 2.

Scritto da: Russell T. Davies
Regia: Menhaj Huda

Plot. Al bar, i tre protagonisti raccontano le loro rispettive serate: Stuart l’ha fatto con uno dallo sperma arancione, Vince ha mandato via uno a cui fanno vomitare gli spazzolini e Nathan ha svegliato l’intero quartiere col clacson della macchina in cui stava a pomiciare con la sua ultima conquista. Hazel e Bernie mettono delle riviste porno nella macchina di Graham, il collega di Vince, suo rivale, e con una scusa fanno sì che la responsabile delle promozioni le noti. Risultato: con gran gioia di tutto il supermercato, Vince è il nuovo vicedirettore. È il compleanno di Nathan (ne fa 17, ma ufficialmente fa dire 18), e lui organizza una gran festa. Stuart gli regala sesso che, di proposito, non va a buon fine. Nathan si sente un leone e considera Stuart un “vecchio decrepito”. A scuola si ribella al bullismo di compagni e professore. Alexander tenta il suicidio. Stuart, sapendo che la colpa è della madre di quest’ultimo, va da lei e le fa saltare in aria l’auto. Decide poi di trasferirsi a Londra. Hazel fa irruzione  nella riunione di Vince e lo convince a non farsi scappare l’amico. Con una spericolata corsa in auto porta il figlio da Stuart. Decidono di scappare insieme, ma per gli USA.


Commento. L’ultimissimo episodio si apre con un parallelismo a tre e prosegue con la diversa direzione che le rispettive vicende prendono. Nathan, in parte, è l’erede spirituale di Stuart. Rimane il forte filo conduttore dell’omofobia su cui si agisce per prendere il sopravvento: Nathan che stanco dell’insegnante che finge di non sentire gli insulti lo invita a farsi mandare dal preside, Vince che ha la rivalsa sul collega, Staurt a cui non basta più dire “fanculo”, di fronte al comportamento della madre di Alexander. La puntata è puntellata da micropennellate: la scelta registica iniziale di come raccontare la serata dei tre, il dolore di Alexander, Stuart che fa il santerellino con la polizia e cavalca l’immagine del gay da stereotipo che non capisce nulla di motori contando sul pregiudizio per farla franca, Stuart nel bagno con Nathan, Stuart che dà del denaro a Hazel, le reazioni corali dei dipendenti del supermercato… Danno chiaroscuro a tutti gli eventi. Ci si ferma a riflettere un attimo su ciò che è stato. Su ciò che si vuole sia. C’è l’urgenza e il coinvolgimento nella gran corsa finale verso il grande incontro con Stuart, resa di maggiore suspense grazie agli ostacoli: le majorette che li bloccano, loro che le ignorano, l’inseguimento della polizia che li ferma, Hazel che colpisce un poliziotto e incita Vince a scappare, la sua corsa a perdifiato. Inaspettato il cambio di registro, con il giorno che diventa notte e l’auto di Stuart che ruota come fosse su una pedana e sfreccia verso gli USA. Infine una piccola coda con, a flash, la sorte dei personaggi. E’ significativa anche per la versione americana, che riprende questi lampi in alcune sue storie. Si dice che Bernie diventa un magnate del porno. Nella versione USA, a questa carriera si dedica Ted. Hazel sposa il poliziotto a cui ha tirato un pugno nella sua fuga con Vince. Anche la madre di Michael, il corrispettivo di Vince nella versione americana, finirà per mettersi con un poliziotto. Il finale rimane comunque aperto: Stuart e Vince alla fine che cosa hanno scelto per se stessi? Amore o amicizia? La lettura è ambivalente. Per dirla con Queer as Folk: “Girano molte storie su Stuart e Vince. E sono tutte vere”.

giovedì 19 luglio 2012

QUEER AS FOLK: una guida agli episodi - 2.01


Episodio 1.

Scritto da: Russell T. Davies
Regia: Menhaj Huda

Plot. Vince e Stuart vanno a casa di quest’ultimo con un terzo uomo.  Vince però non si sente di fare qualcosa a tre e, con una scusa, si defila. La sorella di Stuart lo utilizza come baby-sitter per i propri bambini. Il più grandicello ricatta lo zio: se non riceve dei soldi, rivela a tutti che è gay. Stuart lo prende di peso gli mette la testa nella tazza del cesso e tira l’acqua per dargli una lezione. Il nipote lo minaccia di accusarlo di pedofilia se non riceve una somma di denaro periodica che ora si è fatta più elevata. A casa dei suoi, tutti presenti, Stuart fa outing, rivela il ricatto del nipote e annuncia di aver avuto un figlio. Su invito di Hazel accompagna Vince al matrimonio della sorellastra di questi. Stuart e Vince ballano insieme e prendono una camera per la notte, ma decidono di dormire solamente. Nathan torna in città, e a scuola. Porta a casa il fidanzato da far conoscere alla madre e alla sorella, poi, insoddisfatto, lo molla. Alexander viene convocato dalla madre in ospedale, dove il padre è ricoverato per un infarto. Questa gli chiede di firmare dei documenti in cui rinuncia all’eredità.


Commento. Stuart da questa puntata ha un nuovo appartamento, più grande e spazioso. La produzione cioè può permettersi di spendere di più. La puntata è fortemente incentrata sul tema dell’omofobia, che spunta fuori in ogni angolo e non risparmia nessuno. Alexander viene completamente tagliato fuori dai genitori. Nathan viene minacciato di morte da Christian Hobbs nel momento in cui allude all’omosessualità di quest’ultimo. Vince riceve un commento sprezzante al lavoro e vede minacciata la possibilità di una promozione in favore di un collega eterosessuale. Stuart viene disgustosamente ricattato dal nipotino, definito un “bastardo” dal padre, e uno “spreco” dallo sposo, al matrimonio della sorella di Vince – “Di cazzo? Di sperma? Di scopate?” si arrabbia lui. La sceneggiatura è molto concentrata su quello che deve dire, e non perde un colpo. Allo stesso tempo però vola alto in scene apparentemente marginali. Il momento con le madri dei tre ragazzi, che si confrontano sui rispettivi figli e che ridono della loro difficoltà a farsi penetrare da dietro, è un vero spasso. Psicologicamente acutissimo e ineccepibile lo scambio fra Hazel e Stuart al matrimonio. Davies ha detto che si scriveva da sola, doveva solo digitare le parole come un forsennato prima che gli scivolassero via. Non si stenta a credergli. Fila liscia come l’olio ed è molto densa nel rivelare il profilo dei due personaggi, così come il loro rapporto e quello fra Staurt e Vince, in una puntata di maestria nel loro gioco di sguardi. La battuta da ricordare è quella di Alexander, che commenta su Stuart e Vince che prendono una camera insieme: “Beh, hanno fatto presto. Ci hanno messo solo 16 anni”.

giovedì 12 luglio 2012

QUEER AS FOLK: una guida agli episodi - seconda stagione


STAGIONE 2
(su YouTube in nove segmenti: primo, secondo, terzo, quarto, quinto, sesto, settimo, ottavo, nono).

Questa stagione, in soli due episodi, potrebbe essere quasi un film per la televisione, se non fosse che non ne ha il tono. Serrato è il legame con la prima stagione di cui si riprendono motivi e atmosfere. Allo stesso tempo è un racconto a sè. Si sente una maggiore compattezza e l’unitarietà dettata dalla necessità di chiudere definitivamente la storia, dicendo tutto ciò eventualmente mancasse da dire. C’è una maggiore esigenza di plot, che è più teso. Le scene sono più aderenti allo scheletro della vicenda, che ha un inizio, una metà, una fine. Le vicende di Nathan si intersecano meno con quelle degli atri protagonisti. Assente Donna, per l‘indisponibilità dell’attrice a causa di precedenti impegni.

È più un’epopea, poi, questa. C’è inoltre maggior rabbia. A scandirla, a segnare il tempo, è un gesto che si ripete all’inizio della prima puntata, e viene ripetuto in chiusura, tanto della prima, quanto della seconda: è quello della pistola. La prima volta è Vince, che, con la prezzatrice, all’interno del supermercato, spara idealmente al collega che, slealmente, cerca di farsi promuovere al posto suo. La riprende poi Stuart in ospedale, che mette le mani a forma di pistola e punta con aggressività sulla fronte della madre di Alexander, rea di aver tagliato fuori il figlio dalle propria vita. Chiude l’ideale circolo una pistola vera, puntata da Stuart, presente Vince, contro un uomo che li aveva insultati quando si erano presi per mano. Insieme, lo costringono a scusarsi. E’ un segno potente in una simmetria studiata per una stagione molto più politica.

giovedì 5 luglio 2012

QUEER AS FOLK: una guida agli episodi - 1.08


Episodio 8 (su YouTube in quattro segmenti: primo, secondo, terzo, quarto)


Scritto da: Russell T. Davies
Regia: Sarah Harding

Plot. Stuart sfonda la vetrina del rivenditore d’auto da cui ne ha appena comprata una, per rivalsa contro i commenti omofobi da questi pronunciati. Poi corre da Lisa e Romey: l’immigrazione ha fatto loro visita e Lance viene arrestato per essere deportato. Romey incolpa Stuart, ma il poliziotto dice che è stato Nathan ad avvertirli e lui si prende la colpa come d’accordo. Questi poi decide di tornare a casa, ma di fronte al comportamento del padre, scappa di casa per andarsene a Londra e nella sua fuga si unisce a lui Donna, scontenta del nuovo compagno della madre. Vince esce a pranzo con Stuart e parlano della storia che il primo ha con Cameron. Più tardi, quest’ultimo tratta Vince come un bambino e questi si sente ferito. Chiede a Cameron di nominargli tutti gli attori che hanno interpretato Doctor Who che gli vengono in mente. Cameron ne rammenta a stento un paio, lì dove a pranzo Stuart glieli aveva giocosamente sciorinati tutti senza battere ciglio. Vince molla Cameron e in discoteca invita Stuart a ballare.

Commento. E’ una puntata che affronta il tema dell’omofobia, più o meno diretta e opprimente: a scuola (il poeta Wilfred Owen è deriso perché “finocchio”), sul lavoro (Vince vede dei colleghi ridere di lui e teme sia perché hanno scoperto che è gay – in realtà è per la cravatta che indossa), nel mondo esterno (il rivenditore d’auto, la casa di Nathan).  E’ un issue che più massicciamente verrà ripreso nella seconda stagione, e mostra i piccoli atti di coraggio per farvi fronte (Vince che commenta il sedere di un collega al lavoro, Nathan che, al locale, svergogna Christian davanti a tutti annunciando al microfono che quello è il ragazzo che a scuola li pesta dicendo che sono delle checche) e le decisioni più impulsive e drastiche (Stuart che sfonda la vetrina del rivenditore auto, e minaccia ripercussioni legali per i commenti omofobi, Nathan che scappa di casa di fronte all’atteggiamento del padre che gli intima di non mettere idee strane in testa alla sorella e gli dice che in quella casa “l’ano serve per cagare”). E’ uno degli episodi che più esplicitamente lega a doppia mandata Vince e Stuart nel loro amore reciproco e più mostra come il loro rapporto sia fondato su vera conoscenza e accettazione reciproche, e come contemporaneamente i loro mondi siano differenti. Ed è una vera season finale, con una chiusura che vede tutti un passo più in là: Stuart non più a rischio di perdere il bimbo di cui è padre; Nathan che affronta il grande mondo da solo; Vince affrancato da un compagno che lo tratta come un infante, out nel lavoro, e capace di invitare Stuart sulla pista da ballo. Tutti paghi e sicuri di sé.

giovedì 28 giugno 2012

QUEER AS FOLK: una guida agli episodi - 1.07


Episodio 7 (su YouTube in tre segmenti: primo, secondo, terzo).

 

Scritto da: Russell T. Davies
Regia: Sarah Harding

Plot. Vince compie 30 anni e Stuart ha organizzato per lui una festa a sorpresa, a cui lui arriva già informato da Cameron. Stuart gli rovina a sua volta la sorpresa rivelandogli in anticipo il regalo di compleanno che questi ha in serbo per lui: un’auto, piccola, usata, ma “proprio un regalo serio”. Tornato dal giro di prova, Vince, attorniato da tutti i suoi amici, trova Stuart con la sua sorpresa: un robot telecomandato di K9. Vince va in visibilio e fa le feste a Stuart, che mette così in scacco Cameron. Arriva alla festa Rosalie, invitata appositamente da Stuart che le presenta Cameron rivelandole così che Vince è gay. Rosalie lascia la festa sentendosi presa in giro e Vince se ne va, lasciando a Stuart il suo regalo e interrompendo con lui ogni rapporto. Hazel capisce che è stata una mossa volontaria da parte di Stuart per “liberare” Vince. Stuart, a cui Lisa lo ha chiesto come piacere, usa Nathan, con il suo consenso, perché riveli all’immigrazione (inviando delle lettere) che Romey e Lance si sposano solo perché lui abbia la cittadinanza.

Commento. La puntata parte con la stessa canzone con cui si è chiusa la precedente: c’è un collegamento infatti fra ciò che Cameron e Stuart si sono detti e quanto accade in questo nuovo segmento narrativo. C’è un primo piano per il tiro alla fune fra Stuart e Cameron, che è tutto un gioco di sguardi e di potere di conoscenza di Vince. Magistrale l’uso a cascata di sbigottimento artificiale. La puntata si apre con Vince che fa le prove nel dire un “oh mio Dio!” convincente, da esibire nell’entrata alla festa a sorpresa. Torna inaspettato quando Vince riceve da Cameron le chiavi della macchina – pezzo di bravura recitativa per Craig Kelly (Vince), giocata tutta sull’intonazione. Poi, la seconda parte della puntata è Stuart nella sua forma migliore che imposta gran scene con un obiettivo preciso, ma viene smascherato entrambe le volte. Prima da Hazel che si rende conto che il gran dramma di Rosalie Stuart l’ha architettato per dare una bella spinta a Vince, perché smetta di scodinzolargli dietro e si faccia una vita con una persona che lo apprezza. Poi da Nathan. Stuart si spoglia e riveste per sedurre, finge di voler mandar via Nathan per far sì che si sia lui ad offrirsi di mandare all’immigrazione le lettere che rivelano che Romey è lesbica. Lui ci casca, ma la brillantezza della scrittura fa sì che Nathan lo scopra proprio dopo che, nel cercare una spiegazione al perché lui avrebbe dovuto farlo agli occhi degli altri, inventa la ragione e si dice ad alta voce: “anche se volessi farmelo fare, non me lo chiederesti”. Capisce solo dopo averlo detto che è proprio quello che sta succedendo: Stuart non ha avuto il coraggio di chiederglielo esplicitamente, ma lo sta manipolando per farglielo fare. Il ragazzino è cresciuto. Le posizioni sono ribaltate. Il re è nudo non solo letteralmente e, in serrati, minuti scambi, Stuart viene messo alle spalle al muro nella sua incapacità di chiedere, di dire, di essere esplicito. L’elemento disgustoso della puntata: Hazel fa passare per cocktail il piscio di Bernie.

giovedì 21 giugno 2012

QUEER AS FOLK: una guida agli episodi - 1.06


Episodio 6 (su YouTube in tre segmenti: primo, secondo, terzo)


Scritto da: Russell T. Davies
Regia: Sarah Harding

Plot. Stuart viene spinto dalla sorella a interessarsi di più della vita dei genitori, che stanno per divorziare, anche se alla fine vi rinunciano perché risulta economicamente poco conveniente, e a uscire allo scoperto con loro. Vedendo che la madre di Nathan si interessa al figlio, Stuart lo riporta a casa dicendogli che non sa quanto sia fortunato ed invitandolo a creare un rapporto con loro. Trovano però il padre arrabbiatissimo che gli va addosso da dietro con l’auto e lo minaccia, e con una scenata vuole che il figlio rientri in casa. Stuart alla fine si riprende Nathan in macchina e riescono a scappare. Cameron conosce la madre di Vince, ma in ogni aspetto si sente tagliato fuori dalla sua vita, che ruota sempre intorno a Stuart, perciò invita quest’ultimo a lasciare che l’amico prenda la sua strada. Lisa vorrebbe sposarsi perché l’immigrazione non cacci dal Paese un amico.

Commento. Episodio fortemente centrato sul rapporto genitori-figli: Stuart sprezzante e fiero verso il mondo, ma distante dai genitori; Vince totalmente sostenuto dalla madre; Nathan in rotta con i genitori, imbarazzato dalla madre che lo segue e che ci tiene a instaurare un dialogo con lui; Alexander, totalmente ignorato dai propri genitori per i quali è inesistente, nella amara scena – QAF nel suo più doloroso meglio - in cui lui li saluta e loro fingono di non vederlo e di non sentirlo; ancora Stuart, che nella possibilità che Lisa si sposi, intravede la possibilità che si modifichi il proprio rapporto con figlioletto appena nato, e che non si preoccupa di lasciare il fagottino ad Hazel per andare in discoteca a ballare e a drogarsi.

La comunicazione è un altro tema portante: “è come se ci fossimo detti tutto ormai, ma credo che forse non ci siamo mai detti niente”, dice il padre di Stuart al figlio, rispetto al suo rapporto con la madre. C’è la totale assenza di comunicazione (Alexander); c’è il desiderio di trovare una forma di comunicazione, ma il non riuscire a trovare un canale (Stuart - il padre; Nathan – la madre); c’è il fraintendimento nella comunicazione (Romey); c’è l’incapacità di farsi sentire (Cameron, Alexander).  

giovedì 14 giugno 2012

QUEER AS FOLK: una guida agli episodi - 1.05


Episodio 5 (su YouTube in tre segmenti: primo, secondo, terzo)


Scritto da: Russell T. Davies
Regia: Sarah Harding

Plot. Vince, al lavoro, viene avvicinato da Cameron, che lo invita fuori a cena. Lui è titubante, ma accetta il biglietto da visita. Mentre discute sul da farsi con Stuart e mentre si lamenta di Nathan che si è ormai piazzato da sua madre Hazel, Stuart chiama Cameron e lo passa a Vince, che viene messo alle strette e cede a un appuntamento per la cena. Al ristorante Vince è perennemente distratto dal cellulare che squilla: fulcro di tutto è Stuart. Lo vuole la sorella, a cui aveva promesso che avrebbe tenuto i bambini, e lo vuole la segretaria, che cerca un cliente del lavoro, sposato uomo di famiglia, a cui Stuart, su sua insistenza, ha fatto conoscere i locali da lui frequentati e che è con lui, ma si nega al telefono. Cameron, esasperato, prende il cellulare di Vince e lo butta in acqua. Lo bacia e se ne va dicendo di richiamarlo. Vince esce con un altro che, sul più bello, al sesso con lui preferisce le sue videocassette. Si decide a richiamare Cameron e lo invita fuori. Stuart, mentre Vince è a prendere da bere, ci prova con lui e Cameron, a casa di Vince, glielo riferisce. Cameron e Vince si danno con ingordigia l’uno all’altro. La madre di Nathan, Janice, cerca conforto e confronto in Hazel.

Commento. Cambio di testimone alla regia per un episodio molto frastagliato che sembra quasi di passaggio e che raccoglie però anche tanti piccoli dettagli importanti per il futuro e per la costruzione della storia: conosciamo l’ospite di Romey e Lisa; da casa di Stuart escono due uomini che lui saluta, mentre lei gli porta i nipotini; viene menzionato il divorzio dei genitori di Stuart e c’è l’invito della sorella ad andare a trovarli; Nathan comincia a frequentare Daniel/Dazz; Nathan sente la pressione di due madri e Donna ridimensiona i suoi problemi; la collega di lavoro di Vince, passata per invitarlo, è delusa che lui possa uscire con qualcun altro. Dalle esagerazioni di Nathan sull’ “ortodossia eterosessuale fascista” – ma il poster con queste parole appeso sul muro della camera da letto in cui si risvegli accanto a Daniel non ha degli errori ortografici? – alla decisa intimazione di Stuart al suo cliente a non fare il turista sessuale nel mondo gay - o lo fa o non lo fa: c’è lo scacco di un’età e un’esperienza diverse. Nel primo (Nathan) c’è un risveglio d un empowerment che è ancora grezzo e da ragazzino imberbe, a cui devono lavare e stirare la biancheria. Nel secondo (Stuart) c’è la denuncia di un’ipocrisia eterosessuale di chi quel potere su di sé lo ha già conquistato da un pezzo e lo vive quotidianamente. C’è la prima tappa di un incruento braccio di ferro fra Stuart e Cameron. E un classico è il rimpiattino telefonico fra Vince, Stuart, la sorella di Stuart e la segretaria di Stuart, fatto di avvisi di chiamata, fermi in linea, linee sbagliate e momentanei piccoli equivoci. Non può non venire in mente un altro classico, magistrale inseguimento telefonico della penna di Russell T. Davies, quello in Bob & Rose fra gli omonimi personaggi.

giovedì 7 giugno 2012

QUEER AS FOLK: una guida agli episodi - 1.04


Episodio 4 (su YouTube in tre segmenti: primo, secondo, terzo)


Scritto da: Russell T. Davies
Regia: Charles McDougall

Plot. È il giorno del funerale di Phil, ma ha più l’aria di una festa, per i ragazzi. Vince, per richiesta del defunto, legge in chiesa un branetto che è una celebrazione della discoteca. Stuart adocchia quello del banco davanti a lui. Alla veglia funebre, mentre Stuart flirta e sbriga lavoro al telefono, Vince ha una conversazione a cuore aperto con la madre del giovane amico scomparso, poi gli amici, con le chiavi sottratte di nascosto, si recano all’appartamento di Phil per far sparire tutto il porno che aveva. Nathan, a scuola, nello spogliatoio, fa una sega ad un compagno, Christian Hobbs, poi vede questi pestare un compagno di scuola più giovane e insultarlo con epiteti omofobi, mentre intenzionalmente guarda Nathan. La madre di Nathan gli chiede se è gay e lui nega, poi si rifugia a casa di Hazel, dicendo che a casa non torna. In camera di Vince, Nathan e Stuart fanno sesso. Quando scendono al piano di sotto, Vince coglie al volo che cos’è successo e, deluso e irritato, lascia di fretta la casa, con Stuart che gli corre dietro cercando di rabbonirlo.

Commento. Questa puntata segna il debutto di un personaggio di Cameron, che molto peso avrà nelle puntate successive e che qui fa solo una comparsata alla veglia funebre di Phil, di cui era il contabile. Tema forte della puntata è quello dell’età, dell’invecchiare e della morte, che astutamente non si vede al funerale, ma si coglie obliquamente, dalle frasi minime (Hazel, la signora Maloney, Bernie, Alexander).  Stuart è Stuart. Sta “morendo davanti a tutti” perché presto raggiungerà i 30, sogna per sé un funerale in cui tutti “singhiozzino come vitelli sgozzati”, parla di sesso e flirta durante l’intera cerimonia, ricicla per lavoro al telefono alla segretaria le sentite, distrutte parole della madre del defunto, si prefigura vecchio, ma identico. Ignora, sfida, sbeffeggia la morte. Altro grosso pilastro è il che cosa significhi essere gay: si affastellano in dialoghi fuggevolmente complessi, minimali, tangenziali, quelli che sono stereotipi e preoccupazioni e domande e prospettive e scelte comportamentali. Le storie di ordinaria angheria a scuola; il contegno contenuto e addolorato di Vince, raccoglie lo sfogo della madre di Phil: “con una donna sarebbe stato lo stesso?”; Bernie, alla fuga di casa di Nathan, commenta che “è solo cazzo”, non essere omosessuale; Stuart con Vince scherza sul fatto che Phil fra il porno aveva foto di ragazzini. Se a questo non crede nemmeno per un secondo, per un attimo crede alla burla che Phil conservava decine di sue foto. Questo, per i personaggi della versione americana, sarà vero. Magistrale, come sempre il lavoro di sguardi nella relazione Stuart-Vince.

giovedì 31 maggio 2012

QUEER AS FOLK: una guida agli episodi - 1.03


Episodio 3 (Su YouTube in tre segmenti: primo, secondo, terzo)



Scritto da: Russel T. Davies
Regia: Charles McDougall

Plot. Alexander torna dalle vacanze e Vince, accompagnato da Phil, va a prenderlo all’aeroporto. Fanno una rimpatriata fra amici, da Stuart prima e a scolarsi una birra in Canal Street a seguire. Arriva anche Nathan, accompagnato da Donna, a cui ha confidato di essere stato scaricato da Stuart. Poi, “Di sabato sera? Si va al Babylon!”. Tutti guardano ammirati mentre Stuart, sulla pista da ballo, rimorchia non uno, ma due dei ragazzi più belli e desiderati, in un colpo solo. A casa fa sesso sfrenato con entrambi e poi si riguardano insieme la registrazione. Vince manda via il suo lui, causa parassiti anali, e si consola con un porno. Phil accetta della droga dalla sua conquista che, preso dal panico, scappa lasciandolo sul pavimento della cucina morto di overdose.

Commento. La puntata è una delle più complesse e devastanti, con l’agghiacciante chiusura di Phil morto sul pavimento giustapposto alle scene dei sui amici che, altrove, si divertono, e con la telefonata di comunicazione della madre di Phil a Vince, che gli fa sapere che lo hanno trovato giorni dopo, accostata a quelle del gruppo che folleggia mezzo fatto. Crudo e spietato come solo QAF sa essere, freddo e di un insensato chiarissimo senso. Facendo un passo indietro, il magnetismo di Stuart che conquista 2 adoni senza nemmeno provarci sotto gli occhi sorridenti ed ammirati di tutti è l’apoteosi di quello che il personaggio è. C’è il suo desiderio, il suo adocchiare la preda, il suo avanzare sicuro di ottenerla e il suo afferrarla senza sforzo e godersela. È il leone, è il re, è il migliore. Lo fa per tutti. E la sua corte se ne compiace. Lo humor abbonda (soprattutto alle spalle di Vince e Alexander). La stravaganza: Vince e gli amici, nella rimpatriata, riguardano e commentano il video del funerale di lady Diana. 

giovedì 24 maggio 2012

QUEER AS FOLK: una guida agli episodi - 1.02


Episodio 2  (su YouTube in tre segmenti: primo, secondo, terzo)


Scritto da: Russell T. Davies
Regia: Charles McDougall

Plot. Stuart, al lavoro, si porta nel bagno un cliente e se lo fa. Lisa e Romey lo invitano a firmare un’assicurazione sulla vita per il fatto che, non si sa mai, potrebbe ammalarsi. Nathan a scuola confida a Donna di aver trascorso la notte con un uomo. Intanto sua madre, a casa, capisce che è gay dal materiale pornografico che trova nella sua stanza. Al supermercato dove lavora Vince c’è una nuova arrivata, Rosalie, con cui i colleghi vorrebbero che lui si mettesse. Lo invitano a passare al pub dopo il lavoro. Lui lo fa controvoglia, ma si trova molto bene con Rosalie. Poi però, Stuart chiama. Al pub “New Union” arriva Nathan. Stuart cerca di svignarsela, ma Vince lo riprende e costringe l’amico ad essere più gentile con il ragazzino. Trascorrono un po’ di tempo insieme, poi Stuart va al suo appartamento e invita per del sesso un tizio mai visto rimorchiato su internet, dal nomignolo Mr. Goodfuk. Arriva proprio quando Nathan si presenta al suo appartamento. Stuart lo caccia, poi, anche su pressione del suo invitato, lo segue e gli paga il taxi per tornare a casa.

Commento. Stili di vita. Guardano sederi e di sottofondo si sente la canzone “Sexy boy”, ma lo sguardo è alle vite dei tre protagonisti fuori dalle serate trascorse in Canal Street: Stuart un vero “sciupauomini”, Vince ancora non uscito allo scoperto al lavoro e Nathan pieno di trasporto per la nuova scoperta. È ancora timido e spaesato nonostante l’entusiasmo e la colonna sonora si fa complice nel sottolinearlo. “You think you are a man, you are only a boy, you think you are a man, you are only a toy” suona mentre lui entra nel locale dove trovano Stuart e Vince. E’ infatti ancora un ragazzino, e per Stuart è stato solo un giocattolo: “Nathan, mi ti sono già fatto”, gli dice per chiarirgli una volta per tutte perché non lo vuole fra i piedi. Stuart ritiene che sia un’“informazione irrilevante” il nome dell’uomo a cui sta per succhiarlo e che sia sposato (“sono tutti sposati”), ha fatto il test “281 avventure di una notte fa” e soprattutto non vuole seccature perché “io non ho mai promesso niente a nessuno”. Vince ha una madre che senza inibizioni partecipa all’animazione di locale gay (“Sembra mongoloide!” commenta Nathan non credendo che sia realmente la madre di Vince) e che lo accetta senza riserve, ma al lavoro Vince ride anche lui della presa in giro alla coppia gay di turno, salvo poi vergognarsene. L’età esce fuori come tematica della puntata, ma ancor più il come ci si comporta e come ci si dovrebbe comportare, dai personaggi principali, ma anche da quelli secondari (Hazel, Phil, Mr Goodfuk).

giovedì 17 maggio 2012

QUEER AS FOLK: una guida agli episodi - 1.01



Il 17 maggio di ogni anno si celebra la giornata mondiale contro l’omofobia. Per celebrarla ho deciso oggi, e nelle settimane a seguire, di fare una piccola guida, puntata per puntata, alla serie culto gay, ideata a scritta da Russell T. Davies, Queer As Folk, una delle mie preferite di tutti i tempi. In proposito ho anche scritto in passato un saggio per Ol3Media sull’uso politico del “linguaggio gnomico” in questa serie, che ha come protagonisti tre ragazzi in quel di Manchester: Stuart (Aidan Gillen, ora nel cast de Il Trono di Spade), Vince (Graig Kelly), e l’adolescente Nathan (Charlie Hunnam).
Per la prima volta protagonisti assoluti sono proprio i gay, i “queer”, che in italiano sarebbero i “froci”, con un termine che, nato come insulto, assume una valenza identitaria positiva. Rivendicano la propria alterità e centralità di fronte all’eteronormia che li marginalizza. È una storia di amore mai esplicitamente vissuta e confessata (fra Stuart e Vince) e un Bildugsroman (per Nathan). Centrale è il sesso.
Si potrebbe quasi dire che la prima stagione è “Queer as Folk”. La seconda intesa come un blocco unico di un paio d’ore è venuta solo in seguito. Qui, nella prima stagione, c’è già tutto: le storie, il rapporto fra i personaggi, il sesso, il linguaggio… Le due linee che si intersecano sono quella di Stuart e Vince e quella del giovane Nathan, appunto, con attorno una miriade di personaggi che, sebbene minori, sono molto ben caratterizzati. Non sono macchiette, ma vere e proprie personalità di cui semplicemente non abbiamo il tempo di indagare la vita.
Narrativamente un consistente punto di svolta è dato dall’uscita di Phil e l’arrivo di Cameron. Idealmente la stagione è però spaccata in due dal cambio di regia. I primi quattro episodi sono infatti affidati a Charles McDougall, i secondi quattro a Sarah Harding. Si nota subito, in particolare nella rappresentazione del sesso, molto più esplicita e insistita nella prima parte, più intimista nella seconda. Un regista ancora diverso ci sarà per la seconda stagione.


Ma partiamo con la promessa guida.

Episodio 1 ( visibile su YouTube diviso in tre parti: prima, seconda e terza).







Scritto da: Russell T. Davies
Regia: Charles McDougall

Plot. Manchester, Canal Street, Babylon.  Il giovane Nathan è lì per la prima volta. Stuart lo punta e lo rimorchia, mentre i suoi amici Vince e Phil rimangono a bocca asciutta, come sempre o quasi. Se ne tornano a casa, ma Vince viene seguito da un tutto muscoli che finisce per invitare in casa. Stuart si porta Nathan al suo appartamento. Nathan per la tensione non smette di parlare. Si baciano con voracità, poi finiscono a letto. Mentre Stuart è sopra di lui e glielo sta massaggiando arriva una telefonata: è Lisa, che gli comunica che gli è nato un bimbo. Stuart telefona a Vince che trova una scusa per lasciare il “palestrato” e va a prendere l’amico. Corrono all’ospedale, anche Nathan, e fanno la conoscenza del bimbo a cui danno il nome.  Sul tetto dell’ospedale Stuart riflette sulla “pazzia” che ha fatto e Vince si congratula. Poi Stuart prende della droga, Vince lo riporta casa. Nathan, su invito di Stuart, insiste per rimanere con lui. A casa fanno sesso, mentre Vince, nella sua, si guarda una puntata di “Doctor Who”. La mattina dopo, Vince si risveglia con il vandalismo alla macchina di Stuart che era parcheggiata sotto casa sua, e gli insulti dei bambini che glielo hanno fatto. Stuart vede casa sua tutta sottosopra: lo ha fatto lui sotto l’effetto della droga. Si rende conto di aver avuto un bambino. Lui e Nathan fanno la doccia e ancora sesso, poi, insieme a Vince, lo accompagnano a scuola, su quella jeep su cui compare la scritta “queer”.


Commento. Da buon pilot la puntata presenta in primo luogo i personaggi principali. E’ come se ci fosse uno scarto temporale (più di 6 mesi) fra il momento in cui le vicende vengono raccontate e il momento in cui sono accadute. Tutti e tre i personaggi infatti vengono inquadrati di volto, quasi intervistati, su sfondi monocromatici differenti e, appunto, raccontano. Le battute e le scene memorabili si sprecano. Lo humor viene subito individuato come un ingrediente fondamentale, con il palestrato che segue Vince, che poi si toglie i muscoli posticci, rivela una pancia enorme e si annusa le ascelle. La musica, l’orecchiabile ritornello della sigla, insegue i protagonisti nella loro corsa fra le corsie dell’ospedale. Il rapporto fra Stuart e Vince viene subito delineato, dagli scambi fra i due ed in particolare dalla scena sul tetto dell’ospedale, dove rifanno la scena del “Titanic” con le braccia aperte. Portante il sesso, visivamente molto presente in tre momenti differenti fra Nathan e Stuart. Stabilita la passione di Vince per “Doctor Who”: la scena che Vince guarda si presta ad una lettura decisamente porno. L’atteggiamento di Stuart (e della serie) nei confronti del mondo si racchiude bene in quell’auto con la scritta rossa “QUEER” sulla portiera: esibita senza vergogna, con fierezza.